mercoledì 23 aprile 2008

Repubblica riscrive la storia della croce celtica per la destra. Tutto contro Alemanno... (di Luciano Lanna)

Negli anni '70? Tutt'altro che estremisti
Articolo di Luciano Lanna
Dal Secolo d'Italia di oggi
Il giornalismo ha le sue regole: bastano un aggettivo fuori posto e qualche foto affiancata a un titolo per forzare le cose ed evocare messaggi che possono travalicare il vero senso delle cose. L’ultimo esempio di un’operazione di questo tipo l’abbiamo avuta con l’intera pagina 9 del quotidiano Repubblica di ieri. In apertura di pagina la notizia che Mario Capanna ha esternato su Alemanno, esprimendo il suo apprezzamento per l’ex ministro dell’Agricoltura di An. Ma la notizia viene subito disinnescata con l’articolo centrale: «Gianni, crociato eclettico tra Evola e Santo Sepolcro». E annullata dal titolo di taglio che riferisce di un endorsement di Renato Zero a favore di Francesco Rutelli. Quello che però maggiormente colpisce è l’abbinamento dell’articolo centrale, firmato da Filippo Ceccarelli, (foto a sinistra) con due foto giovanili di Alemanno alla presenza di striscioni con la croce celtica. Quasi una demonizzazione subliminale per il candidato sindaco del Pdl al comune di Roma, che viene rafforzata da alcuni passaggi dell’articolo.
Ora, Filippo Ceccarelli oltre a essere un amico di chi scrive è sicuramente uno dei giornalisti più bravi nel raccontare e demistificare le vicende di quello che lui chiama il teatrone della politica italiana. Ma stavolta, speriamo inconsapevolmente, sembre rebbe essersi prestato a una operazione di stampo elettoralistico.
Oggetto dell’articolo è la croce celtica, il simbolo che negli anni ’70 venne adottato dalla destra giovanile per dare un segno visibile al suo “strappo” col nostalgismo e con la vecchia cultura del rancore e della sconfitta. Ceccarelli, invece, sottolinea una sua valenza «estremistica», paganeggiante ed esoterica, oltretutto rimandando per questo giudizio alla ricostruzione fornita da chi scrive e da Filippo Rossi nel libro Fascisti immaginari. Basterebbe, invece, andarsi a riprendere quel testo per verificare come quel simbolo – un marchio di immediato successo, «dovuto probabilmente anche alla sua semplicità e alla facilità di riproduzione: due linee a croce attraversate da un cerchio…» – si impose, a metà degli anni ’70, proprio per rompere con il vecchio armamentario simbolico del neofascismo. Sia con quello della tradizione reducistica: fiaccole patriottarde, lugubri fiamme con tanto di bare, retorici gagliardetti. Sia con quello delle formazioni extraparlamentari: asce bipenne o rune che fossero. E, come si scriveva nel libro, c’entravano davvero poco, «le radici indoeuropee, l’esoterismo solare, i graffiti bretoni o etruschi, la cultura druidica dei celti» e altri riferimenti storici.
È vero, sì, che la croce celtica viene adottata in Francia negli anni ’60 dalla Giovane Europa di Jean Thiriart, ma il suo era un movimento giovaniletransnazionale, in aperta polemica con le varie destre extraparlamentari, a cominciare dalla vocazione europeista del tutto alternativa ai revanchismi patriottardi. E quando quel simbolo venne adottato in Italia, con il Fuan – l’organizzazione universitaria – che lo affiancherà ufficialmente sotto l’emblema con il cappello goliardico e il libro, rappresentò da subito un elemento di rottura e innovazione, tanto da diventare il logo delle componenti più innovative e dinamiche della destra. La celtica insieme all’adozione estetica del Signore degli Anelli furono i segni di un ambiente in evoluzione che si apriva al dialogo col proprio tempo.
Ceccarelli, invece, tagliando e cucendo troppo velocemente, passa direttamente agli anni ’90, quando lo stesso simbolo finisce per acquisire nuovi significati e viene adottato addirittura dalle tifoserie degli stadi. Ma questo è tutta un’altra storia e non ha niente a che vedere col significato della generazione che, insieme ad Alemanno, ha iniziato – anche attraverso la celtica – un lungo cammino verso la costruzione di una destra nuova e maggioritaria. Insomma, non c’è in giro proprio nessun «carosello di croci disvelate ed estremismi rimossi». C’è, invece, solo un giornalismo frettoloso che, cercando di fare effetto con i titoli, continua a raccontare male le vicende della destra italiana.
Luciano Lanna, laureato in filosofia, giornalista professionista dal 1992 e scrittore (autore, con Filippo Rossi, del saggio dizionario Fascisti immaginari. Tutto quello che c'è da sapere sulla destra, Vallecchi 2004), oltre ad aver lavorato in quotidiani e riviste, si è occupato di comunicazione politica e ha collaborato con trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai. Già caporedattore del bimestrale di cultura politica Ideazione e vice direttore del quotidiano L'Indipendente, è direttore responsabile del Secolo d'Italia.

15 commenti:

Claudio Ughetto ha detto...

Sinceramente non so perché Alemanno porti la croce celtica. Di sicuro il giornalismo del 2 + 2 = 4 mi piace poco.

Anni fa, sempre Repubblica, dava inequivocabilmente del nazista a De Benoist perché quelli del GRECE facevano delle commemorazioni dov'era presente la runa celtica. Ovvero: i nazisti avevano tra i loro simboli la runa, quindi se nel GRECE c'è la runa...
Che De Benoist sia pagano e che la runa, in quanto simbolo antico, sia soprattutto un simbolo pagano usato (anche) dai nazisti era un'idea che il giornalista nemmeno prendeva in considerazione...

Mi ha fatto piacere leggere l'articolo di Lanna: ho saputo cose sulla croce celtica che non sapevo.

Per il resto, probabilmente se fossi romano non andrei a votare, ma se proprio mi prendesse la voglia credo voterei Alemanno. Mi sembra un'ottima persona. Peccato per il sostegno di Storace, che invece proprio detesto: non tanto perché "di destra" (sebbene le idee di quel partito, espresse dalla Santanché, mi disgustino), ma perché proprio non mi piace lui.

Claudio Ughetto ha detto...

Però mi chiedo: perché sempre associare il paganesimo alla destra e al nazismo? Nel primo capitolo dell'Ulisse joyciano (Telemachia-Telemaco, La Torre), il debordante Leopold Bloom cerca di rincuorare l'amico Stephen Dedalus urlando: - Per noi, neopaganesimo! - Siamo nei primi anni dello scorso secolo, in Irlanda, i vari fascismi di là a venire. Nessuno si stupiva di questo proposito: il neopaganesimo era una risposta al clericarismo magari bizzarra, ma foriera di libertà, pluralismo, tolleranza... Molti intellettuali ed artisti vi aderirono, in nome di un rinnovato epicureismo.
Come ci avverte Bona Flecchia, la traduttrice: "... tutto un filone della cultura europea, tra ottocento e novecento (...) fu segnato da una profonda rinascita pagana (Valery, Carducci, Klages, George)...

Al di là della scelta di Alemanno, sicuramente dettata anche da una appartenenza a destra, mi sembra assurdo associare ogni volta ciò che riguarda l'immaginario celtico e pagano alla destra e al nazismo. La storia umana e il mondo sono, antropologicamente, molto più complessi di quanto vogliano frci sembrare.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Una croce celtica d'oro (appositamente fatta fare da un orafo) me la regalò mia moglie una ventina d'anni fa (detto così sembro molto più vecchio dei miei quarant'anni). L'ho indossata poco (e da tempo l'ho riposta definitivamente nel cassetto) perchè non amo collanine e braccialetti. Il più dele volte non uso neanche l'orologio. Per me non aveva un senso religioso (ero orgogliosamente nietzscheiano, all'epoca). Rappresentava l'appartenenza a una comunità politica, quella del Fronte della Gioventù degli anni Ottanta e dei primi Novanta. Di estrema destra? bah. Non ci sentivamo di destra, semmai "nazionalpopolari", a destra più che di destra: Rauti parlava di sfondamento a sinistra e l'idea mi sembrava affascinante, coerente con la definizione che De Benoist dava di sé e tu hai ricordato: valori di destra e idee di sinistra.
A distanza di tanto tempo quella croce celtica non ha più un significato politico (non per me) e quella generazione si è in larga parte dispersa in mille rivoli, ma rimane una testimonianza di fedeltà a me stesso. C'è una forma di fatua civetteria, non molto dissimile da quei vecchi cattolici alla Scalfaro che portano lo stemma dell'azione cattolica appuntato sul bavero della giacca.
Già anni fa la Bignardi chiese ad Alemanno di mostrare la croce celtica: trovai tale richiesta di una sgradevolezza unica. Pur di essere sufficientemente "barbarica" non si faceva scrupolo di mostrarsi semplicemente "invadente".
Spero proprio che Gianni vinca. La supponenza di Rutelli e di certi giornali (come Repubblica, che in questi giorni si sta superando) è, per usare un eufemismo, indisponente.

Claudio Ughetto ha detto...

"il debordante Leopold Bloom cerca di rincuorare l'amico Stephen Dedalus..."

Naturalmente ho scritto una boiata, e sul mio libro preferito.
inutile precisare che non si tratta di Leopold Bloom, protagonista di Ulisse, che compare solo nella parte dell'Odissea, ben tre capitoli dopo.
Il neopagano è ovviamente Buck Mulligan, studente di medicina che all'inizio del romanzo divide la Torre Martello con l'altro protagonista Stephen Dedalus e l'inglese Haines.

Mi scuso per la svista, dovuta allo scrivere veloce.

Claudio Ughetto ha detto...

Riguardo alla Bignardi, secondo me quella donna ha dei problemi con alcuni maschi.
Ricordo un'intervista a Scurati, nella quale l'ha letteralmente bollito.
Poi però, se le toccano suocero Sofri...
Ciao

Giovanni Tarantino ha detto...

Ottimo l'articolo di Luciano, così come ottimi ho trovato i vostri interventi, cari Claudio e Roberto, che condivido.
Da cattolico non ho particolari suggestioni pagane o neopagane ma devo ammettere che la citazione joyciana di Claudio mi ha affascinato e stimolato alla lettura dell'Ulisse.

Voglio aggiungere un altro parere: a Roma voterei Alemanno. Mi sono rotto di dovere sentirmi in colpa nei confronti delle mie idee vicine alla Nuova destra che tradirei votando "a destra": quando c'è un personaggio valido, che da sempre si batte per l'ambiente, che proviene dal volontariato di destra per cui ho tanta stima, com'è Alemanno... perchè stare lì a spaccare il capello in quattro?

pierluigi biondi ha detto...

Sono molto legato alla mia croce celtica. La porto da moltissimi anni, non ricordo quando la indossai la prima volta, a dimostrazione che - per me, militante del FdG (al Fuan, invece, preferivo Fare Fronte) - non ebbe un significato "iniziatico" od esoterico: tutte cose che mi sembravano, e mi sembrano, abbastanza ridicole. Semplicemente, da un certo punto in poi, cominciammo a regalarcela a vicenda all'interno di quel gruppetto aquilano che ci siamo intestarditi a chiamare "comunità politica". Una comunità che - tra alti e bassi e con le dovute "evoluzioni" - è ancora unita, anche a distanza di vent'anni dalla meravigliosa stagione di gioia e di amicizia che ci ha visti militanti atipici di una destra che ci piaceva poco (a partire sin dalla collocazione nella "geografia" politica: anche noi, come ricorda Roberto, ci definivamo - se proprio dovevamo farlo - "nazionalpopolari") e che volevamo ribaltare, anche nella simbologia. Asce, fasci e armamentario vario erano banditi dalle stanze della nostra sezione, mentre la croce celtica ci appariva potesse accomunare graficamente quell'ambiente. Poi la storia è andata come è andata, siamo usciti e rientrati dal partito, espulsi e riammessi. Il Msi e il Fdg sono scomparsi. E forse anche le ragioni prettamente politiche per cui valeva la pena indossare quella celtica. Ma certamente non sono venute meno quelle umane. Ecco perché io continuo a portarla al collo e anche quando ci sono occasioni istituzionali cui sono chiamato a partecipare come sindaco non mi curo di nasconderla. Così come non mi premuro - con la "civetteria" di cui parlava Roberto - di metterla in mostra. Semplicemente c'è, sta lì: è una parte della mia vita cui non voglio rinunciare.

Anonimo ha detto...

La vera croce di cui liberarsi è Gianfranco Fini...

Anonimo ha detto...

Repubblica si attacca a tutto, dalla presunta campagna elettorale di Alemanno nelle caserme, alle altrettanto presunte telefonate dal suo comitato elettorale alle elettrici chiedendo "lei non ha paura di essere violentata" ad altre cazzate del genere... Evidentemente hanno una paura fottuta. Bene ha fatto Lanna a dirgliene quattro. E ora tutti a votare per Alemanno.
Marco78

Umberto Desimone ha detto...

Anch'io sul mio blog ho scritto qualcosa di simile a quanto detto da Luciano Lanna.
Purtroppo, 'laRepubblica' preferisce ancora un'Italia divisa, per poter utilizzare il pericolo fascista per scopi elettorali.
Io ho quasi 30 anni e non appartengo alle generazione della croce celtica: quando Alemanno decise di indossarla io stavo per nascere.
Ma ho rispetto per quel simbolo, quanto meno ha avuto il merito di sostituire i vecchi simboli del ventennio.
In più, la croce che porta Alemanno apparteneva al suo amico Paolo di Nella, giovane ucciso dai 'rossi'.
Anch'io, nel suo ricordo, l'avrei portata sempre con me.

Claudio Ughetto ha detto...

"la citazione joyciana di Claudio mi ha affascinato e stimolato alla lettura dell'Ulisse."

E'stato il romanzo dei miei vent'anni, caro Giovanni. Tutt'ora credo sia una lettura impegnativa, ma te lo consiglio perché è davvero un mondo. Come ho già detto altrove, credo che nei primi 20 anni del '900 si sia prodotta la letteratura definitiva, dopo sono venute magari buone cose, ma non della stessa radicalità.
"Ulisses" è la storia di una giornata estiva del 1904, in una Dublino che è già una metropoli. Non c'è l'Irlanda che piace alla destra, fiabesca e patriottica, ma i personaggi che Joyce mette in scena sono irlandesi fino al midollo e universali nel contempo. Credo che in nessun altro romanzo del '900 si trovi un'umanità così viva.
Se decidi di affrontarlo sappi che è sì impegnativo, ma non credere a quelli che ti dicono che è difficile o astruso. E' divertente e piacevole, nonostante l'esuberanza stilistica e simbolica.

Ulisses è comunque un romanzo cristiano. Non perché joyce predichi il cristianesimo, ma la sua formazione era quella di un cattolico irlandese che dopo l'adolescenza decide di opporsi alla chiesa cattolica pronunciando il "no serviam" luciferico. Insomma, alla fine Joyce era impregnato di cultura cattolica pur rifiutandola. Non a caso il suo scrittore preferito era Dante, che leggeva in italiano fin dall'adolescenza.

Chiudo la digressione, ben sapendo d'essere andato off-topic ma felice di aver dato un consiglio ad un amico :-)

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Ciao Umberto!

OT parlare di libri?

Qui si è sempre in topic se si parla di libri!

:))

faber ha detto...

Non ho mai avuto grossa passione per l'ostentazione dei simboli e la croce celtica non ha mai esercitato particolare fascino nei miei confronti. Senza per questo considerare con occhio critico i tanti camerati del FdG dei miei tempi che la utilizzavano. Ma - come Gianni - erano sopratutto i 'rautiani' ad utilizzarla, sia come segno di appartenenza ad una comunità elitaria (così si consideravano e questo vizietto è rimasto...), che con un pregnante significato ideologico. I più 'old' non possono aver dimenticato la polemica di Pisanò su "Candido" (da qualche parte tra le mie scartoffie devo avere qualcosa, proverò a spolverarle...)
Confesso, però, che oggi che numerosi 'young' hanno imparato ad usarla (tanti i nuclei di AG dove la si può trovare, tranne nelle uscite superufficiali dove il 'dominus' l'ha bandita...), grazie agli usi e costumi dei loro 'maestri', sentir dire che è semplicemente un simbolo religioso mi fa rabbrividire... Sempre a farci dettare tempi e contenuti dalla cultura avversa. A furia di fare marce indietro si rischia di bruciare definitivamente la frizione!!!

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Hai ragione Faber, la usavamo sopratutto noi "rautiani" ed è vero anche che ci sentivamo - all'interno del Msi - una elite in grado di determinarne la politica culturale e le espressioni esterne. Poi, quando ci ritrovammo a guidare il partito, prendemmo meno del 3%. Altro che sfondamento a sinistra. :))

faber ha detto...

Non provo tanta soddisfazione ad aver ragione oggi (ma già allora facevo le stesse osservazioni antropologiche...), sopratutto alla luce della metamorfosi che non riesco ad apprezzare. Proprio coloro che ieri predicavano lo "sfondamento a sinistra", che se sentivano parlare di destra subivano i conati, che ostentavano simboli e parole d'ordine, oggi senza fiatare si apprestano ad entrare nel PPE... Errori giovanili (qualche volta neanche tanto...)??? Maturazione politica??? Pentimento??? Revisione ideologica??? Business??? Per i bei ricordi che restano nella mia mente, ho paura di darmi una risposta...