<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549</id><updated>2012-01-27T20:21:28.681+01:00</updated><category term='Secolo d&apos;Italia (Alto gradimento)'/><category term='Secolo d&apos;Italia (domenicale)'/><category term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><category term='Percorsi'/><category term='il Fondo Magazine'/><category term='Area'/><category term='Secolo d&apos;Italia (Una firma un libro)'/><category term='Ideazione'/><category term='La Voce del Ribelle'/><category term='Secolo d&apos;Italia (Sei un mito)'/><category term='Secolo d&apos;Italia'/><category term='Secolo d&apos;Italia (Appropriazioni indebite)'/><category term='Fare Italia Mag'/><category term='Fare Futuro Web Magazine'/><category term='Hanno detto...'/><category term='Euro-Synergies'/><category term='Charta Minuta'/><category term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><category term='Secolo d&apos;Italia (paginone)'/><title type='text'>L'eminente dignità del provvisorio</title><subtitle type='html'>L'archivio di Roberto Alfatti Appetiti. Articoli, suggestioni culturali, pop e dintorni. Link sparsi. Blog inteso come terapia, autodifesa e manuale di sopravvivenza.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1639</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-1976500592940559766</id><published>2012-01-27T09:15:00.001+01:00</published><updated>2012-01-27T20:21:28.691+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Rugby e droga: non sporcate la palla ovale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VW6oV72nMRc/TyJcoNoJ-_I/AAAAAAAAXP4/b-8Wi63_bfE/s1600/rugby-irlanda-italia-6-nazioni-nazionale.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="332" src="http://4.bp.blogspot.com/-VW6oV72nMRc/TyJcoNoJ-_I/AAAAAAAAXP4/b-8Wi63_bfE/s400/rugby-irlanda-italia-6-nazioni-nazionale.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 27 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-KvWURww4d7M/TyJcMkwuDPI/AAAAAAAAXPw/nebZDV94QeQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-KvWURww4d7M/TyJcMkwuDPI/AAAAAAAAXPw/nebZDV94QeQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Rugby, musica e cocaina. Passi per la musica, ma droga e rugby sono sempre stati e restano due mondi inconciliabili. Chiunque abbia incrociato quello della palla ovale, dal prato, dagli spalti, dalla televisione, lo sa. Il rugby è forza e intensità, la droga è debolezza e fuga. Lo spacciatore sa dove colpire e lo fa a tradimento. In campo ci si affronta a viso aperto, senza nascondersi. Il fair play, nel rugby, non è la regola, più semplicemente è di casa. Non è vissuto come un dovere ma rappresenta un piacere. Non è imposto per decreto, è prassi, è cultura, è principio condiviso. Non si tratta di spolverare, come si usa fare in questi casi, la retorica dei valori, di dividere gli sport in buoni e meno buoni, di sottolineare una volta di più la pur innegabile differenza di compensi, fama e accessori, rispetto ai cugini (ricchi e talvolta capricciosi) del calcio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-cpQxW2ZVI0M/TyL5HKXiafI/AAAAAAAAXQA/TSkY6NR9xLU/s1600/rugby.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="640" src="http://4.bp.blogspot.com/-cpQxW2ZVI0M/TyL5HKXiafI/AAAAAAAAXQA/TSkY6NR9xLU/s640/rugby.jpg" width="353" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Intendiamoci: chi il pallone (rotondo) lo prende a calci non è un potenziale criminale ed è animato, generalmente, dalla stessa generosità e dallo stesso entusiasmo. Almeno prima di entrare nel terreno minato del professionismo. Chi decide di gettarsi nella mischia, tuttavia, sa che difficilmente potrà farne una professione, o meglio “la” professione e fare cassa è l’ultima delle sue preoccupazioni, meno che mai violando quei principi che sono alla base di una passione prettamente volontarista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La giustizia deve fare il suo corso e chi ha sbagliato, come è giusto, pagherà, possibilmente con gli interessi. Nessun terzo&lt;/span&gt; tempo con chi spaccia. Nessuna minimizzazione di quello che è successo. Altra cosa, però, sarebbe parlare di faccia sporca dello sport in una disciplina in cui ci si sporca, non soltanto la faccia, dopo pochi minuti di gioco, finendo allegramente in terra, rialzandosi in fretta, senza lamentarsi, perché il gioco non si interrompe. Quando un traffico di droga viene smantellato, c’è da esultare come e più che per un risultato sportivo, per quanto favorevole. Nello stesso modo sarebbe criminale lasciare che l’ombra del sospetto si allarghi all’intero movimento rugbistico, una delle realtà sportive più sane del nostro paese, in continua e costante crescita. Tanto più che ciò accada alla vigilia di una delle manifestazioni più importanti del rugby mondiale, il Sei Nazioni, che quest’anno vedrà la nostra nazionale, il prossimo 11 febbraio, giocare per la prima volta in assoluto nel palcoscenico dell’Olimpico contro l’Inghilterra. Un evento che, come ha scritto il ministro &lt;strong&gt;Piero Gnudi&lt;/strong&gt; nella sua doppia veste di ministro dello Sport e per il Turismo, “travalica innegabilmente la valenza sportiva ed è motivo di orgoglio per il nostro paese”. Dichiarazioni che fanno il paio con quelle di &lt;strong&gt;Gianni Petrucci&lt;/strong&gt;: “La nostra nazionale – ha detto il presidente del Coni salutando gli azzurri radunati nel salone d’onore del Coni per la presentazione ufficiale del torneo – ha dimostrato di poter competere con tutti e contro tutti”. Chiudendo con un auspico, riferito alle partecipazione popolare, ai tanti tifosi che seguiranno le partite nella cornice dell’Olimpico: “Sono convinto che si riempirà e batteremo dei record, faremo dei numeri che neanche il calcio ha mai fatto”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I numeri di oggi, purtroppo, hanno poco a che fare con lo sport. Sono quelli degli arresti effettuati nella giornata di ieri per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti: 37 persone tra cui 13 giocatori di rugby coinvolti a vario titolo, oltre alla segnalazione di numerosi consumatori di droga e al sequestro di circa 10 kg di sostanze “di alto grado di qualità e purezza”. L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Piacenza, prende il nome di Flanker, il ruolo che &lt;strong&gt;Filippo Maserati&lt;/strong&gt;, uno dei principali indagati, svolgeva la scorsa stagione nel Piacenza rugby. Stando alle accuse, insieme alla sua compagna &lt;strong&gt;Maria Chiara ‘Mara’ Borella&lt;/strong&gt;, campionessa italiana di body building, spacciava droga non soltanto in noti locali pubblici del piacentino ma anche in occasione delle partite e dei concerti dei big della musica italiana e straniera, ovviamente all’oscuro degli artisti. Sempre rimanendo alle notizie diffuse nelle ultime ore, in tale attività Maserati sarebbe stato favorito dalla mansione di buttafuori svolta con altri rugbisti che militano in squadre del Piacentino e del Parmense, molti dei quali acquirenti di cocaina che sarebbero a loro volta – il condizionale è d’obbligo – spacciatori in locali pubblici e circoli sportivi. Cessioni di droga, inoltre, sarebbero state documentate dai Cc durante gli allenamenti o poco prima dell’inizio di alcuni incontri della compagine piacentina. Un giro di eroina portato alla luce dalle indagini, iniziate nel settembre 2010 con il monitoraggio di un gruppo di trafficanti albanesi operanti tra l’Emilia e la Lombardia e successivamente estese alle province di Parma, Varese, Pavia, Lodi e Milano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tornando alle dichiarazioni di Petrucci, la nostra nazionale ha dimostrato di poter competere con tutti e contro tutti e allo stesso modo il movimento rugbistico potrà misurarsi serenamente con questa inchiesta. L’obiettivo, del resto, è comune. Isolare le mele marce, allontanarle, restituire agli appassionati di questo sport il piacere della diversità, ovvero la diversità della normalità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-1976500592940559766?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/1976500592940559766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=1976500592940559766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1976500592940559766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1976500592940559766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/rugby-e-droga-non-sporcate-la-palla.html' title='Rugby e droga: non sporcate la palla ovale'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VW6oV72nMRc/TyJcoNoJ-_I/AAAAAAAAXP4/b-8Wi63_bfE/s72-c/rugby-irlanda-italia-6-nazioni-nazionale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-6980756589794368225</id><published>2012-01-26T20:56:00.000+01:00</published><updated>2012-01-26T20:56:10.705+01:00</updated><title type='text'>Giovanni Blini e la generazione «che ha vinto» (di Romana Fabiani)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D246yLlEVP8/TyGvOp1B6WI/AAAAAAAAXPc/ww0XkXZCxjA/s1600/blini.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-D246yLlEVP8/TyGvOp1B6WI/AAAAAAAAXPc/ww0XkXZCxjA/s400/blini.jpg" width="311" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Romana Fabiani&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 26 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-2Up2MxzfjLc/TyGtznColJI/AAAAAAAAXPU/lrqN2pNtUAk/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-2Up2MxzfjLc/TyGtznColJI/AAAAAAAAXPU/lrqN2pNtUAk/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Magia del fare, magia del tempo. Strade che si incrociano, percorsi che si intersecano e si divaricano per incontrarsi di nuovo. È la storia della Comunità giovanile di Busto Arsizio, fondata nell'89 da un ragazzo testardo: &lt;strong&gt;Giovanni Blini&lt;/strong&gt;. Scomparso a 24 anni in un incidente automobilistico al ritorno della festa del Fronte della Gioventù di Siracusa, sulla strada che lo avrebbe dovuto riportare tra le nebbie del varesotto. Una storia che diventa un libro attraverso le testimonianze di chi lo ha partorito, conosciuto, amato o solamente sfiorato. &lt;em&gt;Giovanni Blini. Una vita, una storia, un&lt;/em&gt; &lt;em&gt;bene comune&lt;/em&gt; (edizioni il Cerchio). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'opera essenziale e densa, come i ricordi della famiglia che occupano la prima parte del libro. Pennellate suggerite ai genitori e alla sorella Elerna dal parroco di Lonate Pozzolo per cercare nel dolore di puntualizzare "quello che vi riempie il cuore". Ricordi che vanno dai primi passi di un bimbo biondo che non mangia, passando per le miniolimpiadi, le performance sportive nel tennistavolo, l'impegno politico e sociale al liceo scientifico, la militanza nel Fronte della Gioventù, la Bocconi (con il proposito presto abbandonato di diventare un manager di una multinazionale), il viaggio in Irlanda con la sua macchina sgangherata insieme al Checco, Luka e Lele fino al sogno della Comunità giovanile e alle baruffe con il papà che lo avrebbe voluto un po' più tranquillo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Contro il soffio del Drago&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un libro non conformista, come il sogno di una comunità di giovani accomunati dal desiderio di fare, di uscire dal guscio e sperimentare un'alternativa alle vasche su e giù per il centro della città, di ogni città. Il desiderio di spegnere il "soffio del Drago", come i comunitari di Busto amano rappresentarsi nei documenti e nelle riviste. Quel drago che campeggia nella prima pagina dell'edizione bustese di &lt;em&gt;Morbillo&lt;/em&gt; ispirato alla rivista underground che in quei mesi (siamo nell'89) faceva tanto rumore a Roma. Quel Drago da uccidere perché corrode dentro e fuori (è la causa della distruzione delle foreste, della morte dei fiumi e dei laghi, della cementificazione selvaggia, della fine assurda procurata dalla droga). Eccola, la loro rivoluzione, niente libri rossi, niente carriarmati, la stessa che sognano i ventenni di oggi che non si rassegnano a vivere per accaparrarsi un tozzo di pane, come lo stormo Buonappetito di Jonathan Livingston. Giovanni aveva una sua precisa identità politica e religiosa, si era appassionato alla nuova destra francese, sognava con Tolkien, volava a Roma per conoscere da vicino il laboratorio politico della capitale. E proprio grazie alla sua formazione politica riesce a realizzare l'eresia di fondare un centro giovanile, il primo in Italia, in cui non contassero le famiglie ideologiche ma le persone che avessero voglia di vivere la gioia del dono. Un'eresia che vive nelle pieghe del libro curato da Stefano Gussoni, oggi pilastro della comunità che porta sulle spalle il fardello di un'eredità difficile. Nessuna tentazione di relegare Giovanni a un semplice ricordo nelle testimonianze di Fabio Rampelli, Gloria Sabatini, Luca Pesenti, Silvestro Pascarella, Enrico Salomi, Massimo Crespi, Lele Magni, Umberto Crespi, Davide Brazzelli e Serena Maggioni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La cultura del "dono"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Pubblicano il libro, lavorano per la Fondazione Blini, un grande progetto che si inauguerà il prossimo ottobre, «sempre spinti dalla certezza che ciò che era valido allora lo è ancora oggi». Nel tramonto degli anni ‘80 la politica iniziava a smettere di essere l'ambito privilegiato a cui consegnare la speranza di cambiamento. «Giovanni intercettò anche questo sentimento generazionale perché sapeva che il cambiamento è prima di tutto dell'uomo e dunque è un problema innanzitutto educativo", scrive Luca Pesenti, amico di Giovanni, uno dei responsabili della comunità giovanile dopo la sua morte, oggi docente di sociologia alla Cattolica di Milano. «Giovanni era per chi lo incontrava una presenza eccezionale, con cui inesorabilmente bisognava fare i conti, se lo incontravi dovevi necessariamente prendere posizione: ma se non stavi con lui, dalla sua parte, non te la sentivi proprio di stargli contro. Lo dovevi evitare...». Pesenti parte dall'eccezionalità del suo incontro con Giovanni collegando i fermenti esistenziali di una giovane destra inquieta alla lettura della politica italiana successiva al crollo del Muro. Parte dalla svolta rappresentata alla Sapienza di Roma dalla lista "Comunità studentesca" che univa per la prima volta i missini di Fare Fronte ai giovani di Comunione e Liberazione e agli ambientalisti non politicizzati. «Quell'esperienza fu per Giovanni, e poi per molti di noi, un punto di riferimento simbolico fondamentale» per sperimentare concretamente la rottura degli schemi destra-sinistra fino ad allora solamente teorizzata. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Quello che non ti sembra vero - scrive Fabio Rampelli che di Blini è stato un punto di riferimento quasi inconsapevole - è vedere un ragazzetto davanti ai tuoi occhi che ascolta, interrompe di rado, rovista tra i volantini di una vecchia sezione del Msi. Ti fa qualche domanda e poi scompare per tornare mesi dopo con un giornale a 20 pagine sottobraccio, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Morbillo, prurito e avventura&lt;/em&gt;. Il Fronte della Gioventù dell'epoca era una palestra di intelletti e di energie, ma promuovere il tramonto del nostalgismo era difficilissimo. «Giovanni - scrive Rampelli, oggi deputato del Pdl - non aveva esitato un solo minuto a scegliere da che parte stare. Aveva deciso subito che, se avessimo avuto la capacità di evolverci, la storia ci avrebbe accolti, era solo questione di tempo». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Morbillo, prurito e avventura&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E lui partì, senza farsi tante domande, senza l'ossessione di catechizzare i ragazzi della neonata comunità all'interno di un'organizzazione politica con tessere e moduli d'iscrizione. In pochi mesi Morbillo, il tir della speranza a Timisoara carico di vestiario, generi alimentari, medicinali per aiutare il popolo rumeno in difficoltà, la straordinaria Festa (migliaia di presenze) alla Colonia elioterapica fino alla trasferta a Siracusa pensando già alla prossima partenza per l'Eritra, che Giovanni non fa in tempo a realizzare. Che cosa resta? "Giovanni Blini è come un additivo. Altrimenti come spieghi che la Comunità giovanile è viva e strapiena di ragazzi, è un interlocutore sociale e culturale del territorio? Si spiega solo perché il ragazzo dal sorriso beffardo è nella tappezzeria, nella birra che spumeggia, nella chitarra elettrica di un gruppo rock e, magari, in ognuna delle stanze sontuose che agghindano i palazzi del potere, addosso a ciascuno di quei militanti testardi che convivono con i vecchi soloni e non si fanno contaminare, che costruiscono con il suo esempio, con il suo spirito, un mondo migliore».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Romana Fabiani&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-6980756589794368225?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/6980756589794368225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=6980756589794368225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6980756589794368225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6980756589794368225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/giovanni-blini-e-la-generazione-che-ha.html' title='Giovanni Blini e la generazione «che ha vinto» (di Romana Fabiani)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D246yLlEVP8/TyGvOp1B6WI/AAAAAAAAXPc/ww0XkXZCxjA/s72-c/blini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7156921953828973097</id><published>2012-01-26T20:44:00.000+01:00</published><updated>2012-01-26T20:44:32.694+01:00</updated><title type='text'>Il rifugio dei terroristi nel cuore di Parigi (di Marco Valle)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2Dq9F-PNIF8/TyGtCAcCgdI/AAAAAAAAXPM/XpusIGdu0tc/s1600/chi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-2Dq9F-PNIF8/TyGtCAcCgdI/AAAAAAAAXPM/XpusIGdu0tc/s400/chi.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Marco Valle&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 26 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Q78fzfLesZc/TyGshEgiuuI/AAAAAAAAXPE/XxlhdcOaWYs/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Q78fzfLesZc/TyGshEgiuuI/AAAAAAAAXPE/XxlhdcOaWYs/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Difficilmente gli italiani dimenticheranno la smorfia di soddisfazione di Cesare Battisti, terrorista omicida e impunito, all'annuncio che il Brasile rifiutava la sua estradizione. Un verdetto ingiusto. Uno schiaffo alle vittime e un'offesa alla Repubblica. Una brutta storia da non dimenticare. Ma al di là dell'amaro epilogo carioca, l'affare Battisti offre più di uno spunto per una nuova e più articolata riflessione sul terrorismo italiano e soprattutto sulle sue cause esogene e sulle sue implicazioni internazionali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un capitolo scomodo che pochi, pochissimi - anche nel centro-destra - hanno voluto affrontare compiutamente. Tralasciando perciò l'indignazione che Battisti ispira, appare evidente come la vicenda giudiziaria del personaggio rappresenti solo l'ultima drammatica conferma di un rapporto pluridecennale, ambiguo e ancora quasi inesplorato tra centrali straniere e la galassia estremista nostrana e la riprova di un lungo filo insanguinato che lega(va) i centri di potere di una potenza occidentale (e ufficialmente "amica") al partito armato, alla sinistra eversiva e terrorista. Un filo mai interrotto, mai spezzato. Nemmeno oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È arduo, infatti, immaginare la lunga e confortevole latitanza dell'imbarazzante soggetto sotto la Tour Eiffel, le indecisioni tartufesche dei giudici e dei politici francesi e persino la "strana" fuga del Battisti verso l'ospitale Brasile come un semplice susseguirsi di casualità o il frutto della solidarietà a buon mercato della "gauche caviar" e di madame Carlà Sarkozy. Altro, ben altro, si cela nello sviluppo dell'episodio Battisti e di altri casi consimili e ancor più inquietanti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per saperne di più e riscostruire, almeno parzialmente, l'intricata trama che dai primi anni Settanta a oggi collega determinati poteri transalpini all'eversione italiana e internazionale consigliamo di leggere con attenzione &lt;em&gt;Chi manovrava le Brigate rosse? Storie misteri dell'Hyperion di Parigi, scuole di lingue e centrale del terrorismo&lt;/em&gt;, edito da Ponte alle Grazie e scritto a quattro mani dal giudice &lt;strong&gt;Rosario Priore&lt;/strong&gt; e dal giornalista &lt;strong&gt;Silvano De Prospo&lt;/strong&gt;. Sulla base di un lavoro meticoloso sulle fonti storiche e giudiziarie, Priore, protagonista di alcuni dei più importanti processi della nostra storia, dall'attentato al Papa alla strage di Ustica, e De Prospo ripercorrono la lunga vicenda dell'organizzazione terrorista collegandola con quella di un gruppo di personaggi inquietanti quanto misconosciuti: Corrado Simioni, Duccio Berio e Vanni Mulinaris, tutti e tre benestanti, tutti e tre con esperienze nel Psi nenniano, tutti e tre intoccati e intoccabili. Andiamo per ordine. Il terzetto fonda nel 1970-71 il "superclan" - misterioso organismo parallelo o/e gerarchicamente superiore alle Brigate rosse di Curcio e della Cagol - e successivamente, dopo la morte del miliardario ultra comunista Gian Giacomo Feltrinelli, si sposta a Parigi dove fonda il centro studi Hyperion, una scuola di lingue con pochi discepoli ma molti fondi e tanti amici importanti e ben collocati (persino nella cerchia ristretta di Manlio Brosio, allora segretario della Nato). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per Priore non si tratta di un esilio o di una fuga ma di un vero e proprio riposizionamento strategico. Dalla capitale francese, nonostante alcune frizioni - come un attentato fallito ad Atene in cui muore la zia di Carlo Giuliani, il "martire" del G8 - il "superclan", forte dei contatti internazionali di Feltrinelli, mantiene rapporti operativi (o direttivi?) con il primo nucleo delle Br. Ma nel 1973-74, almeno secondo Franceschini, uno dei leader storici brigatisti, disorientati dalle direttive sempre più ambigue e spregiudicate di Simioni e amici, cercano di prendere le distanze dai "professori". Non casualmente la decisione coincide con l'ultimo tentativo da parte del Pci di "recuperare" alla legalità - tramite il giudice De Gennaro, poi futuro deputato comunista e oggi agiato notaio - i quadri della Fgci emiliana e gli ex partigiani confluiti o vicini nel partito armato. Ma l'arresto improvviso di Curcio e dello stesso Franceschini impedisce la rottura con il nucleo d'oltralpe e il partito di Berlinguer rompe definitivamente i ponti con i "figli perduti" e subitamente le Br finiscono in mano a Mario Moretti, uomo di fiducia, guarda caso, proprio dei docenti parigini. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da quel momento, secondo un'analisi del Sisde declassificata, l'istituto diventa la facciata legale di una "struttura" di coordinamento delle diverse organizzazioni eversive con il fine di destrutturare l'Alleanza atlantica e le democrazie occidentali. L'Hyperion si trasforma nel crocevia dei terroristi tedeschi, palestinesi, baschi, irlandesi, francesi, belgi e, ovviamente, italiani; nelle sue sedi si svolgono riunioni internazionali a cui partecipano i capi brigatisti: Moretti, la Braghetti, Guagliardo, Senzani. A Parigi e in un castello della Normandia (vegliato da sensori e allarmi all'epoca iper moderni) i capi di Raf, Eta, Ira e Br incontrano referenti palestinesi, libici e sud americani con cui concordano traffici d'armi, attentati, forse stragi. Ancor prima dell'omicidio Moro gli inquirenti italiani si convincono della pericolosità della "struttura" e iniziano a indagare sulla misteriosa scuola ma la magistratura e i servizi francesi invece di collaborare ostacolano con ogni mezzo le investigazioni. Una coltre d'omertà cala sulle attività dell'Hyperion e quando Mulinaris viene arrestato in Italia da Parigi arrivano pressioni fortissime per il suo rilascio. Nella difesa di Mulinaris si distingue un personaggio controverso ma potente come l'abbè Pierre, al secolo Henry Antoine Grouès, prete progressista ma anche vecchio resistente gollista, ex deputato e intimo amico dei capi dei servizi transalpini. Il religioso, forte delle sue entrature sui media e dei suoi rapporti privilegiati con il potere politico, difenderà accanitamente non solo Mulinaris ma anche l'esperienza dell'Hyperion, dove lavorava la nipote. Alla luce dei molteplici aspetti della personalità dell'abbé Pierre emersi dopo la sua morte nel 2007, resta difficile ridurre l'impegno di Grouès in favore del trio Simioni, Berio, Mulinaris a semplice atto di "testimonianza cristiana"…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Resta il fatto che nonostante le insistenze dei magistrati italiani, forti anche delle confessioni dei pentiti e dei documenti ritrovati nei covi, le istituzioni francesi persistono nel loro atteggiamento e scoraggiano ogni richiesta. Poi, con l'avvento di Mitterrand negli anni Ottanta, Parigi blinda definitivamente il dossier Hyperion e offre asilo politico ai terroristi in fuga dall'Italia, Battisti compreso. Mentre si spengono gli ultimi fuochi terroristici, ufficialmente la vicenda si chiude: le non troppo convinte proteste politiche e diplomatiche di Roma non smuovono l'Eliseo, e mentre l'uomo di riferimento dell'abbé Pierre all'Eliseo, il fedelissimo di Mitterrand François de Grossouvre, si suicida nel palazzo presidenziale, i "rifugiati" - per un giorno eroi dei radical chic della rive gauche - s'inabissano nell'anonimato. Poi il caso Battisti, e ancora una volta le domande, gli interrogativi. Irrisolti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da qui l'importanza del lavoro di Priore e De Prospo, un'opera importante che ci permette d'esaminare con lucidità gli interessi geopolitici e il reticolo di interessi che hanno alimentato il terrorismo e il ruolo dei servizi. E riprendere qualche ipotesi volutamente dimenticata o ignorata anni addietro. Correttamente De Prospo sottolinea come «l'ipotesi di Cossiga, che a monte delle Br ci fosse una seconda struttura che aveva interesse a mantenere focolai di disordine in alcuni Paesi europei, e quella di Craxi, che qualcuno muovesse i fili del terrorismo internazionale per destabilizzare l'intera Europa, trovarono conferma nei documenti di cui venne in possesso con l'arresto di del capo Br Senzani. Si ebbe conferma inoltre dell'esistenza di una struttura di coordinamento con sede a Parigi. Le Br non erano quel cubo d'acciaio che credeva Curcio e i principali servizi segreti stranieri hanno avvicinato e infiltrato loro come altre formazioni eversive del terrorismo rosso». Ma quale interesse poteva (e può) avere la Repubblica francese ad ospitare, coprire, proteggere e gestire una colonia di criminali politici? E ancora, con quali servigi questo strambo Club Med parigino, questo circolo affollato da assassini come Battisti, di spie, di trafficanti d'armi, di finti o veri idealisti, ha ripagato l'ospitalità dell'Eliseo? Come c'insegnava il vecchio Hegel, gli Stati, tutti gli Stati, sono "mostri freddi" attenti solo ai propri interessi nazionali e, quando se lo possono permettere, alle rispettive politiche di potenza. La Francia non fa eccezione. Come l'Urss ieri - tramite la Cecoslovacchia e i palestinesi -, o Israele, la Germania Federale, la Gran Bretagna e gli Usa, anche Parigi non si è fatta scrupoli a interferire nei processi politici e sociali italiani. Con una particolarità tutta transalpina. Come ricorda nel suo libro il giudice Priore dopo la guerra «la Francia soffriva per l'ordine bipolare imposto da Yalta e quindi sfruttava qualsiasi suo indebolimento per instaurare legami con Mosca. Non erano perciò in pochi - e non solo i democristiani come Moro o i socialdemocratici Brandt e Shmidt - a tentare aperture e compromessi con il mondo comunista. Anzi, con ben altre forze e con lo spirito di grande potenza, questo ruolo fu giocato dalla Francia, che ne fece un canone sempre osservato. A prescindere da regimi transeunti di destra o di sinistra, con Pompidou, Giscard, Mitterrand. Certo questa politica subì anche colpi durissimi: l'Indocina, Suez il Maghreb. Qui vanamente si sarebbe opposta a quei vuoti che gli italiani occuperanno. L'assetto italiano è durato anni. La Francia sta ora tentando di distruggerlo con le guerre di Sarkozy».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E a proposito delle connessioni con il terrorismo, il magistrato aggiunge: «Una cosa è l'asilo, un'altra è la protezione e l'organizzazione di latitanti per reati gravissimi. Il livello superiore ha sede nel cervello parigino, che da un verso non può non avere rapporti con le istituzioni del Paese ospitante, e dall'altro nutre relazioni dirette con le organizzazioni di lotta armat». Parole durissime. I morti degli "anni di piombo" chiedono ancora verità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Marco Valle&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7156921953828973097?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7156921953828973097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7156921953828973097' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7156921953828973097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7156921953828973097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/il-rifugio-dei-terroristi-nel-cuore-di.html' title='Il rifugio dei terroristi nel cuore di Parigi (di Marco Valle)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-2Dq9F-PNIF8/TyGtCAcCgdI/AAAAAAAAXPM/XpusIGdu0tc/s72-c/chi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-8838057884651008621</id><published>2012-01-24T20:56:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T20:56:37.124+01:00</updated><title type='text'>La videocrazia montiana  ha fatto flop (di Valter Delle Donne)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-c_gAIrcgejc/Tx8LxApEjvI/AAAAAAAAXOw/cKVh73Up6ck/s1600/dimauro.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-c_gAIrcgejc/Tx8LxApEjvI/AAAAAAAAXOw/cKVh73Up6ck/s400/dimauro.jpg" width="388" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Valter Delle Donne&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 24 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-PD9E4Sh88uQ/Tx8LZiyviQI/AAAAAAAAXOo/BY5Twn0YQXM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-PD9E4Sh88uQ/Tx8LZiyviQI/AAAAAAAAXOo/BY5Twn0YQXM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Doveva essere il campione dell'understatement, della sobrietà al potere, il servitore dello Stato schivo e lontano da lustrini e paillettes mediatiche. Tutti buoni propositi evaporati in due mesi. Ormai è un vero e proprio giro delle sette chiese televisive quello di Mario Monti: dopo le ospitate da Vespa e Fazio, nel week end è stato prima nella trasmissione di Lilli Gruber e domenica pomeriggio da Lucia Annunziata. L'economista della Bocconi ci ha preso gusto a fare la star televisiva, sguazza nei salotti televisivi come un pesce rosso nell'acquario. Chi il gusto non l'ha preso, anzi, l'ha perso, è il telespettatore. Non date retta ai titoli a effetto sul trionfo degli ascolti. Sono leggeremente dopati, come Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul, appena appena ritoccati come le labbra di Alba Parietti.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Feltri e Rampini fanno più audience&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un esempio di commento adulterato? Quello riservato al «successo di ascolti» per il premier nel corso della puntata di venerdì sera su La7. Si legge: «Record Auditel del 2012 per &lt;em&gt;Otto e mezzo&lt;/em&gt; in occasione della puntata con Monti». Notare l'anno citato: con un calendario a portata di mano si può tradurre la notizia, in un molto meno entusiastico: «È il miglior risultato delle ultime tre setttimane». Il che suona come una presa per i fondelli, all'altezza delle definizioni date alle misure del governo, decreto Salva-Italia (la maxi stangata lacrime e sangue) e decreto Cresci-Italia (se tutto va bene duecento euro annui di risparmio a famiglia) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Segno che l''"inchino" non è una procedura di esclusiva attinenza della Costa Crociere. Quando si tratta del premier la gara a chi è più ossequioso, genuflesso ed entusiasta annovera più partecipanti della maratona di New York. Nel caso in questione, l'enfasi offerta sui dati Auditel è significativa. Basta un raffronto semplice semplice. Si dice che Monti abbia fatto sfracelli dalla Gruber? A leggere il comunicato de La7 si apprende che il premier a &lt;em&gt;Otto e mezzo&lt;/em&gt; è stato visto da 2 milioni e 815mila spettatori, pari al 9,61% di share e toccando picchi di oltre 3,1 milioni di telespettatori. Un'alluvione di cifre che il lettore si beve per non affogare. Eppure basterebbe tornare indietro di un paio di mesi nella lettura dei dati Auditel per scoprire il bluff. Lunedì 7 novembre, stessa trasmissione, stessa ora, identica conduttrice, ospiti due giornalisti: Vittorio Feltri, editorialista de &lt;em&gt;Il Giornale&lt;/em&gt; e Vittorio Rampini, inviato di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;. 9.82% di share media, con 2.842.578 telespettatori con picchi di oltre 3,3 milioni di telespettatori. Più telespettatori, ma qualcuno ha registrato commenti enfatici su questi dati? Si dirà: era in piena crisi di governo. Allora torniamo indietro al 15 giugno 2011: ospiti di &lt;em&gt;Otto e mezzo&lt;/em&gt; Vittorio Sgarbi e Marco Travaglio. Anche loro sono stati più seguiti del premier. Oltre l'undici per cento di share con 2,8 milioni di spettatori. Che un premier in tv abbia un minimo garantito di spettatori è fisiologico. Persino Romano Prodi, che era l'incarnazione del torpore televisivo, riusciva ad avere una soglia minima di audience tv. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Dalla Annunziata andò meglio in giugno &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Si dirà: ma La7 non è la Rai. Bene, prendiamo allora i risultati del presidente del Consiglio ospite di Lucia Annunziata domenica 22 gennaio. In mezz'ora è stato seguito da due milioni 144 mila spettatori e uno share 10,78. Risultati molto buoni, assicurano i plauditores della propaganda montiana. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Eppure è lo stesso Monti, indirettamente, a smentirli. Puntata del 19 giugno 2011, come ospite della Annunziata non c'è il presidente del Consiglio, ma un un semplice economista, privo di qualsiasi carica istituzionale, ex commissario europeo. Sta per iniziare l'estate e molti sono al mare. Eppure il semplice economista fa registrare quasi un punto in più di share. Chi è l'ospite in quell'occasione? Mario Monti, il professore che da lì a sei mesi diverrà premier. E se persino il Monti economista in quanto ad appeal mediatico batte il Monti statista, forse a Palazzo Chigi qualche domanda dovranno cominciare a porsela. A voler essere perfidi, si potrebbero riprendere i dati di ascolto del predecessore del professore. Stessa poltrona, non nella puntata del 12 marzo 2006, quella famosa dell'abbandono plateale dello studio in aperta polemica con la conduttrice. In quel caso il boom fu da partita della nazionale ai mondiali. Prendiamo un'intervista con la Annunziata del marzo 1996, anche in quel caso il Cav vinse nettamente sfiorando i due milioni e mezzo di telespettatori. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;E Zaccaria non cronometra più...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A proposito di domande da porsi, in molti si chiedono se l'orologio dell'ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria, funzioni ancora. Quando Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio il senatore del Pd registrava con minuziosa solerzia la durata degli interventi del Cavaliere sulle tv pubbliche e private per poi denunciare la sovraesposizione mediatica all'Agcom. Un cronometraggio certosino di tutti gli interventi del premier nei telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento politico. Ora dal Pd e da Zaccaria non un solo commento sulla videocrazia montiana: si sarà rotto il cronometro?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Valter Delle Donne&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-8838057884651008621?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/8838057884651008621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=8838057884651008621' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8838057884651008621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8838057884651008621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/la-videocrazia-montiana-ha-fatto-flop.html' title='La videocrazia montiana  ha fatto flop (di Valter Delle Donne)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-c_gAIrcgejc/Tx8LxApEjvI/AAAAAAAAXOw/cKVh73Up6ck/s72-c/dimauro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-4159952058613713384</id><published>2012-01-24T20:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T20:45:47.329+01:00</updated><title type='text'>Combine-gate, Bari e Atalanta nella bufera (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-fHtQdDsDfUY/Tx8KVRRj5TI/AAAAAAAAXOg/pwxlGZfqUGw/s1600/cuper.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="246" src="http://4.bp.blogspot.com/-fHtQdDsDfUY/Tx8KVRRj5TI/AAAAAAAAXOg/pwxlGZfqUGw/s400/cuper.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 24 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-aVCMk7_tbS0/Tx8JR5iCMBI/AAAAAAAAXOY/GjdRcvOzajQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-aVCMk7_tbS0/Tx8JR5iCMBI/AAAAAAAAXOY/GjdRcvOzajQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Le mani sul calcio. Parafrasando la celebre pellicola cinematografica su corruzione e malaffare di Francesco Rosi (&lt;em&gt;Le mani sulla città&lt;/em&gt;, 1963), le rivelazioni che arrivano dalle inchieste giudiziarie su protagonisti dell'universo pallonaro come l'allenatore argentino Héctor Cuper e la testimonianza esplosiva, e tuttora secretata, di Andrea Masiello su presunte &lt;em&gt;combine&lt;/em&gt; riguardanti numerose partite dello scorso campionato di serie A, costituiscono di fatto un copione che, se le accuse dovessero rivelarsi fondate, configurerebbe un vero raggiro ai danni dei milioni di appassionati che ogni domenica gremiscono le tribune degli stadi.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, coordinata da Rosario Cantelmo con i sostituti Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, ha scoperchiato il vaso di Pandora degli interessi del clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia sulle scommesse operate su gare di calcio internazionale: vivisezionati gli interessi della camorra campana nel settore, è spuntato fuori il nome di Héctor Cuper, allenatore dal 2001 al 2003 all'Inter. L'antefatto è questo: due sgherri dei clan hanno compiuto un viaggio in Spagna con 200mila euro nelle mutande e nei calzini. Il denaro è per Cuper. Nella ricostruzione operata dai magistrati lo scambio sarebbe avvenuto così: all'allenatore le mazzette di soldi, ai corrieri un foglietto con i risultati delle partite "alterate", due del campionato spagnolo, due di quello argentino. Il meccanismo però si inceppa: una gara finisce in modo diverso e due presunti camorristi si accusano a vicenda di aver nascosto all'altro sodale la combinazione giusta. Uno dei due va da Cuper per avere giustizia e registra la conversazione («Che c… hai fatto? Ti sei preso il denaro e ci hai dato una sòla»), poi recuperata dalle forze dell'ordine. E qui Cuper, chiamato "Hombre vertical" per il suo carattere, sembra assumere le sembianze di un Pinocchio: «Sì - ammette durante l'interrogatorio definito dagli inquirenti "penoso" - dei napoletani mi hanno portato dei soldi. Erano di mia suocera e servivano a restaurare la casa». La tesi difensiva però non ha convinto nessuno. Dopo l'interrogatorio Cuper è stato licenziato dal Santander e si è accasato in un club turco. Questa indagine della Dda conferma come il giro delle scommesse sia utilizzato dalle mafie per riciclare gli enormi fiumi di denaro provenienti dallo spaccio e dal traffico di stupefacenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Domani il terzino dell'Atalanta Masiello sarà ascoltato in Procura a Bari. Lo attende Antonio Laudati, procuratore capo e uno dei massimi esperti nel riciclaggio dei clan criminali. Gli inquirenti starebbero ipotizzando che nello scorso campionato le ultime gare del Bari possono essere state truccate. Venerdì scorso Masiello si è presentato invece a Cremona ed è stato ascoltato dal pm Roberto Di Martino. «Sono sereno», ha detto il giocatore dopo l'audizione. Per gli investigatori ha iniziato a collaborare e per questo comportamento gli potrebbe essere riconosciuto uno sconto sulle eventuali squalifiche comminate dalla giustizia sportiva. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La &lt;em&gt;Gazzetta dello Sport&lt;/em&gt; è arrivata a scrivere che «l'ombelico del mondo è il Bari», perché si cercano elementi su ben nove partite dei pugliesi per le quali ci sarebbero state combine o tentativi. Nel registro degli indagati per ora c'è Angelo Iacovelli, per concorso in frode sportiva: è un infermiere, assiduo frequentatore di calciatori biancorossi nelle serate. Davanti al pm Ciro Angelillis, salito agli onori delle cronache nazionali per aver indagato su alcuni filoni dell'inchiesta escort, Iacovelli ha fatto scena muta. Dalle indagini, costruite sull'intreccio di intercettazioni, tabulati, estratti conto bancari, però emergerebbe un quadro inquietante. L'infermiere ai carabinieri ha raccontato come sarebbe avvenuta la combine tentata e non riuscita di Palermo-Bari: avrebbe consegnato buste di denaro con 80mila euro a cinque giocatori pugliesi. Ma Miccoli sbagliò il rigore e gli accordi saltarono. I giocatori, secondo il quadro presentato dell'indagato, restituirono gli euro ricevuti dall'emissario di un clan del capoluogo, che aveva il controllo di una agenzia di scommesse con sede a Londra. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lanciato nella Juventus da Fabio Capello che gli diede un soprannome impegnativo, "Thuram bianco", Andrea Masiello esordì in bianconero contro l'Inter nel lontano 2005. Nel Bari dei record allenato da Ventura, nella stagione 2009-2010, la linea difensiva era formata dai due attuali pilastri della retroguardia azzurra, Leonardo Bonucci e Andrea Ranocchia, con Alessandro Parisi e Masiello sulle fasce. L'estate successiva Bonucci fu ceduto alla Juventus via Genoa, Ranocchia rientrò all'Inter per fine prestito e Masiello - ritenuto da molti osservatori prossimo a una convocazione in Nazionale - corteggiato dalla Roma e dal Palermo, rimase in Puglia. La sua carriera adesso, dopo una prima parte di campionato molto convincente con l'Atalanta, potrebbe subire uno stravolgimento. Ma il suo contributo ai magistrati configura una speranza di cambiamento per il mondo dello sport. Non è un caso, infatti, che il centrocampista del Gubbio, Simone Farina, sugli allori per aver rifiutato di combinare una gara della squadra umbra, invitato a Zurigo alla consegna del "Pallone d'oro 2011", è stato nominato da Blatter "ambasciatore Fifa del Fair Play".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-4159952058613713384?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/4159952058613713384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=4159952058613713384' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/4159952058613713384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/4159952058613713384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/combine-gate-bari-e-atalanta-nella.html' title='Combine-gate, Bari e Atalanta nella bufera (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-fHtQdDsDfUY/Tx8KVRRj5TI/AAAAAAAAXOg/pwxlGZfqUGw/s72-c/cuper.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3984608706133277001</id><published>2012-01-24T20:36:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T20:36:54.665+01:00</updated><title type='text'>La storia di Nino Ciccarelli, il "teppista" che fondò i Viking, il gruppo interista degli ultrà (di Giovanni Tarantino)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hJ4GKz--t10/Tx8IROTVE4I/AAAAAAAAXOQ/P6BHCG2o0NU/s1600/CopertinaIlTeppista.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-hJ4GKz--t10/Tx8IROTVE4I/AAAAAAAAXOQ/P6BHCG2o0NU/s400/CopertinaIlTeppista.jpeg" width="287" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 24 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nSYfWBTAgpA/Tx8HUzwWvdI/AAAAAAAAXOI/uT-kMGTZ7aI/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-nSYfWBTAgpA/Tx8HUzwWvdI/AAAAAAAAXOI/uT-kMGTZ7aI/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non c'è l'armonia del bel calcio giocato, non ci sono sorrisi di circostanza, frasi di comodo, prassi convenzionali, auspici sul «ritorno delle famiglie allo stadio» - ammesso che le famiglie italiane per intero ci siano mai state allo stadio - o propositi di «tifo pulito»; né si parla di calcio-calcio, quindi di sport. È &lt;em&gt;Il teppista&lt;/em&gt;. Trent'anni maledetti a Milano, un libro violento, diretto, non di compromesso, come del resto la vita di Nino Ciccarelli, che è per l'appunto il teppista in questione raccontato nel libro. Non ci saranno tutte le finzioni narrative cui si faceva menzione precedentemente, ma nella storia di Ciccarelli, raccontata nelle 151 pagine del libro scritto da &lt;strong&gt;Giorgio Specchia&lt;/strong&gt;, e dato alle stampe grazie all'intraprendente casa editrice Indiscreto di Stefano Olivari (euro 12, in vendita sul web www.ilteppista.com e nelle librerie tradizionali), c'è tanta verità. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Digitando su google il nome "Nino Ciccarelli" ci si può fare ben presto un'idea sul «teppista». Eppure, per conoscerlo veramente, la lettura del libro è inevitabile. Soltanto in quelle pagine c'è la sua vita non esemplare, la sua storia travagliata, la sua verità. Una verità cui spesso l'informazione "ufficiale" ha fatto torto, perché non sempre i titoli dei giornali, le notizie sparate in pagina, i capi di accusa che risuonano come condanne a priori, sono verità in assoluto. Esistono vicende più o meno tragiche sulle quali si è fatta forse troppa dietrologia, o in certi casi troppa sociologia nel senso proprio del termine. I fatti e le loro conseguenze sono quasi sempre state raccontate da gente che la curva non l'ha mai frequentata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Uno dei casi in questione è quello che riguarda la morte di Nazzareno Filippini, tifoso dell'Ascoli morto nel 1988 a seguito di scontri tra interisti e ascolani. Per una volta c'è la versione dei fatti del presunto colpevole, del teppista, dell'ultras. Nino Ciccarelli quel giorno era ad Ascoli, partecipa agli scontri, non è l'assassino, ma finisce in carcere. Non sarà la prima né l'ultima volta: dietro le sbarre trascorre complessivamente dodici anni, dodici come le foglie di edera che si tatua sul braccio sinistro, una per ogni anno di galera realmente scontato. Una foglia che se ne va, come un anno di vita. Eppure lui non è un omicida: ben presto diventa un caso sociologico, «lui, volontario della Croce Rossa che si trasforma in assassino della domenica».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nino Ciccarelli non si risparmia nulla, non maschera le sue colpe. Si racconta tramite Giorgio Specchia, che dal 1996 lavora alla &lt;em&gt;Gazzetta dello Sport&lt;/em&gt;, ma che a metà anni Ottanta è stato tra i fondatori dei Viking dell'Inter, il gruppo di Nino. Quelli dei Viking, quando scherzano, cantano la canzone di &lt;em&gt;Vicky il Vichingo&lt;/em&gt;, un cartone animato arrivato in Italia nel 1981. Quando fanno sul serio si conquistano il loro spazio nell'ambito di una curva "nera", culla in precedenza dei sanbabilini, poi dei paninari, fino agli Skins. Una curva che ha origini nel 1969, anno tatuato sul petto di Nino Ciccarelli. Una curva, per certi versi, come le altre, con i suoi fumogeni, la passione, i colori, i suoi tipi strani, le mode giovanili, giubbotti e dr. Martens, skinheads, mods, trasferte in treno e tutto quello che necessitava nel bel mezzo degli anni Ottanta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I Viking nascono nel 1984, nella Milano da bere dove c'è chi beve, chi si droga e chi spaccia, chi si scontra e chi si accoltella, chi fa scommesse clandestine: in mezzo a tutte queste sfaccettature della Milano stradaiola c'è sempre Nino. Che è lo stesso Nino capace di regalare dodici milioni di lire a un amico, con la motivazione «a me per ora i soldi non servono», che è capace di stare male pensando a una studentessa violentata dallo zio. Lo stesso Nino che, in uno spaccato esilarante del libro, si esalta alla visione di Chuck Jura, un tempo colonna portante del basket milanese. Riesce a portare Jura al Palalido, dove giocava la Xerox Milano, e a sorpresa fargli intonare da un manipolo di nostalgici il coro che lo caricava a ogni partita «Lotta Jura, senza paura».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nino che comanda a Milano, Nino e la droga, Nino che gestisce i biglietti dei tifosi juventini di Milano, Nino che s'infila in giri importanti e che racconta di calciatori che vanno a trans, o di attaccanti dell'Inter trovati ubriachi nei locali della movida meneghina due ore dopo aver perso un derby. Nino racconta molto di più e in maniera diversa quello che spesso non sanno dire i giornali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Matteo Marani, direttore del &lt;em&gt;Guerin Sportivo&lt;/em&gt;, ha riflettuto sul senso di alcune rivelazioni: «Nino Ciccarelli confessa anche di giocatori interisti trovati nei privèe strafatti e strabevuti, con mignotte al loro fianco. Brasiliani che festeggiano fino all'alba, prima di una partita di campionato, con tanto di trans. Se lo avesse scritto un qualunque altro personaggio, per esempio un giornalista, si sarebbe beccato la reazione stizzita della società. Magari una querela. Invece tutti tacciono. Non possono certo accusare Ciccarelli di avercela con l'Inter». Non è una bella storia, ma è una storia vera. E spesso, si sa, la verità è sconveniente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3984608706133277001?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3984608706133277001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3984608706133277001' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3984608706133277001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3984608706133277001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/la-storia-di-nino-ciccarelli-il.html' title='La storia di Nino Ciccarelli, il &quot;teppista&quot; che fondò i Viking, il gruppo interista degli ultrà (di Giovanni Tarantino)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hJ4GKz--t10/Tx8IROTVE4I/AAAAAAAAXOQ/P6BHCG2o0NU/s72-c/CopertinaIlTeppista.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-319216638328047212</id><published>2012-01-23T21:43:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T21:43:50.303+01:00</updated><title type='text'>Moretti torna a Cannes, ma da presidente di giuria (di Maurizio Cabona)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gn30IzuKQYg/Tx3GPDIjptI/AAAAAAAAXOA/orkOqPBKDTc/s1600/nani.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="260" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-gn30IzuKQYg/Tx3GPDIjptI/AAAAAAAAXOA/orkOqPBKDTc/s400/nani.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Maurizio Cabona&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 21 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-j2qiV2ddnd8/Tx3Fqm9MvxI/AAAAAAAAXN4/-F68rb_s2IA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-j2qiV2ddnd8/Tx3Fqm9MvxI/AAAAAAAAXN4/-F68rb_s2IA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nanni Moretti presiederà la giuria del prossimo Festival di Cannes (16-29 maggio), dopo esservi stato giurato nel 1997 e aver vinto, con&lt;em&gt; La stanza del figlio&lt;/em&gt;, la Palma d'oro nel 2001, Non era questo il suo miglior film: a nobilitarlo agli occhi dei giurati, oltre ai meriti pregressi, fu l'occasione di mandare agli italiani un segnale di dissenso per avere eletto presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non è compito delle giurie fare queste cose, però il mondo è questo. Come le Olimpiadi, i campionati europei e mondiali, le Expo, ecc., i grossi Festival non sono manifestazioni neutre, di pura estetica. Innanzitutto esse servono a "mostrare i muscoli", talora alla lettera, degli Stati che li organizzano; e poi per stabilire le gerarchie del prestigio all'interno delle categorie che vi sono rappresentate. Le quali a loro volta hanno i loro preferiti e i loro aborriti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I professionisti del cinema costituiscono una lobby e la parte di essa che alberga nei grossi Festival ha anche un'ideologia, che oscilla tra il politicamente corretto e l'indignazione professionale. Ma non tutti sono ideologi di risulta. Zhang Yimou, Ang Lee, Chen Kaige, Clint Eastwood, Emir Kusturica, Ken Loach, John Boorman, Quentin Tarantino, Paolo Sorrentino, Sean Penn, Madonna, Jodie Foster,Mel Gibson, Robert Guédiguian, Gus Van Sant, William Friedkin, lo stesso Nanni Moretti, sono persone che sanno assumere posizioni non conformi e pagarne il prezzo d'impopolarità, se occorre. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E poi, se si guarda agli emergenti di successo, &lt;em&gt;L'artista&lt;/em&gt; di Michel Hazanavicius s'è imposto per quel che è, un reazionario capolavoro come non se ne vedeva a Cannes dal &lt;em&gt;Gattopardo&lt;/em&gt; di Visconti. E ora L'artista è in lizza per vari Oscar, incluso il principale, dopo essersi affermato nel Golden Globe. È quindi errato ritenere omogeneo - e unito come un sol uomo in un complotto - un ambiente di migliaia e migliaia di intellettuali e imprenditori (un film può essere arte, ma il cinema è industria) di Paesi diversissimi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A metterli d'accordo riesce solo l'ostentazione del pregiudizio anti-culturale, più che anti-intellettuale. Opporre un attento silenzio, non una berciante disattenzione, eviterebbe all'Italia di trovarsi nemici che non vorrebbero esser tali. Cautela da praticare anche in casa, in questi ultimi mesi, dove gli ultimi schiamazzi concernono proprio le nomine dei direttori delle due maggiori rassegne cinematografiche internazionale aventi sede in Italia: Mostra del Cinema di Venezia e Festival (ex Festa) del cinema di Roma.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per ora pare che tutto si risolva con un giro di valzer: chi dirigeva la Mostra di Venezia, Marco Mueller, dirigerà il Festival di Roma; chi aveva diretto la Mostra di Venezia prima di Mueller, Alberto Barbera, è tornato alla Mostra. Senza posto potrebbe restare Piera Detassis, che dirige (e soprattutto ha fondato) la Festa, poi Festival di Roma. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nei loro riguardi la stampa si polarizza solo secondo schieramenti politici. Le qualità professionali passano in second'ordine. Eppure ognuno dei "contendenti" ha doti ed esperienza, che sarebbero una ricchezza per l'Italia, specie ora, nella riorganizzazione della sua senescente cultura. Infatti, finita la rissa "dei capponi di Renzo", in corso in queste ore, resterà la questione del declino. Il taglio di ogni (o quasi) spesa per la cultura, la riduzione di quelle per l'istruzione sono parse scelte obbligate. Non lo erano. Che l'immagine della Nazione si riduca a quella fornita dalle tv, che l'intellettuale sia tale solo se va in onda sono episodi di un dramma le cui conseguenze saranno presto chiare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Privilegiare la tv perché più influente sul grosso pubblico ha assicurato maggiori entrate, non maggiori livelli di cultura media. Sviluppare una tecnocrazia (ricordate il trittico "inglese, intrapresa, internet"?) è lecito, quando la potenza nazionale si misura in Pil. Ma ciò non ha portato a Montale: ha portato a Monti e a Montezemolo. A costoro toccherebbe lasciare conti in ordine, ma s'è visto che non sempre ci riescono.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La Nuova Ricostruzione è simile a quella del Dopoguerra, soprattutto per il regime armistiziale in cui si trova l'Italia. Uno dei Paesi che ce l'hanno imposto, la Francia, andrebbe però presa come modello per la sua difesa dell'«eccezione culturale»: ovvero la cultura non è tenuta a dare immediato reddito. La difesa, perseguita dalla Francia della continuità del Festival di Cannes è un esempio. Gilles Jacob, tuttora presidente del Festival, ci lavora dal 1978; Thierry Frémaux, il direttore generale, ci lavora dal 1999. È anche così che Cannes ha la reputazione di serietà che la Mostra di Venezia, coi suoi esigui mezzi e qualche goffaggine governativa, ha lentamente compromesso. D'altronde l'Italia ha saputo imporre anche il Festival di Roma. Ci sono quindi in attività due importanti centri di attrazione estetica e di vivacità di pensiero. È una vivacità spesso di sinistra o di estrema sinistra? Non è colpa dell'assiduità interessata delle medesime, ma del disinteresse del centro e della destra, dedite alla pura gestione più che all'impura contemplazione (dei film).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Maurizio Cabona&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-319216638328047212?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/319216638328047212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=319216638328047212' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/319216638328047212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/319216638328047212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/moretti-torna-cannes-ma-da-presidente.html' title='Moretti torna a Cannes, ma da presidente di giuria (di Maurizio Cabona)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gn30IzuKQYg/Tx3GPDIjptI/AAAAAAAAXOA/orkOqPBKDTc/s72-c/nani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-1299733587916179029</id><published>2012-01-23T16:42:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T16:48:10.094+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Charta Minuta'/><title type='text'>Niccolai, il ghibellino pisano</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XPpMPDS3cV0/Tx1-5aAeGSI/AAAAAAAAXNY/wPTp0MKEmEM/s1600/beppe-niccolai.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="355" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-XPpMPDS3cV0/Tx1-5aAeGSI/AAAAAAAAXNY/wPTp0MKEmEM/s400/beppe-niccolai.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da &lt;a href="http://www.farefuturofondazione.it/ff/page.asp?VisImg=S&amp;amp;Art=1175&amp;amp;Cat=1&amp;amp;IdTipo=0&amp;amp;TB=Charta%20Minuta&amp;amp;CCA=53"&gt;&lt;em&gt;Charta minuta&lt;/em&gt; n. 5&lt;/a&gt; - novembre/dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wTd_fU3k1ZM/Tx1-Ai9o5vI/AAAAAAAAXNQ/9csnQfMZJqY/s1600/carta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-wTd_fU3k1ZM/Tx1-Ai9o5vI/AAAAAAAAXNQ/9csnQfMZJqY/s1600/carta.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Il secolo delle rivoluzioni è dietro le nostre spalle. C’è da ricomporre l’Italia scissa, l’Italia frantumata. E la riconciliazione non può avvenire che su una ricomposizione di una storia italiana». La lucidità di capire quando una stagione è arrivata al capolinea. Il coraggio di aprirne una nuova, gettando all’aria comode rendite di posizione. Battere sentieri inesplorati. Confontarsi con tutti, senza pregiudizi. Di uomini come Beppe Niccolai, scomparso il 31 ottobre del 1989, la politica italiana avrebbe un gran bisogno. Soprattutto i più giovani, intrappolati come sono nel bipolarismo coatto, armati gli uni contro gli altri nella stucchevole guerra civile tra berlusconiani e antiberlusconiani. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tmC4qdw_lgg/Tx2AVCoL-uI/AAAAAAAAXNo/ahJJqs3AkXI/s1600/sioc.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-tmC4qdw_lgg/Tx2AVCoL-uI/AAAAAAAAXNo/ahJJqs3AkXI/s400/sioc.jpg" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Immergersi nella realtà, essere figli del proprio tempo, accettare di misurarsi con le &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;contraddizioni dell’oggi, costruire elemento di rottura contro chi mira a conservare l’esistente, essere protagonisti di libertà contro il qualunquismo imperante». Sono questi i consigli che nel 1984 Beppe Niccolai rivolge ai giovani del Movimento Sociale Italiano in vista del XIV congresso del partito. Poco sopportati e guardati con sospetto, il più delle volte i ragazzi del Fronte della Gioventù sono usati come mera manovalanza. Niccolai saprà riaccenderne gli entusiasmi. Un amore ricambiato, quello tra i giovani militanti e il non più giovanissimo Niccolai, pisano della classe 1920, non solo per il suo passato di volontario di guerra e prigioniero non collaboratore nel &lt;em&gt;Fascist Criminal Camp&lt;/em&gt; di Hereford. È un esempio prima ancora che un maestro. Sobrio, attento, disponibile, allergico a ogni ostentazione, nemico dei privilegi. Capace di coniugare rigore morale e apertura mentale. «Una figura fresca, creativa, rigorosa, carismatica», ebbe a definirlo &lt;strong&gt;Gianni Alemanno&lt;/strong&gt;, leader del Fronte della Gioventù, il primo dei tanti giovani che si affrettarono a sottoscrivere “Segnali di Vita”, la mozione pensata da Niccolai per dare la scossa a un partito che va avanti per inerzia, incapace di tenere il passo con un mondo che stava cambiando. Paradossale che a sfidare il verbo almirantiano non fosse l’eterno rivale Pino Rauti ma un missino doc come Niccolai, fino a poco prima fedelissimo del segretario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Ad un certo punto il conformismo almirantiano diventa talmente soffocante da suscitare tra gli stessi amici del segretario, primo fra tutti Beppe Niccolai, il desiderio di creare una qualche forma di confronto critico, attraverso un’aggregazione informale che più tardi si tradurrà nella formazione della corrente Proposta Italia», così scrive &lt;strong&gt;Marco Tarchi&lt;/strong&gt; nel libro-intervista&lt;em&gt; Cinquant’anni di nostalgia&lt;/em&gt; (Rizzoli, 1995). Un anno dopo, nel 1985, Beppe Niccolai aderirà all’innovativa corrente di &lt;strong&gt;Domenico Mennitti&lt;/strong&gt;, l’esponente più liberal del partito: modernizzatore per vocazione e non per opportunismo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-KD0b-mRtp40/Tx1_IWJ5wOI/AAAAAAAAXNg/_275BvpDumc/s1600/amorese.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nfa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-KD0b-mRtp40/Tx1_IWJ5wOI/AAAAAAAAXNg/_275BvpDumc/s400/amorese.jpg" width="281" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A ricostruire con dovizia di particolari e preziose testimonianze il percorso umano e politico di Niccolai è stato &lt;strong&gt;Alessandro Amorese&lt;/strong&gt; in &lt;em&gt;Beppe Niccolai. Il missino e l’eretico&lt;/em&gt; (Eclettica Edizioni, pp. 270), libro la cui seconda edizione tornerà prossimamente in libreria. Felice, sin dal titolo, la sottolineatura di come il politico pisano seppe rimettersi in gioco, aggiornarsi, fare ammenda dei propri errori – uno si tutti: non aver capito con la necessaria tempestività l’importanza dell’opzione metapolitica – e agire di conseguenza, anche a costo di pagare un prezzo salato. Un prezzo che, ovviamente, gli fu fatto pagare per intero. Lasciandolo fuori dal Parlamento, come prima cosa. Nel 1985 si apre uno spiraglio: c’è la possibilità di poter eleggere un senatore in più nel collegio lombardo. Durante il comitato centrale chiamato a definire le candidature un giovane dirigente del Fronte, &lt;strong&gt;Adolfo Urso&lt;/strong&gt;, prende la parola e propone, pur senza conoscerlo personalmente, la candidatura di Beppe Niccolai. L’assemblea applaude. Almirante è spiazzato ma non può che verificare la disponibilità dell’ex parlamentare pisano che, a sorpresa, rifiuta. «Non potevo accettare una candidatura fuori dalla mia terra, se avessi deciso di ripresentarmi alle elezioni, mi sarei fatto votare dalla mia gente, senza paracadute o collegi quasi sicuri». Dichiarazioni che oggi sembrano folli, incomprensibili. E poi ci sono i giovani da mandare avanti. «Mi stavo attaccando troppo alla poltrona», confida all’amico &lt;strong&gt;Giano Accame&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La trasformazione è irrevocabile: all’uomo di apparato, a suo agio tra federazioni e comizi, brillante polemista e gladiatore d’aula, giornalista sempre pronto a fustigare ogni malcostume politico, si è sostituito l’eretico: l’intellettuale insofferente, tanto severo con se stesso da fare autocritica ma anche da pretenderla dal suo partito – ad esempio sugli errori compiuti nei confronti della contestazione giovanile del ’68 – in un mondo, quello neofascista, che sino a quel momento s’era nutrito di granitiche certezze, coltivando uno “splendido isolamento”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Gliene diede atto, pochi mesi dopo la morte, &lt;strong&gt;Franco Franchi&lt;/strong&gt;. Commemorandolo nella sua qualità di presidente del congresso missino di Rimini del 1990 – il primo senza Niccolai, ma anche senza &lt;strong&gt;Giorgio Almirante&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Pino Romualdi&lt;/strong&gt; – ne evocò la presenza: «A una cert’ora, magari di una seduta notturna, salirà alla tribuna il volto tormentato e corruso del ghibellino di Pisa, Beppe Niccolai, e ci porrà mille domande, animato da un pensiero senza riposo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il motivo della rottura con Almirante? La cosiddetta goccia che fece traboccare il vaso. «Disse che era stato deluso dall’operazione “Eurodestra” – riferisce Tarchi – e che aveva visto il segretario in mezzo a una folla in uniforme azzurra, in un comizio in Spagna, gli aveva dato un’impressione pessima, che richiamava un improbabile passato». Rifiuto di ogni nostalgismo, insofferenza per il conservatorismo da partito d’ordine, per la rassegnazione alla prospettiva di fare da stampella alla Democrazia Cristiana. «È la DC che ci ha sradicati rendendoci sconosciuti gli uni agli altri – ripeteva – e rendendoci, in un effimero benessere, infelici. Tutta la mia modesta battaglia politica è stata indirizzata a far capire alla gente che non si costruisce una società migliore votando per paura o per quieto vivere. Il prezzo della viltà è sempre il male».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E coraggioso è, invece, &lt;strong&gt;Bettino Craxi&lt;/strong&gt;. Nel 1985, in occasione della crisi di Sigonella, Niccolai fa approvare dal Comitato centrale del MSI un ordine del giorno di sostegno al segretario socialista: in nome dello “scatto” di orgoglio nazionale e dell’idea di un’Europa forte, non subalterna ai due blocchi, che si svincoli dall’egemonia statunitense, senza che a prevalere sia la linea utilitaristica e mercantilistica. Il laburismo nazionale di Craxi, per Niccolai come anche per Accame, rappresentava la novità in grado di minare il bipolarismo Dc-Pci e il posizionamento stesso del Msi alla destra del sistema politico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La testimonianza di Mennitti, riportata nel libro di Amorese, conferma al riguardo la crescente distanza tra Almirante e Niccolai: «Quando si manifestò con chiarezza la suggestione craxiana del “socialismo tricolore”, Niccolai chiese ad Almirante di aprire un fronte di riflessione nuova, privilegiando la disponibilità ad interloquire con noi dichiarata da una parte importante della classe dirigente socialista. Non a caso Msi e Psi furono i due partiti che presero posizione chiara contro la “conventio ad excludendum”, che aveva tenuto fuori dal gioco politico il movimento di Almirante. Però alla fine si incamminarono su due strade diverse: Almirante continuò a sostenere la tesi del “fascismo del 2000”, poi ripresa da Fini dopo la successione alla segreteria; Niccolai venne al congresso di Sorrento del 1987 condividendo e sottoscrivendo la mozione di “Proposta” che sosteneva la necessità che la destra facesse il salto dalla testimonianza alla politica».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per fare questo occorreva un partito nuovo, snello, sburocratizzato, con un movimento giovanile più autonomo e senza più strutture inutili. Non più mere sedi elettorali da riservare alle alchimie partitiche ma ponti aperti verso la società. In conclusione Proposta Italia chiede una svolta, vuole un partito che non sia più esclusivamente anticomunista ma anche “anticapitalista e antiborghese”, che sia anche alternativa antropologica e culturale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Vvr70jWjLKE/Tx2BAhxhigI/AAAAAAAAXNw/HQbpOlM51jg/s1600/Niccolai_e_Mennitti.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="281" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-Vvr70jWjLKE/Tx2BAhxhigI/AAAAAAAAXNw/HQbpOlM51jg/s400/Niccolai_e_Mennitti.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Una convergenza naturale, quella tra Niccolai e Mennitti, sviluppatasi prima della nascita della componente di “Proposta” sul mensile che portava quel nome e ne costituiva la base culturale e che, per primo, creò le condizioni per aprire quel dibattito interno, ma anche e soprattutto rivolto all’esterno, che molti anni dopo portò alla nascita di Alleanza Nazionale. «Noi avevamo vissuto per anni rinchiusi nel castello delle nostalgie, perché fuori non ci erano consentiti spazi di iniziativa politica, potevamo solo gestire la sopravvivenza – ha spiegato Mennitti – però l’evoluzione del Psi da partito alleato (prima del Pci e poi della Dc) a forza autonoma alla ricerca di un protagonismo proprio, aveva fatto saltare il sistema del dopoguerra, quello dominato dal principio della esclusione della destra. Quindi bisognava elaborare un progetto finalizzato non all’opposizione eterna ma alla conquista – quando le condizioni lo avrebbero consentito – del potere. E definire un programma, porre obiettivi realistici, scegliere le alleanze. Almirante era bloccato dal timore che, di fronte ad una operazione così rivoluzionaria e complessa, il vecchio mondo missino avrebbe perso la coesione, smarrito il patrimonio dell’unità. Così ripiegò sulla purezza ideologica, che nei partiti estremi costituisce una costante tentazione di fuga all’indietro, di liquidare con il marchio del tradimento il tentativo di innovare. “Proposta” fu lo strumento che liberò il dibattito interno dalla gabbia della fedeltà strumentalmente intesa e lo trasferì sui campi verdi della modernità intellettuale e politica».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tra &lt;em&gt;Segnali di Vita&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Proposta Italia&lt;/em&gt; c’è un filo rosso che si riannoda con l'esperienza di &lt;em&gt;Ideazione&lt;/em&gt; e poi la più recente di &lt;em&gt;Charta Minuta&lt;/em&gt; nel rinnovato tentativo di modernizzare la politica e tenere vivo un dialogo a tutto campo, anche con i nemici di ieri (come Niccolai fece con &lt;strong&gt;Adriano Sofri&lt;/strong&gt;, che pure gli aveva scatenato la piazza contro). Con chiunque abbia a cuore, ancor prima dell’interesse di parte o di partito, le sorti – come dicevamo all’inizio – di un’Italia frantumata, se possibile persino di più rispetto a quella conosciuta da Niccolai. «Il tormento delle idee e il dubbio – come ci ha insegnato Beppe – è sempre meglio della prudenza dei plaudenti. Non ascoltano, applaudono: vivono di suoni. Confondono il rumore in certezze. Si fidano. Si concedono. Oppongono la prudenza dello stare con chi pensa per loro e li libera di ogni fastidiosa riflessione. Si fanno spettatori e protestano vibratamente con chi non segue, zitto, lo spettacolo».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-1299733587916179029?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/1299733587916179029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=1299733587916179029' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1299733587916179029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1299733587916179029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/niccolai-il-ghibellino-pisano.html' title='Niccolai, il ghibellino pisano'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-XPpMPDS3cV0/Tx1-5aAeGSI/AAAAAAAAXNY/wPTp0MKEmEM/s72-c/beppe-niccolai.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5290372054485207484</id><published>2012-01-23T08:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T08:23:16.277+01:00</updated><title type='text'>Ora si può dire: Re Cecconi fu vittima due volte (di Annalisa Terranova)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-X1eQxsM45ns/Tx0KG9ghO4I/AAAAAAAAXNI/NxqjWEWtskw/s1600/re-cecconi-05.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-X1eQxsM45ns/Tx0KG9ghO4I/AAAAAAAAXNI/NxqjWEWtskw/s400/re-cecconi-05.jpg" width="391" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 23 gennaio 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-91-WZeOvRtk/Tx0JkdERkBI/AAAAAAAAXNA/IV0nXk4__ls/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-91-WZeOvRtk/Tx0JkdERkBI/AAAAAAAAXNA/IV0nXk4__ls/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Una carriera folgorante. Una morte tragica. Basta questo a spiegare il ricordo ancora vivo, e non solo nei tifosi laziali, di Luciano Re Cecconi? No, non basta. Il fatto è che l'«angelo biondo», la famosa mezz'ala della Lazio trionfatrice nel campionato del 1974 è l'icona di una squadra che nel culto delle sue memorie annovera anche morti ingiuste - Re Cecconi, Paparelli e da ultimo Gabriele Sandri. Lutti che cementano un'identità e che rafforzano la fede biancoceleste. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così, nel 35esimo anniversario della morte di Re Cecconi uno stesso evento ha riunito due episodi celebrativi e allo stesso tempo destinati a far discutere: la presentazione del libro di Maurizio Martucci &lt;em&gt;Non scherzo, Re Cecconi 1977&lt;/em&gt; (Ediz. Eraclea) e la visione, per la prima volta in pubblico, del docu-film &lt;em&gt;L'appello-Il caso Re Cecconi&lt;/em&gt;, realizzato per la Rai nel 1983 ma poi bloccato per un ricorso del gioielliere Bruno Tabocchini, l'uomo che il 18 gennaio del 1977 uccise il calciatore laziale asserendo di averlo scambiato per un rapinatore. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il libro, come spiega lo stesso autore, scava in profondità in un episodio di cronaca nera liquidato troppo in fretta come l'epilogo fatale di una "bravata". I dubbi sulla ricostruzione della vicenda circolarono da subito, ma nel saggio-inchiesta di Maurizio Martucci c'è qualcosa di più, oltre alla distanza cronologica dagli eventi che consente di rimettere al posto giusto tutti i tasselli di una morte assurda, collocandola nel contesto di anni violenti e segnati da paura e irrazionalità: «Gigi Martini - spiega Martucci - amico fraterno di Cecco, ha avuto il coraggio e il merito di sollevare per primo il dubbio, dopo tanti anni di silenzi, dicendo di non credere affatto alla teoria dello scherzo beffardo. Al campo di Tor di Quinto chiamavano Re Cecconi "il saggio"; era uno schivo, introverso, non dava facilmente confidenza, tanto più agli estranei. Figuriamoci se poteva inscenare un pericolosissimo scherzo dentro una gioielleria, senza peraltro conoscere il proprietario, ipotizzando di trovarselo armato. Nel libro ricostruisco minuto dopo minuto la scena del crimine. Faccio emergere tutte le contradditorietà già nel processo, celebrato e chiuso in soli 18 giorni con l'assoluzione del gioielliere». La tesi dell'autore è chiara fin dal sottotitolo: «La verità calpestata». Si trattò non di uno scherzo (alla fine la frase "Questa è una rapina" che Re Cecconi avrebbe detto scatenando la reazione di Tabocchini è smentita da due testimoni su quattro tra i presenti al fatto) ma di un equivoco che stroncò la vita di un campione di 28 anni nel pieno della sua carriera. Un anno prima Tabocchini aveva subìto un vero tentativo di rapina e la circostanza l'aveva comprensibilmente scosso. Ma il libro non vuole rifare il processo, bensì dimostrare che Re Cecconi fu vittima due volte, una prima volta perché morì anche se non se l'era affatto andata a cercare e una seconda volta perché sulla sua figura si giocò anche una partita tutta politica. Nel libro &lt;em&gt;Pistole e palloni&lt;/em&gt; il giornalista Guy Chiappaventi parlando della Lazio del 1974 ricorda che a Re Cecconi affibbiarono ben presto l'etichetta di «fascista». La sua colpa? La passione per il paracadutismo, vissuto come una sfida personale, come una prova di coraggio da parte di un personaggio che di politica non ne voleva sapere. Eppure proprio in quegli anni Pasolini, inascoltato, denunciava l'uso puramente nominalistico del termine «fascista», dietro il quale - spiegava - non c'era più alcuna sostanza poiché l'omologazione e la cultura di massa stavano cancellando ogni differenza ideologica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma Re Cecconi venne comunque sopraffatto dal cliché. Nella vulgata era fascista e "spaccone", anche se la realtà della sua personalità fu tutt'altra. Un'ostilità che non riguardò solo la sua persona ma tutta la sua squadra, la Lazio del 1974, un gruppo di «pazzi, selvaggi e sentimentali», una formazione assistita spiritualemnte da un frate francescano, padre Lisandrini, che durante una partita a San Siro si alzò e levò le braccia al cielo invocando la nebbia per far finire la partita (cosa che puntualmente avvenne): «Sorella nebbia, scendi tra noi...». La squadra di Sergio Petrelli che vota per Almirante, la squadra di Gigi Martini che sarà deputato di An, la squadra di Pino Wilson "il baronetto". E il cliché si riverbera anche nel docu-film censurato &lt;em&gt;L'appello-il caso Re Cecconi&lt;/em&gt;, dove compare lo scrittore Alberto Bevilacqua che commenta tutta la vicenda riprendendo un suo articolo sul&lt;em&gt; Corriere&lt;/em&gt; infarcito di luoghi comuni sulla destra e sulle sue pulsioni violente. Per Bevilacqua il comportamento del gioielliere e del calciatore promanano da una stessa matrice di destra. Il primo vuole punire con la sopraffazione, il secondo, sempre con la sopraffazione, vuole spaventare. E ciò perché «una carezzevole ala littoria è rimata come tic in certo mondo sportivo, a metà degli anni Settanta anche tra i giocatori della Lazio». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E così l'ombra ideologica opera una tipizzazione dei personaggi di una tragedia che avrebbe meritato, soprattutto da parte di uno scrittore di spessore, ben altro approfondimento: il gioielliere pistolero, il calciatore fascistoide. Entrambi vittime della loro sottocultura di destra. È lungo questo crinale che l'antifascismo si coniuga, con la leggerezza che sempre accompagna la malafede, all'antilazialità. Una deriva cui in parte rimediò nel 2003 Walter Veltroni dedicando una via al giocatore biancoceleste dentro il parco di Villa Lais (unitamente all'intitolazione di una strada al capitano della Roma Agostino Di Bartolomei, che si uccise nel 1994).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ecco perché scrivere di Luciano Re Cecconi ha ancora un senso, anche per spiegare che i lanci col paracadute, insieme all'amico Gigi Martini, ebbero a volte scopo di beneficenza. E per sottolineare, come fa il nipote di Re Cecconi, intervistato nel libro di Maurizio Martucci, che «il solco che divide l'eroe maldestro dall'eroe sfortunato è stato tracciato dal processo. Riscattarne la solidità morale non sarà utile solo alla sua memoria, ma potrà contribuire anche a ragionare con maggiore indipendenza e meno preconcetti». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il docu-film Rai non fu però censurato per ragioni politiche ma perché i coniugi Tabocchini, appreso il fatto che si stava girando una pellicola sul caso Re Cecconi, ricorsero in tribunale per bloccare la messa in onda. L'ultimo atto della vicenda giudiziaria viene scritto con un verdetto della Cassazione del 1996 che rigetta la richiesta dei coniugi di distruggere il film e sottolinea che se Tabocchini viene rappresentato nella fiction come uomo di scarsa cultura e attaccato al denaro in ciò non vi è nulla di "trasfigurante" rispetto alla sua reale personalità. Eppure il film non viene ancora inserito nei palinsesti. L'augurio è che l'anniversario della morte di Luciano Re Cecconi possa aiutare il ricordo e la riflessione anche con l'aiuto del servizio pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Annalisa Terranova&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;a href="http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2010/01/stefano-re-cecconi-la-passione-di-mio.html"&gt;La mia intervista a Luciano Re Cecconi del 26 gennaio 2010&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5290372054485207484?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5290372054485207484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5290372054485207484' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5290372054485207484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5290372054485207484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/ora-si-puo-dire-re-cecconi-fu-vittima.html' title='Ora si può dire: Re Cecconi fu vittima due volte (di Annalisa Terranova)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-X1eQxsM45ns/Tx0KG9ghO4I/AAAAAAAAXNI/NxqjWEWtskw/s72-c/re-cecconi-05.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-6838878476067462184</id><published>2012-01-21T09:52:00.001+01:00</published><updated>2012-01-21T20:34:43.296+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>Diabolik cambia stile: adesso parla al microfono di Radio Rai2</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-5AVFBOuRF-o/Txp4n9GWXpI/AAAAAAAAXMQ/tYv64OX46_k/s1600/vignettadiabolik.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="283" nfa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-5AVFBOuRF-o/Txp4n9GWXpI/AAAAAAAAXMQ/tYv64OX46_k/s400/vignettadiabolik.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 21 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fJlaDfvq6jw/Txp38BMQbyI/AAAAAAAAXMI/L58wIrtQfAY/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-fJlaDfvq6jw/Txp38BMQbyI/AAAAAAAAXMI/L58wIrtQfAY/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L’annuncio l’ha dato direttamente Diabolik nei giorni scorsi. Su Twitter: «torno su RaiRadio2 con Eva». Fino al 27 del mese, dal lunedì al venerdì, allo scoccare della mezzanotte, il re del terrore avrà la voce di Luca Ward (ed Eva Kant quella di Roberta Greganti). Quale occasione più ghiotta del cinquantenario del personaggio creato nel 1962 dalle sorelle Giussani per riproporre i “radiofumetti”? Dalle strisce di carta ai download del web, dai cartoni animati ai videogames, dai social network alla radio, il capostipite degli (anti)eroi d’inchiostro conferma la vocazione a uscire sempre più spesso dall’edicola, il suo regno, per andare oltre il fumetto. Dopo una vita passata all’opposizione – avversario dichiarato dell’Italia puritana e della morale cristiana, individualista in barba a ogni collettivismo di moda, stiloso avventuriero col gusto della sfida all’epoca del compromesso storico – gode di un “consenso” tale da potersi vantare d’essere il più longevo di tutti, secondo solo a Tex. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Jhc21YwHXTo/TxsTPEhfFzI/AAAAAAAAXM4/elyWsz93gLg/s1600/diablo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Jhc21YwHXTo/TxsTPEhfFzI/AAAAAAAAXM4/elyWsz93gLg/s400/diablo.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tramontata ormai da decenni la golden age dei nostri fumetti neri, chiuse una dietro l’altra le testate dei suoi emuli in calzamaglia – Kriminal, Satanik, Demoniak, Sadik etc. – rimane un’icona amata e rispettata, la cui fama è diffusa in tutto il mondo. Un patrimonio di credibilità che, merchandising a parte, lo rende appetibile testimonial di campagne pubblicitarie e sociali. Non mancando di suscitare polemiche. Il refrain è sempre lo stesso: Diabolik sta diventando buonista, ha il braccino corto quando si tratta di ricaricare la pistola, si è arreso al politically correct e prima o poi finirà i suoi giorni aiutando le vecchiette ad attraversare la strada. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8R--vlbT8_I/Txp5eyx19RI/AAAAAAAAXMY/4kgy_0lZMes/s1600/Diabolik_dolce_morte_blog_timeoutintensiva1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-8R--vlbT8_I/Txp5eyx19RI/AAAAAAAAXMY/4kgy_0lZMes/s1600/Diabolik_dolce_morte_blog_timeoutintensiva1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La più recente delle polemiche risale a pochi mesi fa. A far discutere, una ristampa in cui Diabolik aiuta un malato terminale a togliersi la vita. Diventando tout court, per alcuni, un sostenitore dell’eutanasia. A questo si aggiunga che, in passato, si è speso contro l’abbandono degli animali sulle autostrade, l’omofobia, i pericoli della guida ad alta velocità e le relative stragi del sabato sera. Ce n’è abbastanza per farne un criminale da aperitivo, per di più analcolico (nel palmarès anche una pubblicità al Crodino). La macchia peggiore, tuttavia, rimane lo spot della Renault Twingo. Ci manca solo che decida di rinunciare alla mitica Jaguar E-Typenera per un’utilitaria e il crollo d’immagine sarebbe irrecuperabile. Avrebbe lo stesso fascino del proibito di un impiegato delle poste. Su un’unica campagna nessuno osa metterne in discussione la coerenza: quella contro la droga. Sin dai primi numeri, infatti, il nostro s’è dimostrato intransigente. Può usare pentothal o scopolamina, sparare aghi anestetici, ma odia la droga. E chi ne fa commercio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-_5nobpepbpw/Txp8e1aj3CI/AAAAAAAAXMw/au6NDkkdgfg/s1600/diabolik.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-_5nobpepbpw/Txp8e1aj3CI/AAAAAAAAXMw/au6NDkkdgfg/s400/diabolik.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Il messaggio di Diabolik è chiaro: l’autocontrollo, l’autostima, la padronanza delle situazioni sono valori irrinunciabili per l’uomo e la droga, qualsiasi tipo di droga, è inconciliabile con questi valori». Così testimonia Mario Gomboli, non solo come persona informata dei fatto ma, nella sua qualità di collaboratore storico e poi direttore generale della Astorina, quale papà “adottivo” di Diabolik. Ci tiene a chiarire come il figliolo che le sorelle Giussani gli hanno affidato non sia il male incarnato o, come direbbero alcuni, il male assoluto. «Dalle sue azioni indubbiamente criminose – sottolinea Gomboli – traspare un’etica ben precisa, certamente non tradizionale ma non per questo meno valida». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Di tutt’altro avviso i benpensanti che, in quel novembre 1962, saltarono sulla sedia quando si trovarono davanti il primo numero della serie, &lt;em&gt;Il re del terrore&lt;/em&gt;, in un albo di piccole dimensioni, il pocket, che, importato dalla Francia, si affermò in breve come “formato Diabolik”. Comodo, pratico da leggere ovunque, ideale soprattutto da nascondere nei sussidiari scolastici. La prima denuncia arriva già con il terzo numero, neanche a farlo apposta titolato &lt;em&gt;L’arresto di Diabolik&lt;/em&gt;. È il 25 marzo 1963. Il processo si concluderà un anno dopo con l’assoluzione piena ma inaugura una stagione di sequestri e attacchi mediatici. È sufficiente che nelle storie compaia una donna in bikini perché si gridi allo scandalo. Diabolik non dovrà guardarsi le spalle soltanto dall’ispettore Ginko ma dagli altrettanto ostinati procuratori della Repubblica che lo accuseranno di violare il comune senso del pudore. Un’accusa priva di fondamento, tanto più perché Diabolik, a differenza di alcuni dei suoi imitatori, non ha mai usato l’erotismo e la violenza per vendere più copie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se prima gli eroi non rubavano, non sparavano per primi e, quando lo facevano, si trattava di fermare pericolosi criminali, Diabolik archivia come superato lo stereotipo, mutuato d’oltreoceano, dell’eroe buono votato al salvataggio dell’umanità, della rassicurante se non proprio pedagogica lettura per adolescenti. Diabolik ruba e non lo fa mosso dall’altruismo come un qualsiasi Robin Hood. Non dà ai poveri quel che toglie agli odiosi ricconi di Clerville. Non è un proletario, il suo tenore di vita è alto e reinveste, semmai, sulla tecnologia finalizzata a rendere sempre più professionale la sua attività: che rimane quella di ladro. Uccide, non per capriccio ma senza particolari scrupoli, chi ne ostacola i piani. Alle armi da fuoco preferisce quelle bianche, di cui è maestro. È un eroe negativo sullo stile di Fantomas, Rocambole e Arsenio Lupin. È un cattivo senza essere né sporco né brutto, anzi: è seducente e sportivo. Si muove al di là del bene e del male. Quel che è inaccettabile, però, è che vince, rovesciando una consolidata tradizione per cui a prevalere, alla fine, sono i buoni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-L-mil3SkCko/Txp66OmaHII/AAAAAAAAXMo/cY9rjdpGd4M/s1600/giussa.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" nfa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-L-mil3SkCko/Txp66OmaHII/AAAAAAAAXMo/cY9rjdpGd4M/s400/giussa.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E a vincere tale scommessa furono proprio due signore delle buona borghesia meneghina, le sorelle Giussani: Angela, scomparsa nel 1987, e Luciana, moglie di Gino Sansoni, titolare della casa editrice Astoria, venuta a mancare dieci anni fa. In tempi in cui l’emancipazione femminile era ancora lontana, crearono dal nulla un’azienda di successo, la Astorina, e diedero vita a un personaggio che è ancora fortemente radicato nell’immaginario popolare e con il quale si sono misurate – dopo di loro, che furono anche soggettiste e sceneggiatrici – più generazioni di autori. La leggenda vuole che tutto ebbe inizio con l’idea di Angela di offrire ai pendolari della Stazione Nord di Milano – che transitavano in gran numero nelle zone adiacenti a Piazza Cadorna, dov’era la sede dell’Astorina – un’avventura piena di colpi di scena da leggere in treno. Un ritmo narrativo veloce e intrecci degni del miglior “giallo”, in grado di catturare l’attenzione del lettore. Qualcosa che richiamasse il feuilleton francese alla Fantomas ma con un personaggio come non s’era mai visto sino a quel momento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-md5tteser_k/Txp6PX50X8I/AAAAAAAAXMg/XlId_BxoCUU/s1600/diabolik.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="296" nfa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-md5tteser_k/Txp6PX50X8I/AAAAAAAAXMg/XlId_BxoCUU/s400/diabolik.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La consacrazione cinematografica arrivò nel 1968 con un film diretto da Mario Bava, John Phillip Law nei panni, la calzamaglia nera, di Diabolik e Marisa Mell in quelli di Eva Kant. La pellicola non ebbe grande successo in Italia ma all’estero è ancora oggi un piccolo cult. Diabolik non fu l’unico “nero” ad arrivare sul grande schermo. Il primo era stato, nel 1966, Kriminal, il personaggio di carta e inchiostro creato da Max Bunker e Magnus. Sempre del 1968, invece, con una pellicola diretta da Pietro Vivarelli e prodotta da Romano Mussolini, fece il suo debutto nelle sale &lt;em&gt;Satanik&lt;/em&gt;, la “sorella di sangue” di Kriminal, anche lei creata dalla coppia più prolifica del fumetto italiano. La rivoluzione dei costumi chiedeva eroi meno retorici, diversi da quelli di prima che – per dirla con Bunker – « erano bravi, buoni, senza difetti, non mangiavano mai e non facevano l’amore». I neri si fecero trovare pronti a quell’appuntamento. Finita la loro missione, sono spariti. Diabolik è ancora lì.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-6838878476067462184?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/6838878476067462184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=6838878476067462184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6838878476067462184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6838878476067462184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/diabolik-cambia-stile-adesso-parla-al.html' title='Diabolik cambia stile: adesso parla al microfono di Radio Rai2'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5AVFBOuRF-o/Txp4n9GWXpI/AAAAAAAAXMQ/tYv64OX46_k/s72-c/vignettadiabolik.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2986297408628641792</id><published>2012-01-17T09:41:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T09:41:15.745+01:00</updated><title type='text'>Cantona, la vera "ribellione" è contro il potere delle banche (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-vreIdqhHSHQ/TxSBGHl-xnI/AAAAAAAAXMA/ZemNP8emvrg/s1600/cant.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-vreIdqhHSHQ/TxSBGHl-xnI/AAAAAAAAXMA/ZemNP8emvrg/s400/cant.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 17 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-GnVdAuNAIkY/TxSAO1s4Z1I/AAAAAAAAXL4/CWr8TV_wrBQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-GnVdAuNAIkY/TxSAO1s4Z1I/AAAAAAAAXL4/CWr8TV_wrBQ/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ci sono tanti modi di utilizzare fuori dal rettangolo verde la propria immagine sportiva. Si può pubblicizzare l’ultima invenzione di una multinazionale dei telefoni portatili o sostenere le attività di una fondazione solidarista impegnata in una causa umanitaria. Eric Cantona, ex campione del Manchester United e attualmente dirigente sportivo, ha scelto di “spendere” la propria popolarità per portare l’attenzione dell’opinione pubblica francese su temi pregnanti, su nodi insoluti che la classe dirigente transalpina non affronta con la necessaria decisione: il genio marsigliese, chiedendo ai sindaci di tutta la nazione di sottoscrivere la sua candidatura alle prossime presidenziali, ha costretto i media a soffermarsi sulla questione annosa dell’emergenza abitativa e sullo strapotere delle banche, ed ai politici di professione ha fatto sapere, attraverso una lettera aperta pubblicata da “Liberation”, che punta a lanciare un messaggio di vicinanza “alle sofferenze quotidiane dei cittadini, dimenticate dai potenti”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La provocazione di Cantona sarebbe piaciuta all’attore salentino Carmelo Bene per la sua portata immaginifica. Eric contava di segnare un gol nella porta inviolabile presidiata dai banchieri: «È inutile che tre milioni di persone manifestino per strada sventolando la loro bandierina, non serve a niente. Il sistema – spiegò l’ex Red Devil - è costruito sulle banche. E come si distruggono le banche? Riprendendoci il nostro denaro. Se tre, 10 milioni di persone ritirassero i soldi dal conto, le cose cambierebbero». Nel novembre 2010 fu testimonial dell’iniziativa denominata “Stop Banque”, auspicava il ritiro da parte dei cittadini del denaro depositato sui conti correnti: «Anche chi ha pochi soldi deve ritirarli, se tutti lo facessero sarebbe comunque molto più denaro di quanto le banche non ne detengano realmente in cassa. Gli istituti di credito sono potenti solo perché noi siamo in ginocchio, ma è inutile andare a manifestare per non essere ascoltati o magari prendere i colpi della polizia: un gesto semplice e simbolico può rimettere le cose a posto». E poi aggiunse: «Bisogna fare come &lt;a href="http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2010/07/spaggiari-bandito-gentiluomo-di-silvio.html"&gt;Spaggiari&lt;/a&gt;», l’ex paracadutista protagonista de «la grande rapina di Nizza» del 20 luglio 1976: svuotate 300 cassette di sicurezza della Société Générale, bottino di 50 milioni di franchi. Le sue gesta criminali furono raccontate da Ken Follett nell'omonimo romanzo. «Il prosciugamento del caveau della Société Générale di Nizza? Una beffa per i benpensanti e per gli usurocrati della banca. Gai Saber e gusto della dissacrazione – scrisse lo scrittore di destra e filosofo controcorrente Paolo Signorelli - E poi, è più colpevole l’uomo che rapina una banca o la banca come predazione istituzionale? Sicuramente la banca. Così, non a caso, sosteneva Bertold Brecht. Per Albert il colpo rappresentò un’opera d’arte. Anche perché a lui era il gesto estetico che interessava, non il danaro». Spaggiari, ex della Legione straniera, divenne amico del senatore del Msi Tomaso Staiti di Cuddia, al quale cedette anche i diritti d’autore delle sue opere letterarie in Italia: si conobbero a Rio de Janeiro, e il ribelle francese fu fatalmente attratto dalla runa dorata che portava al collo il barone nero…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Cantona alla fine non sfiderà il presidente postgollista Nicolas Sarkozy né l’aspirante socialista François Hollande. L’estroso campione attraverso il clamore mediatico vuole porre nell’agenda politica la “mobilitazione generale per l'edilizia abitativa”, lanciata a settembre dalla Fondation Abbé Pierre (FAP) e da Emmaus, e alla quale ha aderito l’associazione Catholic Relief Services. L’obiettivo vero è costringere i candidati all’Eliseo a non trascurare le difficoltà di tanti cittadini e di numerosissime giovani coppie nell’acquistare una casa e nel poter onorare i mutui soggetti al rendimento altalenante dei mercati finanziari. Il programma della Fondation Abbé Pierre è perfettamente in linea con una certa idea della politica della destra sociale cresciuta con il mito di Araldo di Crollalanza, il ministro del fascismo che costruì a Bari le case popolari nella zona più bella della città, sul lungomare, per offrire anche ai meno abbienti una visione degna dalle finestre della propria abitazione: “La Fondation Abbé Pierre propone la costruzione di cinquecentomila case all'anno per cinque anni per superare la carenza, un controllo degli affitti, l'aumento della prevenzione degli sfratti e l'accesso agli alloggi per i poveri”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;“Mi domandate infastiditi perché insisto a parlare di calcio? Comprendo: è possibile – analizzava Edmondo Berselli nel saggio “Il più mancino dei tiri” – che a voi non interessi nulla neppure del football. Eppure, se appena ci si pensa, il calcio ha una singolare caratteristica basta pochissimo e un avvenimento calcistico, la figura e il gesto di un campione, la mossa tattica di un allenatore, “precipitano” immediatamente in uno spazio mitico”. Per questo motivo Eric, indomito navigatore nei mari del conformismo contrassegnato dalla bandiera nera dei pirati, con la sua ultima prodezza politica alza ancora una volta l’asticella dell’impegno dei calciatori nello spazio pubblico e spiazza i benpensanti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2986297408628641792?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2986297408628641792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2986297408628641792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2986297408628641792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2986297408628641792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/cantona-la-vera-ribellione-e-contro-il.html' title='Cantona, la vera &quot;ribellione&quot; è contro il potere delle banche (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-vreIdqhHSHQ/TxSBGHl-xnI/AAAAAAAAXMA/ZemNP8emvrg/s72-c/cant.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-178957808780195489</id><published>2012-01-17T09:40:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T09:40:11.645+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Vola come una farfalla, punge come un'ape. Muhammed Alì compie settant'anni.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-myK6xZ8Nd7o/TxR7f3sxHdI/AAAAAAAAXLY/MJLNn36GVNE/s1600/cassius-clay-before-muhammad-ali-.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="373" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-myK6xZ8Nd7o/TxR7f3sxHdI/AAAAAAAAXLY/MJLNn36GVNE/s400/cassius-clay-before-muhammad-ali-.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 17 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-9p-pJJU1zx0/TxR6SEIpFtI/AAAAAAAAXLQ/aWhqQRVfFV0/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-9p-pJJU1zx0/TxR6SEIpFtI/AAAAAAAAXLQ/aWhqQRVfFV0/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La leggenda vuole che Sylvester Stallone trovò l’ispirazione per creare Rocky Balboa dopo aver assistito all’incontro di boxe del 24 marzo 1975 tra Muhammad Alì e Chuck Wepner. Quest’ultimo era un pugile sconosciuto ma con la forza e l’ambizione necessaria per mettere in difficoltà il campione del mondo, esattamente come farà il suo Rocky con Apollo. La determinazione di Wepner, lo stile aggressivo di Rocky Marciano e l’indistruttibilità di Cassius Clay: questi gli ingredienti con cui Stallone ha fabbricato il suo mito di celluloide, dosando la realtà con la fantasia che, si sa, è più generosa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se Cassius Clay sarà costretto dal morbo di Parkinson a lasciare il ring, Rocky farà altrettanto per evitare di diventare cieco ma – potere rigenerante della fiction – tornerà a combattere quasi sessantenne, come se nulla fosse. La vita reale, però, raramente ci offre il sequel. Nel 1978 la DC Comics pubblica un fumetto one-shot dal titolo &lt;em&gt;Superman vs. Muhammad Alì&lt;/em&gt;, in cui il supereroe più amato d’America e il mito vivente del pugilato si alleano per fermare un’invasione aliena della Terra, ma il vero Cassius Clay – the greates, com’era chiamato – sul ring fa sempre più fatica e mostra i primi segni della malattia che gli sarà diagnosticata nel 1984, pochi anni dopo il ritiro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Forse ha ragione chi sostiene che non servano miti ma esempi e l’ex pugile non si è arreso alla malattia, l’ha affrontata in modo esemplare. E al tappeto, lui che in carriera ha subito un solo ko, non c’è andato. Festeggia oggi settant’anni, tanti ne sono passati da quando nacque a Louisville il 17 gennaio del 1942. Una vittoria insperata, stupefacente per chi lo ricorda stringere, da teodoforo, la fiaccola all’Olimpiade di Atlanta del 1996 con la mano già tremolante. In quell’occasione gli fu anche riconsegnata la medaglia d’oro vinta a Roma nel 1960, poiché – come narra un’altra leggenda – si dice che abbia gettato l’originale in un fiume in segno di protesta contro la discriminazione razziale del suo paese. Un ristoratore si sarebbe rifiutato di servirlo perché nero. Convertirsi all’Islam, del resto, non ne aveva aumentato la popolarità. Rifiutarsi di combattere in Vietnam, poi, gli costò il ritiro temporaneo della licenza da parte delle commissioni atletiche pugilistiche statunitensi. «Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato “negro”», disse. Vola come una farfalla, punge come un ape. Non ha mai smesso di farlo, anche senza guantoni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-178957808780195489?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/178957808780195489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=178957808780195489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/178957808780195489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/178957808780195489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/vola-come-una-farfalla-punge-come-unape.html' title='Vola come una farfalla, punge come un&apos;ape. Muhammed Alì compie settant&apos;anni.'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-myK6xZ8Nd7o/TxR7f3sxHdI/AAAAAAAAXLY/MJLNn36GVNE/s72-c/cassius-clay-before-muhammad-ali-.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2531953077238210198</id><published>2012-01-17T09:39:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T09:39:20.681+01:00</updated><title type='text'>Il derby non è una partita come le altre (di Giovanni Tarantino)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DboEjFjEnQ4/TxR-az5glBI/AAAAAAAAXLo/e0Ju6qY9BvY/s1600/fratelli_baresi_643941592.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="270" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-DboEjFjEnQ4/TxR-az5glBI/AAAAAAAAXLo/e0Ju6qY9BvY/s400/fratelli_baresi_643941592.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 17 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ZW1Ms5RXzxM/TxR82sQDPxI/AAAAAAAAXLg/e2RhWpv0-XA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZW1Ms5RXzxM/TxR82sQDPxI/AAAAAAAAXLg/e2RhWpv0-XA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Derby, vocabolo inglese. Nell’accezione angloamericana significa “bombetta”, contraddistingue un capo d’abbigliamento; è un derby anche un missile aria-aria israeliano di nuova generazione. In Italia il Derby è una marca di succhi di frutta molto in voga negli anni Ottanta. Ma in gergo calcistico, nel linguaggio del pallone delineato ben prima di Pasolini e dei suoi podemi, il derby è lo scontro calcistico tra squadre di una stessa città, o al più di una stessa regione. Una rivalità forte che spesso confina nell’offesa reciproca. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;L’ultimo derby giocato in Italia, per esempio, quello meneghino di domenica scorsa, non ha risparmiato striscioni provocatori sia da parte milanista che interista. Se in Curva Sud si sono fatti forza per l’avere trattenuto il gioiellino Pato con un «Madonnina 1 Tour Eiffel 0» a danno dei francesi del Psg, la rivalità rossonerazzurra ha sconfinato in ingiurie del tipo «Siete più odiosi di Equitalia». Ilarità e sarcasmo dal fronte interista: «Noi in 3D, voi 2 in B». Ma anche il sarcasmo da derby giunge a volte in cattiverie antisportive che, in questo caso, hanno preso di mira le patologie di Gattuso e Cassano. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ySqm5lmp16k/TxR_Y3fhN1I/AAAAAAAAXLw/BCKbP9VxCjk/s1600/copertina_Derby.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-ySqm5lmp16k/TxR_Y3fhN1I/AAAAAAAAXLw/BCKbP9VxCjk/s400/copertina_Derby.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Anche questo è derby, una sfida che, di sicuro, «non è una partita come le altre». Sono le conclusioni cui giunge un prezioso volume da poco in libreria, &lt;em&gt;Football rivalries. Derby e rivalità calcistiche in Europa&lt;/em&gt; di Vincenzo Paliotto, edito da Urbone Publishing (pp. 205, euro 15, disponibile anche in ebook). Nella prefazione il giornalista Massimo Grilli coglie il senso del derby e la tradizione ultracentenaria che ormai contraddistingue le stracittadine in tutto il mondo: «Chissà a cosa davvero pensava Zeman, quando qualche anno fa ridusse il derby – in quel caso il derby romano – a “una partita come le altre”, sottovalutando anche l’effetto boomerang tanto frequente nelle parole del calcio. La storia è nota a tutti. Quella partita, la sua Lazio – grande favorita della stracittadina – la perse nettamente per 3 a 0 di fronte alla Roma di Mazzone, e nessun tifoso della Curva Nord ha mai considerato quella sconfitta come “una delle altre”».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Perdere i derby, sempre in gergo calcistico, «brucia», vincerlo può dare alla testa e in certi casi quella partita vale una stagione. Così Vincenzo Paliotto ha svolto il gravoso compito di ricostruire filologicamente la storia di tutti i derbies europei, attraversando un’infinità di rivalità britanniche: soltanto quattro derby a Londra, la city del calcio, più di una decina in tutta l’Inghilterra, tra Second City derby, Steel City derby, Manchester derby, Potteries derby, Wars of two roses derby e chi più ne ha ne metta. Non manca il viaggio dentro le rivalità di Scozia, l’Old firm tra Celtic e Rangers Glasgow su tutte, e le sfide d’Irlanda, di Galles e tutte le rivalità nel cuore del vecchio continente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Paliotto, classe 1973, non è alle prime armi in merito alla scrittura sul calcio: &lt;em&gt;Football Rivalries &lt;/em&gt;è il suo quarto libro, dopo aver pubblicato &lt;em&gt;La Storia della Cavese. Dal 1919 in viaggio con gli Aquilotti&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;L’altro calcio. Storie di football e politica&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Napoli Europeo. Da Sallustro a Cavani, via Maradona&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In questo suo ultimo lavoro scopre risvolti interessanti rispetto alle rivalità dell’Europa balcanica, che definisce una «polveriera anche nel calcio». A tale proposito scrive: «La storia delle rivalità e delle contrapposizioni in questa regione dell’Europa si miscela pericolosamente con le diatribe politiche anche a livello internazionale dei paesi che la compongono. Nell’aspetto del calcio nei Balcani, comunque, recita un ruolo predominante il regime comunista sgretolatosi dopo la caduta del Muro di Berlino, il cui retaggio è stato in parte assorbito e per certi versi invece non completamente sostituito da istituzioni per così dire alternative. Oltretutto lo strascico indelebile tracciato dallo stesso regime comunista ha provocato il coagularsi di una forte spinta fascista, o quantomeno nazionalista, impiantatasi nelle maggiori e più numerose tifoserie al seguito delle squadre dell’est europeo. Ad ogni modo, nella ex-Jugoslavia la frammentazione territoriale, nella maggior parte dei casi verificatasi anche dopo sanguinose guerre, non ha stemperato le grandi rivalità dell’allora campionato jugoslavo, mentre ne ha risvegliate altre che per diversi motivi erano state assopite o meglio soffocate dalle vicende storiche e politiche». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ampio spazio, chiaramente, è dedicato ai derby di casa nostra. L’Italia si muove degnamente sulla scia delle contrapposizioni storiche tra guelfi e ghibellini, tra comuni, tra Nord e Sud: il campanilismo è parte del nostro costume e di conseguenza del nostro calcio. Cinque stracittadine (Milano, Torino, Genova, Roma e Verona) su tutte si identificano come le maggiori rivalità del calcio nazionale, anche se, come del resto accade in Gran Bretagna, numerosissime sono le sfide ad alto contenuto antagonistico nelle varie regioni e nelle varie province. «D’altra parte – analizza Paliotto – la conformazione originaria geopolitica dell’Italia ha trasportato quindi nel rito calcistico le ataviche rivalità, condite principalmente da motivi campanilistici ed in qualche caso anche politici. Senza dimenticare le feroci contrapposizioni che da sempre intercorrono tra i club del Nord e del Sud Italia». Così è storia di casa nostra non soltanto il blasonato derby tra Milan e Inter, o il derby del Cupolone, ma anche una serie di sfide provinciali come Alessandria-Casale, Salernitana-Cavese, e una serie di derby regionali, in Lombardia come in Puglia e in Sicilia. Sono i derby d’Italia e non «partite come le altre».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2531953077238210198?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2531953077238210198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2531953077238210198' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2531953077238210198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2531953077238210198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/il-derby-non-e-una-partita-come-le.html' title='Il derby non è una partita come le altre (di Giovanni Tarantino)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DboEjFjEnQ4/TxR-az5glBI/AAAAAAAAXLo/e0Ju6qY9BvY/s72-c/fratelli_baresi_643941592.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-6377464903948998077</id><published>2012-01-16T00:14:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T00:14:39.101+01:00</updated><title type='text'>Il caso Carretta: la folla contro ragione e giustizia (di Alfredo Borgorosso)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gO_o9sTX0ag/TxNdmubLWMI/AAAAAAAAXK8/xMctt-Gvxkw/s1600/zara.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-gO_o9sTX0ag/TxNdmubLWMI/AAAAAAAAXK8/xMctt-Gvxkw/s400/zara.jpg" width="272" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Alfredo Borgorosso&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 15 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-VbzTsmmFhtc/TxNct477w5I/AAAAAAAAXK0/hxfhax2ztho/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-VbzTsmmFhtc/TxNct477w5I/AAAAAAAAXK0/hxfhax2ztho/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La furia popolare, l'irrazionalità della folla, il delirio giacobino, la smania irrefrenabile di esercitare una cruenta giustizia sommaria: gli epiloghi delle guerre civili sono sempre costellati di esecuzioni, violenze inaudite, lotte fratricide. Lo scempio compiuto dai ribelli libici sul corpo del raìs Mohammad Gheddafi nell'ottobre scorso, immortalato dalle immagini dei media di tutto il mondo, non è tanto diverso dagli assassini e dalle stragi avvenute nell'Italia lacerata dalla guerra civile dal 1943 al 1945. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Nella piazza, con una potente spallata, la folla ha aperto i cancelli, si è arrovesciata, straripa per le scalinate austere, travolge le sottili dighe della polizia armata di fucili mitragliatori che non spareranno, irrompe a cuneo nell'aula satura. La sala ne è come sommossa; nella frenetica spinta in avanti le poltrone si spezzano, i privilegiati corrono il rischio di essere soffocati e schiacciati: si ode un terribile scricchiolio. Gli spettatori sul posto vengono proiettati in avanti e la folla si ritrova, trionfante e spaventosa, in piedi sui banchi dei giudici, a grappoli sullo scranno presidenziale. Giornalisti, avvocati, autorità sono sommersi da una marea che urla, si dimena, esplode»: la cronaca del processo al questore fascista Pietro Caruso di Zara Algardi costituisce una straordinaria istantanea del clima che si respirava nella Roma abbandonata dai lealisti mussoliniani e dai tedeschi. L'aula del Tribunale capitolino diventò il palcoscenico dove andò in scena il dramma di Donato Carretta: principale teste dell'accusa contro il funzionario del Regime, fu scambiato da una vedova inferocita per uno dei fucilatori del marito alle Fosse Ardeatine e linciato in pubblica piazza. Il corpo oltraggiato fu appeso all'ingresso del carcere di Regina Coeli, penitenziario che dirigeva con umanità, adoperandosi tenacemente per salvare la vita a tanti oppositori politici, collaborando con il Cln.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-V00Py33JsfA/TxNdvG6nR6I/AAAAAAAAXLE/XOO3UoA1RDE/s1600/ar.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-V00Py33JsfA/TxNdvG6nR6I/AAAAAAAAXLE/XOO3UoA1RDE/s400/ar.jpg" width="232" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Le edizioni di Ar (tel. 0825.32239) hanno riproposto con il titolo &lt;em&gt;Furor di popolo&lt;/em&gt; (pp. 318, euro 23), l'opera di Zara Algardi &lt;em&gt;Il processo Caruso&lt;/em&gt;, pubblicato nel 1945 a Roma. Con il ritmo di una sceneggiatura da film pulp, l'autrice consente di rivivere quelle tragiche giornate e, pur risentendo della vicinanza degli eventi, non caricaturizza i ritratti dei protagonisti, preservandone luci ed ombre. Così il questore Caruso - personaggio ambiguo, definito dal suo difensore "un debole, un mediocre, un fanatico", incapace di frenare le razzie compiute dalla banda Koch, consapevole delle responsabilità per l'autorità esercitata in una Capitale dilaniata tra attentati terroristici dei partigiani, rappresaglie e squallidi soprusi ai danni degli oppositori - viene inquadrato in un percorso di possibile ravvedimento: durante le udienze leggeva la Bibbia e il &lt;em&gt;De Vita christiana&lt;/em&gt; di sant'Agostino e prima di essere fucilato chiese al direttore del carcere di donare copie del libro del filosofo di Tagaste agli altri reclusi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La sequenza della fine di Carretta è accompagnata da un reportage fotografico che rende tangibile il clima avvelenato nel quale si celebrò il processo a Caruso: la didascalia di una immagine descrive la furia della vedova Antonina Ficotti di Frascati mentre "addita Carretta come fucilatore del marito". «Individui esaltati si affannano contro la porta di fondo - scrive ancora Algardi - dietro il banco presidenziale. (…) Questa folla essenzialmente borghese, ha assunto l'aspetto di una massa proletaria in rivolta. A chiunque osservi con occhi freddi la sala, risulta chiaro che agenti provocatori sono impegnati nel sommuoverla sempre di più». Gruppi di facinorosi vorrebbero giustiziare seduta stante Caruso, il colonnello americano Atkinson invita tutti ad andare a casa assicurando che "giustizia sarà fatta", ma il clima si infiamma. «Testi autorevoli - rammenta la Algardi - dichiareranno che un uomo vestito di bleu lo ha indicato (Carretta n.d.r.) alla donna che ora lo accusa, scomparendo subito dopo. L'incidente è esploso con la violenza di un uragano. Le appassionate discolpe di Carretta (…) non vengono ascoltate: qualcuno lo ha preso per i capelli e tira selvaggiamente». Il tenente americano Atkinson lo salva dalla prima aggressione degli astanti, ma Carretta viene inopinatamente immesso dalle forze dell'ordine presenti nei corridoi del Palazzo, dove la folla lo inizia ad assalire. Il direttore del carcere è annichilito dai colpi che riceve da un gruppo di assassini. Alcuni lo atterrano sulle rotaie del tram. Vorrebbero che fosse investito dalla vettura, ma il conducente si rifiuta mostrando la tessera del Partito comunista: «L'uomo solo ha vinto contro la massa incandescente. Tra tutti coloro che sono stati presenti alla tragedia svoltasi di fronte al Palazzo di Giustizia della Città Eterna - chiosa l'autrice - il solo uomo degno di questo nome si chiama Angelo Salvatori, romano». Carretta fu lanciato nel fiume, rianimato dall'acqua gelata si attaccò ad uno steccato ma due uomini con una barca lo colpirono insistentemente con un remo finché spirò. Il suo corpo spogliato e sfigurato fu appeso all'ingresso di Regina Coeli. La moglie disperata poté vederne lo scempio dalla finestra della sua abitazione. Il "furore del popolo" si era placato solo con il sangue di questo uomo onesto, martire di una guerra civile nella quale colpevoli ed innocenti erano ormai indistinguibili, in un terribile canovaccio di dissoluzione e vendette.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Alfredo Borgorosso&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-6377464903948998077?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/6377464903948998077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=6377464903948998077' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6377464903948998077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6377464903948998077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/il-caso-carretta-la-folla-contro.html' title='Il caso Carretta: la folla contro ragione e giustizia (di Alfredo Borgorosso)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gO_o9sTX0ag/TxNdmubLWMI/AAAAAAAAXK8/xMctt-Gvxkw/s72-c/zara.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5315004842251995979</id><published>2012-01-15T20:49:00.001+01:00</published><updated>2012-01-16T00:05:37.414+01:00</updated><title type='text'>Torna la magia innovativa e evergreen di Aqualung (di Federico Zamboni)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NJfnjpzs3EM/TxNbqylnaLI/AAAAAAAAXKs/RAcBmVcHhjU/s1600/acqua.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="392" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-NJfnjpzs3EM/TxNbqylnaLI/AAAAAAAAXKs/RAcBmVcHhjU/s400/acqua.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 15 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-6et5-VJbtN8/TxMrGEJ7mnI/AAAAAAAAXKU/BpIWXTZ1Bvs/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-6et5-VJbtN8/TxMrGEJ7mnI/AAAAAAAAXKU/BpIWXTZ1Bvs/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Sono la nostra piccola macchina del tempo, le ristampe dei grandi album del passato. Il trucco ricorrente per tornare indietro, con un unico balzo istantaneo di inarrivabile lievità, e sprofondarci di nuovo nella magia di certe fasi irrimediabilmente perdute. Come dice lo stesso Ian Anderson, leader di quei Jethro Tull di cui è stato recentemente ripubblicato il magnifico &lt;em&gt;Aqualung&lt;/em&gt;, «verso la fine degli anni Sessanta c'era il senso di una rivoluzione musicale in atto. Chi suonava sapeva di essere parte di un grande cambiamento musicale, sapeva di fare qualcosa di nuovo o aveva la speranza di farlo. Oggi non c'è nulla di nuovo da fare, per i ragazzi è difficile creare la stessa innovazione radicale».&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Aqualung &lt;/em&gt;uscì nel 1971. I Jethro Tull erano uno dei vari gruppi in ascesa, ma non ancora pervenuti a una definitiva consacrazione. Partiti in chiave blues, come tanti altri artisti britannici che erano stati folgorati dalla sua profondità benedetta e misteriosa, immediata per l'ascoltatore ed enigmatica per i musicisti, scarna per un verso e ricchissima di potenzialità per l'altro, si erano rapidamente sottratti al rischio che il legame istintivo si irrigidisse in una scelta programmatica, e quindi in un vincolo troppo stretto. Passione, purtroppo, fa rima con prigione. Curiosità, invece, fa rima con libertà. Come anche vitalità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TjNjFgLZm9M/TxMsoctzxNI/AAAAAAAAXKk/l6bsmCbozeA/s1600/ian_anderson.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="311" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-TjNjFgLZm9M/TxMsoctzxNI/AAAAAAAAXKk/l6bsmCbozeA/s400/ian_anderson.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ian Anderson era un giovanotto di poco più di vent'anni. Nato in Scozia e trapiantato da ragazzino in Inghilterra, a Blackpool. Il rapporto con la musica, nella tipica tradizione della musica popolare, era puramente istintivo: gli strumenti si suonano a orecchio, e se non sei in grado di farlo è probabile che non sia la tua strada. I brani si imparano a memoria, e se dopo averli sentiti ti viene in mente che si potrebbero sviluppare in modo diverso (in molti modi diversi) è probabile che tu sia qualcosa di più di un semplice esecutore, per quanto dotato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La celeberrima &lt;em&gt;Bourée&lt;/em&gt;, contenuta nell'album &lt;em&gt;Stand Up&lt;/em&gt; del 1969, nacque così. Una composizione di Bach ascoltata per caso, e nell'esecuzione parziale e quanto mai imperfetta di un vicino di casa alle prime armi, che si piantò nella testa di Ian e lo spinse a rielaborarla. Il folk non ha mai dovuto chiedere il permesso, per prendere e togliere o aggiungere. Il rock nemmeno. Lo splendido motivo di Bach non era uno spartito da riprodurre fedelmente: era una melodia affascinante incontrata all'improvviso, mentre vibrava nell'aria e si faceva strada attraverso i muri di un edificio qualsiasi. Una rivelazione afferrata al volo, come lo sguardo di una bella sconosciuta che ti passa accanto e chissà dove sta andando. Ma di sicuro non da te. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il colpo di fortuna, più che di genio, fu riproporla col flauto traverso, nello stile turbinoso e spumeggiante che all'epoca era una sorpresa totalmente inaspettata (niente flauti, nel Delta del Mississippi - e neppure alle spalle di Elvis) e che poi è diventato il marchio di fabbrica, anzi lo stemma gentilizio, dello stesso Ian e dei Jethro Tull. I quali hanno attraversato un mucchio di cambiamenti di organico, essendo in fin dei conti l'estensione di un solo leader dalla personalità fortissima, e tuttavia, per la stessa ragione, non si sono mai sciolti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/W37x7lNP4DY" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A &lt;em&gt;Stand Up&lt;/em&gt; era seguito &lt;em&gt;Benefit&lt;/em&gt;, nel 1970. Buono, ma non quanto ci si attendeva. O si sperava. Il problema non era quello che c'era nel disco. Era quello che mancava. Che continuava a mancare, come peraltro era logico in un momento di crescita e di progressiva messa a fuoco. Il limite, decisivo, era la sensazione che i diversi pezzi (del mosaico, non del puzzle) fossero ancora in attesa di trovare la loro collocazione ottimale, capace di trasformare un abbozzo suggestivo in un disegno compiuto. Suscettibile di chissà quali ampliamenti, in futuro, ma ormai definito nel suo nucleo creativo. Nella sua verità sostanziale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Quel completamento fu appunto &lt;em&gt;Aqualung&lt;/em&gt;. A cominciare dal brano omonimo, proprio in apertura dell'album, l'impatto era quello di un'opera finalmente matura, che sa alla perfezione cosa vuole esprimere e che è certa di aver trovato il modo giusto per farlo. Il fascino, del resto, iniziava a sprigionarsi già a partire dalla copertina: il barbone che vi appariva dipinto era allo stesso tempo repellente, col suo sguardo grifagno da predatore di vittime inermi, e intrigante, con quell'atteggiamento indaffarato e quasi febbrile. Un individuo ancora vivo, nonostante tutto. Quale che fosse la sua storia, segreta, di delusioni e di sconfitte, i disastri accumulati non avevano spento del tutto i bagliori del desiderio. E dell'aspirazione, forse, a un qualche genere di riscatto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Aqualung&lt;/em&gt; non era un vero e proprio "concept album", con un filo conduttore che si dipana deliberatamente dall'inizio alla fine, ma ci andava vicino. La figura del mendicante riassumeva, ed estremizzava, le innumerevoli persone che non resistono ai colpi del destino - o di quella sottospecie di destino che è la routine quotidiana - e finiscono sgretolate ed esauste. Disgustate di se stesse e degli altri. Impazienti di chiudere la partita e di cancellare tutti quei ricordi sgradevoli, o peggio. In bilico tra la speranza di una nuova vita, dopo un lungo riposo ristoratore e ricominciando da zero («Possibilmente in un universo meno aspro e insidioso, Signore»), e la sconfinata stanchezza di chi ha solo voglia di svanire nel nulla. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/nkW16W1KNLI" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Locomotive Breath&lt;/em&gt;, l'altro pezzo che da allora in avanti è rimasto un appuntamento pressoché irrinunciabile nelle esibizioni dal vivo, lo diceva esplicitamente, e chiamava in causa Dio: &lt;em&gt;Nella follia disorientante / Del respiro della locomotiva / Corre il perdente di ogni tempo / Punta dritto alla sua morte / Sente i pistoni che raschiano / Vapore che lo colpisce in fronte / Il vecchio Charlie ha rubato la manopola / e il treno non si fermerà / Non c'è modo di rallentare / Vede i propri figli che scendono / alle stazioni, uno dopo l'altro / (…) Credo che Dio, lui ha rubato la manopola / E il treno non si fermerà / Non c'è modo di rallentare&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Una vera macchina del tempo. Ecco che cosa ci vorrebbe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5315004842251995979?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5315004842251995979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5315004842251995979' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5315004842251995979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5315004842251995979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/torna-la-magia-innovativa-e-evergreen.html' title='Torna la magia innovativa e evergreen di Aqualung (di Federico Zamboni)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-NJfnjpzs3EM/TxNbqylnaLI/AAAAAAAAXKs/RAcBmVcHhjU/s72-c/acqua.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2692964830889028633</id><published>2012-01-15T20:32:00.000+01:00</published><updated>2012-01-15T20:32:18.300+01:00</updated><title type='text'>L'american dream dei nostri nonni senza toni epici (di Giuseppe Mammetti)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jS_IsnHUbG8/TxMoy_6QnLI/AAAAAAAAXKE/zv6e9JNbj5g/s1600/la-fine-di-salvatore-scibona-L-mu1zE8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-jS_IsnHUbG8/TxMoy_6QnLI/AAAAAAAAXKE/zv6e9JNbj5g/s400/la-fine-di-salvatore-scibona-L-mu1zE8.jpg" width="295" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giuseppe Mammetti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 15 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-1EfGjjGiRBs/TxMoTfl9hVI/AAAAAAAAXJ8/aDzQ8ZTnA00/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-1EfGjjGiRBs/TxMoTfl9hVI/AAAAAAAAXJ8/aDzQ8ZTnA00/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'America dei nostri avi era la patria delle possibilità. Un paradiso da conquistare con sudore e sacrifici. Quando gli immigrati italiani sbarcavano nell'immenso porto di New York, il copione era sempre lo stesso. Scendevano da transatlantici oceanici, si precipitavano verso gli hangar dell'immigrazione e attendevano tutti una verità definitiva: dentro o fuori. Ammessi nell'universo fantastico delle occasioni oppure rifiutati. Rigettati da quella che per molti era l'unica via di salvezza dalla fame. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ledU8Q029lI/TxMppIzzGxI/AAAAAAAAXKM/gHuL4lnn5n4/s1600/scifon.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ledU8Q029lI/TxMppIzzGxI/AAAAAAAAXKM/gHuL4lnn5n4/s400/scifon.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In un secolo è cambiato tutto. L'America è diventata il paese dell'epica e dell'epopea. La nazione delle nazioni, fondata su storie e racconti di popoli distinti. Che oramai, in assenza di un progresso trainante, sono uniti da un comune denominatore civile e da una cultura che ha invaso il mondo, divenendo il simbolo dell'Occidente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Entrambe le Americhe sono raccontate dal caso letterario Usa più importante degli ultimi anni. &lt;em&gt;La Fine&lt;/em&gt;, opera prima dell'italo-americano Salvatore Scibona, classe 1975, di Cleveland, pubblicata in Italia dalla casa editrice romana "66tha2nd". Ovvero "Sixtysixthandsecond", l'indirizzo dell'incrocio tra la Sessantaseiesima strada e la Seconda avenue di Manhattan. Un posto di passaggio. Di quelli che solitamente si identificano come "non luoghi" e invece producono frammenti di vita inaspettati, riflessi di realtà impropriamente chiamati sfumature. Posti che fanno pensare. Un po' come fa pensare questo romanzone di 392 pagine, denso come un racconto e spontaneo come una confessione. Storia di un'immigrazione che non ha nulla a che vedere con la ricostruzione canonica e inflazionata che va per la maggiore, ma piuttosto segna una rottura. Traccia il percorso verso un nuovo modo di scrivere e di raccontare. Dimostrandosi incalzante, già a partire dall'incipit-presentazione del protagonista: «Era alto un metro e cinquantaquattro con le scarpe da passeggio. Sembrava un orso con quella faccia rotonda dalla mascella prominente, petto e spalle di proporzioni esorbitanti, vita quasi altrettanto massiccia, ma scavato alle anche e privo di un didietro adeguato su cui sedersi (anche se non era certo noto per stare spesso seduto) e debole di caviglia, con due piedi minuscoli da ragazza, un uomo a forma di lampadina». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Questo è Rocco La Grassa, il panettiere di Elephant Park, immaginaria Little Italy nel cuore di Cleveland, in Ohio. Padre irreprensibile di tre figli. Due dei quali cresciuti con la madre, nel New Jersey. Ed uno, l'ultimo, rimasto con lui, tirato su tra un'infinità di sacrifici. Rocco è un uomo dalla scorza dura, descritto dall'autore come «fedele fino allo stremo alle fatiche quotidiane», che in tutta la vita ha chiuso il suo negozio per un giorno soltanto. Il 15 agosto 1953, durante la sagra italiana di Elephant Park, dopo aver appreso che il figlio prediletto, la sua unica ragione di vita, è morto nella guerra di Corea. Lo stesso giorno la sua esistenza s'incrocia con quella di una vedova che procura aborti in una cantina, di un vecchio gioielliere appassionato di storia e di alcuni simpatizzanti del Ku Klux Klan, che durante le processioni reggono la statua della Madonna. Personaggi che cambiano la sua visione delle cose, ma soprattutto sintetizzano nel racconto di una giornata cinquant'anni d'integrazione italo-americana. Di sogni spezzati, vecchie abitudini, sentimenti incrociati e passioni sopite, che nulla c'entrano col cumulo di stereotipi legati alla nostra immigrazione. Stereotipi che Scibona si è divertito ad abbattere, tanto nel romanzo quanto nelle interviste rilasciate dopo il successo del libro. Dove ha inveito, spesso, contro l'idea di una mafia egemone: «Non ho mai incontrato un mafioso in vita mia e, infatti, nel mio libro non ce n'è neppure uno. Perché preferisco la gente vera». Contro il "presunto" legame inscindibile con la terra d'origine: «Per molti italo-americani - ha confidato ad Alessandra Farkas del &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; - il Bel Paese è un luogo mitico che esiste solo nella fantasia. La mia famiglia ha talmente rimosso la parabola migratoria che in casa storpiavamo persino il cognome, che pronunciavamo Schibona, all'americana». Contro la descrizione degli italiani d'America, fatta dallo schowbiz nazionale: «Il genere ha una sua dignità artistica solo come fiction pura. I "Sopranos" sono una serie geniale, ma di pura fantasia». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nonostante la sarabanda di elogi, a molti osservatori è sfuggito come il successo internazionale de La fine in parte dipenda dal suo carattere iconoclasta. Dall'aver tributato il giusto riconoscimento a una cultura, quella degli italiani d'America, sfruttata quasi esclusivamente per ragioni commerciali. Malgrado si possa definire "italiana" una fetta considerevole dell'immaginario Usa. Rivoluzionato da scrittori come John Fante, Don DeLillo, Mario Puzo e Richard Russo. Da giganti di Hollywood come Robert De Niro, Al Pacino, Martin Scorsese, Frank Sinatra, Vincente e Liza Minnelli. E da un'infinità di gente comune che nell'America, come patria di libertà e progresso, ha creduto per davvero. Spesso non tornando più a casa. Come la famiglia Scibona. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tuttavia, ad ispirare lo scrittore in quello che è ritenuto uno dei grandi romanzi del secolo, che gli ha fruttato una citazione del "New Yorker" tra i venti migliori scrittori under 40 d'America ed una notorietà mondiale, è stato un viaggio in Sicilia. Il viaggio del ritorno a casa, a Mirabella Imbaccari, nel Catanese, dove ha conosciuto i parenti e ripreso i contatti col paese d'origine. Quello dei racconti dell'infanzia. Che riscopriva quando andava a trovare la sua bisnonna, Domenica Spriglione, in un'immensa fattoria dell'Ohio: «Era lei la matriarca del clan e la mia grande musa, un'analfabeta intelligentissima e spirituale, che indossò il lutto dalla morte del marito, nel '52, fino alla propria, nel 1994». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In Italia, alla fine, c'è rimasto nove mesi, grazie ad una borsa di studio. Ha imparato la nostra lingua e iniziato a scrivere il suo romanzo. Costato 10 anni di lavoro. Un romanzo che per rubare una metafora a Raymond Carver, possiamo definite non scritto, "ma scolpito", sudato riga per riga. Che non ha nulla da spartire col cliché strappalacrime dell'italiano nostalgico, ma si diverte a ridicolizzarlo. A nasconderlo, narrando la vita della gente comune, mescolata ad una trama acrobatica. Fondata su punti di vista diversi. Addirittura divergenti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se proprio dobbiamo trovargli un modello, scegliamo il suo idolo letterario, Don DeLillo. Che in &lt;em&gt;Underworld&lt;/em&gt; descrive quarant'anni di vicende americane, semplicemente inseguendo il percorso di una palla da baseball. Scagliata fuori campo da Bobby Thompson, mitico battitore dei Giants nella finale per il titolo del 3 ottobre 1951, e finita nelle mani di un rampante imprenditore della nettezza, negli anni '90, quando il libro si chiude. In mezzo c'è un bel pezzo di storia Usa, dalla guerra fredda alle conquiste informatiche. Fino alla consacrazione a "faro" della civiltà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In &lt;em&gt;La fine&lt;/em&gt; accade la stessa cosa. Ma i protagonisti sono i nostri nonni. In un paese che non era il loro. Al centro di un impero culturale che hanno contribuito a costruire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Mammetti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2692964830889028633?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2692964830889028633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2692964830889028633' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2692964830889028633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2692964830889028633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/lamerican-dream-dei-nostri-nonni-senza.html' title='L&apos;american dream dei nostri nonni senza toni epici (di Giuseppe Mammetti)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-jS_IsnHUbG8/TxMoy_6QnLI/AAAAAAAAXKE/zv6e9JNbj5g/s72-c/la-fine-di-salvatore-scibona-L-mu1zE8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-119547156075685404</id><published>2012-01-15T20:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-15T20:23:21.807+01:00</updated><title type='text'>Il Msi e l'America: quando si voleva l'Europa come "terza forza" (di Mario Bernardi Guardi)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_gAZj6scSDs/TxMnWZljZrI/AAAAAAAAXJ0/PzNpyUCi9dQ/s1600/noialtri.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="178" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-_gAZj6scSDs/TxMnWZljZrI/AAAAAAAAXJ0/PzNpyUCi9dQ/s400/noialtri.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 15 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-sMqmq8kxKzE/TxMm701ui1I/AAAAAAAAXJs/4JOS15KcTME/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-sMqmq8kxKzE/TxMm701ui1I/AAAAAAAAXJs/4JOS15KcTME/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Come eravamo? Sicuramente antiamericani. Noi, postfascisti, movimentisti, sessantottini neri, "neodestri" al di là della destra e della sinistra, eravamo antiamericani. Rivendicavamo la "sovranità" italiana ed europea, ci sentivamo "terzaforzisti", non credevamo a una sorta di diritto yankee ad intervenire in questa o in quell'altra area del mondo in nome della libertà, della democrazia e del progresso, provavamo un senso di insofferenza di fronte all'immagine del "liberatore" simpatico, sorridente e generoso. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'anticomunismo non significava che dovessimo stamparci in fronte e nel cuore la bandiera a stelle e strisce. Non ci piaceva la guerra nel Vietnam, non ci piacevano i "berretti verdi", non ci piaceva John Wayne nelle vesti di Capitan America.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il partito di riferimento - il Movimento Sociale Italiano - tifava Nixon? Il giornale di riferimento - il &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; - idem? Noi dell'&lt;em&gt;Orologio&lt;/em&gt;, noi che avremmo sperato che il nostro mondo prendesse in mano la bandiera della rivolta generazionale e del riscatto europeo, no, non ci stavamo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'ufficialità missina ci guardava con compatimento: poveri studentelli velleitari incapaci di fare i conti con il duro realismo della politica estera e della divisione del mondo in blocchi… &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non c'era proprio nulla da fare. Si trattava di un dialogo tra sordi. Eppure eravamo noi, spesso non iscritti e fortemente polemici con il partito, i missini doc. Perché il Movimento era nato con quel bel volto italiano, europeo, mediterraneo e aperto a tutti i combattenti per la liberazione nazionale (quella vera!), dovunque si trovassero, che noi gli volevamo restituire. Il nostro antiamericanismo terzaforzista non era un'utopia fasciocomunista ma il contrassegno del Msi delle origini. Nei suoi esponenti più convinti e appassionati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Forse sognavamo? Forse dicevamo delle balle? Bè, di sicuro la cosiddetta "realtà" era un po' più complessa di come ce la figuravamo. E oggi se scaviamo nei materiali contenuti in saggi come &lt;em&gt;Cinquant'anni di nostalgia&lt;/em&gt; di Marco Tarchi e Antonio Carioti (Rizzoli, 1995), &lt;em&gt;Dal Msi ad An. Organizzazione e strategie&lt;/em&gt; di Marco Tarchi (Il Mulino, 1997), &lt;em&gt;Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948&lt;/em&gt; di Giuseppe Parlato (Il Mulino, 2006), quanto meno dobbiamo chiederci: la scelta anticomunista, atlantica, moderata ecc. era o era comunque destinata a diventare la "ragione costitutiva" del Msi alla fine degli anni Quaranta? Insomma, stava nella "forza delle cose"? C'era spazio per una Italia e una Europa che prendessero le distanze dagli Usa senza finire nella sfera d'influenza sovietica?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Si tratta di interrogativi, per dir così, "laceranti", ma ce li dobbiamo porre non solo per onestà, ma per la benedetta faccenda di quella "identità" che oggi più che mai inseguiamo in uno scenario come l'attuale in cui le eterne "ragioni" yankee e quelle nuovissime della globalizzazione sembra che abbiano espropriato Italia ed Europa da ogni diritto a una politica estera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In ogni caso, per tornare al "nostro ambiente" e, se vogliamo, all'amaro dibattito sulla sua "deriva", saggi di ricognizione/ricostruzione/messa a fuoco e a punto come quelli che abbiamo citato hanno un indubbio valore. E un eccellente contributo esplorativo viene anche da uno studio di Luca Tedesco, pubblicato sull'ultimo numero di &lt;em&gt;Nuova Storia Contemporanea&lt;/em&gt; dal titolo "L'antiamericanismo neofascista delle origini. 1945-1954").&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tedesco ci (di)mostra chiaramente che in quei dieci anni "militanti" anticapitalismo, antiamericanismo, terzaforzismo non erano appannaggio di correnti marginali ma avevano nel partito ampia rappresentazione. Anzi, inizialmente, pur all'interno di un acceso dibattito, la linea prevalente del Msi, insieme a un vigoroso anticonservatorismo e a una ardente vocazione "sociale", appariva quella dell'"equidistanza" dal Blocco Urss e da quello Usa. Di congresso in congresso, però, le varie correnti dell'antiamericanismo neofascista sarebbero state emarginate e «l'antiamericanismo sarebbe stato sostituito dall'anticomunismo e dall'atlantismo debole o addirittura negato si sarebbe passati a quello forte». Una conversione dettata da motivi "pratici" quella del Msi? Una sorta di "atto dovuto" e compiuto non per ragioni ideologiche ma «in base al principio del male minore, stante la capacità e la volontà degli Usa di garantire la sopravvivenza economica dell'Italia e la sua difesa militare»? Una scelta di campo che all'inizio chiede contropartite che garantiscano l'integrità del nostro territorio, ma che alla fine, senza ottenere nulla, diventa convinta opzione antisovietica e antineutralista?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tedesco ci racconta un mondo ribollente di idee, passioni, tensioni. Ricostruisce dibattiti incandescenti su testate come &lt;em&gt;La Rivolta Ideale&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Asso di Bastoni&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Rosso e Nero&lt;/em&gt;; pagine in cui si sottolinea che bisogna alzare la bandiera della "terza forza", quella dell'idea europea che non deve subìre né gli «isterismi fanciulleschi dell'America» né «le esigenze marxiste di Mosca». Tedesco evoca infine nomi di polemisti come Concetto Pettinato, Giorgio Pini, Stanis Ruinas, insieme a quelli di "padri fondatori" come Giorgio Almirante, Pino Romualdi, Augusto De Marsanich, Arturo Michelini… Rerstituisce l'idea di un mondo vivo, dove la dialettica, anche aspra, era all'ordine del giorno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;No, non siamo "figli di un dio minore". Di sicuro, antiamericani o filoamericani, "qualcosa" eravamo, tra confronti/scontri effervescenti e scelte sanguinanti. Ora, e con tutta l'enfasi del caso, dove sono i nostri "dèi"? E chi sono? Se preferite: sappiamo bene da dove veniamo. Dove andiamo, no.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-119547156075685404?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/119547156075685404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=119547156075685404' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/119547156075685404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/119547156075685404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/il-msi-e-lamerica-quando-si-voleva.html' title='Il Msi e l&apos;America: quando si voleva l&apos;Europa come &quot;terza forza&quot; (di Mario Bernardi Guardi)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_gAZj6scSDs/TxMnWZljZrI/AAAAAAAAXJ0/PzNpyUCi9dQ/s72-c/noialtri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-154884317936620279</id><published>2012-01-14T08:58:00.006+01:00</published><updated>2012-01-14T21:05:21.684+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>L'Eden dei fumettisti immaginari? Si chiama Hicksville</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-tEjzT2ekYio/TxE1Bolo0RI/AAAAAAAAXI0/kKoJFRRtCXE/s1600/ics.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-tEjzT2ekYio/TxE1Bolo0RI/AAAAAAAAXI0/kKoJFRRtCXE/s400/ics.jpg" width="268" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 14 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oNmgf7OIIs8/TxE0lZJKWSI/AAAAAAAAXIs/YkaCSrfXXKc/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-oNmgf7OIIs8/TxE0lZJKWSI/AAAAAAAAXIs/YkaCSrfXXKc/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Risparmiatevi la fatica di cercare Hicksville sugli atlanti, ammesso che possediate ancora tali reperti archeologici. Anche quella, minima, di affidarvi a Google Maps. Accontentatevi di sapere che è nascosto in un angolo remoto della Nuova Zelanda e no, non cercate immagini su internet. Non ne trovereste. Perché Hicksville non esiste e, del resto, potrebbe esistere &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; un luogo in cui tutti gli abitanti sono avidi lettori di fumetti, talmente appassionati da disquisire di &lt;strong&gt;Jack Kirby&lt;/strong&gt;, il creatore dell’universo Marvel, come se si trattasse della locale star del rugby? &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Va02lcSkx-c/TxE-IPMD7-I/AAAAAAAAXJM/Nj2Spolp5j8/s1600/Dylan%252520Horrocks%252520self%252520portrait.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-Va02lcSkx-c/TxE-IPMD7-I/AAAAAAAAXJM/Nj2Spolp5j8/s1600/Dylan%252520Horrocks%252520self%252520portrait.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Hicksville appartiene a quelle terre di nessuno che anche quando presentano riferimenti storici e indizi geografici verosimili rimangono invisibili ai più. Per poterle visitarle è sufficiente il bagaglio leggero della fantasia ma solo chi conserva puro il proprio cuore potrà tornarvi ogni volta che vorrà. I viaggiatori dell’immaginario prendano nota: ad Aquilonia, Avalon, Eldorado, Sherwood, Darkwood, Mompracem, Terra di Mezzo, Contea, Narnia (e chi più ne ha ne metta) aggiungano questo piccolo e sperduto paesino creato dal neozelandese &lt;strong&gt;Dylan Horrocks&lt;/strong&gt; (Auckland, 1966) con tanto di mappa e glossario. Disegnatore tra i più apprezzati della sua generazione, Horrocks è diventato famoso proprio grazie a &lt;em&gt;Hicksville&lt;/em&gt; – dapprima apparso nel 1998 in dieci numeri su &lt;em&gt;Pickle&lt;/em&gt; e poi pubblicato in volume dieci anni fa dalla Black Eye – con cui ha vinto importanti premi internazionali del settore. Salutato come “libro dell’anno” del 2002 dalla rivista &lt;em&gt;Comics Journal&lt;/em&gt;, è stato nominato tra i 100 libri più importanti del secolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un successo talmente contagioso da farne un vero cult, la cui attesa riedizione è da pochi giorni disponibile nelle nostre librerie in un bel cartonato in bianco e nero (traduzione di Omar Martini, pp. 272, € 22) edito dalla &lt;strong&gt;Black Velvet&lt;/strong&gt;, la stessa casa editrice che curò la prima edizione italiana. La nuova è arricchita dall’introduzione – anch’essa rigorosamente a fumetti – in cui l’autore racconta com’è nato il suo amore per il fumetto: dalla passione per Tintin, condivisa con un altro neozelandese illustre, quel &lt;strong&gt;Peter Jackson&lt;/strong&gt; che ha realizzato la versione cinematografica de &lt;em&gt;Il Signore degli Anelli&lt;/em&gt;, alla decisione di “avventurasi” nella più improbabile delle carriere, quella del fumettista o, per dirla con &lt;strong&gt;Hugo Pratt&lt;/strong&gt;, del fumettaro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xBmnQrtSeFQ/TxHf7tqF_iI/AAAAAAAAXJk/-pLiJmKKZAo/s1600/eden.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-xBmnQrtSeFQ/TxHf7tqF_iI/AAAAAAAAXJk/-pLiJmKKZAo/s400/eden.jpg" width="392" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E un fumettaro, o meglio un critico di fumetti è Leonard Batts, il protagonista (uno dei protagonisti) della graphic novel. Deciso a scrivere un articolo su Dick Burger, nuovo Re Mida dei comics, si reca nel suo paese d’origine: Hicksville, per l’appunto. Scoprendo che lì, malgrado le nuvole d’inchiostro rappresentino la principale fonte di discussione, nessuno vuole parlare dell’illustre conterraneo che ha fatto fortuna proprio con i suoi eroi d’inchiostro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-tjqT6aENjdI/TxE9fRuKcYI/AAAAAAAAXJE/h-e-QokOSxA/s1600/ics4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="197" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-tjqT6aENjdI/TxE9fRuKcYI/AAAAAAAAXJE/h-e-QokOSxA/s400/ics4.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un rancore alla cui base c’è un segreto inconfessabile. Qualcosa che ha a che fare con una misteriosa biblioteca “santuario” nascosta nel faro del paese: una fumetteria che custodisce tutte le inestimabili opere a fumetti scritte da autori, celebri quanto in alcuni casi insospettabili, nella più totale libertà creativa e mai pubblicate a causa dei condizionamenti più o meno espliciti dell’industria culturale. «Gli autori di fumetti – spiega il custode di tale tesoro a un incredulo Batts – sono venuti qui per duecento anni e solo quelli che se lo sono guadagnato di solito trovano la strada per arrivare fino a qui».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Wally Wood&lt;/strong&gt;, papà grafico di &lt;em&gt;Daredevil&lt;/em&gt;, morto suicida nel 1981, avrebbe affidato a tale biblioteca l’unica copia de&lt;em&gt; Il regno della magia&lt;/em&gt;, l’epopea fantasy che diceva sempre di voler realizzare (e che invece non realizzò mai). Non solo. Avreste mai immaginato di trovarvi, accanto ad albi rarissimi di maestri del fumetto come &lt;strong&gt;Rodolphe Töpffer&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Winsor McCay&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Jack Ralph Cole&lt;/strong&gt;, lavori a tiratura limitata di firme che, dall’alto della loro riconosciuta fama, avrebbero dato ben altra dignità all’ottava arte? Un esempio? Un fumetto di quarantotto pagine che &lt;strong&gt;Pablo Picasso&lt;/strong&gt; fece con &lt;strong&gt;Federico García Lorca&lt;/strong&gt;. E altri scritti da &lt;strong&gt;Gertrude Stein&lt;/strong&gt; e letterati vari. Siamo nel regno della finzione, ovviamente, ma quello di Horrocks è un vero e proprio &lt;em&gt;j’accuse&lt;/em&gt; nei confronti dell’onnivora macchina dell’intrattenimento globalizzato in cui l’arte viene macinata e “serializzata” e l’artista, per raggiungere il successo, deve sacrificare la propria libertà, accettare compromessi e prestarsi a confezionare il prodotto che il mercato è pronto a collocare. A differenza di romanzieri e registi, però, per il fumettista uscire dall’anonimato è ancora più difficile e il prezzo da pagare, se possibile, ancora più salato. Per tacere del fatto che, anche quando ha successo, la sudata popolarità difficilmente trova il riconoscimento dei sacerdoti della cultura ufficiale e continua a essere guardato con sospetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«La storia ufficiale del fumetto – spiega ancora il custode – è una storia di frustrazione. Di potenziale non realizzato, di artisti che non hanno mai avuto l’opportunità di realizzare il loro capolavoro, di storie che non vennero mai raccontate… oppure vennero epurate da supervisori dalla mentalità ristretta… un medium imprigionato in un ghetto e ignorato da innumerevoli persone che avrebbero potuto esaltarne le potenzialità…». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-pDiL6El2xpQ/TxE9Oht7mJI/AAAAAAAAXI8/EVnpavkVKu8/s1600/ics2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="380" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-pDiL6El2xpQ/TxE9Oht7mJI/AAAAAAAAXI8/EVnpavkVKu8/s400/ics2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per questo lo scrittore neozelandese ha voluto compiere un atto d’amore per il fumetto, per i suoi autori e i suoi miti, scrivendo una storia altra – «come sarebbe dovuta essere: i capolavori e i grandi romanzi a fumetti, le pure espressioni» – facendo di Hicksville la “patria” ideale di tutti gli amanti di quest’arte marginalizzata. Un luogo in cui non sono soltanto gli adolescenti a leggere fumetti. In cui disegnare vignette, strisce e comics è un’attività trattata non con sufficienza ma con rispetto. Incoraggiata, persino. In cui l’autoironica affermazione di &lt;strong&gt;Steve Englehart&lt;/strong&gt; viene smentita. «La moneta di scambio nel mercato del fumetto – sostiene lo sceneggiatore di&lt;em&gt; Batman&lt;/em&gt; – è la colpa, non il denaro». Tale passione, superata una certa soglia d’età, non deve diventare qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere, da rimuovere. Ad Hicksville i vecchi fumetti non finiscono nelle cantine, sigillati alla meno peggio in cartoni condannati a raccogliere polvere e umidità, ma fanno bella mostra negli scaffali nobili delle librerie degli abitanti di Hicksville. Sì, perché tutti ne possiedono almeno una collezione e amano parlarne, per la gioia degli autori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-59Jxxy1woyI/TxFACANfDEI/AAAAAAAAXJc/xL95d2ypS6E/s1600/Dylan_Horrocks.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-59Jxxy1woyI/TxFACANfDEI/AAAAAAAAXJc/xL95d2ypS6E/s320/Dylan_Horrocks.jpg" width="228" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Più che il denaro – sosteneva &lt;strong&gt;Joe Simon&lt;/strong&gt;, creatore con Kirby di Capitan America – un artista desidera essere amato». Non è così per tutti, evidentemente. Non lo è per Dick Burger che, senza anticipare troppo a chi leggerà il libro, per intraprendere la scorciatoia della fama, s’è macchiato di una colpa imperdonabile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per scoprirla, Horrocks ci conduce in un raffinato labirinto di trame e sottotrame, alternando la narrazione classica a quella di “fumetto nel fumetto”, seguendo le digressioni dei diversi attori, per ognuno dei quali Hicksville si rivela crocevia rigenerante. Il tono rimane quello lieve della favola. Quale miglior linguaggio narrativo per affrontare con naturalezza e semplicità le tematiche più spigolose del mito, demistificandolo e salvandone al tempo stesso la magia? Citando, in conclusione, le parole di &lt;strong&gt;George Herriman&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Krazy Cat&lt;/em&gt;): «Vero o no… reale o irreale… fu una visione meravigliosa». L’incanto può ancora vincere sul disincanto, se solo ci tiriamo fuori dalla trappola della quotidianità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-154884317936620279?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/154884317936620279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=154884317936620279' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/154884317936620279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/154884317936620279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/leden-dei-fumettisti-immaginari-si.html' title='L&apos;Eden dei fumettisti immaginari? Si chiama Hicksville'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-tEjzT2ekYio/TxE1Bolo0RI/AAAAAAAAXI0/kKoJFRRtCXE/s72-c/ics.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5449628245831801228</id><published>2012-01-11T20:19:00.000+01:00</published><updated>2012-01-11T20:19:37.211+01:00</updated><title type='text'>Da Rivera a Eric Cantona: è la politica fatta coi piedi (di Valter Delle Donne)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bEXxXemAbTE/Tw3gMcTCzAI/AAAAAAAAXIc/8znHmRZ8qZc/s1600/eric-cantona.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="276" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-bEXxXemAbTE/Tw3gMcTCzAI/AAAAAAAAXIc/8znHmRZ8qZc/s400/eric-cantona.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Valter Delle Donne&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; di mercoledì 11 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ggWUKhrhSdw/Tw3fn1xttSI/AAAAAAAAXIU/oTO-2Yr2_3w/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-ggWUKhrhSdw/Tw3fn1xttSI/AAAAAAAAXIU/oTO-2Yr2_3w/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L‘ultimo in ordine di tempo è Eric Cantona. L'ex stella del calcio francese ha annunciato (provocatoriamente) l'intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali della prossima primavera. In una lettera pubblicata dal quotidiano &lt;em&gt;Liberation&lt;/em&gt;, Cantona - che nel frattempo è diventato un attore - ha scritto ai sindaci di Francia per ottenere le cinquecento firme necessarie per candidarsi all'Eliseo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pLBwriSux5w/Tw3gudUSHCI/AAAAAAAAXIk/eo8csxy5vjo/s1600/eric2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="198" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-pLBwriSux5w/Tw3gudUSHCI/AAAAAAAAXIk/eo8csxy5vjo/s400/eric2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cantona, 45 anni, fuoriclasse del Manchester United negli anni ‘90, ha interpretato il film di Ken Loach &lt;em&gt;Il mio amico Eric&lt;/em&gt;. In effetti, l'unico obiettivo di Cantona è quello di sensibilizzare il mondo della politica transalpina rispetto al problema degli alloggi in Francia. La sua è stata soltanto un'operazione mediatica che ha lo scopo di sostenere l'associazione Abbè Pierre, impegnata da vent'anni nella lotta per ai problemi legati ai senzatetto e al caro-alloggi. «Anche se dovesse raccogliere le cinquecento firme dei sindaci, posso assicurarvi che Cantona non si presenterà alle elezioni presidenziali», ha spiegato Patrick Doutreligne, delegato generale della Fondazione Abbè Pierre. «Negli anni - ha aggiunto - Eric si è molto impegnato per le nostre battaglie. Così, appena tre settimane fa, abbiamo deciso di lanciare insieme questa nuova campagna, giocando sull'ambiguità di una sua possibile candidatura all'Eliseo. Non è un colpo mediatico per far parlare di lui, che non ne ha certo bisogno, ma per sensibilizzare il mondo della politica al problema degli alloggi. Se verranno raccolte, le cinquecento firme dei sindaci ci aiuteranno a cambiare le cose». Doutreligne ha quindi sottolineato che grazie alla «finta candidatura» di Cantona, un primo obiettivo è già stato raggiunto. «Da oggi molti dei partiti che partecipano alla sfida presidenziale della prossima primavera hanno assicurato di voler mettere il tema della casa al centro della campagna. Questo è già un bel risultato, anche se ora aspettiamo di vedere le loro proposte». L'associazione chiede la «costruzione di 500.000 alloggi, di cui 150.000 popolari», ma vuole anche «regolare gli affitti» e «i prezzi dell'immobiliare», che in Francia sono schizzati alle stelle dopo la crisi del 2007-2008. L'ex numero 10 del Manchester non è nuovo a queste iniziative provocatorie: alla fine del 2010, Cantona destò scalpore lanciando un appello ai cittadini affinché ritirassero i loro soldi dalle banche, accusate di essere la causa della crisi economica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da Parigi a Roma, da numero 10 a numero 10, è inevitabile il raffronto con Gianni Rivera. L'ex golden boy del Milan oggi fa il concorrente di Ballando con le stelle. Al di là delle polemiche sul compenso, intorno ai trecentomila euro, Rivera ha speso il suo nome in politica davvero: sottosegretario alla Difesa col governo Prodi, delegato allo Sport del sindaco Veltroni, prima uomo di sport, poi uomo delle istituzioni, adesso uomo di spettacolo. Una tripla piroetta che può funzionare solo su una pista da ballo. Di campioni prestati alla politica e che i partiti hanno usato come portatori di voti, è ricca la storia dello sport. Tra i campioni del passato spicca Gino Bartali testimonial della Democrazia Cristiana e Nino Benvenuti candidato a Trieste per il Msi. In tempi più recenti Pietro Mennea, Daniele Masala, Yuri Chechi, Gigi Martini, Massimo Mauro (pur di far entrare in Parlamento l'ex centrocampista juventino e per incastrare le caselle tra Senato e Camera Veltroni fu costretto a scaricare addirittura il presidente emerito della Consulta, Aldo Corasaniti). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non solo i campioni dello sport, molti protagonisti del cinema, della musica e della tv sono stati sedotti dall'idea di fare politica. In Africa fa discutere la scelta di Youssou N'dour, il più famoso cantautore del contiente. Dalla musica ha avuto tutto: successo internazionale, denaro e popolarità. A 52 anni, vuole dedicarsi all'altra sua grande passione: la politica. E vuole farlo puntando in alto, alla presidenza del suo Paese, il Senegal. Nel novembre scorso, aveva annunciato durante un concerto che avrebbe sospeso le esibizioni per concentrarsi nella fondazione del suo movimento politico che si chiama "Io ci sto". Youssou N'dour è diventato in Senegal un punto di riferimento degli oppositori del presidente Abdoulaye Wade, che ha 85 anni ed è già al secondo mandato. Musicista poliedrico, N'dour è partito dalla musica tradizionale Mbalax fino a diventare uno dei cantanti africani più famosi nel mondo: il suo duetto con Neneh Cherry in 7 Seconds gli valse nel 1994 1,5 milioni di copie vendute e il vertice delle classifiche europee. Nel 2009, ha partecipato al Festival di Sanremo con un brano contro la discriminazione razziale. È stato ambasciatore di buona volontà della Fao ed è impegnato da anni in cause umanitarie. Ha organizzato e partecipato a numerosi concerti, tra cui quello del 1988 a Wembley per Nelson Mandela e lo "Human rights Now tour" organizzato da Amnesty international. Ha investito i ricchi proventi della musica nel settore dei media: è proprietario della rete tv Tfm, della radio Rfm e del quotidiano L'Observateur, che ha spesso posizioni critiche nei confronti del governo Wade. N'dour ha annunciato che il suo programma elettorale comprenderà progetti sociali e contro piaghe mondiali come aids, guerre e povertà. In Brasile ci aveva già provato Gilberto Gil, da cantautore a ministro della Cultura nel governo di Ignacio Lula da Silva: un dicastero nel quale il cantatuore brasiliano è servito più da parafulmine per l'esecutivo che da vero artefice di nuove politiche culturali per il Brasile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non è un caso che la più grande democrazia del pianeta, gli Stati Uniti, abbia rischiato di avere come inquilino della Casa Bianca Arnold Schwarzenegger. La Costituzione americana che impone per la candidatura alla presidenza l'essere nati negli Stati Uniti (Terminator è di origine austriaca) gli ha precluso la possibilità di diventare il secondo attore-presidente dopo Ronald Reagan. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In Italia la rockstar (o l'attore famoso) a Palazzo Chigi è un'eventualità non troppo remota. Da una parte la demolizione mediatica dei politici di professione (la Casta), dall'altra la reintroduzione delle preferenze. Un'accoppiata che ha già dato i suoi frutti con i risultati elettorali del Movimento cinque stelle di Beppe Grillo, (gli ultimi sondaggi li danno allo stesso livello di Futuro e libertà). E visto che un cantautore (o un bravo attore) vengono considerati più credibili di un qualsiasi assessore o ministro, provate a immaginare tre ballottaggi elettorali da fantapolitica: Pierferdinando Casini o Vasco Rossi? Totti o Bersani? Celentano o D'Alema? Nell'era dell'antipolitica la risposta degli elettori-spettatori è tutt'altro che scontata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Valter Delle Donne&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5449628245831801228?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5449628245831801228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5449628245831801228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5449628245831801228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5449628245831801228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/da-rivera-eric-cantona-e-la-politica.html' title='Da Rivera a Eric Cantona: è la politica fatta coi piedi (di Valter Delle Donne)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-bEXxXemAbTE/Tw3gMcTCzAI/AAAAAAAAXIc/8znHmRZ8qZc/s72-c/eric-cantona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-4123343207694665194</id><published>2012-01-10T20:47:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T20:47:48.418+01:00</updated><title type='text'>Messi, la "pulce" di un altro pianeta (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Y61v2dpjIhQ/TwyVVzjB69I/AAAAAAAAXIE/_zIAPYmfUzA/s1600/messi_pallone_oro_2011_getty.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="250" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-Y61v2dpjIhQ/TwyVVzjB69I/AAAAAAAAXIE/_zIAPYmfUzA/s400/messi_pallone_oro_2011_getty.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 10 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xqfonwD0Guw/TwyUNetE0AI/AAAAAAAAXH8/DLXs5ahWSbo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-xqfonwD0Guw/TwyUNetE0AI/AAAAAAAAXH8/DLXs5ahWSbo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Acerrimi rivali nella Liga, nella corsa alla Champions e anche nella contesa per il Pallone d'oro: Barcellona e Real Madrid si affrontano non solo sul campo di calcio ma anche trasformando lo spazio dei media in un eterno ring.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ieri un nuovo duello. Leo Messi, campione argentino, calciatore universale in grado di bucare qualsiasi difesa come di sacrificarsi in un faticosissimo lavoro di interdizione, ha sbaragliato ancora una volta la concorrenza del "galactico" Cristiano Ronaldo nella corsa al Pallone d'oro, mentre l'altro concorrente era il compagno di "tic tac" Xavi. Questo traguardo, un vero "triplete", in passato era stato raggiunto consecutivamente solo da una stella della pelota come il francese Michel Platini, mentre anche gli olandesi Johan Cruyff e Marco Van Basten lo hanno vinto tre volte ma non di fila. L'acredine sportiva tra il club della capitale spagnola e i catalani ha portato l'allenatore Josè Mourinho e l'attaccante portoghese a disertare la cerimonia della Fifa a Zurigo (dove ci sarà l'italiano Simone Farina, simbolo del fair play per aver scoperchiato il caso del calcio scommesse nostrano) presentando una sorta di "giustifica" ideata per evitare di essere nel pubblico che applaude il doppio riconoscimento a Pep Guardiola come tecnico e alla "Pulce" come calciatore. I madrileni, infatti, oggi scenderanno in campo per l'appuntamento di Copa del Rey contro il Malaga, una modesta scusa per evitare di partecipare all'ennesimo giubileo del modello Barcellona.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il primo pallone d'oro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il premio fu istituito nel 1956 dalla rivista France Football: era riservato ai giocatori europei, con un'estensione della categoria che comprendeva anche gli oriundi. Il primo vincitore fu Stanley Matthews, ala destra del Blackpool e tra i calciatori più longevi della storia (appese le scarpette al chiodo solo dopo aver festeggiato le cinquanta primavere nello Stoke City). Gli fu assegnato quando aveva 41 anni: superò nella votazione di tre voti Di Stefano, 47 a 44. Negli almanacchi dell'esterno inglese resta anche la dizione "finale alla Mattews": durante la sfida decisiva per aggiudicarsi la FA Cup contro il Bolton (4-3) nello stadio di Wembley, l'attaccante del Blackpool Stan Mortensen segnò tre dei quattro gol, ma gli assist di tutte le reti portarono la firma del fenomeno di Hanley. Matthews ha giocato fino a 72 anni anche in partite amatoriali e si è fermato solo per un infortunio in una gara contro le vecchie glorie del Brasile, commentato con arguzia: «Una promettente carriera è stata interrotta». Negli ultimi della sua vita si dedicò a insegnare calcio a ragazzi delle periferie della sudafricana Soweto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La storia di Messi in un libro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TkvogWp1B1c/TwyVzu6jncI/AAAAAAAAXIM/9viT-6LuVt0/s1600/caioli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-TkvogWp1B1c/TwyVzu6jncI/AAAAAAAAXIM/9viT-6LuVt0/s400/caioli.jpg" width="264" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tratteggiare la biografia di un "marziano" del calcio come Lionel Messi potrebbe, quasi per contrappasso, smitizzarne il personaggio. La storia sportiva di questo calciatore, argomento non centrale nel saggio di Sandro Modeo Il Barça (Isbn edizioni), è ora ampiamente raccontata in un libro del giornalista milanese Luca Caioli, Messi, il primo libro sul giocatore più forte del mondo (pp. 320, euro 17, Baldini Castoldi Dalai). L'opera, tradotta in oltre venti lingue e pubblicata in Giappone, Spagna, Argentina, Grecia, Corea del Sud, Cina e Gran Bretagna, ripercorre tutte le tappe, dai primi passi fino ai successi al Camp Nou, dell'estroso calciatore argentino. «Mio figlio non si rende conto della sua popolarità. Quando torna a Rosario vorrebbe andarsene a zonzo da queste parti, lungo via Avenida de San Martin con suo cugino Emanuel. Quando gli diciamo che è impossibile perché la gente non gli farebbe fare nemmeno due passi senza assediarlo, lui diventa di cattivo umore e si arrabbia. Non ha ancora preso coscienza di ciò che rappresenta»: così, nel volume, la madre Celia rivela la voglia di normalità che anima suo figlio, per niente a suo agio nel ruolo di inarrivabile supercampione. Umano, troppo umano, emerge dalle cronache dell'ultimo mondiale sudafricano. La Celeste venne eliminata con un netto 4-0 dalla Germania di Klose. La delusione per la Pulce fu enorme. «È stata molto dura vedere nello spogliatoio la disperazione di Messi. Qualcuno potrebbe pensare che non dovrebbe stare così male, visto che la vita ce l'ha risolta. Per questo io ho molta stima per ragazzi come lui, che pur guadagnando milioni di dollari stava piangendo un mare di lacrime, mostrando i sentimenti che aveva dentro di sé», racconta Fernando Signorini, preparatore atletico dell'Argentina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I numeri del 10 "blaugrana"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il Pallone d'Oro viene aggiudicato in base ai risultati sportivi della stagione 2011/2012. In questa annata Messi ha vinto la Supercoppa spagnola ad agosto, il Pallone d'oro a gennaio, ad aprile ha firmato una doppietta al Bernabeu in Champions League contro il Real Madrid, creando i presupposti per la conquista del trofeo il 28 maggio a Wembley contro il Manchester United. Si è anche aggiudicato il titolo di capocannoniere della competizione europea. Le statistiche riportano numeri da extraterrestre: cinquantacinque presenze e cinquantatré gol, una media di 0,96 reti a partita. In Champions ha perforato la rete avversaria dodici volte in tredici gare, in Copa del Rey sette centri in sette presenze, mentre nella Liga il bottino è di trentuno gol in trentatré giornate. Infine la Supercoppa iberica: tre gol in due incontri. Una pulce di un altro pianeta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Michele De Feudis&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-4123343207694665194?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/4123343207694665194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=4123343207694665194' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/4123343207694665194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/4123343207694665194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/messi-la-pulce-di-un-altro-pianeta-di.html' title='Messi, la &quot;pulce&quot; di un altro pianeta (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Y61v2dpjIhQ/TwyVVzjB69I/AAAAAAAAXIE/_zIAPYmfUzA/s72-c/messi_pallone_oro_2011_getty.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7395422406920945310</id><published>2012-01-10T20:38:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T20:38:06.369+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Tagli all'Ippica, la rabbia degli addetti ai lavori: «Rischiano il licenziamento cinquantamila persone»</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rRO7yIUlxp0/TwyTe4Q9FZI/AAAAAAAAXH0/brc1ahe0g5g/s1600/governo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-rRO7yIUlxp0/TwyTe4Q9FZI/AAAAAAAAXH0/brc1ahe0g5g/s400/governo.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 10 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-K1bCX9TkSHE/TwySYruLrXI/AAAAAAAAXHs/6Ajk7maQnUE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-K1bCX9TkSHE/TwySYruLrXI/AAAAAAAAXHs/6Ajk7maQnUE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se non è febbre da cavallo poco ci manca. Che il settore ippico fosse malato, in realtà, lo si sapeva da tempo. A far galoppare la preoccupazione, tuttavia, sono i tagli ai finanziamenti statali da 150 a 40 milioni e del 40 per cento sugli introiti dei montepremi. Al momento non si hanno notizie di lacrime ministeriali, a piangere sono solo i fantini sbalzati di sella e proprietari e allevatori lasciati a piedi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne sanno qualcosa i dipendenti dell'ippodromo di Agnano, il più importante impianto campano. Nel 2001 hanno già "goduto" della cassa integrazione e da capodanno sono in ferie prolungate d'ufficio. Da lì, domenica, è partita una protesta del tutto inedita, caratterizzata dal rullare degli zoccoli dei cavalli sul lungomare della città partenopea. Un corteo vivace ma tutt'altro che festoso che si è concluso con un sit in davanti ai grandi alberghi e a quell'Hotel Vesuvio che ospitò i Grandi della Terra durante il G7.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Di grande, a Napoli, c'è soprattutto la delusione. Pierluigi D'Angelo, leader della protesta, allevatore, proprietario e guidatore, dà i numeri: «Tali tagli provocheranno la morte di 350mila cavalli, la cancellazione di 170mila ettari di terreno e il licenziamento, su base nazionale, di 50mila addetti». Potrà sembrare poca cosa di fronte agli interessi milionari del calcio, tuttavia è paradossale che di fronte allo sciopero dei calciatori l'intero stivale rimanga col fiato sospeso mentre l'eventualità della cancellazione di una delle discipline sportive (e relative attività) più antiche del mondo venga subita quasi con rassegnazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Agli atti (parlamentari) c'è la mozione presentata poco prima di Natale da un gruppo di senatori del Pdl con cui s'impegna(va) il governo a istruire immediatamente una sede di confronto con il mondo dell'ippica italiana presso il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali «dal quale possa emergere con la massima urgenza un piano di ristrutturazione del settore che comprenda anche il reperimento delle risorse necessarie a scongiurare la chiusura delle attività a partire dell'anno 2012». Degli 80 miliardi di euro raccolti dai giochi nel 2011, ben 11 sono destinati all'erario. Tralasciando di ricordare l'importanza delle tradizioni, lanciare appelli e incomodare illustri appassionati, non è questo l'argomento migliore per convincere un governo tecnico a darsi una mossa?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7395422406920945310?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7395422406920945310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7395422406920945310' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7395422406920945310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7395422406920945310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/tagli-allippica-la-rabbia-degli-addetti.html' title='Tagli all&apos;Ippica, la rabbia degli addetti ai lavori: «Rischiano il licenziamento cinquantamila persone»'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-rRO7yIUlxp0/TwyTe4Q9FZI/AAAAAAAAXH0/brc1ahe0g5g/s72-c/governo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7189145162153794878</id><published>2012-01-10T20:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T20:31:28.271+01:00</updated><title type='text'>Totti sfida twitter a colpi di "canotta" (di Elmar Bergonzini)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6xRQiu-OMdA/TwyR2aCUQqI/AAAAAAAAXHk/KvjF0NFOxGw/s1600/scusate.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="306" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-6xRQiu-OMdA/TwyR2aCUQqI/AAAAAAAAXHk/KvjF0NFOxGw/s400/scusate.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Elmar Bergonzini&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 10 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ZxR3j_uLK3o/TwyRbhBICfI/AAAAAAAAXHc/hjUEM7hpNGM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZxR3j_uLK3o/TwyRbhBICfI/AAAAAAAAXHc/hjUEM7hpNGM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È paradossale. È curioso. Fa ridere: Francesco Totti è entrato nella storia del calcio anche perché, in controtendenza con i tempi moderni, ha deciso di dedicare l'intera carriera a un'unica società. In venti anni non si è mai tolto la casacca giallorossa della Roma. Eppure la leggenda che avvolge le gesta del capitano romanista viene notevolmente arricchita dalle varie maglie che nel corso della carriera ha indossato sotto quella ufficiale. I giovani atleti di oggi si esprimono attraverso Twitter, lui con delle semplici scritte su delle comuni canotte bianche. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il numero 10 della Roma si è sempre servito delle magliette utilizzandole come mezzo di comunicazione: i romanisti più affezionati possono trovare le t-shirts ideate da Totti in molti negozi della capitale, proprio perché quelle del capitano non sono mai state scritte banali, ma messaggi precisi, che hanno continuamente fatto breccia nei cuori dei sostenitori giallorossi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Totti ha infatti utilizzato le t-shirts per esprimere non solo opinioni calcistiche e rivolgersi ai tifosi, ma anche per questioni extrasportive, come quando dedicò il gol in un derby vinto alla donna della sua vita, con la scritta "6 unica".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'idea delle maglie a Francesco però è venuta nel 1998, quando dopo il suo secondo gol nei derby mostrò la scritta "Vi ho purgato ancora", frase ripresa nell'ultimo derby (vinto dalla Lazio) dall'attuale compagno di squadra Osvaldo. Il 19 dicembre 2004 il capitano si esibì nuovamente con un gol e una ennesima maglia storica: segnò la centosettesima rete in campionato con la Roma, superando Pruzzo ed entrando ufficialmente e definitivamente nella storia romanista. Sulla canottiera apparve il numero 107 sul petto e la scritta "…solo con te" sulla schiena. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Domenica scorsa Totti è riuscito a tornare a segnare dopo mesi di digiuno e dopo varie polemiche. In questo campionato mancavano ancora i gol dei "grandi classici" come Del Piero, Inzaghi e Totti, ma grazie alla marcatura doppia al Chievo anche questa stagione porterà la firma di almeno uno dei tre. "Scusate il ritardo" il messaggio che Francesco ha lanciato ai tifosi. Raggiunti i 209 gol il capitano della Roma spera di poter agganciare e superare il prima possibile Gunnar Nordhal che con 210 reti è il miglior marcatore della storia del calcio italiano per quel che riguarda i gol segnati con un'unica maglia. Questo traguardo, ormai ad un passo, Totti lo festeggerà naturalmente con una nuova scritta, aumentando quell'alone di paradossalità che ne circonda la leggenda.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Elmar Bergonzini&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7189145162153794878?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7189145162153794878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7189145162153794878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7189145162153794878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7189145162153794878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/totti-sfida-twitter-colpi-di-canotta-di.html' title='Totti sfida twitter a colpi di &quot;canotta&quot; (di Elmar Bergonzini)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-6xRQiu-OMdA/TwyR2aCUQqI/AAAAAAAAXHk/KvjF0NFOxGw/s72-c/scusate.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7057841994483414685</id><published>2012-01-10T20:26:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T20:26:41.291+01:00</updated><title type='text'>Dalle serie B di tutt'Europa i Davide che diventano Golia (di Giovanni Tarantino)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ZkA8JXJKNWU/TwyQ0ctD5PI/AAAAAAAAXHU/n_MxIGoFj8Q/s1600/legend.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="257" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZkA8JXJKNWU/TwyQ0ctD5PI/AAAAAAAAXHU/n_MxIGoFj8Q/s400/legend.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 10 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-meSflMJxlVM/TwyP0DFuQmI/AAAAAAAAXHM/CHrd67Kx7o4/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-meSflMJxlVM/TwyP0DFuQmI/AAAAAAAAXHM/CHrd67Kx7o4/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In genere viene chiamata serie cadetta. Da noi è la serie B, la categoria dei "piccoli". Ma a ben guardare le vette delle classifiche delle seconde divisioni d'Europa, a partire proprio dall'Italia, sembrerebbe che pezzi di storia del calcio si stiano riaffacciando alle ribalte del football continentale proprio dalle serie inferiori. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non mancano i riferimenti celebri al passato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Basti pensare che gran parte del movimento calcistico di casa nostra deve molto alle innovazioni di personaggi transitati dal football di provincia. Gipo Viani con la sua Salernitana, Nereo Rocco e il Padova, Corrado Viciani e la Ternana. "Vianema" veniva ribattezzato il sistema di gioco con l'invenzione del libero in onore proprio a Viani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma dalla B è nato anche il catenaccio e il gioco corto, preludio della zona moderna. Sin dalla fine degli anni Quaranta la serie B è sempre stata un laboratorio di idee, schemi e filosofie di gioco. Forse, la naturale "Utopia" del calcio, la terra della sperimentazione creativa, dove lontani dagli assilli e dai riflettori della massima serie, l'innovazione e la creatività applicate al gioco potevano trovare libero sfogo. Del resto non è un caso se il Pescara di Zeman continua a meravigliare in B, dove il tecnico boemo riesce a fare esprimere al meglio le proprie idee ai suoi giocatori, come accadeva, sempre in B, nel Foggia del 1990-91.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Così le classifiche parlano chiaro. Ai vertici dei campionati "inferiori" ci sono autentiche leggende del calcio europeo. Partendo dall'Italia, dove le prime della lista sono Torino, con 42 punti, ed Hellas Verona con 41. Sette scudetti e cinque coppe Italia i granata, uno storico tricolore l'Hellas, con diverse partecipazioni alle competizioni europee per entrambe le compagini. I rimandi storici fanno pensare al campionato 1984-85, quello dello scudetto del Verona di Bagnoli, vinto dopo un lungo testa a testa proprio con il Torino. Quella sfida inedita durata per tutto il campionato, in un decennio dove a farla da padrone erano Juventus, Roma, Napoli, Milan e Inter, rimase alla storia. Alla fine la spuntarono i veneti. Adesso, nella lotta per il primato in B, sono ancora primi i granata guidati da Giampiero Ventura, anche se il Toro ha perso diversi punti di vantaggio rispetto alle inseguitrici. Ma stavolta si gioca in B e in palio non c'è lo scudetto: il lieto fine è possibile sia per il Torino che per il Verona.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Comandano in Inghilterra Southampton e West Ham: solo una coppa d'Inghilterra in bacheca per i primi contro le tre dei secondi. Gli Hammers, tuttavia, si vantano di avere addirittura vinto un Mondiale: erano ben tre i nazionali inglesi del West Ham vincitori della Coppa Rimet del'66, e tutti ebbero un ruolo decisivo nella contestata finale contro la Germania. Ai tifosi del West Ham piace ricordare che furono gli Hammers a battere i tedeschi: tripletta di Geoff Hurst, gol di Martin Peters e Bobby Moore portato in trionfo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In Francia, la Ligue 2, è dominata da Clermont (34 punti), Reims (33), Bastia (30). Tra queste squadre il glorioso Stade de Reims è un'eccellenza per la B: sei titoli di Francia in bacheca, due coppe nazionali, il Reims è stato per due volte finalista della Coppa dei campioni, nel 1956 e nel 1959, perse entrambe contro il Real Madrid. Erano gli anni d'oro di Just Fontaine, giudicato in patria come uno dei migliori calciatori francesi di sempre, e inserito da Pelè, nel 2004, tra i Fifa 100, l'elenco dei migliori 125 giocatori viventi al mondo. Non sono da meno i campioni di Corsica dello Sporting club de Bastia: un moro bendato come emblema societario, annoverano tra le loro fila leggende del calcio mondiale come Johnny Rep e Alberto Tarantini. Una finale di Coppa Uefa persa nel 1978 contro il Psv Eindhoven, dopo avere eliminato tra gli altri il Torino, il Bastia è tornato quest'anno in Ligue 2, dopo avere vinto lo scorso Championat National, corrispondente della nostra serie C, e sogna adesso la doppia promozione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In Germania vorrebbe tornare ai fasti di un tempo il Fortuna Duesseldorf, oggi primo in serie B, memore dei suoi ventidue campionati consecutivi giocati in Bundesliga. In cerca di migliori fortune anche gli spagnoli del Deportivo La Coruna, quest'anno impegnato nella seconda divisione. Curioso il caso dei galiziani: giocano in uno stadio monumentale, il Riazor - 34.600 posti - e nel giro di poco più di un decennio sono passati dai trionfi alla B. Nel 2000 il Deportivo ha vinto l'unico campionato della sua storia, in un Paese dove il bipolarismo Real Madrid-Barcellona è storicamente un duopolio, e ha disputato tra il 2000 e il 2005 cinque edizioni consecutive della Champions Legaue, arrivando anche in semifinale nel 2004: lo ricorderanno bene i tifosi del Milan, eliminati dagli spagnoli ai quarti in modo rocambolesco. Dopo aver vinto per 4-1 all'andata il Milan fu sconfitto 4-0 al Riazor. Storie di calcio, dove tutto è possibile, anche che Davide diventi Golia e viceversa. La storia dei campionati di serie B insegna proprio questo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7057841994483414685?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7057841994483414685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7057841994483414685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7057841994483414685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7057841994483414685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/dalle-serie-b-di-tutteuropa-i-davide.html' title='Dalle serie B di tutt&apos;Europa i Davide che diventano Golia (di Giovanni Tarantino)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ZkA8JXJKNWU/TwyQ0ctD5PI/AAAAAAAAXHU/n_MxIGoFj8Q/s72-c/legend.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-8900692595246849009</id><published>2012-01-09T12:47:00.000+01:00</published><updated>2012-01-09T12:47:31.914+01:00</updated><title type='text'>Quelle note insostituibili che ispiravano Paul Mc Cartney (di Federico Zamboni)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-RrGtXy4ZFnY/TwrTZcaXM7I/AAAAAAAAXHE/nezyvsZYRtg/s1600/paul.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="222" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-RrGtXy4ZFnY/TwrTZcaXM7I/AAAAAAAAXHE/nezyvsZYRtg/s400/paul.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; di domenica 8 gennaio 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-K-TEdnTJ4J4/TwrSL-Ri3EI/AAAAAAAAXG8/C0mGA3gxfHo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-K-TEdnTJ4J4/TwrSL-Ri3EI/AAAAAAAAXG8/C0mGA3gxfHo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma sarà davvero un pregio, essere così poliedrici come lo è Paul McCartney? Il dubbio non sorge certamente oggi, ma diventa più che mai attuale adesso che mancano sei mesi al suo settantesimo compleanno, il prossimo 18 giugno, e appena uno all’uscita del nuovo album, che è costituito quasi integralmente da cover di vecchissime canzoni apparse tra gli anni Venti e l’inizio dei Cinquanta. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Sono brani sui quali io e John [Lennon] ci siamo basati per scrivere i nostri. Quando mi metto a scrivere li ascolto sempre e - puntualmente - mi rendo conto di quanto bene siano strutturati: ho sempre cercato di fare tesoro di lezioni del genere. Credo che autori come Harold Arlen e Cole Porter siano eccezionali: come songwriter, non posso fare a meno di notare con quanta classe le loro canzoni siano state costruite».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La data di pubblicazione è fissata al 6 febbraio in Inghilterra, e all’indomani sia negli USA che qui in Italia, ma in pratica si sa già tutto. Internet, come accade sempre più spesso, ha acquisito le registrazioni con ampio anticipo e le ha messe a disposizione di chiunque voglia ascoltarle. Con tanto di copertina pressoché ufficiale su cui campeggia quel titolo discutibile e presumibilmente ironico, &lt;em&gt;Kisses on the Bottom&lt;/em&gt;, che ha sostituito l’altro assai più delicato che era stato annunciato in precedenza, &lt;em&gt;My Valentine.&lt;/em&gt; La contiguità con la Festa degli innamorati rimane, e il marketing ringrazia, però si tenta di prevenire le accuse di un eccesso di ruffianeria con una strizzata d’occhio preliminare. Siamo adulti e siamo smaliziati. Lo zucchero è candido. Il caffè resta nero. Il sarcasmo, almeno per un attimo, prende il posto del romanticismo. E quasi di sicuro è l’unico aspetto che Lennon avrebbe sottoscritto, se fosse ancora vivo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma Paul, naturalmente, non ha nulla a che spartire con John, se si esclude la lontanissima e miracolosa collaborazione che li ha uniti a inizio carriera. Paul è un innamorato fedele della musica (e di tutto ciò che ne ha tratto, dalla smisurata popolarità agli immensi guadagni che, secondo &lt;em&gt;Forbes&lt;/em&gt;, ne fanno il musicista più ricco in assoluto, con un reddito 2011 che stando a un quotidiano inglese ammonta a più di 24 milioni di sterline). John ne è stato un amante inquieto e pieno di dubbi sulla possibilità, e sulla legittimità, di far coincidere la propria equazione esistenziale dalle mille incognite con la facile aritmetica del successo planetario. Paul sorride soddisfatto dall’alto delle sue certezze. John si sporgeva dal vertice della torre e contemplava il vuoto sottostante. Paul sembra fatto su misura per rispondere alle aspettative degli altri. John era risucchiato nei vortici delle proprie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il risultato, sul piano artistico, è quello che conosciamo. Al di là della sua prematura scomparsa, Lennon ha sempre mantenuto la matrice rock degli esordi: l’estetica al servizio di qualcos’altro, che sarà anche impossibile da precisare ma che non smette mai di balenare in controluce. McCartney, al contrario, ha incrociato la strada del beat per pure ragioni generazionali, innestando il suo talento sugli alberi, o alberelli, che si è trovato davanti. Lennon cantava in alternativa alla voglia di urlare. McCartney in risposta al desiderio di eccellere. Lennon era pronto a fare e a farsi male. McCartney è determinato a evitare che il mondo interferisca con la sua splendida sicurezza. Magari può accettare un duello, se ne vale la pena, ma evita accuratamente ogni rissa. L’antitesi di un Keith Richards, per citare i rivali &lt;em&gt;storici&lt;/em&gt; dei Rolling Stones.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Così, limitandoci agli undici anni del Duemila, Paul si è preso molte libertà e ha spaziato in terreni espressivi quanto mai eterogenei, passando con straordinaria disinvoltura dal pop di &lt;em&gt;Driving Rain&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Chaos and Creation in the Backyard&lt;/em&gt; alla collaborazione atipica con DJ Freelance Hellraiser, per i remix di &lt;em&gt;Twin Freaks&lt;/em&gt;, e a quella già collaudata in passato con Youth dei Killing Joke, sotto la denominazione comune di “The Fireman”, oppure dalla musica classica, o classicheggiante, di&lt;em&gt; Ecce Cor Meum&lt;/em&gt; a quella meno impegnativa ma pur sempre sinfonica di &lt;em&gt;Ocean’s Kingdom&lt;/em&gt;, inframmezzando il tutto con antologie assortite – ovvero d’ogni sorta – e album dal vivo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La versatilità è fuori discussione. L’abbondanza è palese. L’ispirazione sufficiente a mantenere uno standard dignitoso, nei limiti di premesse che rimangono fatalmente pop a prescindere dal codice sonoro utilizzato di volta. Eppure, per quanto il bilancio appaia ricco, è una dovizia da grande casa borghese, costellata di rifiniture costose ma priva di un singolo dettaglio che lasci davvero incantati. O persino commossi. Il tipico caso in cui la cornice è lussuosa, e a suo modo anche “bella”, mentre il quadro si esaurisce in nulla di più di un gradevole esercizio di stile, che solo gli sprovveduti possono scambiare per arte di rango superiore. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Kisses on the Bottom&lt;/em&gt;, manco a dirlo, rientra nella medesima prospettiva. Una collezione insolita da osservare con una certa curiosità – come mobili di finto antiquariato che sono stati appena realizzati, e che tuttavia replicano con assoluta perizia le tecniche costruttive degli originali – e allo stesso tempo con la totale consapevolezza della sua natura artificiosa, e in fin dei conti superflua. Che McCartney si sia divertito è pacifico: alla sua età, e col suo status di superstar al di sopra di qualunque esigenza di riconferma, è ovvio che si dedichi solo a ciò che più gli aggrada, e che lo approcci con squisita &lt;em&gt;souplesse&lt;/em&gt;. «È stato totalmente spontaneo. Un lavoro in assoluta armonia, che mi ha ricordato il modo in cui lavoravamo con i Beatles. Prendevamo una canzone, ci lavoravamo e quando capivamo il modo per realizzarla ci dicevamo semplicemente: okay, registriamola. E questo è quello che abbiamo fatto, le abbiamo realizzate live nello studio.» &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Appunto: dipende da ciò che cerchi, e da chi sono le persone di cui ti circondi nel tentativo di trovarlo. Dipende da quanto sei disposto a sentirti dire – o ricordare – che non bastano quelle sfaccettature così ben tagliate, a fare un diamante. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-8900692595246849009?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/8900692595246849009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=8900692595246849009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8900692595246849009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8900692595246849009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/quelle-note-insostituibili-che.html' title='Quelle note insostituibili che ispiravano Paul Mc Cartney (di Federico Zamboni)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-RrGtXy4ZFnY/TwrTZcaXM7I/AAAAAAAAXHE/nezyvsZYRtg/s72-c/paul.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-9182848772678228182</id><published>2012-01-07T15:20:00.000+01:00</published><updated>2012-01-07T15:20:25.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>Johnny Cash, l'eroe sudista che cantava i carcerati</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kuB7eMBE2m4/Tvy3giP9duI/AAAAAAAAXAw/ZmVWRb6Fq0Q/s1600/cash2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="301" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-kuB7eMBE2m4/Tvy3giP9duI/AAAAAAAAXAw/ZmVWRb6Fq0Q/s400/cash2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 7 gennaio 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-_C2f6HA17Rw/Tvy14nlurDI/AAAAAAAAXAk/t18cbkqrK_Q/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-_C2f6HA17Rw/Tvy14nlurDI/AAAAAAAAXAk/t18cbkqrK_Q/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il prossimo 26 febbraio Johnny Cash avrebbe compiuto ottant’anni. Troppi, per uno che in quanto a vita spericolata non ha avuto nulla da invidiare a Steve McQueen ed è diventato leggenda ben prima di morire, nel settembre del 2003.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;Amato e rimpianto da più generazioni di appassionati di musica per la versatilità che gli permetteva di interpretare con altrettanta disinvoltura ballate tradizionali country, talking blues, rockabilly e pop commerciale. Consapevole com’era che un palco non è una cattedra. Rivendicando il diritto di attraversare impunemente stagioni, mode e stili musicali, di cambiare, drasticamente, repentinamente, per rimanere fedele a se stesso e alla sue contraddizioni di cristiano senza chiesa. Lui che s’era innamorato della musica ascoltando ogni domenica i canti nella casa di Dio. Tutt’altro che esemplare, come fedele, ma senza mai perdere la fiducia nel Signore. Comunque fosse andata a finire, all’inferno c’era già stato: viaggio di andata e ritorno nel girone dei drogati e relativi “incidenti” giudiziari. Un lungo purgatorio e poi la risurrezione artistica a metà degli anni Novanta quando quasi tutti, ormai, lo davano per finito. Non i suoi fan, che l’hanno sempre considerato uno di loro. Forse perché possedeva qualità che ad altre rockstar mancavano, preoccupate com’erano di adeguarsi alle regole non scritte dello show-business: la credibilità, la schiettezza folk, l’autenticità, talvolta spiazzante. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SK9cjVYojic/Tvy37VD8tMI/AAAAAAAAXA8/QydzO-uEaXY/s1600/cash_home.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="371" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-SK9cjVYojic/Tvy37VD8tMI/AAAAAAAAXA8/QydzO-uEaXY/s400/cash_home.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nessun effetto speciale: voce, bassa e baritonale, e una chitarra acustica da accarezzare con ruvide mani da contadino. Perché prima di dedicarsi alla musica s’era misurato con la terra, letteralmente, aiutando sin da bambino i genitori nella coltivazione e raccolta del cotone nei campi dell’Arkansas – la sua famiglia aveva ricevuto un piccolo appezzamento di terreno fornito dal governo in seguito al New Deal – e vivendo sulla propria pelle la dura condizione degli agricoltori dell’America sudista. «Non devi aver vissuto in povertà per diventare un musicista country di successo, ma può esserti d’aiuto», riconosceva. Come lo può essere arruolarsi nell’esercito per sfuggire a un lavoro frustrante, quello di addetto alla catena di montaggio della fabbrica, e al dolore per la morte di uno dei suoi sei fratelli. Nel 1950 si fa aviatore: un radiotelegrafista che non perde occasione per ascoltare musica. Svolge una parte del servizio militare in Germania e lì acquista la sua prima chitarra, impara a suonarla da autodidatta e crea un piccolo gruppo musicale con altri commilitoni. Subito dopo il congedo, nel 1954, sposa una giovane italoamericana, Vivian Liberto, ma il matrimonio è destinato a fallire. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/iXRmJyIyJbM" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A ripercorrere le tappe, sempre in salita, di una vita dura quanto movimentata – dai primi passi mossi a Memphis, “la mecca della musica”, nella stessa mitica Sun Records che andava scritturando i vari Carl Perkins ed Elvis Presley, all’agognato successo – ci aveva pensato lo stesso Cash in due biografie, pubblicate a distanza di vent’anni l’una dall’altra. La prima, &lt;em&gt;The Man in Black&lt;/em&gt;, è del 1975 e la seconda, &lt;em&gt;Cash: the Autobiography&lt;/em&gt;, è del 1993. Nel 2004, poi, nelle librerie statunitensi è arrivata &lt;em&gt;The Man Called Cash&lt;/em&gt; di Steve Turner, pubblicata in Italia nel 2008 da Kowalski con il titolo &lt;em&gt;Johnny Cash. La vita, l'amore e la fede di una leggenda americana&lt;/em&gt;. Un lavoro quest’ultimo, onesto e obiettivo, privo di enfasi. A rilanciare la cashmania, tuttavia, è stato – potere del grande schermo – un film: &lt;em&gt;Quando l’amore brucia l'anima&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Walk the Line&lt;/em&gt;), pellicola del 2005 diretta da James Mangold e con Joaquin Phoenix nei panni del cantante. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-T0IeT1y4dik/Tvy5JUQwKPI/AAAAAAAAXBU/UfYMxmzfBk0/s1600/cash5.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-T0IeT1y4dik/Tvy5JUQwKPI/AAAAAAAAXBU/UfYMxmzfBk0/s400/cash5.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Alla fine sono le storie che restano, non i fatti. E le storie vanno raccontate», sosteneva Cash. E di una a fumetti si sentiva la mancanza. A colmare tale lacuna è stato Reinhard Kleist (Hürth, 1970), appassionato di film western e disegnatore che, dopo un’intensa gavetta su soggetti di Lovecraft, è da diversi anni accreditato come miglior autore di fumetti in lingua tedesca. Ma è anche un fan di Cash e, in quanto tale, voleva saperne di più sull’uomo. «Volevo sapere – ha spiegato – chi è questo tipo che canta». Ha raccolto tutto quello che poteva: foto, articoli, interviste, biografie, testimonianze varie. Ne è venuta fuori &lt;em&gt;Cash. I see the darkness&lt;/em&gt; (Black Velvet Editrice, Collana Biopop, pp. 222, € 16), graphic novel salutata come “miglior libro” al salone del fumetto di Berlino. È il suo tratto incisivo, rigorosamente in bianco e nero, a restituirci il vero Johnny Cash, sottolineandone i pregi (la generosità) senza trascurare i difetti (l’egocentrismo esasperato, l’inaffidabilità), le luci e le ombre di una vita vissuta senza mai perdere il gusto di spingersi oltre, di rimettersi in gioco. Come Franz Dobler ci ricorda sin dalla prefazione: «Nulla è sicuro nella vita, nel lavoro, in amore. Nessuno può dirsi sicuro. A meno che non si rinchiuda la propria vita, il proprio lavoro, i propri amori in un carcere di massima sicurezza». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yIfEZLTjfX8/Tvy581XdZTI/AAAAAAAAXBg/dzXjUhpRIaw/s1600/cash7.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="282" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-yIfEZLTjfX8/Tvy581XdZTI/AAAAAAAAXBg/dzXjUhpRIaw/s400/cash7.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ed è proprio il celebre concerto che Cash tiene nel carcere di Folsom davanti a duemila detenuti, a fare della sua “voce”, grazie allo storico LP &lt;em&gt;Johnny Cash at Folsom Prison&lt;/em&gt;, la più popolare d’America. È il 14 gennaio del 1968, una data fondamentale per Cash, per questo Kleist la carica di particolare solennità, tanto da aprire con tale concerto il terzo capitolo del suo romanzo a fumetti: quello della riscossa. Se il primo capitolo copre dal 1935 al 1956, il secondo, dedicato al decennio successivo, si chiude nel peggiore dei modi: arresto a El Paso (Messico) per introduzione illegale di pillole di anfetamina, fine del primo matrimonio e, nel 1967, un collasso per overdose. Quando pensa di aver toccato il fondo, Cash riesce a risalire lentamente la china, anche grazie alle cure dellla musicista June Carter, che da collega diventerà sua moglie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MIwN6ULCOho/Tvy6SKAOwnI/AAAAAAAAXBs/NmS7kkWtk7E/s1600/cash6.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-MIwN6ULCOho/Tvy6SKAOwnI/AAAAAAAAXBs/NmS7kkWtk7E/s400/cash6.jpg" width="275" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Alla fine degli anni Sessanta inizia un fortunato programma televisivo sul network ABC. Nel 1971 s’inventa anche attore e interpreta &lt;em&gt;A Gunfight&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Quattro tocchi di campana&lt;/em&gt;), film western con Kirk Douglas; poi partecipa a &lt;em&gt;The Gospel Road&lt;/em&gt;, pellicola imperniata sulla figura di Gesù Cristo e interpreta se stesso, ovvero un cantante country, in un episodio della serie televisiva con Peter Falk nei panni, dimessi, del celeberrimo Tenente Colombo. Nel frattempo continua a sfornare album di successo come &lt;em&gt;What is Truth&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Man in Black&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Flesh and Blood&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Negli anni Ottanta, però, quando sembra destinato a un inesorabile declino, conquista definitivamente il pubblico, anche dei più giovani, con &lt;em&gt;American Recordings&lt;/em&gt;, disco che diventa in poche settimane portavoce della label. La critica lo apprezza, il pubblico gradisce, le canzoni passano sempre più spesso in radio. I Grammy Awards pioveranno copiosi e lo consacreranno – come scrisse nel necrologio il &lt;em&gt;Village Voice&lt;/em&gt; – «l’artista country più importante dell’era moderna».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UQndapMHXWE/Tvy4cr7HnFI/AAAAAAAAXBI/Z7HJmenNSaM/s1600/cash3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-UQndapMHXWE/Tvy4cr7HnFI/AAAAAAAAXBI/Z7HJmenNSaM/s400/cash3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nelle ultime tavole dell’avvincente biografia di Kleist troviamo il cantante assai più vecchio della sua età anagrafica, seduto in giardino con una coperta sulle ginocchia a sognare scene di caccia popolate da cowboy, lui che sosteneva di avere sangue indiano nelle vene. Cash muore il 12 settembre del 2003, appena 71 anni ma con alle spalle una vita ben più intensa e densa di gran parte dei suoi coetanei. Complicazioni diabetiche, le ultime di una serie di acciacchi a compromettere un fisico minato da una vita dissoluta. Pochi mesi prima era scomparsa June e da allora sono sepolti insieme nel cimitero Hendersonville Memory Gardens a Hendersonville nel Tennessee. La sua musica, invece, vive, proprio come ai vecchi tempi quando – come scrive Kleist – tutta l’America alzava il volume della radio quando riconosceva la sua voce.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-9182848772678228182?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/9182848772678228182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=9182848772678228182' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/9182848772678228182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/9182848772678228182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/johnny-cash-leroe-sudista-che-cantava-i.html' title='Johnny Cash, l&apos;eroe sudista che cantava i carcerati'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kuB7eMBE2m4/Tvy3giP9duI/AAAAAAAAXAw/ZmVWRb6Fq0Q/s72-c/cash2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3925885451979426792</id><published>2012-01-06T15:10:00.000+01:00</published><updated>2012-01-06T15:10:53.693+01:00</updated><title type='text'>All'armi siam fumetti a Viterbo il prossimo 20 gennaio con Alfio Krancic</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-k8RgGlIQVzI/TwcAYaErEnI/AAAAAAAAXG0/DDNKHpGpW3Y/s1600/chaiar.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-k8RgGlIQVzI/TwcAYaErEnI/AAAAAAAAXG0/DDNKHpGpW3Y/s400/chaiar.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il prossimo 20 gennaio sarò a Viterbo con &lt;strong&gt;Alfio Krancic&lt;/strong&gt; per presentare, a distanza di un anno dall'uscita, &lt;em&gt;All'armi siam fumetti&lt;/em&gt; (Il Fondo)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3925885451979426792?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3925885451979426792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3925885451979426792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3925885451979426792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3925885451979426792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/allarmi-siam-fumetti-viterbo-il.html' title='All&apos;armi siam fumetti a Viterbo il prossimo 20 gennaio con Alfio Krancic'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-k8RgGlIQVzI/TwcAYaErEnI/AAAAAAAAXG0/DDNKHpGpW3Y/s72-c/chaiar.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5171396698972124758</id><published>2012-01-05T22:59:00.000+01:00</published><updated>2012-01-05T22:59:59.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fare Italia Mag'/><title type='text'>Acca Larentia, una candela contro l'odio (intervista a Junio Guariento)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MFxh7EhLyas/TwYc1vOpTQI/AAAAAAAAXGs/GUAJ0gPRWBY/s1600/candela.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="237" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-MFxh7EhLyas/TwYc1vOpTQI/AAAAAAAAXGs/GUAJ0gPRWBY/s400/candela.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Acca Larentia, una candela contro l'odio&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La mia intervista a &lt;strong&gt;Junio Guariento&lt;/strong&gt; è su &lt;a href="http://www.blogger.com/goog_1551223345"&gt;FareItalia Mag&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.fareitaliamag.it/2012/01/05/acca-larentia/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5171396698972124758?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5171396698972124758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5171396698972124758' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5171396698972124758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5171396698972124758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/acca-larentia-una-candela-contro-lodio.html' title='Acca Larentia, una candela contro l&apos;odio (intervista a Junio Guariento)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-MFxh7EhLyas/TwYc1vOpTQI/AAAAAAAAXGs/GUAJ0gPRWBY/s72-c/candela.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-290683819558343274</id><published>2012-01-03T21:11:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T21:12:51.003+01:00</updated><title type='text'>Dürrenmatt, quel crudele "gioco" filosofico (di Mario Bernardi Guardi)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-z6v-5lx07mQ/TwNf4TrTGCI/AAAAAAAAXGU/iB96DNVX-MM/s1600/durrenmat3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="277" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-z6v-5lx07mQ/TwNf4TrTGCI/AAAAAAAAXGU/iB96DNVX-MM/s400/durrenmat3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;Dal&lt;em&gt; Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 3 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mhCCLmj-87o/TwNfixfekII/AAAAAAAAXGI/xWeJWd27J7k/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-mhCCLmj-87o/TwNfixfekII/AAAAAAAAXGI/xWeJWd27J7k/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il giovane avvocato Spät sta per compiere un omicidio. Un assassinio "giusto". Il resoconto che sta scrivendo non solo lo giustifica, ma lo prepara. Soltanto con un delitto, afferma Spät, e con una puntuale, rigorosa, dettagliata ricognizione circa le sue ragioni, si può ristabilire ciò che è giusto. Dopodiché, Spät si suiciderà. È inevitabile che lo faccia. Perché? Questa la spiegazione: «Non intendo sottrarmi alle mie responsabilità, al contrario, solo in tal modo la mia condotta si può giustificare, se non sotto il profilo giuridico, senz'altro sotto il profilo umano. In possesso della verità, non posso dimostrarla». Ora, però, dobbiamo sapere che cosa è successo. Perché alla base di decisioni così gravi devono esserci eventi (non solo prodotti dalla realtà dei "fatti", ma anche dall'incessante moto della "coscienza") di straordinaria gravità.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lj-ntq0pVPE/TwNgTgBdLvI/AAAAAAAAXGg/FXl3Zf3oxV8/s1600/Giustizia.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-lj-ntq0pVPE/TwNgTgBdLvI/AAAAAAAAXGg/FXl3Zf3oxV8/s400/Giustizia.jpg" width="255" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Vizi e vezzi, tic e tabù&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma, dicendo questo, non diciamo nulla. Perché la storia di cui stiamo parlando è firmata dallo scrittore svizzero di lingua tedesca Friedrich Dürrenmatt (&lt;em&gt;Giustizia&lt;/em&gt;, traduzione di Giovanna Agabio, Adelphi, pp.211, euro 18) e questo già ci mette sull'avviso: insieme a una rappresentazione spietata dell'individuo e della società, di vizi e vezzi, tic e tabù, costumi e malcostumi, dovremo aspettarci deformazioni caricaturali, graffi di ironia e di sarcasmo, scenari tra l'allucinato e l'assurdo. Su tutto la cappa plumbea di interrogativi destinati a restare senza soluzione: che cos'è la verità? Ne esiste una ed una sola, o possono essercene tante, l'una contro l'altra armata? Esiste la possibilità che un "fatto", accuratamente e abilmente dissezionato, possa essere parzialmente o totalmente "rivoltato", in modo tale da mettere in discussione ciò che sembrava riscontro obiettivo? La "giustizia giusta" è quella che ha a che fare con i codici, gli avvocati, i magistrati, i tribunali, le sentenze ecc. o è un'altra cosa? Già, ma che cosa? E, comunque, chi può arrogarsi il diritto di emettere un verdetto e come e in nome di che cosa può farlo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La produzione letteraria&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Queste domande che più volte si ripropongono nella produzione letteraria e teatrale di Dürrenmatt (1921-1990), e che tanto più turbano quanto più l'autore non rinuncia alla sua ghignante cifra comico-satirica, hanno come radice ancor più vertiginose questioni che toccano l'essenza dell'uomo, il bene e il male, la presenza (o assenza) di Dio nel mondo, il senso (o non-senso) della vita, la sterminata serie di eventi in cui caso, causa e caos sembrano mescolarsi in una chiassosa mascherata. Nella quale si finisce con l'essere travolti sia come vittime che come carnefici, ed anche esercitando, alternativamente, i due ruoli, o magari interpretandoli insieme. Visto che, poi, i confini tra verità e finzione sono molto sottili nell'insondabile enigma che è - e resta - la nostra esistenza. Opere come &lt;em&gt;La visita della vecchia signora&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il giudice e il suo boia&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il sospetto&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;La promessa&lt;/em&gt; danno testimonianza dell'inquietudine come di un incancellabile tratto identitario. Oppure è il male del peccato originale a pesarci addosso?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Una trama che spiazza&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Figlio di un pastore protestante di una cittadina vicino a Berna, Dürrenmatt si porta dentro una certa cupezza luterana, alla quale reagisce con «un gusto della corposità massiccia e sanguigna dei fatti e delle parole» (Ladislao Mittner, &lt;em&gt;Storia della letteratura tedesca. Dalla fine secolo alla sperimentazione&lt;/em&gt;, Tomo terzo, Einaudi, 1978, p.1657). Senza darsi e darci tregua. Ma torniamo a &lt;em&gt;Giustizia &lt;/em&gt;e al suo intreccio spiazzante. Dunque: il dottor honoris causa Isaak Kohler, consigliere cantonale, grande appassionato di matematica e bravissimo giocatore di biliardo, sta accompagnando in visita alla città, sulla sua Rolls-Royce, il ministro inglese P., prima di accompagnarlo all'aeroporto. «Just a moment», fa a un certo punto Kohler al suo illustre ospite, chiedendo all'autista di fermare la macchina di fronte al Du théâtre, un illustre edificio storico che accoglie anche un ristorante. Kohler scende, entra dalla porta girevole nella grande sala da pranzo, viene salutato con deferenza dallo "chef de service", si guarda intorno, si dirige verso il tavolo dove siede, alle prese con un tournedos Rossini e una bottiglia di chambertin, l'illustre germanista Winter, suo caro amico, estrae una rivoltella e lo colpisce a morte, non senza prima aver salutato cordialmente tutti i presenti, passa accanto alle cameriere spaventate, esce, risale sulla Rolls-Royce, siede accanto al ministro che non si è accorto di nulla perché sonnecchiava, e via all'aeroporto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Domande senza risposta&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La prima domanda è: perché Kohler ha ammazzato Winter? Non c'è alcun motivo. Indubbiamente, ha compiuto un omicidio - i testimoni ci sono - ma che cosa ha fatto scattare la molla? Lui, arrestato e condannato, non lo spiega. Non solo: in galera, sembra essere l'uomo più felice del mondo, l'ambiente gli piace, trova giusta la pena, ha un ottimo rapporto con i carcerieri, che giudica meravigliosi, si diverte a intrecciare ceste di vimini e le offre ai visitatori. Però, ha anche chiesto un colloquio con l'avvocato Spät, che, come legale, non è che abbia un gran nome, visto che è noto come difensore di prostitute e di "protettori". Eppure, è proprio da lui che vuole il patrocinio. Ed è disposto a pagare bene. Ma che cos'è che gli chiede? Di riesaminare il suo caso, partendo dall'ipotesi che l'omicida non sia stato lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La realtà (o quasi)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Deve montare una "finzione". Ma la finzione non ha senso - si ribella Spät - visto che l'identità dell'assassino è acclarata senza dubbi di sorta. Ebbene, a questo punto, diamo la parola a Kohler: «Lei non deve indagare la realtà, bensì una delle possibilità che si nascondono dietro la realtà. Vede, caro Spät, certo che ora conosciamo la realtà, per questo sono qui e intreccio cesti, ma ciò che è possibile lo conosciamo appena. È comprensibile. L'ambito del possibile è quasi infinito, quello del reale è molto limitato, perché di tutte le possibilità è sempre una soltanto quella che si può trasformare in realtà. Il reale è solo un caso particolare del possibile, e per questo è anche pensabile in altro modo. Ne consegue che, per poterci addentrare nel possibile, dobbiamo ripensare il reale».&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Un gioco "filosofico"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Vertigine intellettuale? Follia? Un malvagio, disumano gioco filosofico messo su da un esperto del biliardo, attirato dal calcolo, dall'esecuzione, dalle tante possibilità della partita? Una perversa volontà di potenza che prevede uno scenario criminale perché le palle che finiscono in buca sono degli esseri umani? Spät sospetta tutto questo e odia tutto questo. Perché, nella deriva della sua pur giovane vita, non lo hanno mai abbandonato l'amore per la giustizia, l'odio per il male, l'avversione per tutte le ipocrisie e i crimini che si nascondono dietro l'ostentato perbenismo. Però, per necessità di sopravvivenza, accetta. Riuscirà il nostro eroe ecc.? Insomma, inferi non praevalebunt? La trama è una sorta di sarabanda. Ci si trova di tutto: un playboy in disarmo, una prostituta d'alto bordo, torvi protettori, brutali guardie del corpo, ambigui uomini di legge che la legge e la coscienza se le accomodano come gli pare. Il nostro Spät, che non è innocente nemmeno lui, ce la farà a non farsi sommergere da questa marea maleodorante? Vi ricordate l'nizio? C'è un giovane avvocato che sta per compiere un omicidio. Un assassinio giusto…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-290683819558343274?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/290683819558343274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=290683819558343274' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/290683819558343274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/290683819558343274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/durrenmatt-quel-crudele-gioco.html' title='Dürrenmatt, quel crudele &quot;gioco&quot; filosofico (di Mario Bernardi Guardi)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-z6v-5lx07mQ/TwNf4TrTGCI/AAAAAAAAXGU/iB96DNVX-MM/s72-c/durrenmat3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3667738950093492344</id><published>2012-01-03T20:23:00.000+01:00</published><updated>2012-01-03T20:23:20.689+01:00</updated><title type='text'>Michele Pirro: io, "terrone" di successo (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-drHitJvsniI/TwNUnXQQDAI/AAAAAAAAXF8/54y4uu94jAQ/s1600/michele_pirro_interview_1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-drHitJvsniI/TwNUnXQQDAI/AAAAAAAAXF8/54y4uu94jAQ/s400/michele_pirro_interview_1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Intervista a cura di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 3 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-coMrv7mf4Mc/TwNS3YBjE9I/AAAAAAAAXFw/gCGTSViZcOM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-coMrv7mf4Mc/TwNS3YBjE9I/AAAAAAAAXFw/gCGTSViZcOM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nell'Olimpo dei centauri, nella classe regina, dal prossimo campionato ci sarà - oltre Valentino Rossi e Andrea Dovizioso - un altro pilota italiano: è Michele Pirro, classe 1986, da San Giovanni Rotondo, piccolo paese in provincia di Foggia, con il ricordo di Marco Simoncelli nel cuore. «Per realizzare un sogno non bisogna mollare mai»: questo è il mantra sul quale il pugliese ha costruito la sua breve carriera, rinunciando alla sicurezza del market gestito dal papà per tentare di sfondare sulle due ruote. Ha firmato per il team di Fausto Gresini, e correrà con la Crt non ufficiale. Nella passata stagione in Moto2 ha vinto l'ultima gara del mondiale, a Valencia nel novembre scorso, dedicando il successo a Sic, da poco scomparso, con sulla carena stampato il motto del campione di Cattolica, «Race your life». Componente del gruppo sportivo della Polizia di Stato, ieri è stato ospite a I fatti vostri su Rai2 per raccontare le prossime tappe della sua avventura in MotoGp.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Pirro, quando ha scoperto che il suo futuro sarebbe stato in sella a una motocicletta?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da ragazzino. A quattordici anni ho iniziato a gareggiare nel circuito di Binetto, la mia prima gara ufficiale l'ho corsa a Misano, nella categoria 125cc. Ho ottenuto ottimi risultati nel campionato italiano monomarca Aprilia, e ho conquistato il titolo europeo Moto 125 nel 2004. Adesso mi aspetta un bel salto di categoria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Dalla prossima stagione i concorrenti saranno i migliori piloti del mondo.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dopo Andrea Dovizioso e Valentino Rossi, l'Italia in MotoGp sarà rappresentata da me… La vittoria di Valencia confermava i miei progressi. Avrei potuto vivere una annata da protagonista in Moto2, puntando al titolo, ma le cose sono cambiate e ora mi aspetta una grande sfida.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Con che spirito si cimenterà in questa categoria?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Non avrò una moto competitiva ma una Crt non ufficiale. Dovrò crescere sul piano dell'esperienza e della capacità di gestire le emozioni in un contesto differente, contro avversari dal valore assoluto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;A che piazzamento può ambire?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Classificarmi nei primi dieci già sarebbe un risultato eccellente alla prima stagione. Mi piacerebbe ben figurare nelle tappe italiane di Misano e del Mugello.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Il dramma della morte di Marco Simoncelli resta scolpito nell'immaginario di tanti appassionati di motociclismo. Come vive da pilota il rapporto tutto particolare con il fattore "rischio" nelle gare?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ci pensiamo, non possiamo negarlo. I pericoli sono insiti nella nostra professione. Il nostro mestiere è correre, battere i record delle piste…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Una passione senza troppe domande?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Noi amiamo la velocità, lottiamo contro il tempo andando al massimo in ogni curva. In passato ho avuto anche io degli incidenti, non di grande entità, ma sullo sfondo resta la grande passione per una disciplina sportiva che regala grandi emozioni. Naturalmente non bisogna generalizzare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;A cosa si riferisce?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Noi corriamo in pista. Sulle strade, anche sui curvoni invitanti del mio Gargano, bisogna essere prudenti e non sfidare mai la sorte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;È cresciuto con il poster di qualche campione sul muro della sua camera?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;No. Sono Michele Pirro, ho il mio stile. In passato ho ammirato Valentino Rossi. Vorrei affermarmi per quello che posso dimostrare in sella alla mia moto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Cosa mancherà di Simoncelli al mondo del motociclismo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lascia un vuoto immenso, soprattutto per i suoi famigliari e i suoi amici. Era unico nel trasmettere allegria e buon umore a tutti, dai compagni piloti ai meccanici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Quale messaggio possono trasmettere i campioni dello sport a un'Italia in piena crisi economica?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La recessione si sente anche nel nostro settore. I prossimi mesi saranno costellati di difficoltà e privazioni. Non bisogna farsi travolgere dal pessimismo. La mia generazione ha bisogno di speranza e fiducia nell'avvenire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La sua storia personale può essere un esempio?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Sono un "terrone" che ha compiuto un bel pezzo di strada da un paesino del foggiano per arrivare a competere nella massima categoria del motociclismo, grazie al sacrificio e all'impegno quotidiano. Nessuno mi ha regalato nulla. Ecco, il vero insegnamento in questi tempi difficili è di non mollare mai, lottando strenuamente per raggiungere i propri obiettivi. La crescita professionale che mi aspetta sarà legata alla capacità di salire continuamente i gradini che si presenteranno sulla strada. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Il suo cantante preferito?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Vasco Rossi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Quello di "una vita spericolata"… Cosa preferisce sul grande schermo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tutti i film dell'attore Checco Zalone. È davvero straordinario nel demolire i luoghi comuni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Un libro?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;"Diobò che bello!" di Marco Simoncelli. Racconta in pieno lo stato d'animo di noi motociclisti, con quella voglia di correre più veloci del vento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Intervista a cura di Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3667738950093492344?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3667738950093492344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3667738950093492344' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3667738950093492344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3667738950093492344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/michele-pirro-io-terrone-di-successo-di.html' title='Michele Pirro: io, &quot;terrone&quot; di successo (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-drHitJvsniI/TwNUnXQQDAI/AAAAAAAAXF8/54y4uu94jAQ/s72-c/michele_pirro_interview_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2936529408489619037</id><published>2012-01-03T13:34:00.000+01:00</published><updated>2012-01-03T13:34:55.855+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Un romanzo per parlare di Baggio: quando la genialità non si misura col numero delle vittorie</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hU7QZww-zMM/TwL1cAG5wYI/AAAAAAAAXFk/pbYeT_uS6Ts/s1600/baccio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-hU7QZww-zMM/TwL1cAG5wYI/AAAAAAAAXFk/pbYeT_uS6Ts/s400/baccio.jpg" width="290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 3 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-iu4xKS5rs44/TwL07FrFy4I/AAAAAAAAXFY/9vVWdvo_KFk/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-iu4xKS5rs44/TwL07FrFy4I/AAAAAAAAXFY/9vVWdvo_KFk/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Di incomprensioni con gli allenatori ne ha avute anche lui – con Lippi quasi arrivarono in tribunale – ma Roberto Baggio è troppo Zen per una biografia alla Ibrahimovic, di quelle condite con frasi aggressive e definitive che scalano facilmente la classifica delle vendite. Allo stesso modo costruirne una sui numeri – come ha fatto Roberto Savino nel suo recente &lt;em&gt;Alex Del Piero minuto per minuto&lt;/em&gt; – non sarebbe stato altrettanto efficace. Nel corso di una carriera che abbraccia un ventennio, il Divin Codino ha conquistato i trofei che un campione, ma anche un buon gregario, capitalizza in un lustro. Successi che, nel caso di Baggio, si concentrano in un periodo di tempo limitatissimo. Una Coppa Uefa con la Juventus nel 1992-93 e due campionati italiani, uno sempre con la Juventus nel 1994-95 (stagione in cui con i bianconeri vinse anche la Coppa Italia) e uno con il Milan l’anno successivo. Non ha mai vinto – per dirne una – la classifica dei cannonieri. Indimenticabile, poi, l’errore dal dischetto di Pasadena, un rigore che ci svegliò bruscamente dal sogno mondiale di Usa 1994. Come ci ha insegnato De Gregori, tuttavia, non è da questi particolari che si giudica un giocatore.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Niente può svilire il genio della sua poetica. Tutti sappiamo che non è con le medaglie, le mostrine e le stelle che si misurano le prestazioni». A farsi carico di scrivere un libro letterario sul più grande fuoriclasse italiano di tutti i tempi sono stati Matteo Salimbeni e Vanni Santoni, drammaturgo il primo, giornalista e scrittore il secondo. &lt;em&gt;L’ascensione di Roberto Baggio&lt;/em&gt; (Mattioli 1885, pp. 150) non è l’almanacco calcistico di un campione ma «un lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una nazione e ne diventa coscienza collettiva». Due decenni di storia e trenta milioni di baggisti. Ognuno dei quali con un ricordo personale di Baggio. «Per vent’anni gli italiani hanno seguito le loro squadre del cuore, ma se lui non giocava nella loro squadra, sempre, prima di 90° Minuto, tornavano a informarsi: “Ha segnato Baggio?”»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per questo, una biografia non bastava: per raccontare Baggio serviva un romanzo, una “recherche” delle occasioni perdute. Salimbeni e Santoni ne hanno seguito le orme da Firenze a Torino, da Milano a Bologna, da Brescia fino a Vicenza e Caldogno, dove tutto ebbe inizio. Parlando o immaginando di parlare con personaggi improbabili come gli inservienti dello stadio, i monumenti viventi, il bagarino, la ragazza senza auricolari, il giardiniere, l’uomo chiuso in bagno, il pastore e tanti altri. Figure letterarie per un un viaggio alla ricerca del calciatore che, se pure non è mai stato un totalizzatore di record, più di ogni altro ha interpretato la speranza in un’Italia diversa e migliore di quella cui ci eravamo rassegnati. All’Italia catenacciara e brutta, pratica per non dire furba, Baggio provò a sostituire la sua: fantasiosa, sorprendente e brillante. Ci ha illuso che l’Italia del pallone – quale migliore metafora del calcio? – potesse essere un’altra. Perdendo. L’Italia è tornata a vincere nel 2006, a Berlino. Senza fuoriclasse. Così parlò Lippi, che pretese una nazionale operaia, come nella migliore (o peggiore?) tradizione. Una vittoria assai meno bella, ne concludono gli autori, di come sarebbe stata con Baggio. Che ha sfatato la legge non scritta del calcio: un campione aiuta a vincere la sua squadra. In nazionale e nei club. Quel che è riuscito a Platinì, Zidane e Van Basten. A Mancini e Vialli, che riuscirono nell’impresa di far vincere il primo scudetto alla Sampdoria. A Maradona col Napoli. A Baggio no, non è riuscito. Fiorentina, Bologna e Brescia ne sanno qualcosa. Avere in un squadra un fuoriclasse poteva essere bellissimo ma rappresentava anche una maledizione. A dirla tutta, persino quando ha vinto quella Juve e quel Milan, le vittorie non portavano il segno distintivo di Baggio. «Un coniglio bagnato», lo liquidò Agnelli, che voleva calciatori vincenti e non quel ragazzo estroso quanto malinconico, che non è mai diventato l’icona della vittoria. «È rimasto umano – scrivono Salimbeni e Santoni – condividendo lo stesso destino dell’impiegato e del milite ignoto». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lucio Dalla gli ha dedicato una canzone, Giovanni Raboni un sonetto, Cesare Cremonini, nella sua &lt;em&gt;Marmellata n. 25&lt;/em&gt;, ancora non si è rassegna al fatto che Baggio non gioca più. «Eppure chiunque, o quasi, ha vinto più di Baggio, anche Rui Costa, anche Fernando Couto». Malgrado il gol da calcio d’angolo, le duecento realizzazioni in serie A, le cinque doppiette in Nazionale, l’essere stato riconosciuto quale quarto miglior giocatore di sempre, unico giocatore italiano ad aver marcato in tre diverse edizioni del mondiale e unico a fare la sua comparizione sul piccolo schermo insieme a Holly e Benji. Ha recuperato da infortuni che avrebbero stroncato la carriere di chiunque. Rimanendo tuttavia un «nove e mezzo». Il complimento di Platinì, che lo vedeva metà attaccante e metà rifinitore, suona quasi come una beffa. Del resto non sempre ebbe la maglia numero 10, non ci teneva. Una sconfitta con onore, sembra suggerirci, può essere meglio di una vittoria. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2936529408489619037?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2936529408489619037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2936529408489619037' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2936529408489619037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2936529408489619037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/un-romanzo-per-parlare-di-baggio-quando.html' title='Un romanzo per parlare di Baggio: quando la genialità non si misura col numero delle vittorie'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hU7QZww-zMM/TwL1cAG5wYI/AAAAAAAAXFk/pbYeT_uS6Ts/s72-c/baccio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3345138286219934669</id><published>2012-01-01T22:42:00.001+01:00</published><updated>2012-01-01T22:43:11.909+01:00</updated><title type='text'>Tommy torna con tutta la sua carica simbolica (di Federico Zamboni)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-fChAkZwN5yc/TwDSwOEAEBI/AAAAAAAAXFA/eYbtnwcXEc8/s1600/DE_Tommy_proto_translite.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="337" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-fChAkZwN5yc/TwDSwOEAEBI/AAAAAAAAXFA/eYbtnwcXEc8/s400/DE_Tommy_proto_translite.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 31 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hXJbtSvl9Ac/TwDPIDTmavI/AAAAAAAAXEc/9Kg6blXy6Vw/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-hXJbtSvl9Ac/TwDPIDTmavI/AAAAAAAAXEc/9Kg6blXy6Vw/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Erano giovani che si rivolgevano ad altri giovani, gli Who che nel 1969 pubblicarono &lt;em&gt;Tommy&lt;/em&gt;. L'album era doppio, e pur non essendo il primo caso in assoluto di "opera rock", ovvero di un'intera storia che si dipanasse dall'inizio alla fine con un vero e proprio filo conduttore di carattere narrativo, fu quello che diede all'esperimento la consistenza di un esempio. Degno di essere preso sul serio da tutti. Degno di essere seguito da altri. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SdR7ZM0JS0Y/TwDTEAzQIBI/AAAAAAAAXFM/L1FgW-E-O7g/s1600/the-who-the-who.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="308" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-SdR7ZM0JS0Y/TwDTEAzQIBI/AAAAAAAAXFM/L1FgW-E-O7g/s400/the-who-the-who.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Visto? Era possibile. La rabbia delle nuove generazioni non era soltanto un'esplosione superficiale il cui massimo orizzonte espressivo si limitava a una canzoncina convulsa da tre minuti, come lo era stata &lt;em&gt;My Generation&lt;/em&gt; degli stessi Who (La gente cerca di metterci sotto / Solo perché noi gli stiamo intorno / Le cose che fanno sembrano spaventosamente fredde / Spero di morire prima di diventare vecchio). Il rifiuto nei confronti degli adulti era innanzitutto un istinto, ma non significava che sarebbe rimasto per sempre allo stato iniziale. Rozzo. Adolescenziale. Indistinto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/uswXI4fDYrM" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;My Generation&lt;/em&gt; era una singola freccia, per quanto acuminata. Tommy era la spiegazione, in forma di allegoria, del perché fosse necessario fabbricarne delle altre - molte altre - e scegliere accuratamente i bersagli. Tommy, il protagonista della vicenda, era diventato cieco, sordo e muto, a causa di un terribile trauma infantile: il padre era tornato dalla guerra e aveva sorpreso la madre con l'amante. Aveva ucciso il rivale. Aveva risparmiato la moglie. Insieme, a suggello della ritrovata unità genitoriale, avevano ingiunto al figlioletto di dimenticarsi ogni cosa: &lt;em&gt;Tu non hai sentito / tu non hai visto / tu non dirai niente a nessuno / Mai nella tua vita&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lui li aveva presi alla lettera. Quegli ordini come pietre. Quelle pietre come mattoni di sfortuna. Scagliati per nascondere un crimine. Afferrati in fretta e furia per tirare su un muro e nascondersi da tutto. Chiaro: se i criminali sono i tuoi stessi genitori, il resto del mondo non può essere migliore. Se il tuo destino è restare prigioniero, meglio finire nella cella più remota e inaccessibile del carcere. Là dove la luce del sole non arriva mai e poi mai, fino a cancellarne anche il ricordo. Là dove tutto è silenzio. Dove non c'è motivo di parlare, fino a dimenticarsi che parlare è naturale. E piacevole. E provvidenziale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tommy era rimasto chiuso laggiù per degli anni. Il bambino era diventato un adolescente. L'adolescente aveva ereditato quella strana stanza che si apriva solo dall'esterno, e mai per farlo uscire. Ogni tanto qualcuno compariva sulla soglia e gli veniva vicino, e lo usava. Una madre distratta. Un padre autoritario. Un cugino crudele. Uno zio pedofilo. Cose soltanto inutili e cose anche cattive. Cose che, ad ogni modo, arrivano e si fermano appena un po' e poi se ne vanno. Tutti che badano ai propri desideri, e che ignorano i suoi. Tommy che ha dentro di sé un solo grido, e nessuna maniera di renderlo udibile: &lt;em&gt;See me, feel me, touch me, heal me&lt;/em&gt;. Guardami, sentimi, toccami, guariscimi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/ZfZQLXs72Lo" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Era passato altro tempo. Finché un giorno, chissà come, Tommy aveva scoperto l'esistenza dei flipper (in effetti un anacronismo, visto che l'azione si svolge a ridosso della Prima guerra mondiale) e si era rivelato un campione di inarrivabile bravura. Dotato di quell'inspiegabile talento, per nulla razionale e disciplinato, che indispettisce gran parte di quelli che ormai sono invecchiati e che invecchiando hanno perduto, o dissipato, o svenduto, l'unico talento universale: quello della giovinezza. Tommy non aveva bisogno di allenarsi, per eccellere. Non aveva nemmeno bisogno di guardare la pallina, o tutto il resto. Gli bastava toccare i pulsanti, per sapere quello che doveva fare e per farlo meglio di chiunque altro. Intuito allo stato puro. Un'abilità sconcertante. Quasi sovrumana. Quasi divina. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E alla fine, infatti, Tommy era diventato una specie di messia. Un mito per i suoi seguaci. Ma ancora una vittima per se stesso. La prigione era addobbata come non mai, eppure lui non poteva vederla. Gli adepti lo acclamavano, eppure lui non poteva sentirli. Ciò che accadeva continuava ad accadere all'esterno. Cose straordinarie. Cose ancora inutili. Non sarà mai il successo a raddrizzare le distorsioni dell'ego. Non serve a niente correre sempre più avanti, se la chiave della liberazione è custodita, o occultata, sempre più indietro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Sei anni dopo, nel 1975, l'album era diventato un film. Con la regia di Ken Russell e il cantante degli Who, Roger Daltrey, nei panni del protagonista, affiancato sia da attori come Oliver Reed e Jack Nicholson, sia da star della musica come Elton John ed Eric Clapton. L'impatto visivo era grandioso, ma nel tentativo di completare la storia, restituendola attraverso le immagini, le toglieva più di quel che non riuscisse ad aggiungere. Il percorso di Tommy era interiore, e andava vissuto come tale: le canzoni sprigionavano un richiamo evocativo; le riprese sciorinavano una serie di eventi spettacolari. L'album spingeva a interrogarsi. Il film a divertirsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ObQ_MxCln9s/TwDSbItG20I/AAAAAAAAXE0/qvNdJ-0UjGc/s1600/tommy-the-who.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-ObQ_MxCln9s/TwDSbItG20I/AAAAAAAAXE0/qvNdJ-0UjGc/s400/tommy-the-who.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Oggi, dopo la morte del batterista Keith Moon nel 1978 e del bassista John Entwistle nel 2002, del quartetto originario degli Who sono rimasti solo Pete Townshend e Roger Daltrey. La band sopravvive per modo di dire, come un laboratorio che si è ridotto a una sala hobby. Pete ha avuto gravissimi problemi di udito, e Roger ci è andato parecchio vicino. Ma adesso è proprio lui, a riproporre dal vivo l'intero album (l'intera vicenda) di Tommy. E assai giustamente, in questa esperienza che è iniziata in Inghilterra nella scorsa primavera e che tra il 9 e il 24 marzo prossimi approderà anche in Italia per otto concerti, non lo fa in forma di musical, puntando sulle scenografie, ma affidandosi alla forza originaria delle canzoni. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È un uomo che ormai ha 67 anni, e non pretende più di essere l'incarnazione del piccolo Tommy. Gli basta dare voce alla sua terribile storia: che apparentemente è un'iperbole, ma che in realtà riguarda chiunque, per qualsiasi motivo, abbia rinunciato a guardare, a parlare, a sentire.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3345138286219934669?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3345138286219934669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3345138286219934669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3345138286219934669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3345138286219934669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/tommy-torna-con-tutta-la-sua-carica.html' title='Tommy torna con tutta la sua carica simbolica (di Federico Zamboni)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-fChAkZwN5yc/TwDSwOEAEBI/AAAAAAAAXFA/eYbtnwcXEc8/s72-c/DE_Tommy_proto_translite.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-1127556161488407794</id><published>2012-01-01T22:21:00.000+01:00</published><updated>2012-01-01T22:21:24.400+01:00</updated><title type='text'>Futuro italiano: dalla dolce vita al grande nulla? (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-KqM7nCLsuR4/TwDN-tPRsqI/AAAAAAAAXEI/2w5jkhz8_qc/s1600/cera.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-KqM7nCLsuR4/TwDN-tPRsqI/AAAAAAAAXEI/2w5jkhz8_qc/s400/cera.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 31 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5AxopILDuxw/TwDNiJKruvI/AAAAAAAAXD8/xf2DxyssbTE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-5AxopILDuxw/TwDNiJKruvI/AAAAAAAAXD8/xf2DxyssbTE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ci sono libri per i quali la lettura inizia dalla copertina, con Marcello Mastroianni e Federico Fellini appoggiati a una locandina cinematografica che ha fatto storia. Oscar Iarussi, caporedattore de La Gazzetta del Mezzogiorno, con &lt;em&gt;C'era una volta il futuro. L'Italia della Dolce Vita&lt;/em&gt; (Il Mulino, pp. 147, € 14) percorre un itinerario culturale per sviscerare mode, manie, tendenze, vizi e virtù nazionali, partendo dal costume e dai riti che si potevano ammirare nella Roma del boom economico, seduti al tavolo di un caffè in via Veneto.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il saggio è un tributo alla lucidità e al cinismo di Ennio Flaiano, ispiratore della&amp;nbsp;pellicola insieme allo stesso Fellini, a Tullio Pinelli e a Brunello Rondi, e al potere della letteratura visiva di immaginare l'evoluzione delle abitudini popolari scorgendone insieme i punti di forza e le inevitabili mollezze. &lt;em&gt;La Dolce Vita&lt;/em&gt; è un film del 1960 e mentre l'Italia di allora si apprestava a interrogarsi sui cent'anni di Unità, emergeva in pieno la scelta di ripudiare la tradizione rurale del paese per intraprendere la sfida dello sviluppo, per competere sullo scenario internazionale, nella speranza di recitare un ruolo da protagonisti nel "Grande Gioco" geopolitico, seppellendo il passato di sconfitti nella Seconda guerra mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La Dolce Vita diventa allora una indovinata metafora per interpretare l'ansia di riscatto di un paese giovane pieno di contraddizioni: «Le campagne si spopolano per fornire manodopera all'industria pesante (non sempre pensante) e s'inizia il degrado del paesaggio nazionale la cui fascinosa fragilità sarebbe stato ovvio tutelare e mettere a frutto grazie al turismo. Ma non c'è difesa della natura che tenga rispetto al movimento "americano" di una modernità tardiva, quindi più convulsa. In quegli anni è all'opera un impeto faustiano che dilaga e travolge tutto pur di conquistare un posto stabile tra i paesi avanzati». E mentre Enrico Mattei sfida le grandi compagnie petrolifere americane, è la politica estera "levantina", attenta al mondo arabo ma anche ai desiderata dell'alleato d'Oltreoceano, consapevole di avere nel proprio seno il più grande partito comunista d'Occidente, a esaltare la vocazione mediterranea dello Stivale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;"Se gli anni di via Veneto - spiega Iarussi - si possono contare sulle dita di una mano e di fatto sono già finiti quando esce il film, invece la proiezione nel tempo del glamour "de noantri" si rivela strabiliante. Giunge fino ai nostri giorni. Oltre mezzo secolo dopo e alle soglie del ventennale della scomparsa di Fellini che ricorrerà nel 2013, l'onnivora pubblicità, il marketing territoriale e l'immaginario collettivo ne sono ancora pregni. (…) Un'Italia che sta già piegando il sacro al profano, ovvero la fede popolare alla spettacolarizzazione della tv, come Fellini mostra nella magnifica sequenza dei bambini che vedono la Madonna in "La Dolce Vita"». Da qui è possibile osservare come una certa svolta edonista, individualista, legata al culto del consumo è stata raccontata con preveggenza da Fellini, disegnando un savoir vivre pieno di regole conformiste, dall'abbigliamento alle vacanze intelligenti al presenzialismo culturale senza alcuna sensibilità per l'arte o la letteratura. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'opera del maestro di Rimini incarna anche il segnale di una secolarizzazione imminente, i cui segni restano incisi nell'anima profonda italiana: «Nella trama di Fellini, l'intellettuale Steiner - scrive l'autore - incalza soavemente Marcello affinché si dedichi alla scrittura a discapito delle collaborazioni con i giornaletti "mezzo fascisti" per cui lavora come cronista di rosa. Altro che l'Espresso! Il giornalista de "la dolce vita" è un free lance, senza alcun dovere di orario redazionale o di turni d'impaginazione, al pari dei suoi amici fotografi d'assalto, i quali spesso lo implorano di portarli con lui. Fra loro spicca quel Paparazzo (Walter Santesso) che entra con forza nel dizionario: un neologismo sinonimo di reporter scandalistico». Ogni siparietto del film allora sembra una indovinata anticipazione del nostro presente sbracato, nel quale gli inquilini del Palazzo sono stati costretti a sloggiare per farsi rifare i conti da un manipolo di "baroni" universitari, ai quali l'insipienza di maggioranza e opposizione ha consegnato le chiavi del governo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La pellicola divise e divide ancora i critici: Montanelli elogiò Marcello Mastroianni per l'interpretazione del giornalista Marcello Rubino - «se (…) avesse saputo raccontare con la penna, per il giornale di cui io fossi direttore, le stesse cose che ha raccontato con la macchina da presa di Fellini, e con la stessa evidenza, gli avrei triplicato lo stipendio» - mentre Alberto Arbasino recentemente ne ha offerto una rilettura più amara, legata alla fine della "dolce vita" soffocata dall'arrivo del turismo sguaiato che ne cancellò il fascino elitario. Sullo sfondo, in conclusione, resta un ritratto amaro, la rappresentazione «dell'Italia che verrà, il futuro a portata di mano eppure già agonico, con l'occhio sbarrato sul Grande Nulla».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-1127556161488407794?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/1127556161488407794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=1127556161488407794' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1127556161488407794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1127556161488407794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/futuro-italiano-dalla-dolce-vita-al.html' title='Futuro italiano: dalla dolce vita al grande nulla? (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-KqM7nCLsuR4/TwDN-tPRsqI/AAAAAAAAXEI/2w5jkhz8_qc/s72-c/cera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3995890000716492757</id><published>2012-01-01T21:29:00.000+01:00</published><updated>2012-01-01T21:29:00.546+01:00</updated><title type='text'>Céline e le pagine della vergogna. Il caso non è chiuso (di Mario Bernardi Guardi)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-PdyYlKG2l5Q/TwDBjU7JX8I/AAAAAAAAXDw/M8hXFbB6TNc/s1600/baga.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="311" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-PdyYlKG2l5Q/TwDBjU7JX8I/AAAAAAAAXDw/M8hXFbB6TNc/s400/baga.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal&lt;em&gt; Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 31 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Ipt21mgsAu8/TwDA234uV8I/AAAAAAAAXDk/T6Yiu-6bs5o/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-Ipt21mgsAu8/TwDA234uV8I/AAAAAAAAXDk/T6Yiu-6bs5o/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A cinquant'anni dalla morte di Céline, abbiamo letto di tutto e di più. Ora, Riccardo De Benedetti rilancia il dibattito sulle &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt;: un libello famoso-famigerato che molti hanno sentito nominare ma pochi hanno avuto la ventura di leggere (&lt;em&gt;Céline e il caso delle Bagatelle&lt;/em&gt;, postfazione di Giancarlo Pontiggia, Medusa, pp. 168, € 14). Nel senso che nel 1982, tre mesi dopo la comparsa in libreria (traduzione di Pontiggia, edizioni Guanda), fu tolto dalla circolazione perché la vedova di Céline, Lucette Almanzor, attraverso i suoi avvocati, minacciò di intentare una causa agli improvvidi riscopritori.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Fine delle &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt;? Niente affatto: il libro circolava prima e ha continuato a circolare dopo. Per quel che ci riguarda, lo acquistammo a Pisa alla Libreria Athenaeum - appassionata comunità di "lettori militanti", universitari, liceali, missini e post-missini, liberi pensatori "terzisti", impuniti fascio-goliardi sottanieri e rigidi cattolici preconciliari -ricevendolo dalle mani dell'indimenticabile Gianni Benvenuti, gestore e animatore del "covo", come una cosa preziosa e maledetta. Dunque, da custodirsi con grande cura. Un libro proibito? Mah… Il nostro esemplare ha il contrassegno delle Edizioni Robespierre di Milano, per gentile concessione delle Ed. Corbaccio, anno di grazia 1965, traduzione e copertina di G.M.C. (?). Precedono il testo una serie di giudizi sull'opera del Reprobo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Scrive ad esempio Leone Trotsky: «Céline non deve vergognarsi dei suoi antenati. Il genio francese ha trovato nel romanzo la sua espressione insuperata. Da Rabelais, medico come lui, si è andata ramificando nel corso di quattro secoli una genealogia illustre di maestri della prosa epica: dalla risata fragorosa e aperta fino allo sconforto e alla disperazione, dall'alba luminosa alle tenebre della notte». Così parla invece Paul Valéry: «Si tratta di un libro di genio, ma criminale».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In ogni caso, non si può ignorare l'apocalittico antisemita delle &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt;. Le cose che scrive, "come" le scrive. I contenuti e lo stile. Céline "è" il Voyage. Céline "è" le &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Però al lettore medio è negato il diritto di addentrarsi nel fastoso delirio dello scrittore, in quell'«immenso e virulento poema dell'odio - scrive De Benedetti - nel quale si esprime l'intero alfabeto della rabbia e nel quale l'odio stesso ne esce alfabetizzato». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;De Benedetti mette in guardia dall'ipocrisia di chi riserva all'autore del &lt;em&gt;Voyage&lt;/em&gt; esercizi di grondante ammirazione, magari eleggendolo a nume di tutte le scritture creative e trasgressive, ma marca le distanze dal più che mai creativo e trasgressivo Céline delle &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt; e degli altri "pamphlet". Non è un essere abbietto, osceno e ripugnante: è lo stesso, identico Céline, con miti, riti, fisse e paturnie. Merita l'indignazione di tutti i giusti? Ma bisogna che i giusti, prima di indignarsi, sappiano per che cosa si indignano. Siamo adulti e vaccinati: non dobbiamo temere il contagio. E abbiamo il diritto/dovere di leggere il libro per giudicare. Per chiedersi da dove venga quell'odio lussureggiante e vaticinante, e se sia il caso che ci si faccia i conti. Con un bello scavo nell'archivio delle idee e delle ideologie, e una corsia preferenziale per il Novecento delle incendiarie passioni "totali". E delle immancabili liste di proscrizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Di sicuro, Céline accusa gli ebrei di volere la guerra contro la Germania per mandare a farsi fottere l'intera Europa in nome degli interessi dell'alta finanza massonica e yankee.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma dubita della possibile salvezza di una Europa che si dissangua nelle guerre civili e precipita in una accelerata decadenza. E in particolare di una Francia, "femmina, puttana, accolita di ubriachi" che, devastata nel corpo e nello spirito, rischia morte e dannazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il "mostro" Céline è un don Chisciotte anarchico e allucinato, che parte "lancia in resta" contro il Male con una enfatizzazione di furibondi stereotipi razzisti e antisemiti ? Sì. Ma questo tipo di cultura, ben prima di Céline, non era abbondantemente rappresentata in Francia? E con tanto di auguste ascendenze nell'Illuminismo e dintorni, da Rousseau a Montesquieu, da Voltaire a Buffon, da Kant ad Herder? E, andando alla ricerca delle responsabilità "massacratorie" di libri illustri, quante ne dovremmo attribuire al Vecchio Testamento, al Capitale di Marx, allo Zarathustra nicciano? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;De Benedetti, nella sua ricognizione, condanna la materia e lo spirito delle &lt;em&gt;Bagatelle&lt;/em&gt; ed esamina ogni possibile "atto di accusa" contro Céline. Ma di sicuro non lo priverebbe del diritto di parlare e di scrivere. Così come si batte per il nostro diritto di entrare nell' "inferno" celiniano. A come curare le "bruciature" ci pensiamo noi. I "dottori" si tengano pure le loro pomatine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Mario Bernardi Guardi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3995890000716492757?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3995890000716492757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3995890000716492757' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3995890000716492757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3995890000716492757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2012/01/celine-e-le-pagine-della-vergogna-il.html' title='Céline e le pagine della vergogna. Il caso non è chiuso (di Mario Bernardi Guardi)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-PdyYlKG2l5Q/TwDBjU7JX8I/AAAAAAAAXDw/M8hXFbB6TNc/s72-c/baga.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3353221207614912690</id><published>2011-12-31T14:09:00.000+01:00</published><updated>2011-12-31T14:09:57.825+01:00</updated><title type='text'>Silenzio! Riparla il regime (la copertina di Area di gennaio)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ecIiEYccClk/Tv8I5GV2gXI/AAAAAAAAXDY/Xh3vkQ2OuMU/s1600/gennaio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-ecIiEYccClk/Tv8I5GV2gXI/AAAAAAAAXDY/Xh3vkQ2OuMU/s400/gennaio.jpg" width="327" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Questa è l'anteprima della copertina di &lt;em&gt;Area&lt;/em&gt; del prossimo gennaio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il mio augurio è che nel 2012 ognuno di noi possa ritrovare voglia e coraggio di "combattere"!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;Roberto&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3353221207614912690?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3353221207614912690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3353221207614912690' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3353221207614912690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3353221207614912690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/silenzio-riparla-il-regime-la-copertina.html' title='Silenzio! Riparla il regime (la copertina di Area di gennaio)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ecIiEYccClk/Tv8I5GV2gXI/AAAAAAAAXDY/Xh3vkQ2OuMU/s72-c/gennaio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2697015021095465502</id><published>2011-12-29T17:12:00.000+01:00</published><updated>2011-12-29T17:12:01.968+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Area'/><title type='text'>Regali di lettura per le vacanze</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-VESxyydPdjI/TvLsm0JvtPI/AAAAAAAAW-s/PLAJXpghecU/s1600/albero%252520natale%252520libri.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-VESxyydPdjI/TvLsm0JvtPI/AAAAAAAAW-s/PLAJXpghecU/s400/albero%252520natale%252520libri.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da &lt;em&gt;Area&lt;/em&gt; di dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-IctsUJNsvVI/TvLq4xrCyCI/AAAAAAAAW-g/LUgVbwM2brI/s1600/area.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-IctsUJNsvVI/TvLq4xrCyCI/AAAAAAAAW-g/LUgVbwM2brI/s1600/area.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il lettore lungimirante lo sa: passare in libreria la vigilia di Natale rende inevitabile la resa di fronte al potere editoriale. Travolti dalle monumentali pile di volumi che altri hanno scelto per noi, rischieremmo di uscirne con l’ultimo libro di Fabio Volo sottobraccio o, pressati dalla fretta, arrenderci all’idea che Giorgio Faletti non sia poi tanto male. Attenzione: le classifiche di vendita vanno rigorosamente ignorate. Il fatto che un libro venda molto non ne garantisce la qualità. Le letture vanno programmate con cautela, prima di brandire la carta di credito. Certo, se un libro finisse per non piacerci, potremmo sempre regalarlo. Ammettiamolo: sarebbe da infami. Avete mai provato l’onta di ricevere un volumazzo di Moccia? Io sì. E non lo auguro a nessuno. Detto questo, bisogna prepararsi per tempo. Individuare i libri giusti e, nel caso siano stampati da piccoli editori, ordinarli col necessario tempismo. Così da sconfiggere il nemico principale: la distribuzione, troppo spesso di una lentezza esasperante. Carta e penna, dunque, ché nel 2011 sono usciti libri importanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Se avvertite il bisogno di disintossicarvi dalle letture del 150esimo dell’Unità d’Italia, uscire dalla sterile diatriba tra celebrazioni acritiche e revisionismi manichei, e soprattutto se volete capire qualcosa di più sulle (vere) ragioni del declino della nostra economia, c’è &lt;em&gt;Eroi e cialtroni, 150 anni di controstoria&lt;/em&gt; (Politeia) di &lt;strong&gt;Augusto Grandi&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Teresa Alquati&lt;/strong&gt;, un’analisi puntuale e documentata sulle vicissitudini dei nostri conti. Per rimanere all’approfondimento, degno di nota è &lt;em&gt;Contropotere. La notte della Repubblica&lt;/em&gt; e i giornalisti che hanno tentato di fare luce (Nutrimenti), anch’esso scritto a quattro mani da &lt;strong&gt;Massimiliano Griner&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Lilly Viccaro Theo&lt;/strong&gt;. Gli anni Settanta vengono riletti attraverso un giornalismo investigativo e d’inchiesta che in un’epoca come l’attuale, seppellita dal voyeurismo gossiparo, non si può che rimpiangere. A restituire la voce ad alcuni dei più rappresentativi figli degli anni Cinquanta, hanno pensato le edizioni Settecolori ripubblicando l’ormai introvabile &lt;em&gt;C’eravamo tanto a(r)mati&lt;/em&gt;: venticinque storie individuali che fotografano mirabilmente un’Italia provinciale e cittadina, operaia e borghese, fascista e comunista. Il volume è curato da &lt;strong&gt;Maurizio Cabona&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Stenio Solinas&lt;/strong&gt;, del quale è da poco arrivato in libreria anche &lt;em&gt;Da Parigi a Gerusalemme. Sulle tracce di Chateaubriand &lt;/em&gt;(Vallecchi). Scrittore raffinato, Solinas è salpato da Trieste per approdare a Istanbul, raggiungendo Israele e Palestina. Il risultato è un doppio libro fra passato e presente, esercizio di ammirazione – per dirla con Cioran – e racconto di viaggio. Altre peregrinazioni, quelle del messinese Scipione il Cicalazadè, le ha rese in forma di “cuntu”, l’antica forma di narrazione orale della Sicilia, &lt;strong&gt;Pietrangelo Buttafuoco&lt;/strong&gt; nel suo &lt;em&gt;Il lupo e la luna&lt;/em&gt; (Bompiani). Una vita avventurosa, quella di Scipione. Rapito dai pirati appena dodicenne, passerà attraverso battaglie e conquiste, un lupo come compagno e una dama fatta luna nel cuore. Dall’Africa italiana e fascista, poi, &lt;strong&gt;Giorgio Ballario&lt;/strong&gt; ci porta nella sua Torino, per l’occasione in noir. Abbandonato momentaneamente il suo personaggio prediletto, il maggiore dei carabinieri Morosini – che ritroveremo la prossima primavera – nel suo ultimo romanzo, &lt;em&gt;Il volo della cicala&lt;/em&gt; (Angolo Manzoni), lo scrittore piemontese ci presenta il detective italo-argentino Hector Perazzo alle prese con un’attualità fatta di droga, violenza e raggiri. Immigrato di ritorno, Perazzo ha percorso al contrario la rotta dei suoi avi ed è arrivato in Italia con pochi soldi e tanti sogni. Chi ai propri sogni non ha voluto rinunciare è l’esordiente romana &lt;strong&gt;Bianca Penna&lt;/strong&gt;. Il suo fresco di stampa &lt;em&gt;Sui binari del treno&lt;/em&gt; (Ensemble) è la risposta a tutti coloro che le hanno detto: un giorno ne riderai. Non solo a lei. A chiunque non si è rassegnato all’idea che l’amore, la generosità, gli ideali, il desiderio di vivere pienamente ogni giorno, siano stati solo capricci adolescenziali e non una precisa, millimetrica, scelta di vita, dolorosa finché si vuole ma tutt’altro che inconsapevole. Se non proprio inconsapevole, &lt;strong&gt;Shepard Fairey&lt;/strong&gt; non avrebbe mai immaginato di ricevere la telefonata di ringraziamento di Barack Obama, neoeletto presidente degli Stati Uniti. È opera sua il manifesto, col volto di Obama in rosso e blu e la scritta “Hope”, diventato rapidamente un’icona planetaria a mo’ della Gioconda di Leonardo Da Vinci e della Marilyn Monroe di Andy Warhol, da molti analisti considerato la vera chiave di svolta del successo personale del primo nero alla Casa Bianca. A dirci tutto del talento, dell’innovativo stile grafico e della poetica dell’artista nato in una cittadina della Carolina del Sud nel 1970 è Sabina De Gregori – già autrice de &lt;em&gt;Bansky. Il terrorista dell’arte&lt;/em&gt; – con &lt;em&gt;Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re della Poster Art&lt;/em&gt; (come il precedente edito da Castelvecchi). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Politicamente scorretto è &lt;em&gt;Non chiedetemi di fare la femmina&lt;/em&gt; (Cult) della “debuttante” aquilana &lt;strong&gt;Manuela D’Alessio&lt;/strong&gt;. Peggio di una biografia non autorizzata, scientifico al pari di Super Quark, unisex come la guida Michelin, bipartisan perché colpisce da destra e da sinistra, il libro presenta una ricca gall(in)eria di prototipi femminili da cui, maschi e femmine – avverte l’autrice – dovrebbero tenersi prudentemente lontani: gli uni per evitare di accaparrarsi una femmina, invece di una donna, le altre per imparare a essere tali, rinunciando a invidia e french manicure. Non poteva mancare un’opera irrinunciabile per gli appassionati degli eroi d’inchiostro: &lt;em&gt;Le straordinarie opere di Alan Moore&lt;/em&gt; (Black Velvet) di &lt;strong&gt;George Khoury&lt;/strong&gt;, il più completo libro-intervista sulla vita e le opere del più importante scrittore di fumetti al mondo. Avete presente cult cinematografici emulati come &lt;em&gt;Watchmen&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;V for vendetta&lt;/em&gt;? Nascono dal suo straordinario talento e leggendo il libro scoprirete che il suo ruolo nella fabbrica dell’immaginario è decisamente di primo piano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il lettore davvero lungimirante, infine, si prepari all’imminente uscita, sempre per la piccola e determinata Settecolori di &lt;strong&gt;Manuel Grillo&lt;/strong&gt;, de &lt;em&gt;La giovane Turca&lt;/em&gt;, il primo romanzo pubblicato in Italia, con il contributo del Goethe Istitut, di &lt;strong&gt;Martin Mosebach&lt;/strong&gt;, vincitore del Premio Georg Büchner 2007, il più prestigioso riconoscimento letterario tedesco. Lo scontro di civiltà – questo è il senso del libro – non ha l’ultima parola se a dominare è la vita e non l’ideologia. Lo impara a sue spese un giovane tedesco quando dagli Stati Uniti vola in Turchia per mettersi sulle tracce dell’amata. Il suo viaggio è costellato di colpi di scena e atmosfere surreali, dove alle peripezie e alle delusioni segue la scoperta di civiltà e tradizioni antiche ormai cadute nell’oblio. In un intreccio in cui la sorte individuale intarsia i destini collettivi, l’incontro e lo scontro tra culture come l’unione e la separazione tra uomini e donne non sono scontati né inevitabili, perché la battuta finale spetta al gioco imprevedibile della vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2697015021095465502?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2697015021095465502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2697015021095465502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2697015021095465502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2697015021095465502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/regali-di-lettura-per-le-vacanze.html' title='Regali di lettura per le vacanze'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-VESxyydPdjI/TvLsm0JvtPI/AAAAAAAAW-s/PLAJXpghecU/s72-c/albero%252520natale%252520libri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-495546671737880906</id><published>2011-12-28T09:52:00.000+01:00</published><updated>2011-12-28T09:52:55.225+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>Frank Miller torna con Holy Terror e offende tutti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-7m_d3Z5WQiY/TvrTWO2fo-I/AAAAAAAAW_c/YC5NG9RUVys/s1600/olli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="307" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-7m_d3Z5WQiY/TvrTWO2fo-I/AAAAAAAAW_c/YC5NG9RUVys/s400/olli.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 28 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-DiKOR_xZOnM/TvrS5-26_7I/AAAAAAAAW_Q/OtCRFYZwUZE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-DiKOR_xZOnM/TvrS5-26_7I/AAAAAAAAW_Q/OtCRFYZwUZE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Bollito. Cinquantenne in crisi d’identità, i più teneri. Alle prese con un delirio senile, i più sprezzanti. Estremista. Reazionario. Propagandista. Tutto si può dire di Frank Miller, fumettista, sceneggiatore e regista statunitense, meno che non sia stato di parola: «&lt;em&gt;Holy Terror&lt;/em&gt; – aveva detto lo scorso settembre, in occasione dell’uscita negli States della sua nuova graphic novel – offenderà tutti». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pensata inizialmente come scontro tra Batman e Al Qaeda, ha riaperto il conflitto tra l’artista americano e la critica d’oltreoceano, che quando non si è limitata a una scrollata di spalle l’ha liquidato come razzista e violento. Wired lo ha persino accusato di giocare con un dramma nazionale come l’11 settembre. Come se non si trattasse del geniale autore di Ronin, samurai fantascientifico, de &lt;em&gt;Il ritorno del cavaliere oscuro&lt;/em&gt;, con cui ha restituito spessore e carisma all’uomo pipistrello, di &lt;em&gt;300&lt;/em&gt;, romanzo grafico ispirato alla battaglia delle Termopili e della mitica serie &lt;em&gt;Sin City&lt;/em&gt;, portata sul grande schermo da Robert Rodriguez. &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-whhG_orPZXk/TvrUj7UDUsI/AAAAAAAAW_o/SzeZU0PBttU/s1600/re.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="311" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-whhG_orPZXk/TvrUj7UDUsI/AAAAAAAAW_o/SzeZU0PBttU/s400/re.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La colpa di Miller sarebbe quella di aver dichiarato guerra al fondamentalismo islamico, spazzandolo via dal suolo americano per il tramite del protagonista Fixer, una specie di Batman al cubo. Lo ha fatto a modo suo, ovviamente, mescolando col suo stile visionario superuomismo e crime story, avventura classica ed epica postmoderna, pulp e individualismo anarchico. Motivo sufficiente per essere iscritto d’ufficio dai critici veterocomunisti nel registro degli autori non allineati al verbo progressista, dietro Sam Peckimpah, John Milius, Clint Eastwood e via dicendo. Gli indizi sarebbero univoci, concordanti e convergenti e, in quanto tali, costituirebbero una prova a carico dell’imputato che, sul suo blog, non si è cosparso il capo di cenere e poche settimane dopo l’uscita del libro ha rincarato la dose. «L’America è in guerra contro un nemico spietato – ha ribadito – e forse avrete sentito, tra un momento di autocommiserazione e di narcisismo che vi godete nei vostri mondi comodi e sicuri, termini come Al Qaeda e terrorismo». Non solo: nel mirino di Miller anche i manifestanti di Occupy Wall Street, definiti poco carinamente «buzzurri, ladri e stupratori».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-X05FQDRdkjo/TvrU7iJOCiI/AAAAAAAAW_0/BCnp5kDAV8E/s1600/frank_miller-batman.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-X05FQDRdkjo/TvrU7iJOCiI/AAAAAAAAW_0/BCnp5kDAV8E/s400/frank_miller-batman.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da noi l’opera sarà disponibile dal prossimo marzo – la pubblicazione italiana è stata recentemente annunciata da Bao Publishing e avrà il titolo di Sacro terrore – ma il fuoco di fila è già iniziato. Fuori dal coro,&lt;strong&gt; Michele Medda&lt;/strong&gt;, papà di &lt;em&gt;Nathan Never&lt;/em&gt; e autore della miniserie&lt;em&gt; Caravan&lt;/em&gt;. L’autore sardo ha rispedito le critiche al mittente: «quelle più aspre – ha commentato – non potevano che venire dal fighettismo politicamente corretto». Se per certi versi il lavoro di Miller può apparire superato dalla morte di Bin Laden – questo il ragionamento di Medda – ancor più superate sono le considerazioni sull’inconsistenza della minaccia integralista, tanto più alla luce degli inquietanti sviluppi della cosiddetta “primavera araba”. «&lt;em&gt;Holy Terror&lt;/em&gt; è un’invettiva contro l’ignavia di un Occidente anestetizzato dal politicamente corretto – scrive Medda – ma accusarlo di razzismo è fuori luogo e ipocrita. Non c’è discorso sulle razze né si auspicano scontri di civiltà, la parola Islam non compare mai nella storia e i criminali sono terroristi che, anche se non è elegante ammetterlo, sono islamici». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-evqIsADMmXo/TvrWZa_tQLI/AAAAAAAAXAA/pKpG9TSvT3M/s1600/frank-miller-holy-terror-p-80.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="301" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-evqIsADMmXo/TvrWZa_tQLI/AAAAAAAAXAA/pKpG9TSvT3M/s400/frank-miller-holy-terror-p-80.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Quel che di Miller appare davvero intollerabile, evidentemente, è il patriottismo, «che in lui non è un concetto datato e idealistico – spiega Medda – ma autoconservazione». Non una reliquia nostalgica ma un meccanismo di conservazione per una nazione. Del resto, quando già nel 2006 Miller annunciò questo volume – non a caso dedicato alla memoria di Theo Van Gogh, regista e pubblicista olandese ucciso nel 2004 da uno studente islamico membro di un gruppo integralista – lo descrisse come uno strumento di propaganda. «Un appellativo che non mi piace – ha poi precisato – perché generalmente viene usato negativamente solo quando il lettore non è d’accordo con l’autore e con il messaggio della sua opera». Miller rivendica il diritto di avere un suo punto di vista e – nel solco inaugurato oltre settanta anni fa dal primo patriota d’inchiostro, Capitan America – di schierare i suoi supereroi contro i malvagi di turno. Combattendoli con le stesse armi: liberando gli eroi da una inibente innocenza e introducendo nel loro mondo dorato atmosfere cupe e adulte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lo ha fatto tutto da solo, stavolta, lasciando a Dave Stewart solo i colori della copertina e tornandosi ad armare di matite e chine. Per il resto, &lt;em&gt;Holy Terror&lt;/em&gt; è quanto di più milleriano si potesse immaginare: &lt;em&gt;Sin City&lt;/em&gt; è richiamato sin dal logo, il formato è quello orizzontale e cinematografico già sperimentato efficacemente con &lt;em&gt;300&lt;/em&gt;, forte di una potenzialità visiva e narrativa sicuramente più efficace del tradizionale comics book, e l’uso estremo del bianco e nero esprime fedelmente le emozioni più autentiche dell’uomo, senza sfumature e con poche concessioni a estemporanei dettagli colorati, tecnica quest’ultima usata dall’autore anche nel recente esordio alla regia cinematografica con &lt;em&gt;The Spirit&lt;/em&gt;. «Questo volume mi assomiglia – ha spiegato – e per questo volevo essere presente in ogni suo aspetto».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Q_HVvKz3Cqk/TvrXQdGFnRI/AAAAAAAAXAM/MYma21R8_x0/s1600/frank_miller_the_spirit.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="372" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Q_HVvKz3Cqk/TvrXQdGFnRI/AAAAAAAAXAM/MYma21R8_x0/s400/frank_miller_the_spirit.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La trama è essenziale: una serie di attentati suicidi scuotono Empire City, che alto non è che la Gotham City di Batman, ovvero una moderna metropoli. Polizia ed esercito assistono impotenti all’escalation di terrore fino a quando il supereroe The Fixer, “il riparatore”, non esattamente un cultore dell’islamismo, decide di essere della partita. Ad aiutarlo Natalie Stack e il capitano di polizia Dan Donegal, rispettivamente surrogati di Catwoman e di un giovane commissario Gordon (la mission inizialmente avrebbe dovuto essere affidata a Batman e al suo entourage) cui il protagonista non lascia grande spazio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Una trama superficiale e mal raccontata – la giudica così &lt;strong&gt;Alessandro Bilotta,&lt;/strong&gt; creatore della premiata serie di &lt;em&gt;Valter Buio&lt;/em&gt; e sceneggiatore di &lt;em&gt;Dylan Dog&lt;/em&gt; – in cui i disegni mascherano con lo stile la mancanza di cura». Nulla a che vedere, secondo lo sceneggiatore romano, con le felici sperimentazioni sul personaggio di Daredevil, influenzate dai racconti &lt;em&gt;noir&lt;/em&gt; di Chandler ed Ellroy.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«La cosa più interessante riguardo &lt;em&gt;Holy Terror&lt;/em&gt; – sostiene Bilotta – è la retorica moralista che ha scatenato. La stessa morale contro cui l’autore si schiera in maniera discutibile e violenta, insorge etichettando il fumetto come razzista, giudicando la qualità delle storie dai contenuti morali che queste veicola. Le storie, invece, rappresentano lo sguardo e l’opinione del loro autore sulla realtà e &lt;em&gt;Holy Terror&lt;/em&gt; è un fumetto antiretorico, ovvero esprime un sentimento sincero di rabbia e violenza che non ci dice nulla sul mondo, ma tutto su colui che sta realizzando quel fumetto. C’è da rabbrividire all’idea che la qualità delle storie sia direttamente proporzionale a quella dei contenuti morali che racchiude, una legge su cui Hollywood ha edificato la propria retorica. Storie che non devono emozionarci davvero – conclude Bilotta – ma farci sentire bene perché ne condividiamo i buoni sentimenti. C'è da rabbrividire al pensiero di tutti quei moralisti che si schierano contro la violenza in senso astratto, nello stesso istante in cui sono chiusi nei loro uffici e sgomitano contro un collega».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kPKvqZgqghM/TvrX_HafIKI/AAAAAAAAXAY/tAvuFv_WHlQ/s1600/sin.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-kPKvqZgqghM/TvrX_HafIKI/AAAAAAAAXAY/tAvuFv_WHlQ/s400/sin.jpg" width="258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Comunque la si pensi, Miller ha probabilmente raggiunto il suo scopo: assestare un pugno nello stomaco al buonismo. Provocare. Dissacrare, anche il proprio lavoro. L’auspicio che aveva espresso oltre vent’anni fa è stato coronato. «Se mi aspetta una carriera nel fumetto – diceva – spero che sia come quella di Bob Dylan».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-495546671737880906?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/495546671737880906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=495546671737880906' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/495546671737880906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/495546671737880906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/frank-miller-torna-con-holy-terror-e.html' title='Frank Miller torna con Holy Terror e offende tutti'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-7m_d3Z5WQiY/TvrTWO2fo-I/AAAAAAAAW_c/YC5NG9RUVys/s72-c/olli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5506732260735976670</id><published>2011-12-22T13:05:00.000+01:00</published><updated>2011-12-22T13:05:21.429+01:00</updated><title type='text'>Biografie, campioni e bandiere: i libri sul calcio non conoscono crisi (di Giovanni Tarantino)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-1h9wzq2tqBo/TvMcml1F8mI/AAAAAAAAW_E/KKXQS6IvL80/s1600/bandiere.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="381" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-1h9wzq2tqBo/TvMcml1F8mI/AAAAAAAAW_E/KKXQS6IvL80/s400/bandiere.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 20 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-FYHwQY21V5Y/TvMbqVT0brI/AAAAAAAAW-4/W95lviLVnuA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-FYHwQY21V5Y/TvMbqVT0brI/AAAAAAAAW-4/W95lviLVnuA/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ormai è un dato certo: le biografie sui campioni dello sport vanno forte, vendono e, stando ai tempi, sono anche una buona idea per i regali di Natale. Tra gli scaffali delle librerie i reparti sportivi sono tra i settori meno in crisi. Negli ultimi mesi il successo maggiore è stato quello di &lt;em&gt;Io, Ibra,&lt;/em&gt; la discussa autobiografia di Zlatan Ibrahimovic, che si è raccontato senza censure, rivelando retroscena sulla sua vita da calciatore e non solo, inediti fino alla pubblicazione del libro, al cui successo potrebbe addirittura seguire una trasposizione cinematografica. Degne di nota anche le biografie del tennista Andre Agassi, &lt;em&gt;Open&lt;/em&gt;, quella di Flavia Pennetta, &lt;em&gt;Dritto al cuore&lt;/em&gt;, e ultima in ordine di tempo &lt;em&gt;Alex Del Piero minuto per minuto&lt;/em&gt; di Roberto Savino.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma in questo scorcio finale di 2011 c’è anche spazio per un’antologia che rivolge uno sguardo particolare alla storia del nostro calcio, rivolgendo specifiche attenzioni alla storia del Torino. Si tratta del volume&lt;strong&gt;&lt;em&gt; Le bandiere del Toro. 52 ritratti di campioni granata&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Edizioni Progetti web, pp. 192, euro 20) realizzato da &lt;strong&gt;Andrea Stasi&lt;/strong&gt; con le illustrazioni di &lt;strong&gt;Franco Bruna&lt;/strong&gt; e le tavole a colori di &lt;strong&gt;Renato Vendrame&lt;/strong&gt;. Una carrellata di immagini sulla storia del Torino calcio attraverso le quali si ripercorrono gli anni gloriosi della compagine granata come i periodi meno felici, un lavoro che è sintesi di competenze storiche e grafiche, frutto dell’incontro e dell’impegno di Andrea Stasi e Franco Bruna, che rappresentano due eccellenze nei rispettivi settori di competenza. Il primo è ingegnere, romano di nascita e torinese di adozione, ed è alla seconda opera dopo &lt;em&gt;I giorni del Toro. Piccola enciclopedia del Torino&lt;/em&gt; con la magica matita di Carlin. Stasi è «torinista da quando nel libro di letture della quarta elementare fantasticava davanti all’illustrazione di un aereo, con i ritratti tondi dei giocatori del Grande Torino», e pubblica on-line “100annidicuoregranata.it”, la più grande raccolta sui testi scritti sul Torino e su parte della storia del calcio italiano. Franco Bruna, torinese classe’39, è uno dei caricaturisti più famosi d’Italia, con all’attivo collaborazioni prestigiose con quotidiani e riviste nazionali, oltre all’album delle figurine Panini, oltre a essere stato già insignito di premi importanti, quali la Palma d’Oro a Bordighera e il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Per l’aspetto illustrativo le novità de &lt;em&gt;Le bandiere del Toro&lt;/em&gt; non si fermano a questi dati, considerando anche le tavole ad acquerello del pittore Renato Vendrame dedicate ai Grandi di Superga. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La forza della memoria come ragione profonda di un libro sul calcio pubblicato negli anni Duemila, che deve parlare il linguaggio della contemporaneità – e da qui il successo dell’utilizzo delle caricature – pur volendo illustrare il passato. E il legame tra il Torino e la memoria e particolarmente saldo. Giovanni Balma, storico delle vicende granata, ha sostenuto che «chi conosce l’opaca nebbia che minaccia a un certo punto i ricordi più lontani e più cari, chi sa l’indifferenza che talvolta aggredisce anche le persone più conosciute e amate solo ieri, apprezza la forza della memoria come un dono speciale». Così, attraverso le immagini, si ripercorre la storia della società granata, dalla sua nascita nel 1906 fino ad oggi, partendo da Debernardi I, Bachmann e Bosia, passando per le figure entrate nel mito del Grande Torino, simbolo della rinascita e della speranza dell’Italia nel secondo dopoguerra, fino alla “farfalla” Gigi Meroni, Paolino Pulici, Valentino Mazzola e ai ragazzi del Toro degli anni ’60 e ’70, arrivando infine ai tempi più recenti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Mettere in fila, in uno spazio relativamente breve – ha scritto Franco Ossola, figlio omonimo dell’ala sinistra del Grande Torino e autore della prefazione del libro – le “bandiere” granata, non credo sia stato agevole per l’autore, ma è ciò che accade quando si deve compiere una scelta. E chissà, oltre alla bravura e al merito calcistico del singolo campione, può aver influito nella selezione qualche suo personalissimo ricordo. Questa nuova proposta sposta l’attenzione dalle ricorrenze ai protagonisti in campo, rivelando una suadente capacità di raccontare e di cogliere, con la forza della sintesi estrema, più l’uomo che non il freddo dato statistico». L’attenzione per la storia, quindi per il passato, non sminuisce la cura per le nuove tecnologie. Le bandiere del Toro è anche una App gratuita per iPhone e Android (telefonini smartphone), ideata da Progetti Web. Scaricandola dai rispettivi store, il lettore riceverà ogni settimana il profilo di uno dei cinquantadue campioni. L’app conterrà anche un codice valido per uno sconto di 5 Euro, utilizzabile per le spese di spedizione postale del libro &lt;em&gt;Le Bandiere del Toro&lt;/em&gt;, che sarà anche ordinabile sul sito “100annidicuoregranata.it”. In tempi di innovazioni tecnologiche, di App e smartphone, in fondo, anche chi ha a cuore il calcio del passato trae i suoi vantaggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5506732260735976670?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5506732260735976670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5506732260735976670' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5506732260735976670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5506732260735976670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/biografie-campioni-e-bandiere-i-libri.html' title='Biografie, campioni e bandiere: i libri sul calcio non conoscono crisi (di Giovanni Tarantino)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-1h9wzq2tqBo/TvMcml1F8mI/AAAAAAAAW_E/KKXQS6IvL80/s72-c/bandiere.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5014109171626154285</id><published>2011-12-20T20:35:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T20:35:23.194+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Pennetta e Schiavone, due campionesse avversarie non solo sul campo da tennis ma anche sugli scaffali</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9C2TEnqHkSs/TvDihE3X6vI/AAAAAAAAW-E/bq8ZTW8Hdfs/s1600/pennetta-schiavone_620x410.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="263" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-9C2TEnqHkSs/TvDihE3X6vI/AAAAAAAAW-E/bq8ZTW8Hdfs/s400/pennetta-schiavone_620x410.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 20 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CQ9bCfM-Zgc/TvDiGF6kjfI/AAAAAAAAW98/GmY3c1eOph0/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-CQ9bCfM-Zgc/TvDiGF6kjfI/AAAAAAAAW98/GmY3c1eOph0/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lo scorso 3 dicembre, al Forum di Assago, Flavia Pennetta e Francesca Schiavone erano una accanto all'altra. Dall'altra parte della rete, due miti viventi del tennis: le sorelle statunitensi Williams, Serena e Venus. Dopo cinque incontri brevi, un doppio e due singolari, le azzurre uscivano vittoriose: 3 a 2. Dopo di allora, Flavia e Francesca sono tornate avversarie e non soltanto perché il tennis è lo sport più individuale di tutti, una disciplina dal carattere solitario, in cui ci si allena sin dall'inizio a poter contare solo su se stessi e dove non ci si può mai fermare - come avviene nel calcio - a tirare il fiato.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Avversarie lo sono diventate anche in libreria. A distanza di pochi giorni sono arrivare in libreria le rispettive biografie. Il primo punto lo ha segnato la Pennetta con &lt;em&gt;Dritto al cuore&lt;/em&gt; (Mondadori, pp. 211, € 16,50), una "bio" in cui la prima professionista italiana a entrare nella top ten racconta la sua favola sportiva. «La linea di fondocampo è il posto più dimenticato del tennis. Lì posso dire e fare di tutto: il mondo mi guarda, ma nessuno mi raggiunge». Ne viene fuori il ritratto di una ragazzina che nasce in una bella famiglia del Sud (Brindisi), tanto determinata da fare le valigie, lasciare affetti e certezze per girare il mondo, ma anche di una donna semplice con una contagiosa voglia di vivere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qqYZH0083CA/TvDi5cK9JmI/AAAAAAAAW-M/lXz78u5Qp7Q/s1600/dritto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-qqYZH0083CA/TvDi5cK9JmI/AAAAAAAAW-M/lXz78u5Qp7Q/s400/dritto.jpg" width="233" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La risposta di Francesca Schiavone non si è fatta attendere. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A portarci ne &lt;em&gt;Il favoloso mondo di Francesca&lt;/em&gt; (Lìmina, pp. 326, € 16) è il giornalista torinese Matteo Musso. Una carriera straordinaria, non ricchissima di successi ma coronata da quello più prestigioso: il Roland Garros del 2010. Impresa sfiorata anche nel 2011, anno in cui si è aggiudicata un record che esprime meglio di altri riconoscimenti il suo carattere indomito: la sfida con Svetlana Kuznetsova all'Australian Open, 4 ore e 44 minuti, è il match più lungo nella storia dei tornei del grande slam. La prestigiosa rivista &lt;em&gt;Sport Illustrated&lt;/em&gt; l'ha proposta come "Sportsman of the Year": «La vittoria in Francia della Schiavone è la storia del 2010, la sfavorita che si ribella alla piattezza stilistica del circuito. L'immagine dell'anno è il suo bacio alla terra rossa parigina». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-LCsSvqTcY-o/TvDjWCONr2I/AAAAAAAAW-U/kpgZcCyMmkA/s1600/fra.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-LCsSvqTcY-o/TvDjWCONr2I/AAAAAAAAW-U/kpgZcCyMmkA/s400/fra.jpg" width="253" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Spontanee, sanguigne, determinate. Flavia e Francesca sono le migliori ambasciatrici possibili dell'Italia sportiva, di un paese che, malgrado tutto, non si arrende mai e anche stavolta è pronto a rialzarsi per giocarsi la partita del futuro, fino in fondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-5014109171626154285?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/5014109171626154285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=5014109171626154285' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5014109171626154285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/5014109171626154285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/pennetta-e-schiavone-due-campionesse.html' title='Pennetta e Schiavone, due campionesse avversarie non solo sul campo da tennis ma anche sugli scaffali'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9C2TEnqHkSs/TvDihE3X6vI/AAAAAAAAW-E/bq8ZTW8Hdfs/s72-c/pennetta-schiavone_620x410.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2821380778823844906</id><published>2011-12-20T20:26:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T20:26:00.372+01:00</updated><title type='text'>Gianfranco De Turris: «Raccomandato e razzista? Lerner si sbaglia su di me»</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-t-RARhPRX7s/TvDgkJguv4I/AAAAAAAAW90/CdVJzpF8SLk/s1600/de+turris.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="223" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-t-RARhPRX7s/TvDgkJguv4I/AAAAAAAAW90/CdVJzpF8SLk/s400/de+turris.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Intervista a cura di &lt;strong&gt;Giuliano Rocca&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 20 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-9RnyRYwpvDk/TvDgYXomUHI/AAAAAAAAW9s/pXjl27hKBAE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-9RnyRYwpvDk/TvDgYXomUHI/AAAAAAAAW9s/pXjl27hKBAE/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ha fatto da pontiere tra destra e sinistra con una storica collaborazione a &lt;em&gt;Linus&lt;/em&gt; che ha fatto epoca. E se in Italia il fantasy è conosciuto e apprezzato, un merito non indifferente spetta a lui. Gianfranco De Turris è un giornalista e intellettuale che è difficile prendere per estremista o, addirittura, per razzista. Eppure, dopo le sue prefazioni ai libri di Gianluca Casseri, il killer di Firenze, stanno provando a trascinarlo nel fango. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Allora, De Turris, Gad Lerner sta istituendo un processo politico contro di lei sul suo blog. Ha scritto, intanto, che lei sarebbe entrato in Rai «in quota a Alleanza Nazionale e poi al Pdl»...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Gad Lerner si è informato male, oppure è stato male informato dai suoi amici di Articolo 21. La verità è che io sono entrato in Rai nel 1983 al Giornale Radio della mezzanotte durante un periodo di disoccupazione, dopo due anni di sostituzioni notturne. Questo non è certo buon gionalismo...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Nel 1983? Quindi ben 11 anni prima della nascita di An, che secondo Lerner l'avrebbe fatta assumere in Rai...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Esatto. Alleanza nazionale non esisteva. C'era il Msi, ma figuriamoci se all'epoca il Movimento sociale poteva avere influenza in Rai tanto da imporre "suoi" uomini, a parte il fatto che non ho mai avuto alcuna tessera in tasca...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Torniamo a Lerner. Che definisce Evola un «filosofo fascista del razzismo antisemita»...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Francamente non credo che valga la pena insistere ancora su questo punto, sarebbero parole al vento... Comunque, anche Pound e Céline sono stati definiti pressappoco così, eppure nessuno li ha epurati dalla cultura italiana. Evola sì, dimenticando tutto quel che ha scritto in altri domini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;D'accordo, allora andiamo al punto: lei era o non era un amico di Gianluca Casseri, il killer di Firenze?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lo ero, e allora? Ho visto Casseri al massimo una decina di volte nella mia vita, nell'arco di vent'anni, la maggior parte delle volte nell'ambito di convegni sulla fantascienza. Lui era uno dei tantissimi appassionati, in Italia, di questo genere letterario...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Le ha mai dato l'impressione di essere un estremista o un cospirazionista?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nessuna delle due cose, come del resto è stato per tutti gli altri che ha frequentato in queste occasioni. E poi, siamo seri, è stato valutato come sano di mente da parte di chi doveva esaminarlo per decidere se fosse in grado di detenere un'arma. Evidentemente non aveva dato segni apparenti di squilibrio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Poi arrivano le sue prefazioni ai suoi libri...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dopo questi incontri di persona, fra cui uno a Firenze in cui con il suo amico Enrico Rulli, mi ha parlato del romanzo che stavano scrivendo, mi è stato inviato il testo de "La chiave del caos" per cui ho scritto la postfazione. Un bellissimo romanzo fantastico-esoterico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Eppure si è parlato di complottismo, di antisemitismo...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Macché. Certo, nel libro si parla di un complotto contro l'Impero di Rodolfo II, ma questo che c'entra? È un romanzo, non un programma politico. Uno dei protagonisti è addirittura il rabbino Loew, il creatore del Golem, presentato come uno assertore della tradizione esoterica ebraica, si figuri...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Questo romanzo Casseri non l'ha scritto da solo, peraltro...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;No, il coautore, Enrico Rulli, lo conosco molto meglio di Casseri. È una bravissima persona e peraltro è dichiaratamente di sinistra. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Poi ci sono "I protocolli del savio di Alessandria"...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Si tratta di una critica all'ultimo romanzo di Umberto Eco. In questo caso io ho scritto la prefazione. È una colpa? Ho introdotto il libro di una persona universalmente nota come coltissima, che ha scritto un saggio in cui si dice chiaramente che "Protocolli" sono falsi. Secondo Casseri il libro si può leggere come un romanzo distopico. L'autore mette a confronto diversi brani dei "Protocolli" con testi di Toni Negri e altri autori contemporanei. Cosa tutto ciò abbia a che fare con la cosa terribile che Casseri ha fatto a Firenze non si sa davvero...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;E lei nella sua prefazione cosa ha scritto?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ho ribadito che i "Protocolli" sono un falso storico e ho seguito l'intuizione di Casseri relativa al genere distopico, citando una decina di classici del genere. Insomma, nulla di che preoccuarsi o addirittura di scandalizzarsi... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Insomma, nulla di preoccupante...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il punto è che l'uccisione di quegli innocenti senegalesi viene sfruttata per una caccia alle streghe rispetto alle idee non conformi. Del resto ne vedremmo delle belle se l'intolleranza di chi cerca continuamente "contiguità" con l'estremismo fosse applicata a sinistra... I nomi da citare sono innumerevoli ed eclatanti, ma nessuno mi pare se ne preoccupi troppo, evidentemente questo non sollecita emozioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Nel mirino c'è anche CasaPound. Lei c'è stato, ha avuto sentore di razzimo?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ci sono stato una volta e non ho visto nulla di tutto questo. Purtroppo è partita la caccia all'uomo, ormai. Devo dire che dopo la tragedia di Firenze mi aspettavo qualcosa del genere: la sinistra è specialista in questo, ma una reazione di questo tipo è fuori dalla mia comprensione, soprattutto da parte di esimi colleghi che evidentemente non sanno nulla di me, né hanno letto ciò che ho scritto in ormai cinquant'anni di attività... Le persone più serie a sinistra si dovrebbero render conto in che clima si corre il rischio di sprofondare questo paese.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2821380778823844906?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2821380778823844906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2821380778823844906' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2821380778823844906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2821380778823844906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/gianfranco-de-turris-raccomandato-e.html' title='Gianfranco De Turris: «Raccomandato e razzista? Lerner si sbaglia su di me»'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-t-RARhPRX7s/TvDgkJguv4I/AAAAAAAAW90/CdVJzpF8SLk/s72-c/de+turris.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2392949600350815946</id><published>2011-12-18T22:30:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T22:30:36.717+01:00</updated><title type='text'>Walter Chiari: talento, risate e poi le sbarre (di Marco Iacona)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-O1LaT6A_nI8/Tu5afQ5rqSI/AAAAAAAAW9c/dQvB9n-8OsI/s1600/chiari1300.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="323" oda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-O1LaT6A_nI8/Tu5afQ5rqSI/AAAAAAAAW9c/dQvB9n-8OsI/s400/chiari1300.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Marco Iacona&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 18 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-j30MpfdUKNI/Tu5Zoxe937I/AAAAAAAAW9U/e-RwhqEK5Xc/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-j30MpfdUKNI/Tu5Zoxe937I/AAAAAAAAW9U/e-RwhqEK5Xc/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Genio e sregolatezza. Walter Chiari è stato qualcosa di più di un personaggio nazionalpopolare. È stato, al contrario, uno dei primi veri divi del dopoguerra italiano. Protagonista delle cronache mondane, artista di straordinario talento, mai dentro gli schemi: in pubblico e in privato. Se ne andava il 20 dicembre del 1991 - venti anni fa - concludendo neanche settantenne una vita fatta di slanci ed eccessi. In un certo senso la vita di Walter Annichiarico, questo il suo vero nome, è stata l'autobiografia di un'Italia generosa, talentuosa, sprecona. E decisamente scorretta.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Per Michele Serra, Walter è «il primo comico televisivo» di un'Italia a tratti ingenua, ma esigente. Elegante ma con molte zone grigie. Era pieno di donne ma anche pieno di vizi. Chi lo ha conosciuto lo ricorda così; da Enrico Vaime a Giorgio Albertazzi. Per Tatti Sanguineti, suo biografo televisivo, più che un grande attore, Walter (col suo vissuto e la sua storia) è stato ispiratore di pellicole che hanno fatto la storia del cinema. Film posti al centro del decennio della svolta, quello che racconta l'Italia moderna: pregi e difetti, vizi e virtù. Due pellicole, e non a caso, dirette da Fellini e Visconti con sguardi diversi sul mondo: &lt;em&gt;La dolce vita&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Rocco e i suoi fratelli&lt;/em&gt;. Fellini si ispira ai racconti di Tazio Secchiaroli per il suo capolavoro, e parte dal cazzotto che Walter (ex pugile!) vuol dare a un fotografo in cerca di scoop, che ha bucato due ruote della macchina di Ava Gardner. La trama del secondo film, invece, somiglia alla storia di Walter, quella di una famiglia del sud emigrata a Milano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Walter Chiari nasce a Verona, ma ha sangue pugliese. Da bambino si trasferisce con la famiglia a Milano, fa il magazziniere all'Isotta Fraschini e ama gli sport. Il fisico c'è, il morale pure. La sua vera passione è comunque il teatro. Walter è brillante, irrequieto, e ha la stoffa del personaggio. Ho una «vitalità animalesca», dice un giorno di sé. Passa da un lavoro a un altro, almeno fino allo scoppio della guerra. Si percepisce che è alla ricerca di qualcosa, dell'occasione giusta. A diciannove anni si arruola nella X Mas: fa il vignettista, il conduttore radiofonico a Radio-fante (insieme a Tognazzi) e prende parte ad azioni militari in Normandia. Poi però gli tocca la prigionia a Coltano con Dario Fo, Raimondo Vianello, Enrico Ameri e altri futuri personaggi. La sua carriera inizia nel 1944, quando si esibisce da dilettante, e per la prima volta, in un vero teatro. È passato il primo treno e lui lo ha preso al volo: racconta la barzelletta del balbuziente e regala al pubblico una celebre imitazione di Hitler. Walter diventa famoso in una sola notte, che per quei tempi significa avere talento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Siamo al pronti-via. Lavora in teatro, fa la rivista, recita ed è anche autore; compone poesie ed è scrittore dell'"assurdo". Conosce Carlo Campanini col quale rifà le scenette dei fratelli De Rege, Vittorio Metz e Marcello Marchesi che gli confezionano le parti su misura. Poi lavora con Garinei e Giovannini nella commedia musicale. I partner si sprecano: dalle donne (Delia Scala) agli uomini del momento (Renato Rascel che lo affianca nella &lt;em&gt;Strana coppia&lt;/em&gt;). Alla fine degli anni Cinquanta approda in tivù. È un mattatore. Crea sketch come quelli del "Sarchiapone", entrato di diritto nel repertorio dei vizi dell'italiano medio. Per "contenuti" e "forma" è il primo comico moderno: protagonista a Studio uno, a Canzonissima e alla Prova del nove. Portabandiera dell'Italia che ce l'ha fatta: elegante, disinvolta e perfino colta; quando è in scena, invece, Walter è il simbolo dell'Italia che fa il verso all'America: parolaia, esibizionista e fanfarona. Non sa rinunciare agli eccessi, né nell'uno né nell'altro caso. È generoso e sprecone. Timido e debordante. I critici sono sempre stati d'accordo: prima dell'era-Fiorello, il più grande intrattenitore televisivo è stato lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il mondo del cinema lo vuole. Ma la carriera da attore è singolare. Nonostante sia protagonista di pellicole che precedono la commedia all'italiana, Annichiarico vale più come attore drammatico. I tempi della settima arte non fanno per lui. Ci sorprende in &lt;em&gt;Bellissima &lt;/em&gt;di Visconti (1951), in &lt;em&gt;Vanità&lt;/em&gt; di Giorgio Pastina (del 1946), premiato a Venezia; poi lavora insieme a Totò e gira con Steno, Cottafavi, Monicelli, Comencini, Damiani, Scola, Loy, Blasetti e con Orson Welles nel &lt;em&gt;Falstaff &lt;/em&gt;(1965). Non è un vero numero uno però. O meglio: nei Cinquanta è stato l'attore più pagato, ma (potere della tivù) in pochi se lo ricordano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma di una cosa si può essere certi: del rapporto fra Chiari e le donne. Nel 1950 conosce Lucia Bosè sul set di &lt;em&gt;È l'amor che mi rovina&lt;/em&gt; di Mario Soldati. È un amore tormentato, come tutti quelli di Walter. Decide di sposarla, ma lei, nel 1954, gli preferisce il torero Luis Miguel Dominguin. Poi è il turno della Gardner con la quale, nel '57, reciterà ne &lt;em&gt;La capannina&lt;/em&gt;. La Gardner è già separata da Frank Sinatra. Per quattro anni, fino al 1959, il ragazzo di sangue pugliese segue la diva americana per gli angoli del mondo. È il suo vero momento: conosce Ernest Hemingway e si permette di fare il verso a Sinatra. Proprio per questo la Gardner, che non ha ancora dimenticato The voice, lo lascia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L'elenco delle donne di Walter è il catalogo di Leporello, del Don Giovanni mozartiano: i suoi flirt veri o presunti o le relazioni hanno come protagoniste (in ordine sparso): Anna Maria Rizzoli, Marisa Maresca, Anita Ekberg, Anna Magnani, Patrizia Caselli, Maria Gabriella di Savoia, Elsa Martinelli e Belinda Lee. Ma lui è tutt'altro che uno "spietato" Don Giovanni, è più un Casanova eternamente innamorato. «Dolce e affettuoso»: così lo ricorda la Martinelli. Con Mina non va diversamente. I due si conoscono nel 1960. È amore «segretissimo» a dar retta ai giornali del tempo. Ma la famiglia di lei si oppone a una storia regolarmente paparazzata, regolarmente sulla bocca di tutti. Nel 1969, comunque, Walter si sposa con Alida Chelli. L'unione dura fino al '72: siamo al limite della svolta negativa nella vita del divo veronese. Al punto di non-ritorno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il 22 maggio del '70 la polizia lo arresta con l'accusa di spaccio e consumo di cocaina. Pochi giorni dopo mentre lui è in isolamento, in un locale dalle dimensioni di una cabina telefonica, nasce il figlio Simone. Esce di galera in agosto e al processo viene prosciolto dall'accusa di spaccio. Che Walter faccia uso di stupefacenti per i fortunati appartenenti al dorato mondo dello spettacolo non è affatto una novità, purtuttavia la Rai si cautela e cancella i contratti dell'attore viscontiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Da lì in poi il passato (glorioso) non esisterà più. Torna in auge nel '73 con &lt;em&gt;L'appuntamento&lt;/em&gt; con Ornella Vanoni, ma non è più quello di prima. Le apparizioni nelle tivù commerciali - rozze e volgarotte - non lo aiutano per niente. A Milano, lavora grazie all'amico Paolo Pillitteri. Nell'84 viene di nuovo accusato di traffico di droga, ma stavolta ne esce completamente pulito. «Se un giorno la vita, potesse finire come una messa breve e dolce di mezzanotte!», aveva scritto da giovane. Uscirà per sempre di scena, e in silenzio, dopo aver recitato Beckett in teatro (&lt;em&gt;Finale di partita&lt;/em&gt;) e in &lt;em&gt;Romance&lt;/em&gt;, film di Massimo Mazzucco per il quale attende (invano) un riconoscimento da Venezia. Ma da matto qual è, ha deciso di brindare prima del verdetto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Marco Iacona&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2392949600350815946?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2392949600350815946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2392949600350815946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2392949600350815946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2392949600350815946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/walter-chiari-talento-risate-e-poi-le.html' title='Walter Chiari: talento, risate e poi le sbarre (di Marco Iacona)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-O1LaT6A_nI8/Tu5afQ5rqSI/AAAAAAAAW9c/dQvB9n-8OsI/s72-c/chiari1300.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-3141347126379852568</id><published>2011-12-18T22:17:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T22:17:05.911+01:00</updated><title type='text'>Vasco Brondi regala altre autentiche emozioni (di Federico Zamboni)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gmbZWDgV0LU/Tu5WrhdJW0I/AAAAAAAAW9M/Jj3odw23Pl0/s1600/brondi2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="262" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-gmbZWDgV0LU/Tu5WrhdJW0I/AAAAAAAAW9M/Jj3odw23Pl0/s400/brondi2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 18 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zHkUsdoM5Zk/Tu5TSwu7z_I/AAAAAAAAW8c/CMdZVrdtob8/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-zHkUsdoM5Zk/Tu5TSwu7z_I/AAAAAAAAW8c/CMdZVrdtob8/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Butti dentro, butti dentro, butti dentro, e a un certo punto succede: tutta quella baraonda di impulsi caotici e contraddittori, e spesso deludenti fino alla frustrazione, e solo qualche volta eccitanti fino alla gioia, si ricompone in qualcosa di nuovo. Di creativo. Di tuo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I pensieri spezzati rimangono spezzati, presi uno per uno, ma messi insieme in quella determinata maniera – in quella determinata canzone – rivelano una strana coerenza e una sorprendente compiutezza. Sembravano grovigli inestricabili. Erano legami nascosti. Segreti in attesa di essere scoperti. Non proprio la soluzione di questo o quel problema, ma almeno degli squarci di significato. Lampi improvvisi, e insperati, che si protraggono abbastanza a lungo, o che si ripetono abbastanza in fretta, da permettere di afferrare non solo i singoli dettagli ma l’intera sequenza. Da far pensare che non tutto sia casuale fino al caos, e transitorio fino alla vacuità, ma che in qualche modo un senso ci sia. Complessivo. Soddisfacente. Tuo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-2hL42tVQPng/Tu5Vd5128UI/AAAAAAAAW80/MNHA59NwPUs/s1600/Vasco-Brondi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-2hL42tVQPng/Tu5Vd5128UI/AAAAAAAAW80/MNHA59NwPUs/s400/Vasco-Brondi.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Vasco Brondi è stato la grande sorpresa del 2008. Preceduto da un demo che era stato realizzato in due giorni e che aveva affascinato l’instabile comunità della musica indipendente, il suo album di esordio si è guadagnato rapidamente l’emozione del pubblico e l’attenzione della critica, fino a ricevere la Targa Tenco per la migliore opera prima nel settore dei cantautori. La meritava. Già a cominciare dal titolo, &lt;em&gt;Canzoni da spiaggia deturpata&lt;/em&gt;, segnava un’enorme distanza da tutto ciò che è prevedibile, risaputo, inutile. Si prendeva ogni sorta di rischi, come si conviene all’arte che vale realmente la pena di incontrare, e già per questo si assicurava un rispetto preventivo. Perché dava l’impressione di essere davvero scaturito, in ogni suono e in ogni parola, da nient’altro che un autentico bisogno di esprimersi. Una rarità, di questi tempi. Quasi un prodigio, in quest’epoca. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/1BM2Cjn-Ld4" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il contenuto, poco più di mezz’ora, non strizzava l’occhio a nessuno. Non aveva nulla che desse l’idea di essere stato confezionato per soddisfare le aspettative di questo o di quello, e infatti gli undici brani erano lontanissimi, fino all’antitesi, dalla ruffianeria degli innumerevoli prodotti – e sottoprodotti – del pop da classifica. Vasco Brondi, pur essendo da solo, si presentava col nome di un gruppo, &lt;em&gt;Le luci della centrale elettrica&lt;/em&gt;. Non era una bizzarria fine a se stessa. E men che meno una trovata da marketing. Era una scelta strategica, che discendeva da un desiderio preciso. «Le luci – spiegava in un’intervista pubblicata sul mensile &lt;em&gt;Il Mucchio&lt;/em&gt; nel maggio 2009 – sono un progetto. Il mio nome non è importante e mi piacerebbe anche che la mia vita non coincidesse con questo progetto. Mi dà anche l’opportunità di poter cambiare in qualsiasi momento».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-z9-SwxTCcHA/Tu5WO_EpdCI/AAAAAAAAW88/_yO_ppjHMy0/s1600/brondi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-z9-SwxTCcHA/Tu5WO_EpdCI/AAAAAAAAW88/_yO_ppjHMy0/s400/brondi.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tanti altri non vedono l’ora di avere successo per innalzarsi su un piedistallo permanente. Lui si preoccupa di evitare che la distanza inevitabile tra chi va in scena e chi assiste non si trasformi in un abisso incolmabile. Meglio tenerli insieme, i due piani. Giusto salire là sopra come artista e poi, però, ridiscenderne e continuare a comunicare come persona. «Mi rendo conto delle astrazioni che ci sono su di me. Me ne accorgo dopo i concerti per certe cose che mi vengono dette o per come vengo approcciato. Quasi con timore. È consolatorio dare un ruolo a qualcuno, un’identità ben precisa. Oggi dai importanza alle mie parole, ci costruisci sopra un mondo, perché mi esibisco su un palco. Quando le dicevo da barista avevano meno importanza?»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I più hanno bisogno di una cornice, per rendersi conto che quello che hanno davanti è un quadro. E che il quadro è un’opera d’arte. I più hanno bisogno di una segnaletica inequivocabile, per andare da qui a lì e convincersi di aver completato un tragitto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;A &lt;em&gt;Canzoni da spiaggia deturpata&lt;/em&gt; è seguito nel 2010 &lt;em&gt;Per ora noi la chiameremo felicità&lt;/em&gt;, che al netto della (ovvia) minor sorpresa ha confermato che l’exploit precedente non era affatto un caso. Ancora quella mistura di chitarre scarne e di sovrastrutture &lt;em&gt;noise&lt;/em&gt;, come adolescenti sperduti in una megalopoli. Ancora quelle canzoni/non canzoni, che le ascolti (le attraversi) e appena sei arrivato alla fine ti viene voglia di rifarlo, di riprovarci, di provare di nuovo ad acchiappare quello che già lo sai che acchiapparlo è impossibile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-PnuLijUdPAs/Tu5WdOLX9nI/AAAAAAAAW9E/E53mHKpusAY/s1600/brondi3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" oda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-PnuLijUdPAs/Tu5WdOLX9nI/AAAAAAAAW9E/E53mHKpusAY/s400/brondi3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;E ora, infine, ecco questo disco che viene messo in vendita a soli 7,90 euro unitamente al numero di dicembre di &lt;em&gt;XL&lt;/em&gt; e che contiene un solo inedito, quel &lt;em&gt;C’eravamo abbastanza amati&lt;/em&gt; che dà il titolo alla raccolta, mentre per il resto è costituito per lo più da incisioni dal vivo e da cover, straniate com’è nel suo stile e per nulla compiacenti con gli originali. È un’operazione coraggiosa, in chiave editoriale, ed è facile immaginarsi lo sconcerto di chi dovesse acquistare il cd a scatola chiusa e ritrovarsi, perciò, sprofondato in queste atmosfere così anomale. Ma c’è da sperare che la sorpresa non si risolva in un rifiuto. Che il disorientamento non cancelli la capacità di avvicinarsi. E di sviluppare una qualche forma di empatia, se non di comprensione. Credete: abbiamo bisogno di catalizzatori, anziché di certezze. O presunte tali. Abbiamo bisogno di smantellare il superfluo e di ritrovare l’essenziale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Come nel video di &lt;em&gt;Cara catastrofe&lt;/em&gt;. La ragazza graziosa, ma non troppo, che se ne sta da sola nel bel mezzo dell’ampio spartitraffico rialzato al centro di un viale. Si direbbe che stia aspettando chissà chi – o forse solo l’ora di rientrare a casa senza che sia troppo presto – e ha in testa una cuffia audio. Per un po’ la musica la lascia inerte. Poi lei chiude gli occhi e comincia a ballare, nel modo improvvisato e frammentario di chi non pensa a quello che vedranno gli altri ma bada solo ad assecondare il flusso sonoro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/2Dnkc_-7tHo" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Si sta abbandonando. Si sta cercando. Ha chiuso gli occhi per vedersi davvero. Per vedersi come è al fondo di se stessa, e come potrebbe esserlo anche all’esterno se le circostanze gliene concedessero il tempo, la libertà, e un granello o due di fortuna. O, già che ci sono, una manciata. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-3141347126379852568?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/3141347126379852568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=3141347126379852568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3141347126379852568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/3141347126379852568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/vasco-brondi-regala-altre-autentiche.html' title='Vasco Brondi regala altre autentiche emozioni (di Federico Zamboni)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-gmbZWDgV0LU/Tu5WrhdJW0I/AAAAAAAAW9M/Jj3odw23Pl0/s72-c/brondi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-6255799230331214830</id><published>2011-12-18T21:48:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T21:48:56.072+01:00</updated><title type='text'>Diorama Letterario e i nuovi equilibri geopolitici (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vjPOgxokv6A/Tu5Rc2B4sFI/AAAAAAAAW8U/i6d6Qn_BHEc/s1600/pictures_marco_tarchi-300x201.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="268" oda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-vjPOgxokv6A/Tu5Rc2B4sFI/AAAAAAAAW8U/i6d6Qn_BHEc/s400/pictures_marco_tarchi-300x201.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 18 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-adGenWOGVHY/Tu5OazuzXWI/AAAAAAAAW78/hFVvix4WIZY/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-adGenWOGVHY/Tu5OazuzXWI/AAAAAAAAW78/hFVvix4WIZY/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Le idee e le culture anticonformiste hanno nelle pagine di &lt;em&gt;Diorama lettario&lt;/em&gt; una raffinata vetrina. La rivista di cultura diretta da Marco Tarchi, nel &lt;a href="http://www.diorama.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=213&amp;amp;Itemid=1"&gt;numero 305&lt;/a&gt; (acquistabile in tutte le librerie del circuito Feltrinelli), offre un ampio repertorio di analisi controcorrente sugli equilibri internazionali post undici settembre e la traduzione di un interessante dossier del bimestrale francese &lt;em&gt;éléments &lt;/em&gt;sulle "primavere arabe".&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il politologo fiorentino, nel saggio introduttivo intitolato "Servi dell'impero", evidenzia come la partita più importante si stia giocando sul tema "delle mentalità collettive", elemento essenziale che accompagna le politiche americane nel mondo. La realtà, però, è molto più complessa e non può essere letta secondo schematismi manichei: «La conquista dell'agognato ruolo di gendarme planetario (da parte degli Usa, ndr ) è stata però, bisogna riconoscerlo, ostacolata dalla forte crescita economica di concorrenti inattesi, primi fra tutti Cina e India, e lo scenario unipolare disegnato dagli strateghi neoconservatori dell'amministrazione Bush si è rivelato fin qui impraticabile». Tarchi poi evidenzia che la «carta vincente degli Usa» è stata «il ricorso sistematico e onnipervadente all'ideologia dei diritti dell'uomo, costruita a immagine e somiglianza del loro modello di società e dei progetti di espansione imperiale connaturati al paese che aveva già partorito nel corso di oltre due secoli di vita le dottrine del "destino manifesto" e del cortile di casa" e che fin dalla nascita ha coltivato la convinzione di aver ricevuto da Dio il compito di adempiere ad una missione universale di conversione al Bene dei miscredenti». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il filosofo Alain de Benoist, in un articolo ripreso dal numero 140 di &lt;em&gt;éléments&lt;/em&gt;, invece, offre la sua lettura delle rivoluzioni in corso nei paesi arabi. «Le rivolte - scrive - sono state fortemente cittadine e borghesi, poco operaie o contadine. Sono stati piuttosto "moti dettati dalla frustrazione", come li ha definiti Olivier Roy, quelli ai quali abbiamo assistito. E il fattore decisivo è stato il sostegno dell'esercito, un appoggio così netto che non ci si può chiedere se le "rivoluzioni popolari" non siano state anche dei colpi di stato militari mascherati». Lo scrittore francese ritiene i nuovi movimenti islamisti all'orizzonte "differenti" rispetto ai modelli neofondamentalisti presenti sia in Arabia Saudita che in Iran: «Da tempo ormai Bin Laden non è più un modello e gli stessi Fratelli musulmani, in Egitto, sono dei conservatori liberali, adepti di valori conservatori e di un "islam di mercato". Dato che il concetto di Stato islamista non è più all'ordine del giorno, a profilarsi all'orizzonte è la via turca. Il paese che serve da punto di riferimento è ormai la Turchia di Erdogan. E con essa il partito islamico moderato che dirige questo paese da otto anni». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il dossier è arricchito da una intervista al politologo svizzero Patrick Haenni, autore dello studio &lt;em&gt;L'islam de marché. L'autre révolution conservatrice&lt;/em&gt; (Seuil). Con una testimonianza diretta dal paese delle Piramidi, lo studioso sottolinea la grande capacità mobilitativa delle nuove generazioni tramite i social network, un fenomeno esploso con la manifestazione commemorativa del giovane Khaled Said, pestato a morte da due poliziotti «per aver diffuso in rete un video che li mostrava mentre stavano spartendosi droga e denaro».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-6255799230331214830?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/6255799230331214830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=6255799230331214830' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6255799230331214830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/6255799230331214830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/diorama-letterario-e-i-nuovi-equilibri.html' title='Diorama Letterario e i nuovi equilibri geopolitici (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vjPOgxokv6A/Tu5Rc2B4sFI/AAAAAAAAW8U/i6d6Qn_BHEc/s72-c/pictures_marco_tarchi-300x201.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-8717850806471076203</id><published>2011-12-17T10:06:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T09:20:43.599+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>Quella strana diffidenza nei confronti dei comics</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JzPloXKIot4/TuufCAUZX-I/AAAAAAAAW7k/5LVRuB8RJVA/s1600/eccetto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-JzPloXKIot4/TuufCAUZX-I/AAAAAAAAW7k/5LVRuB8RJVA/s400/eccetto.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 17 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-JmaqnffcSSc/Tuua1l3DO-I/AAAAAAAAW68/o5TC1dYfRDM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-JmaqnffcSSc/Tuua1l3DO-I/AAAAAAAAW68/o5TC1dYfRDM/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il fumetto d’avventura festeggia oggi il suo settantanovesimo compleanno. Sì, perché gli “storici” ne fanno convenzionalmente coincidere la “nascita” con l’uscita – il 17 dicembre del 1932 – del settimanale milanese &lt;em&gt;Jumbo&lt;/em&gt;, edito da &lt;strong&gt;Lotario Vecchi&lt;/strong&gt;, pioniere dei comics d’importazione e “papà” dell’Audace, la casa editrice le cui redini saranno prese nel 1940 da &lt;strong&gt;Gian Luigi Bonelli&lt;/strong&gt;. Otto pagine di tavole a quadretti, come venivano definite le storie di narrativa grafica. Ed erano tutt’altre storie, rispetto a quelle del &lt;em&gt;Corriere dei Piccoli&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lAXDKmg8R3w/Tu2iRJHqZdI/AAAAAAAAW70/Yg0T24YauUk/s1600/immagine.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-lAXDKmg8R3w/Tu2iRJHqZdI/AAAAAAAAW70/Yg0T24YauUk/s400/immagine.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I nuovi giornaletti, infatti, sfuggivano a ogni controllo “pedagogico” e potevano essere acquistati direttamente dai ragazzi al prezzo popolare di venti centesimi. Un successo editoriale talmente clamoroso che persino la Chiesa si vedrà “costretta” a gettare nella mischia &lt;em&gt;Il Vittorioso&lt;/em&gt;, periodico allineato al regime e realizzato completamente da sceneggiatori e disegnatori italiani, che troverà nella saga di Romano il legionario, sintesi di patriottismo e clericalismo, il suo eroe principale. Tempo due settimane e il 31 dicembre 1932 fa la sua comparizione nelle edicole Topolino, all’apice della sua gloria mondiale, pubblicato dalla Nerbini di Firenze, la casa editrice che due anni dopo lancerà &lt;em&gt;L’Avventuros&lt;/em&gt;o, capofila di una trentina di pubblicazioni a fumetti. Una casa editrice al di sopra di ogni possibile accusa di esterofilia. Suo il foglio satirico &lt;em&gt;Il 420&lt;/em&gt; su cui il fondatore &lt;strong&gt;Giuseppe Nerbini&lt;/strong&gt;, a scanso di equivoci, aveva pubblicato una foto in cui l’intera famiglia ostenta orgogliosamente la camicia nera. A chi, in nome dell’autarchia culturale del fascismo, si farà feroce avversario del fumetto americano, l’erede designato, il figlio &lt;strong&gt;Mario&lt;/strong&gt;, non mancherà di far valere il riconosciuto status di fascista ante marcia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8O2nnOVqBAc/Tuud0pjv2sI/AAAAAAAAW7U/dAN6sa3-PdY/s1600/nerbini.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="250" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-8O2nnOVqBAc/Tuud0pjv2sI/AAAAAAAAW7U/dAN6sa3-PdY/s400/nerbini.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un personaggio singolare: mentre il regime concede laute sovvenzioni alla stampa, lui procede per conto suo, senza corsie preferenziali né denaro pubblico, contendendosi personaggi e storie inglesi e americane con gli altri editori. Se Vecchi si assicura &lt;em&gt;Braccio di Ferro&lt;/em&gt;, lui risponde con &lt;em&gt;The Phantom&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Cino e Franco&lt;/em&gt;, sbaragliando la concorrenza. Almeno fino a quando Mondadori, di fatto l’editore del regime – cura &lt;em&gt;Primato&lt;/em&gt;, la rivista culturale diretta da &lt;strong&gt;Giuseppe Bottai&lt;/strong&gt; e stampa in milioni di copie i settimanali di partito &lt;em&gt;Il Balilla&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;La Piccola Italiana&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Donna Italiana&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Passo Romano&lt;/em&gt; – gli strappa l’esclusiva dei diritti per Mickey Mouse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Mario Nerbini, per coraggio editoriale e fiuto, rimane il vero padre fondatore del fumetto in Italia». Parola di &lt;strong&gt;Fabio Gadducci&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Leonardo Gori&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Sergio Lama&lt;/strong&gt;, che hanno dato alla luce la più dettagliata analisi sinora pubblicata sull’affermazione, negli anni Trenta, della cultura del fumetto in Italia e sul grande sforzo finanziario, organizzativo e creativo con cui «la flottiglia corsara delle case editrici artigianali, sorrette dalla passione» cercarono di elevare il fumetto ad autentica industria culturale, creando anche intrecci col mondo del cinema. &lt;em&gt;Eccetto Topolino&lt;/em&gt; (Nicola Pesce editore, pp. 432 €.35) è il frutto di tale lavoro: materiali d’archivio, imponente apparato iconografico e inediti retroscena restituiscono non una mera antologia di personaggi, ma un’originale prospettiva che intreccia le vicende culturali, politiche e di costume del paese. «Ne emerge – scrive Mimmo Franzinelli nella prefazione – il suggestivo ritratto di una particolare dimensione dell’Italia negli anni del consenso: popolare e colta, giovanile e non solo». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il titolo fa riferimento (e chiarezza) rispetto a una leggenda: quando nel 1938 &lt;strong&gt;Ezio Maria Gray&lt;/strong&gt;, per conto del ministero della cultura popolare, sottopose all’esame del duce un elenco delle pubblicazioni da sopprimere, accanto al nome di Topolino Mussolini avrebbe apposto un secco “no”. &lt;strong&gt;Romano Mussolini&lt;/strong&gt; nell’intervista, contenuta nel volume (datata 1995), non conferma, ma neanche smentisce. Una cosa, tuttavia, tiene a sottolinearla: il padre apprezzava Disney. Il figlio del duce, scomparso nel 2006, ne ricorda la visita in Italia nell’estate del 1935. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cYi5j5Mp50s/TuucoCmosII/AAAAAAAAW7E/BPXaB34aI5c/s1600/alt.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-cYi5j5Mp50s/TuucoCmosII/AAAAAAAAW7E/BPXaB34aI5c/s400/alt.jpg" width="368" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;“Il mago di Burbank” venne ricevuto con grande cordialità a Villa Torlonia dall’intera famiglia e fece omaggio ai figli del capo del governo – tutti disneyani convinti – di un topolino di legno alto come un bambino di dieci anni. «Lo abbiamo sempre tenuto in casa – ricorda Romano – e ne eravamo orgogliosissimi. Si inquadrava bene nel nostro amore per i fumetti, sottolineato dalle mie peregrinazioni presso cartolerie ed edicole. Ne avevamo veramente tanti, pagati tutti di tasca nostra. Al primo posto c’erano le creazioni di Disney, ma anche &lt;em&gt;Braccio di Ferro&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Mandrake&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Cino e Franco&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;l’Uomo Mascherato&lt;/em&gt;, cui invidiavo la fidanzata, Diana Palmesi (Palmer nella versione originale), forse la più bella delle belle nel mondo dei comics. Poi, come altre cose, ci è stato portato via». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Quando nacque un figlio a &lt;strong&gt;Vittorio Mussolini&lt;/strong&gt; (che fu anche supervisore del film di Goffredo Alessandrini &lt;em&gt;Luciano Serra, pilota&lt;/em&gt;, pubblicato nella versione a fumetti nel 1939 da &lt;strong&gt;Walter Molino&lt;/strong&gt; sul settimanale &lt;em&gt;Paperino&lt;/em&gt;, a conferma dei buoni rapporti tra i Mussolini e il mondo dell’editoria per ragazzi) si pose il problema di che nome dargli. Vi fu una specie di consiglio di famiglia. Romano e &lt;strong&gt;Anna Maria&lt;/strong&gt; proposero il nome di Guido. A ispirarglielo, come simbolo di forza e coraggio, fu la lettura delle avventure di Brick Bradford, il quale, ribattezzato Guido Ventura, impazzava sulle pagine di &lt;em&gt;Topolino&lt;/em&gt;. «Queste cose logicamente non le sa nessuno – dice Romano – ma, pur essendo i più piccoli, noi venivamo ascoltati». In barba alle versioni ufficiali, pertanto, il primo nipote del Duce prese il nome anche da uno dei grandi eroi di carta della “epoca d’oro” dei fumetti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mJ7Xh79SK5Y/TuueelHVYnI/AAAAAAAAW7c/yEaB63oMCM8/s1600/romano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="306" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-mJ7Xh79SK5Y/TuueelHVYnI/AAAAAAAAW7c/yEaB63oMCM8/s400/romano.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Difendere Topolino, tuttavia, non sarebbe stato facile neanche per il duce. «Topolino veicola in quegli anni lo spirito e la prassi del New Deal rooseveltiano, che per il suo dirigismo economico può forse aver trovato delle sponde sensibili in un certo ambiente fascista di “sinistra” – scrivono gli autori del libro – ma che dal 1938 in poi si colloca senz’altro sul versante ideologico opposto a quello dell’asse Roma-Berlino».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ad assumersi l’onere della difesa del celebre topo, si fa carico il piccolo Romano. È lui a protestare con il sottosegretario &lt;strong&gt;Mezzasoma&lt;/strong&gt;. «Guarda Ferdinando, ci sono due cose che mi sembrano assurde: non potere ascoltare il jazz e che non si possano leggere fumetti come prima». Non solo: &lt;strong&gt;Galeazzo Ciano&lt;/strong&gt;, ministro degli esteri, affronta più di una volta il collega della cultura popolare &lt;strong&gt;Dino Alfieri&lt;/strong&gt; per difendere &lt;em&gt;Flash Gordon&lt;/em&gt;. &lt;strong&gt;Giovanni Gentile&lt;/strong&gt;, massimo intellettuale organico del fascismo, prende carta e penna e scrive a mano una raccomandazione per Nerbini affinchè il duce riceva quel «benemerito cui si deve la pubblicazione di giornaletti deliziosi».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ZWzf98wQ5NM/TuugTA6SCTI/AAAAAAAAW7s/ASv4Ladf1pg/s1600/flash_gordon.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ZWzf98wQ5NM/TuugTA6SCTI/AAAAAAAAW7s/ASv4Ladf1pg/s400/flash_gordon.jpg" width="325" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Sta di fatto che, prima della temporanea sospensione per gli eventi bellici, Topolino andò avanti con le sue avventure per un bel po’. L’ultima puntata di &lt;em&gt;Topolino e l’illusionista&lt;/em&gt; venne riportata sull’omonimo settimanale nel numero 477 del 3 febbraio 1942, ovvero a distanza di un mese e ventitre giorni dalla dichiarazione di guerra agli Stati Uniti. Censura che, va detto, non viene affatto allentata dopo la caduta di Mussolini, con il governo &lt;strong&gt;Badoglio &lt;/strong&gt;che conferma il bando a Disney e ai gialli. Censura cui farà seguito, nel secondo dopoguerra, una persistente quanto ingiustificata diffidenza nei confronti del fumetto.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-8717850806471076203?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/8717850806471076203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=8717850806471076203' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8717850806471076203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/8717850806471076203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/quella-strana-diffidenza-nei-confronti.html' title='Quella strana diffidenza nei confronti dei comics'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JzPloXKIot4/TuufCAUZX-I/AAAAAAAAW7k/5LVRuB8RJVA/s72-c/eccetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7298304849092014847</id><published>2011-12-11T20:17:00.000+01:00</published><updated>2011-12-11T20:17:25.973+01:00</updated><title type='text'>Venditti, o dell'eterno ritorno dell'antico (di Federico Zamboni)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ls9MI1whpvI/TuUA6mVhAVI/AAAAAAAAW6w/DPz7kQA2rJY/s1600/antonello_venditti_tif_big_jpg_big.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="232" mda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ls9MI1whpvI/TuUA6mVhAVI/AAAAAAAAW6w/DPz7kQA2rJY/s400/antonello_venditti_tif_big_jpg_big.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; di domenica 11 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-klyiQyyv6K8/TuUAd4fDXRI/AAAAAAAAW6o/-yaAkfB8PLg/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" mda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-klyiQyyv6K8/TuUAd4fDXRI/AAAAAAAAW6o/-yaAkfB8PLg/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nessun dubbio: l'autovalutazione, specialmente in campo artistico, è un processo quanto mai insidioso. Lo stesso coinvolgimento emotivo che ha alimentato la creazione, come il fuoco di una fucina, tende a rimanere acceso. Scalda il cuore, ed è piacevole. Avvolge il cervello, e rischia di essere fatale. L'artista confonde le proprie sensazioni, che continuano a scaturire dal suo animo, con la forza intrinseca di quello che ha plasmato. Si sente eccitato, e pensa che dipenda dalla bellezza dell'opera. Si sente soddisfatto. Si sbaglia di grosso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Antonello Venditti è un caso da manuale, in questo senso. Con l'andare degli anni ha perso il meglio della sua ispirazione, e della sua originalità, scivolando in un classico atteggiamento da cantante pop. Siccome lui si emoziona, e il suo pubblico pure, allora va tutto bene. Siccome il loro sodalizio prosegue imperterrito, significa che il cerchio dell'arte si è chiuso perfettamente. Io sono come voi. Voi siete come me. Che bello ritrovarsi insieme, almeno di tanto in tanto. Che bello che io ami voi. E che voi amiate me. A proposito: ho giusto qui una nuova canzone…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In realtà, purtroppo, la canzone non è affatto "nuova", se non nell'accezione più riduttiva del termine. La canzone è soltanto "un'altra". L'ennesimo rimescolamento delle stesse cose che sono già state espresse tante (troppe) altre volte. Le melodie, e gli arrangiamenti, suonano risaputi. I testi sprofondano nell'ovvio. Tanto per citare un esempio, e mettere subito in chiaro che in questa prima fase le accuse sono volutamente di carattere generale, ma per nulla generiche, andiamo al brano che dà il titolo all'album, &lt;em&gt;Unica&lt;/em&gt;. Andiamo alla parte conclusiva: &lt;em&gt;Tu dimmi dove sei / se vivi un'altra storia con chi stai / lui ti prenderà / lui ti stringerà / lui ti griderà sei unica / mio danno ed amore / mio danno ed amore / mio danno ed amore&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/syY2sbQWXC8" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I primi cinque versi, per chiamarli così, sono roba che andrebbe bene sì e no per i Pooh. Il finale è un luogo comune. Finta profondità che stonerebbe persino nelle righe di un liceale alle soglie del diploma: ehi, giovanotto, ma lo hai letto Rimbaud? Ed Eliot? E Majakovskij? Lo sai dov'è già arrivata, dove si è spinta, la poesia? Quanto si è innalzata, e negata a ogni compromesso, e tesa nello sforzo fino a lacerarsi? Lo hai capito o no, che il lirismo non si può disgiungere dalla sostanza, se non vuole decadere a semplice forma o, peggio, a stramaledetto atteggiamento? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Venditti canta «mio danno ed amore». Il proverbio ripete «donne e motori, gioie e dolori». Dove starebbe la differenza "artistica"? Dove, a parte il modo totalmente diverso di utilizzare la formuletta di turno? Venditti la incornicia in pompa magna. Il meccanico vecchio stampo la butterebbe lì sovrappensiero. Venditti la imbottiglia a puntino, come se fossero gocce di saggezza; e infatti le colloca proprio alla fine, inseguendo la suggestione di un epilogo destinato a fissarsi nella mente dell'ascoltatore. Per il meccanico sarebbe solo uno spruzzo di olio per lubrificare la conversazione. Un conto è far funzionare una macchina. Un altro è progettarla. Un altro ancora è essere così acuti da riuscire a inventare qualcosa di sconosciuto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se Venditti avesse sempre composto brani di questo genere non sarebbe neanche il caso di occuparsene. Il pop può avere tutto il successo che vuole, ma deve farselo bastare. Avendo deciso di restarsene in superficie, sulla superficie perennemente liscia di un laghetto artificiale, non può ambire ad alcuna esegesi, men che meno nei singoli episodi. Tutt'al più, e solo in casi sporadici, come fenomeno. La dimensione che gli compete è la cronaca, non la critica. Gli unici commenti che merita sono quelli sommamente ingenui dei fan, che si beano del loro stesso innamoramento, e quelli sommamente interessati degli addetti ai lavori, nel circolo vizioso che va dalle case discografiche agli organizzatori dei concerti ai deejay delle radio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Ma il problema, nel bene e nel male, è che a suo tempo Antonello è stato un artista vero. Con una capacità autentica di osservare la vita - la sua e quella degli altri - e di afferrarne i significati nascosti, anziché limitarsi a condensarne qualche tratto ricorrente. Prima di emergere con &lt;em&gt;Lilly&lt;/em&gt;, e poi di dilagare con &lt;em&gt;Sotto il segno dei pesci&lt;/em&gt;, Venditti ha scritto (ha creato) brani che brillavano per intensità e immediatezza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Restiamo sulle figure femminili, visto che &lt;em&gt;Unica&lt;/em&gt; è espressamente dedicato alle donne. Il passato, remoto, ci ha regalato le varie Marta, Giulia, la stessa Lilly. Ci mettevi niente a immaginartele come persone reali. In carne e ossa. Frustrate e volitive come Marta. Seducenti e anomale come Giulia. Disperate e perdute come Lilly. Persone che diventavano esemplari di un modo di essere, ma che conservavano la propria individualità. Non trasudava nessun intento didascalico, nella loro genesi. Non sembravano affatto figurine ritagliate su misura per corrispondere a un ruolo prestabilito. Apparivano, e quindi erano, donne che avrebbero potuto esistere davvero. Marta, ancora in cerca di un equilibrio. Giulia, scolpita come un diamante. Lilly, consumata dalla droga fino a perdere ogni residua possibilità di cambiare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Oggi, più di trenta anni dopo, al loro posto subentra Cecilia. Che rievoca Santa Cecilia, perché «ha detto un sacco di no al rifiuto del suo Dio, no alla perdita della propria verginità, reagisce con la forza dell'amore. Si può arrivare a dire no come fatto di amore e di libertà». Dovrebbe essere un emblema. Si riduce a un santino. Agiografia sommaria che si esaurisce in un pugno di versi, ripetuti più volte con minuscole variazioni: &lt;em&gt;Calci e sputi nella notte e la luna su / quanta luce nei miei occhi io non vedo più / a te io affido il mio cuore / a te che sei il mio unico amore / santo e confuso come il vero amore&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dice Venditti: «Non faccio mai un remake di me stesso, ma in ogni disco è come se rinascessi una nuova volta, salvo poi far venire fuori l'esperienza che ho quando serve». Magari è in buona fede. Di sicuro non è una scusante, sul piano artistico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Federico Zamboni&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7298304849092014847?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7298304849092014847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7298304849092014847' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7298304849092014847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7298304849092014847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/venditti-o-delleterno-ritorno.html' title='Venditti, o dell&apos;eterno ritorno dell&apos;antico (di Federico Zamboni)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ls9MI1whpvI/TuUA6mVhAVI/AAAAAAAAW6w/DPz7kQA2rJY/s72-c/antonello_venditti_tif_big_jpg_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-1521427387072807669</id><published>2011-12-10T14:08:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T14:21:20.975+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (L&apos;immaginario)'/><title type='text'>Shepard Fairey in arte Obey, il creatore di icone mediatiche</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jPNRx0jF9ws/TuNUzhS1oxI/AAAAAAAAW5w/TYN3mEvty44/s1600/obey.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" mda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-jPNRx0jF9ws/TuNUzhS1oxI/AAAAAAAAW5w/TYN3mEvty44/s400/obey.bmp" width="260" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt;&amp;nbsp;del 10 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ETX3eoNqukg/TuNThcFfMOI/AAAAAAAAW5o/xwwmA95oRlo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" mda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-ETX3eoNqukg/TuNThcFfMOI/AAAAAAAAW5o/xwwmA95oRlo/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«Caro Shepard, vorrei ringraziarti per aver messo il tuo talento a disposizione della mia campagna elettorale. Il messaggio politico dei tuoi lavori ha spinto gli americani a credere nella possibilità di un cambiamento». Così parlò il primo presidente nero, il cui successo personale – almeno stando all’opinione dei più autorevoli analisti – deve molto al manifesto in cui il volto di Obama, virato in rosso e blu, è accompagnato dalla scritta Hope. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo, diventando un’icona celebre quanto la Gioconda di Leonardo e la Marilyn Monroe di Andy Warhol. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TxouiQLpNuc/TuNY3JxzGNI/AAAAAAAAW6Q/CLBbA29Ner4/s1600/shepard_fairey_visit.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" mda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-TxouiQLpNuc/TuNY3JxzGNI/AAAAAAAAW6Q/CLBbA29Ner4/s400/shepard_fairey_visit.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L’autore è un (ex)ragazzo della classe 1970, cresciuto a pane, adesivi e skatebord – sì, la mitica tavola – in una piccola cittadina della Carolina del Sud. Dove, ha raccontato, nessuno scriveva sui muri. A chi amava il punk e il rock non rimaneva che personalizzare lo skate con gli adesivi. Mezzo di espressione e di comunicazione. Il giovane Shepard li compra, poi inizia a disegnare loghi delle bande musicali e, quando la madre acquista una fotocopiatrice, produce migliaia di sticker con il volto del wreistler André The Giant. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Inizia come uno scherzo l’avventura artistica di &lt;em&gt;Shepard Fairey in arte Obey&lt;/em&gt; (Castelvecchi, pp. 210, € 24), «l’unico street artist, nel panorama mondiale dell’arte di strada, a ottenere un impatto a 360 gradi, includendo il suo lavoro nelle più disparate sfere di azione: dalla strada ai musei, dalle collaborazioni in ambito musicale ai gadget, dalla galleria d’arte che ha aperto alla rivista che ha fondato, dalla linea d’abbigliamento alle partecipazioni di natura benefica». L’autrice del libro, Sabina de Gregori – laureata in Storia dell’Arte e studiosa del linguaggio contemporaneo, già autrice di &lt;em&gt;Bansky. Il terrorista dell’arte&lt;/em&gt; (Castelvecchi, 2010) – ne ricostruisce la carriera passo dopo passo, immagine dopo immagine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NRcgUbx171w/TvCLrwwI3HI/AAAAAAAAW9k/M6BU9UdK2kM/s1600/sabina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-NRcgUbx171w/TvCLrwwI3HI/AAAAAAAAW9k/M6BU9UdK2kM/s400/sabina.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;In copertina, e non poteva essere diversamente, il manifesto, creato rielaborando una foto d’altri: “questione” che ha dato vita a una lunga disputa legale, recentemente conclusasi con un accordo tra le parti. La scelta di utilizzare il rosso e blu, invece, è frutto esclusivo del genio dell’artista. I due colori rappresentano gli Stati democratici e repubblicani e il messaggio subliminale è che Obama possa rappresentare l’America nel suo insieme. «Trovavo l’iconografia politica ufficiale incredibilmente noiosa e incapace di esprimere lo spirito intenso della candidatura di Obama. Non avevo alcuna esperienza in campo politico, provengo dalla grafica punk della Street Art, ma mi sembra che le immagini politiche ufficiali sottovalutino il proprio pubblico». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oe9Dsd70Ezg/TuO0fgcKeeI/AAAAAAAAW6g/y85aehSvb4I/s1600/obbi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" mda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-oe9Dsd70Ezg/TuO0fgcKeeI/AAAAAAAAW6g/y85aehSvb4I/s400/obbi.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È sull’attenzione all’immaginario collettivo, su un’arte capace di rielaborare e reinterpretare movimenti culturali del passato e, al contempo, di dialogare con le nuove forme espressive, che l’artista statunitense ha sviluppato il proprio inconfondibile stile, un provocatorio marketing di idee, prima ancora che commerciale. L’arte, per colpire nel segno, non deve più restare confinata nei contesti “istituzionali”, nei musei, nelle gallerie e nelle polverose sale deputate alla cultura, frequentate solo dai ricchi e dagli addetti ai lavori, ma uscire in strada, fare capolino sui pali delle luci, sui muri, sulle pensiline degli autobus, ovunque sia possibile intercettare i cuori e le menti delle persone. Il grado di potere dell’arte – è la sua filosofia – si misura dai sentimenti che provoca prima a livello emozionale e poi intellettualmente. «Non sono mai stato a vedere una mostra – ha spiegato – in cui notavo l’impatto che l’arte aveva sulle persone come l’ho notato a un concerto con migliaia di persone. Avete mai visto qualcuno uscire da una mostra sudato e con lo sguardo vitreo? L’arte non sollecita quel livello di entusiasmo, anzi, nella maggior parte dei casi, le persone alle mostre sono quasi più preoccupare di guardarsi intorno piuttosto che osservare le opere». Nulla è paragonabile – aggiunge – alla prima volta che ascoltò gli stivali marciare in &lt;em&gt;Holidays in The Sun&lt;/em&gt; dei Sex Pistols. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="350" src="http://www.youtube.com/embed/R_YX7hsaJz0" width="400"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Nel corso della sua carriera, non a caso, Fairey ha dedicato molta della sua ricerca stilistica e iconografica alla musica, raffigurando migliaia di artisti, disegnando copertine per i Led Zeppelin e altre band. «Sono un populista e la vedo così: non posso suonare uno strumento ma posso comunque fare del durissimo e spietato rock». Senza salire su un palco, ma facendo arte on the road. Per dirla con Vladimir Majakovskij: «Le strade siano i nostri pennelli e le piazze le nostre tele». L’obiettivo è sovvertire la legge del manifesto pubblicitario, sconcertare chi guarda, catturarne l’attenzione a prescindere dal messaggio. «The medium is the messagge», diceva Marshall McLuhan. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«In nome del divertimento e dell’osservazione», si conclude così il Manifesto, redatto da Obey nel 1990, in cui spiega la campagna sticker come un esperimento di fenomenologia heideggeriana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kTwksI9mjvU/TuNZtm8rRcI/AAAAAAAAW6Y/WICVpf2Joko/s1600/eid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" mda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-kTwksI9mjvU/TuNZtm8rRcI/AAAAAAAAW6Y/WICVpf2Joko/s400/eid.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&amp;nbsp;«Divertimento e osservazione» per Obey, «Essere e tempo» per Heidegger. «Termini diversi, quelli della strada per il primo e della filosofia per il secondo, ma che – spiega Sabina de Gregori – vogliono esprimere lo stesso concetto, quello appunto della fenomenologia a cui l’artista americano si ispira profondamente e che “consente all’essere umano di vedere ciò che è giusto davanti ai suoi occhi”». La campagna sticker nasceva proprio da questa riflessione: era necessario risvegliare le coscienze attraverso un atto pratico. L’adesivo non ha alcun significato in sé, ma esiste solo per indurre chi vi si imbatte a reagire e a ricercare un senso nell’immagine. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;«La gente non si pone domande, può essere manipolata anche solo da un approccio stilistico, senza la presenza di sostanza». Una lezione che l’artista ha appreso dal film &lt;em&gt;They Live&lt;/em&gt; (Essi vivono) di John Carpenter, una spietata denuncia della società consumistica e del potere manipolatorio dei media tratta dal racconto &lt;strong&gt;Eight O’Clock in the Morning&lt;/strong&gt; di Ray Nelson (1963). Il film, uscito nelle sale nel 1988, aveva come protagonista John Nada, un operaio edile, interpretato dal noto lottatore wrestler Rowdy Roddy Piper, che si impossessa di un paio di occhiali che permette la visione della vera natura delle persone: alieni con sembianze umane che hanno invaso le città e controllano tutte le fonti di informazione. Le pubblicità solo in apparenza esprimono suggerimenti, guardandoli con gli occhiali da sole è possibile leggerne i messaggi subliminali: Obey (Obbedite), Consume (Consumate) e No Independent Thought (nessun pensiero autonomo). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-C-r2-xBRVIU/TuNVVFjLr8I/AAAAAAAAW54/loyTLf6q0rg/s1600/obey2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" mda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-C-r2-xBRVIU/TuNVVFjLr8I/AAAAAAAAW54/loyTLf6q0rg/s400/obey2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Di qui la decisione di Fairey di attribuirsi Obey come nome d’arte e di battaglia: «Il mio lavoro mira a sgretolare quei meccanismi che mirano alla manipolazione e all’indottrinamento». Una battaglia che gli è costata, sinora, quindici arresti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Se il Costruttivismo, all’inizio del Novecento, si proponeva di servire la rivoluzione sovietica, Obey ne prende a prestito i colori – rosso, nero e bianco – e la grafica per una contro-propaganda che si propone di liberare il cittadino e trasformare il consumatore in attore. Laureato alla Rhode Island School of Design con una tesi sull’illustrazione, abile conoscitore dei sistemi di comunicazione, arruola alla causa icone del mondo contemporaneo, manifesti elettorali e slogan pubblicitari, strizza l’occhio alla tecnica serigrafica di Andy Warhol e seguendo l’esempio dell’artista americana Barbara Kruger, che a foto già esistenti aggiunge didascalie pungenti e aggressive, si appropria delle immagini per rielaborarle creando nuovi significati visivi e stimolando gruppi eterogenei di persone a confrontarsi tra loro. Arte, politica o business o tutte e tre le cose insieme? Una cosa è certa: Obey è avanti e gli altri &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;rincorrono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-1521427387072807669?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/1521427387072807669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=1521427387072807669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1521427387072807669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/1521427387072807669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/shepard-fairey-in-arte-obey-il-creatore.html' title='Shepard Fairey in arte Obey, il creatore di icone mediatiche'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-jPNRx0jF9ws/TuNUzhS1oxI/AAAAAAAAW5w/TYN3mEvty44/s72-c/obey.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-7885825582715337130</id><published>2011-12-06T20:14:00.000+01:00</published><updated>2011-12-06T20:14:31.455+01:00</updated><title type='text'>Addio a Socrates: la rivoluzione "filosofica" di un campione che coltivò un'impossibile utopia (di Michele De Feudis)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UVmIp4ItZG4/Tt5pPtGNABI/AAAAAAAAW5g/XSkpoWi3Nik/s1600/socrates.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-UVmIp4ItZG4/Tt5pPtGNABI/AAAAAAAAW5g/XSkpoWi3Nik/s320/socrates.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 6 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-RwdodO6LITM/Tt5okwpWrgI/AAAAAAAAW5Y/xHAEyln-LB8/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-RwdodO6LITM/Tt5okwpWrgI/AAAAAAAAW5Y/xHAEyln-LB8/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Come un eroe omerico, ogni calciatore ha sempre un punto debole. Socrates, soprannominato "Il Dottore", amava bere e fumava pacchetti interi di sigarette. Al pari di Gazza Gascoigne e prima ancora di George Best, ha demolito la sua salute con boccali di birra. È, morto domenica a San Paolo. Del genio irlandese ci resta una massima perfetta per spiegare una vita spericolata: «Ho speso molti soldi in alcool, donne e auto veloci. Il resto l'ho sperperato». Brasileiro Sampaio Socrates, questo il suo nome all'anagrafe, invece, verrà ricordato come una icona filosofica nell'universo pallonaro. &lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;In Italia non sfondò&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Era il capitano del Brasile disintegrato dall'Italia di Bearzot nei mondiali di Spagna 1982. Finì 3-2 per gli azzurri, Socrates segnò anche un gol (quello dell'1-1), e i club italiani fecero incetta nelle fila verde-oro. Arrivarono nel Belpaese Cerezo, Zico, Junior, Dirceu. "Il Dottore" si accasò a Firenze, ma in viola visse una stagione da dimenticare, il campionato 1984/85 e non a caso, l'esperto di flop di mercato, Furio Zara del &lt;em&gt;Corriere dello Sport&lt;/em&gt;, lo inserì nella Treccani degli acquisti falliti, l'enciclopedia "Bidoni". «Ha un bel tocco, però è un trottapiano»: anche Gianni Brera lo bocciò senza giri di parole. In effetti era poco agile, alto un metro e novantadue. La sua specialità, il colpo di tacco, nasceva dalla difficoltà di girarsi per fare sponda ai compagni, e in Brasile gli riusciva benissimo. Da noi non brillò mai, il "Tacco di Dio" si rivelò una chimera: litigò con il boss dello spogliatoio, l'argentino Passarella, e soffrì molto l'intensità degli allenamenti nostrani. «In Italia ero triste, stavo male. Sbagliai a lasciare il Brasile». Rientrò in Sudamerica. Giocò nel Santos e nel Flamengo. Smise nel 1988, ma nel 2004 ritornò a calpestare i campi di gioco: allenatore-giocatore del Garforth Town, club dilettantistico inglese. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La passione politica&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Fu chiamato anche il "Dottor Guevara" del calcio. Il suo destino era già nel nome, impegnativo per un calciatore. Era laureato in Medicina e si schierò giovanissimo in prima linea contro la dittatura militare del tempo, al fianco di un sindacalista passionale, un certo Luiz Inàcio Lula da Silva, che in politica farà strada fino alla presidenza della Repubblica. In Toscana si presentò con una barba da guerrigliero cubano e mise subito in chiaro che tra le sue letture c'era anche Antonio Gramsci. Il senso comune dei tifosi non lo risparmio e si guadagnò l'ennesimo soprannome, quello di "miliardario rosso".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Democracia Corinthiana&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Alla gerarchizzazione tipica delle squadre di calcio, Socrates rispose con una visione alternativa, postulando la condivisione delle scelte tra calciatori, allenatore e club. Nacque allora il mito nel Corinthians di San Paolo, della "Democracia Corinthiana", praticata dando potere ai giocatori, con allenamenti autogestiti, formazione concertata, niente ritiri, scelte societarie discusse con tutte le componenti della società. Addirittura nel 1982 la squadra di Socrates indossò la maglia con la scritta "Andate a votare", per spingere i militari a concedere libere elezioni. L'utopia al potere? No, nello spogliatoio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;La carriera nei media&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Appese le scarpette al chiodo definitivamente, si trasferì a Ribeirao Preto, la città del suo primo club da professionista, nello Stato di San Paolo, una sorta di California brasiliana. Aveva una rubrica sul quotidiano &lt;em&gt;Agorà&lt;/em&gt;, presentava un programma su Tv Thathi. «S'intitola Papo com o Doutor ("Conversazioni col Dottore") e parlo di attualità», raccontò in una intervista. «Rispondo a domande, intervisto personaggi. Tra gli ultimi Chico Buarque de Hollanda (re della bossa nova n.d.r.). Sport poco, il "futebol" di oggi non mi piace, è troppo fisico e violento». Ma aveva anche altre passioni: «Scrivo canzoni e "pièces" teatrali, sto girando il film autobiografico, Socrates Brasileiro, faccio parte di un cineclub. Ho ultimato un libro, Futebol e filosofia. Ho scritto che per migliorare la qualità del calcio bisogna ridurre gli interpreti. In campo 11 per squadra sono troppi, è ora di giocare 9 contro 9». Rivoluzionario fino alla fine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Testimone di un calcio antico&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Lungagnone, filosofo, ribelle con la sigaretta in bocca tra un allenamento e l'altro. L'irregolarità di Socrates è un tributo al novecento, come le inquietudini di tanti campioni ribelli, adesso sempre più rare. Il sistema dell'attuale "calcio moderno", tutto calibrato sulla fisicità e sull'agonismo, non consente agli atleti di concedersi più libertà di questo genere. Salvo finire rapidamente nel dimenticatoio, o scivolare verso club minori, nel momento in cui le prestazioni fisiche non sono al top. Lo rimpiangeremo anche per questo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Michele De Feudis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-7885825582715337130?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/7885825582715337130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=7885825582715337130' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7885825582715337130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/7885825582715337130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/addio-socrates-la-rivoluzione.html' title='Addio a Socrates: la rivoluzione &quot;filosofica&quot; di un campione che coltivò un&apos;impossibile utopia (di Michele De Feudis)'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-UVmIp4ItZG4/Tt5pPtGNABI/AAAAAAAAW5g/XSkpoWi3Nik/s72-c/socrates.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-2602400044168740497</id><published>2011-12-06T15:44:00.000+01:00</published><updated>2011-12-06T15:44:31.767+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secolo d&apos;Italia (Sport)'/><title type='text'>Ritorna in libreria "Il colosso d'argilla" di Schulberg, un classico sulla boxe reso celebre dal mitico Bogart</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-q6fggrL1dMU/TtvWIwZHb0I/AAAAAAAAW44/6j22m_ut-Js/s1600/budd.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-q6fggrL1dMU/TtvWIwZHb0I/AAAAAAAAW44/6j22m_ut-Js/s400/budd.gif" width="293" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 5 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wCVe7OM4rQI/TtvU7sAFJ1I/AAAAAAAAW4o/N30XnTFsf3k/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-wCVe7OM4rQI/TtvU7sAFJ1I/AAAAAAAAW4o/N30XnTFsf3k/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Meglio il libro o il film? Non capita spesso che un lettore si dica soddisfatto nel vedere la trasposizione cinematografica di un romanzo particolarmente amato. Altrettanto difficile, però, è misurarsi con personaggi di carta e inchiostro che sul grande schermo sono stati interpretati da attori del calibro di Humphrey Bogart. Impossibile leggere &lt;em&gt;Il colosso d’argilla&lt;/em&gt; di Budd Schulberg – romanzo appena ripubblicato dalla casa editrice romana 66thand2nd (pp. 411, € 20) nella traduzione di Giuliano Boraso – senza ripensare all’inconfondibile carisma del mitico Bogey nell’omonima pellicola del 1956. Il suo ultimo film: se nel gennaio 1957 Bogart muore, Eddie Lewis, il personaggio del giornalista cinico ma non al punto di rinunciare a un personale senso dell’onore, avrà per sempre la sua faccia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--RSn2y92yN8/TtvVje-mbRI/AAAAAAAAW4w/IkqJVA67ix8/s1600/amfri.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/--RSn2y92yN8/TtvVje-mbRI/AAAAAAAAW4w/IkqJVA67ix8/s400/amfri.jpg" width="263" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Eddie è un aspirante scrittore, ma per vivere si adatta a lavorare per lo spregiudicato Nick Latka, metà gangster e metà manager sportivo: suo il compito di trasformare El Toro Molina, «il colosso delle Ande», pugile argentino senza talento – d’argilla, per l’appunto – nel fenomeno mediatico degli anni Trenta. Nessuno scrupolo. Tutto è lecito, anche truccare gli incontri. Non c’è traccia di retorica, la nobile arte è sequestrata dai corruttori. «Se l’equitazione è lo sport dei nobili, la boxe appartiene a quelli che per sopravvivere devono combattere», scrive Schulberg, scrittore newyorkese scomparso nel 2009 che sembra scrutare il mondo della boxe americana dal buco della serratura. Eddie, però, capisce che in gioco non c’è soltanto il titolo o la sua parte di bottino, ma qualcosa di più importante: la dignità. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nH9Ahm7QKQc/TtvWsj0Bu0I/AAAAAAAAW5A/N9EGmscccTA/s1600/schulberg.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="268" src="http://4.bp.blogspot.com/-nH9Ahm7QKQc/TtvWsj0Bu0I/AAAAAAAAW5A/N9EGmscccTA/s400/schulberg.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un&lt;em&gt; j’accuse&lt;/em&gt; «sull’adorazione americana per quella Dea puttana che è il successo» e sul potere di mistificazione dei mezzi di comunicazione di massa. Il romanzo, la cui edizione Garzanti del 1957 era ormai introvabile, si conferma non meno appassionante del film. Schulberg, del resto, oltre che giornalista sportivo e documentarista di guerra, è stato anche un autore autentico. Sellerio editore, dopo aver tradotto &lt;em&gt;Perché corre Sammy?&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;I disincantati&lt;/em&gt;, ispirato a Francis Scott Fitzgerald, lo scorso agosto ha pubblicato &lt;em&gt;Fronte del porto&lt;/em&gt;, la sceneggiatura con cui ha vinto il premio Oscar. Il protagonista della pellicola diretta da Elia Kazan è un (ex) pugile: Terry Malloy, interpretato da Marlon Brando, dopo aver provocato involontariamente la morte di un operaio, denuncia la sua gang e si schiera con i lavoratori. Un’occasione per rileggere anche questo classico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Alfatti Appetiti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8571328645660738549-2602400044168740497?l=robertoalfattiappetiti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/feeds/2602400044168740497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8571328645660738549&amp;postID=2602400044168740497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2602400044168740497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8571328645660738549/posts/default/2602400044168740497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoalfattiappetiti.blogspot.com/2011/12/ritorna-in-libreria-il-colosso-dargilla.html' title='Ritorna in libreria &quot;Il colosso d&apos;argilla&quot; di Schulberg, un classico sulla boxe reso celebre dal mitico Bogart'/><author><name>Roberto Alfatti Appetiti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_LwFwC1uPVBg/S78B9NQv6JI/AAAAAAAATpk/iN6uQJggYns/S220/io2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-q6fggrL1dMU/TtvWIwZHb0I/AAAAAAAAW44/6j22m_ut-Js/s72-c/budd.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8571328645660738549.post-5591617687345663156</id><published>2011-12-06T15:41:00.000+01:00</published><updated>2011-12-06T15:41:25.036+01:00</updated><title type='text'>Antonio Carioti, il filo rossonero di una vita (di Giovanni Tarantino)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lkX3Rq5f__o/TtvYLlIpWmI/AAAAAAAAW5Q/gcm3zqz6kn8/s1600/carioti_88425-4926-0.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-lkX3Rq5f__o/TtvYLlIpWmI/AAAAAAAAW5Q/gcm3zqz6kn8/s400/carioti_88425-4926-0.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Articolo di &lt;strong&gt;Giovanni Tarantino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;Dal &lt;em&gt;Secolo d'Italia&lt;/em&gt; del 6 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-_q0Eocq1fHw/TtvXVxEHX8I/AAAAAAAAW5I/1in3hWPyHRg/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-_q0Eocq1fHw/TtvXVxEHX8I/AAAAAAAAW5I/1in3hWPyHRg/s1600/SECOLO_DITALIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Semifinale&lt;/em&gt; di Rudi Ghedini, &lt;em&gt;Wembley in una stanza&lt;/em&gt; di Fabrizio Ghilardi, &lt;em&gt;Pablito mon amour&lt;/em&gt; di Davide Golin. Secondo alcuni, tutte pubblicazioni il cui padre comune è &lt;em&gt;Fever Pitch&lt;/em&gt; di Nick Hornby, tradotto in Italia da Guanda col titolo &lt;em&gt;Febbre a 90’&lt;/em&gt;, diario di vita vissuta del tifoso di calcio come tanti ne sono stati pubblicati negli anni Novanta e Duemila. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L’ultimo &lt;em&gt;Febbre a 90’&lt;/em&gt; di casa nostra è in chiave rossonera, ed è un piccolo capolavoro nel suo genere. Si chiama &lt;em&gt;Con il diavolo in corpo&lt;/em&gt; (Mursia, pp.323, euro 18) e l’ha scritto Antonio Carioti, giornalista delle pagine culturali del &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;, studioso del mondo della destra, curatore dell’intervista a Marco Tarchi in &lt;em&gt;Cinquant’anni di nostalgia&lt;/em&gt;, e autore de &lt;em&gt;Gli orfani di Salò&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;I ragazzi della fiamma&lt;/em&gt;. Per sua stessa ammissione Carioti ritiene che «non potrebbe mai occuparsi di calcio con la dovuta imparzialità» e racconta la sua natura di tifoso passionale in un libro pubblicato quasi per caso, scritto per se stesso e per i suoi amici e dato alle stampe grazie all’interesse di Mursia dopo la conquista del diciottesimo scudetto rossonero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;I gol festeggiati suonando il kazoo, le prime volte in curva a San Siro, le Brigate Rossonere sezione Roma, la Federazione giovanile repubblicana, Joe Jordan, Luther Blissett, ma anche Franco Baresi, Van Basten, Kakà: sono solo alcu
