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domenica 29 aprile 2012

Hoover, il volto ambiguo dell'America

Dal Secolo d'Italia del 29 aprile 2012
Pensionato l’eroe, l’immaginario collettivo è diventato terreno di conquista per artisti, attori e sportivi. Il divo seduce, alimenta curiosità, fabbrica suggestioni. Difficile, per un politico, tentare la scalata al mito. Per un burocrate, poi, l’impresa è pressoché impossibile. Il ruolo lo relega alla scrivania, lo destina alle scartoffie. Eppure è proprio un “mezze maniche” l’icona per eccellenza di un paese così ricco di democrazia da sentire l’esigenza di esportarne un po’. Non sempre a buon prezzo.


domenica 22 aprile 2012

Ma quanto è trandy il senso dello Stato

Dal Secolo d'Italia del 22 aprile 2012
L’appello, ormai, è quotidiano. Proprio come accade nelle nostre scuole. Ogni mattina si ripete, poco dopo lo squillo della campanella. Ad essere (ri)chiamati sull’attenti, però, non sono soltanto gli studenti, insonnoliti, malinconici e fondamentalmente distratti, ma gli italiani tutti. Inutile dire chi sono i professori, ne è pieno il governo e si alternano disinvoltamente alla cattedra. Di preside, tuttavia, ce n’è uno solo: Giorgio Napolitano. Lui ha compiuto l’impresa che un altro Giorgio, Almirante, non riuscì a realizzare: affermare erga omnes il valore del senso dello Stato, farne un messaggio politicamente corretto, universale, ecumenico, orecchiabile e inoffensivo come una canzone di Jovanotti. Sdoganarlo, come si usa dire in quest’epoca mercantilista. Perché, neanche troppi decenni fa, il senso dello Stato evocava, se non tout court il fascismo, la minaccia autoritaria, la svolta conservatrice o, per dirla con due parole micidiali e complementari al tempo stesso, la deriva reazionaria. L’anticamera di quel golpe puntualmente annunciato e mai realizzato, vagheggiato da golpisti immaginari ed eserciti di zelanti pubblici ministeri.

domenica 15 aprile 2012

D'Azeglio (ovvero) se due partiti vi sembrano pochi

Dal Secolo d'Italia del 15 aprile 2012

«Meno partiti ci sono e meglio si cammina». Meno politologi improvvisati, aggiungiamo noi, e il dibattito politico ne guadagnerebbe. Piuttosto che precipitarsi a "microfonare" il nuovo che avanza, perché non riconsiderare "l'opinione" di un uomo che fu patriota senza retorica, scrittore senza complessi (il suocero era un tal Alessandro Manzoni), politico - anzi, statista! - autenticamente liberale, legalitario allergico ai cedimenti e federalista ante litteram ancor prima dell'Unità d'Italia?

venerdì 6 aprile 2012

L'ossessione del futuro (Philip K. Dick a trent'anni dalla morte)

Da Area di marzo 2012

«La mutevole informazione che noi percepiamo come mondo è una narrazione in via di svolgimento». Se per apporre la parola “fine” alla vicenda umana di Philip Kindred Dick è stato sufficiente un certificato di morte – fatale l’ultima crisi cardiaca, il 2 marzo 1982, all’età di cinquantaquattro anni – non lo è altrettanto maneggiarne l’opera, vastissima, confinarla entro un genere o in un determinato spazio temporale, per quanto la fantascienza sia “oltre” per definizione. Perché le suggestioni, le visioni, le prospettive che ha seminato in racconti e romanzi sono continuate a fiorire negli ultimi trent’anni in nuovi film e in libri di altri autori, non necessariamente di fantascienza. Figli suoi, anche chi ne è meno consapevole. Anche chi trascura di riconoscerne i meriti. Anche chi saccheggia impunemente senza dire grazie.

martedì 3 aprile 2012

Con Chinaglia muore un po' anche la Lazio (di Annalisa Terranova)

Articolo di Annalisa Terranova
Dal Secolo d'Italia del 3 aprile 2012

Uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano, ricordiamolo così. Lo dice Pino Wilson, il capitano, il baronetto, e piange. Ma su Giorgio Chinaglia, su Giorgione, l'idolo dei laziali da due giorni in lutto, pesa ancora tutto intero un non detto, un pregiudizio, una certa carsica intolleranza verso quel suo carattere esagerato, verso i suoi sogni di gloria (lui, figlio di italiani emigrati a Cardiff), verso i suoi fallimenti. Un eroe per i tifosi, un latitante per lo Stato italiano. Comunque un campione. Come se tutto questo bastasse a oscurare il suo modo di giocare: potenza e determinazione. E il goal. Tanti goal. Tra cui il rigore segnato contro il Foggia, il 12 maggio del 1974, che consegna alla Lazio il primo scudetto della sua storia. Realizzato con calma, senza apparente tensione. «Tanto ero sicuro che la Lazio avrebbe preso lo scudetto».

sabato 31 marzo 2012

"Apocalissi 2012" (Bietti), ma questi racconti sono la fine del mondo...

Dal Secolo d'Italia del 31 marzo 2012
«Pentiti! Adesso, subito, è questione di momenti». Così parlò Dio, «un Dio con uno strano accento genovese», nel racconto di Marco Cimmino intitolato Priorità. Il ministro ha convocato nelle austere stanze del potere il sindaco del piccolo comune di Orzinovi per intimidirlo e vincerne così le resistenze: quell’autostrada che deve congiungere Milano al nord Europa s’ha da fare. La discussione si fa animata. Finchè l’intimazione arriva via etere, contestualmente, sul cellulare di entrambi. «Pentiti!». Lo scherzo di un buontempone? Non c’è tempo per svelarlo. «Fuori, nella notte, il cielo stava crollando», è il beffardo congedo dello scrittore bergamasco.

sabato 24 marzo 2012

Linda Lovelace, vittima o eroina libertaria? Dieci anni fa moriva la pornodiva di "Gola profonda"

Dal Secolo d'Italia del 24 marzo 2012
Non c’è intrigo o mistero che non abbia la sua gola profonda. Gli altri possono prendersi la scena, sbracciarsi, agitarsi e godersi la luce abbronzante dei riflettori, ma a fare la storia è lei. Nello scandalo Watergate è la fonte interna della Casa Bianca, ovviamente riservata, che fornisce a Woodward e Bernstein le notizie per lo scoop che costerà le dimissioni a Nixon. Bradley Manning, per avvicinarci ai giorni nostri, è la gola profonda di Wikileaks, il soldato americano condannato per aver trasmesso ad Assange i file che hanno fatto tremare la diplomazia statunitense. E da noi? L’estate scorsa non si è parlato d’altro che del presunto precario della Camera che avrebbe svelato i segreti della casta, roba da far impallidire i zelanti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, immancabilmente definito la gola profonda di Montecitorio.


sabato 17 marzo 2012

Le sezioni, dove ognuno costruiva il suo sogno

Dal Secolo d'Italia del 17 marzo 2012
C’erano una volta le sezioni di partito. C’erano una volta i partiti, verrebbe da aggiungere. Quelli, tuttavia, ci sono ancora. Leggeri, come si usa dire. Liquidi, che è cosa diversa da trasparenti. Le sezioni, invece, no. Il circolo ne è il succedaneo, ma il sapore resta diverso e sfidiamo chiunque a sostenere che la margarina possa davvero sostituire il burro. Stesso discorso per il club, luogo neutro a metà tra l’ufficio di rappresentanza e quello di collocamento. I comitati elettorali, poi, sono tristemente estemporanei. Nascono, crescono e muoiono nell’arco di poche settimane: bruchi che non diventano farfalle. Alimentano suggestioni spudoratamente mirate al consenso e si spengono come fuochi fatui lasciando tracce di nastro adesivo sulle vetrine e santini eccedenti da smaltire. I militanti in crisi di vocazione vengono rimpiazzati, all’occorrenza, dalle hostess. I contenuti soppiantati dalla (bella) presenza.

domenica 11 marzo 2012

"Più alto del mare" di Francesca Melandri: l'inganno della rivoluzione dietro le sbarre

Dal Secolo d'Italia di domenica 11 marzo 2012
«Adesso almeno so dov’è». Un figlio latitante è una spina nel cuore. Al punto che persino la notizia dell’arresto può dare un momentaneo sollievo. Fino alla formulazione dei capi d’imputazione: tre omicidi, tre “esecuzioni”. Non occorre attendere la sentenza. «In quel momento Emilia iniziò a morire», registra con stile chirurgico Francesca Melandri. Lasciato l’Alto Adige, sfondo del fortunato esordio narrativo di Eva dorme, la scrittrice romana affronta un altro nodo irrisolto della nostra storia: la lotta armata. Lo fa nel suo secondo romanzo – Più alto del mare (Rizzoli, pp. 220, € 17) – da un punto di vista inedito quanto spiazzante: quello dei familiari dei terroristi. La memorialistica, al riguardo, difficilmente può offrire novità. Per quanto le (auto)biografie possano arricchirsi di particolari pruriginosi, finiscono per riprodurre il solito cliché: autoassolutorie o contrite che siano, pongono al centro della scena – e talvolta in cattedra – i terroristi.  

Finalmente una narrativa sull'Africa italiana (intervista a Giorgio Ballario)

Dal Secolo d'Italia del 10 marzo 2012
Il cinema Impero, il ristorante Mario, i caffè di piazza Garibaldi, l’albergo Savoia, l’hotel Torino… C’è stata un’epoca, neanche tanto lontana, in cui l’Africa era italiana. Tracce della nostra presenza ce ne sono ancora. Lo sviluppo urbanistico di intere regioni, del resto, è stato realizzato negli anni Trenta: strade, ponti, ferrovie, scuole, interi villaggi. Eppure del “sogno” africano, nato con Crispi e rivitalizzato dal fascismo, nel nostro immaginario non è rimasto granchè. Una pagina di storia rimossa. Quel poco che ne trapela nei manuali, al di là delle altalenanti vicende belliche, ripropone i soliti luoghi comuni sul colonialismo predatorio, straccione e razzista. Le innumerevoli storie di tutti coloro che, spinti dalle motivazioni più diverse, raggiunsero il continente nero avrebbero potuto fornire straordinari spunti per più generazioni di registi e scrittori. Pochi, tuttavia, si sono avventurati su tale strada e non sempre cogliendo lo spirito del tempo.  

domenica 4 marzo 2012

In gita a Nizza quando bussa l'inverno della vita (la mia recensione a "Romanzo per Signora")

Dal Secolo d'Italia del 4 marzo 2012
L’epica della vecchiaia, sorretta da un furore antiretorico. Romanzo per signora (Feltrinelli, pp. 267, € 17 ), l’ultimo atteso libro di Piersandro Pallavicini, è esente dai vagiti esistenziali e dagli zoom ombelicali dei giovani scrittori. I protagonisti, rigorosamente over settanta, hanno bandito ogni mestizia. Altro che raccogliere le briciole per l’inverno della vita. L’indignazione sgorga rigogliosa. Irragionevole, amorale e soprattutto sintomatica. Personale, mai collettiva. Non si propongono di cambiare il mondo. Dipendesse da loro, potrebbe tranquillamente andare a caghèr. I terroristi d’oltralpe fanno centinaia di morti e i nostri, sfidando la pubblica riprovazione, alzano i calici. Perché non dovrebbero? Il tempo a disposizione è poco. Malconci come sono, aggrediti da malattie progressive e assediati da figli imbarazzati, vogliono solo godersi l’ultimo assalto alla vita. Senza baionetta tra i denti ma con un po’ d’erba in tasca, a fini curativi, una Jaguar, anzi due, e carte di credito a gogò. Non chiedono sconti, né nei ristoranti lussuosi che frequentano né all’Altissimo, «l’entità immaginaria nascosta da qualche parte sopra le nuvole, quella il cui geniale piano per il bene del mondo ha previsto il dottor Mengele, Mao Tse Tung, il compagno Stalin e milioni di copie vendute di Paulo Coelho».

sabato 3 marzo 2012

Palacinche di Tota e Sansone. L'esodo fiumano in un graphic novel

Dal Secolo d'Italia del 3 marzo 2012
Può un viaggio durare dodici anni? E soprattutto può definirsi “viaggio” la migrazione forzata, l’essere costretti ad abbandonare casa, luoghi e affetti con una macchina da cucire e qualche coperta come bagaglio? A queste ed altre domande prova a rispondere Palacinche. Storia di un’esule fiumana (Fandango, pp. 186, € 18), diario personale immerso in una tragedia collettiva, raccontato attraverso un’originale patchwork di disegni e immagini che mescola con risultati sorprendenti il linguaggio del fumetto con quello della fotografia.

venerdì 2 marzo 2012

La rivoluzione social network

Da Area di febbraio 2012
Ogni rivoluzione, dopo aver seminato il terreno, per manifestarsi aspetta la “sua” primavera. Stagioni che – più o meno brevi, più o meno cruente – segnano passaggi epocali. La data simbolica della rivoluzione iniziata quindici anni fa con i primi blog e realizzata da Mark Zuckerberg con Facebook è il marzo 2010: per la prima volta le visite alla homepage del social network creato dal “miliardario più giovane del mondo” nel 2004 hanno superato quelle a Google, il motore di ricerca per eccellenza, sino ad allora l’indiscusso re del web. Un sorpasso inimmaginabile fino a qualche anno fa.

sabato 25 febbraio 2012

Mani pulite? Tutto inizio a Paperopoli...

Dal Secolo d'Italia del 25 febbraio 2012
Tangentopoli? Boh. No, non è omertà. È ignoranza. Gli studenti, intervistati alla radio, cadono dalle nuvole. La maggior parte, per non dire tutti. Balbettano con la stessa zoppicante disinvoltura con cui affronterebbero un esame, sia pure complementare. Infine si giustificano: non è materia di studio, sui testi non c’è. Oppure: è passato molto tempo…

venerdì 24 febbraio 2012

Sven Hedin, la vita avventurosa del "Marco Polo" che veniva dal freddo (di Luigi G. de Anna)

Articolo di Luigi G. de Anna
Dal Secolo d'Italia del 24 febbraio 2012
Sessanta anni fa, il 26 novembre del 1952, moriva Sven Hedin (era nato il 19 febbraio del 1865), l'esploratore svedese ultimo grande rappresentante della "scoperta" occidentale in Asia. Diventato famoso per aver individuato le fonti dell'Indo e del Bramaputra, soffrì negli ultimi anni della sua vita dell'ostracismo conseguenza delle simpatie da lui nutrite per il nazionalsocialismo. Al contrario di altri suoi connazionali come August Andrée o N.E. Nordenskiöld (sarà proprio la vista del trionfo a Stoccolma di Nordenskiöld a spingerlo, aveva solo quindici anni, alla ferma determinazione di esplorare una parte del mondo), resterà affascinato non dai deserti dell'Artico ma da quelli dell'Asia. 

martedì 21 febbraio 2012

La Formula Uno senza italiani: al talento di Jarno Trulli si preferisce lo sponsor ricco

Dal Secolo d'Italia del 21 febbraio 2012
Non accadeva da più di quarant'anni. Dal 1969, a essere precisi. Che un italiano non si facesse trovare pronto, col motore acceso e il piede sospeso sull'acceleratore, al via del primo Gran Premio della stagione. Il prossimo 18 marzo, invece, nessuno dei "nostri" correrà sul circuito australiano di Albert Park. L'ultimo a rappresentarci nella Formula 1 è stato, sino a pochi giorni fa, Jarno Trulli.

sabato 18 febbraio 2012

In Italia il "fumetto sociale" di Paco Roca

Dal Secolo d'Italia del 18 febbraio 2012
Il vento del nuovo fumetto europeo soffia dai Pirenei. Che la “scuola” spagnola non abbia niente da invidiare a quelle franco-belga e italiana, lo conferma il successo, di critica e di pubblico, che nel nostro paese stanno riscuotendo i lavori di Paco Roca (Valencia, 1969). Il prossimo arriverà nelle nostre librerie il 24 febbraio: Emotional World Tour, graphic novel realizzato in collaborazione con Miguel Gallardo in cui i due autori spagnoli raccontano il “tour” di presentazioni delle opere precedenti.  

martedì 14 febbraio 2012

Il passato che amiamo ci accompagna nel futuro

Da Area di gennaio 2012
«Non esiste una città al mondo come Parigi. Al mattino è bellissima. Di pomeriggio è meravigliosa. Di sera è incantevole. Ma dopo mezzanotte è magica». A molti critici è stato sufficiente guardare il trailer per stroncare con sufficienza Midnight in Paris di Woody Allen. Dopo la Manhattan degli inizi, ha trasferito il set a Londra, Barcellona e ora a Parigi, lasciando – hanno detto – che il fascino dei luoghi colmasse la superficialità della sceneggiatura.

Quant'è bello il calcio all'italiana... (di Giovanni Tarantino)

Articolo di Giovanni Tarantino
Dal Secolo d'Italia del 14 febbraio 2012
«Arrivai al Torino la stagione successiva alla scomparsa di Gigi Meroni. Mi diedero il suo posto negli spogliatoi, fui salutato come il suo possibile erede. Una situazione che, non fossi stato così giovane, immaturo e inconsapevole, sarebbe stata difficilmente sostenibile. E feci anch'io le mie bravate, come andare incontro a una squalifica pur di non perdere il concerto degli Stones. A proposito: io non ho mai capito la divisione fra Beatles e Rolling Stones, li ho sempre amati entrambi, e ancora oggi ci sono canzoni che mi si infilano sotto la pelle e non mi abbandonano più». In un contesto generale dominato da "neo-sacchiani" e "neo-zemaniani", esteti e ammiratori del «bel giuoco» offensivo, Emiliano Mondonico da Rivolta D'Adda è rimasto l'ultimo baluardo del calcio all'italiana.

Fabio Capello non ha mai abbandonato la nave. Anzi... (di Michele De Feudis)

Articolo di Michele De Feudis
Dal Secolo d'Italia del 14 febbraio 2012
Fabio Capello è un italiano tutto d'un pezzo. I commentatori che sui nostri quotidiani hanno criticato le dimissioni del mago friulano da ct dell'Inghilterra, secondo chiavi interpretative politiche e ideologiche, sono fuori rotta. In un'Italia che sforna ogni settimana inchieste e copertine sul risorgere di caricaturali estremismi di destra, la frizione tra l'allenatore di Pieris e la Football Association è parsa una imperdibile nuova occasione per dare sfoggio al solito copione conformista.

Viva l'ottava arte! I giornaletti hanno anticipato le rivoluzioni sociali più di tanti saggi accademici

Da Area di gennaio 2012
Cultura alta e bassa. Ufficiale e clandestina. Elitaria e popolare. Progressista e reazionaria. Buona e cattiva. Conflitto epocale: da una parte armate di soloni, quasi tutti di sinistra, e dall’altra truppe irregolari di lettori. Una guerra che col passare del tempo s’è trasformata in scaramuccia episodica, esercizio di sofismo, snobismo di pochi verso i gusti di molti. Quelli che una volta erano i famigerati giornaletti hanno imparato la dura legge del mercato e ora si fanno chiamare graphic novel. Quando si presentano in edicola – talvolta persino in libreria – sfoggiano una rilegatura ineccepibile e copertine ridige più eleganti dei classici, mortificati nell’edizione economica. Per i critici, tuttavia, sempre fumetti rimangono e, come tali, relegati ai confini della narrativa, niente di accostabile alla letteratura. Se tutto quanto è pop è da sempre trattato con sufficienza, il fumetto è l’arte – ma guai a definirla così! – più avversata di tutte. Non soltanto da noi. La lotta contro il fumetto, del resto, ricalca una delle più antiche lotte culturali per l’affermazione del ruolo di formazione dell’immaginario individuale e dei valori personali e sociali: quando in una società un nuovo fenomeno entra in scena e turba quelli che vengono identificati come principi tradizionali e perciò affidabili, diverse correnti di pensiero si affannano per un suo inquadramento e utilizzo, analisi, spiegazione ed eventuale neutralizzazione.

Missoni, l'ex atleta compie 91 anni ma non smette di "correre" per le sue idee

Dal Secolo d'Italia del 14 febbraio 2012
Non può fermarsi chi è stato otto volte tricolore nei quattrocento metri, con o senza ostacoli. Neanche quando l’ostacolo è tanto più insidioso perché nascosto, disonesto come può esserlo un pregiudizio. Quell’ostacolo è il tabù che ancora avvolge la mattanza delle foibe e il dramma dell’esodo giuliano-dalmata, popolo di cui Ottavio Missoni, sindaco “onorario” del libero Comune di Zara, nato a Ragusa da padre di origine giuliana e madre dalmata, è uno degli instancabili testimoni. Italiano per scelta e per vocazione.

lunedì 13 febbraio 2012

Sei un tipo Woodstock o un tipo Sanremo? (di Federico Zamboni)

Articolo di Federico Zamboni
Dal Secolo d'Italia del 12 febbraio 2012
A Sanremo fanno la gara delle canzoni, o forse dei personaggi, o magari di chi è più abile a indirizzare il verdetto finale a vantaggio del proprio pupillo. A Woodstock non l'hanno fatta. Sanremo va avanti dal 1951, e già all'inizio era sottinteso che lo avrebbero replicato anche in seguito, anche se probabilmente nemmeno i più ottimisti sui pregi della kermesse (o i più pessimisti sui difetti del pubblico) si sarebbero mai immaginati che potesse proseguire così a lungo, e praticamente a oltranza.

sabato 11 febbraio 2012

Ecco i 50 anni a colori di Zagor (intervista a Moreno Burattini)

Dal Secolo d'Italia di sabato 11 febbraio 2012
La longevità non necessariamente è un valore e il rischio di diventare replicanti di se stessi è forte, specialmente per un personaggio d’inchiostro confinato da mezzo secolo in un mondo in bianco e nero. Zagor, eroe classico e moderno al tempo stesso, è uno dei pochissimi a non essere stati inghiottiti nella palude dei generi. È riuscito a tenersi al passo con i mutamenti della società e soprattutto con i gusti del pubblico. Forse perché, nel lontano 1961, Sergio Bonelli ebbe l’ardire di non metterlo a cavallo. Volle farne un walker, un camminatore, in grado di attraversare la “frontiera” del western muovendosi a proprio agio anche in ambientazioni più fantasiose, ai confini della realtà. Non è certo un caso, del resto, se il “papà” ed editore negli ultimi decenni ne aveva affidato la scrittura ai migliori talenti della sua scuderia: autori con sensibilità diverse come Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Mauro Boselli e Moreno Burattini.

martedì 7 febbraio 2012

Quello di Ibra non è sport per le anime "candide" (di Michele De Feudis)

Articolo di Michele De Feudis
Dal Secolo d'Italia del 7 febbraio 2012
«Il giocatore che ho amato di più? Paolo Montero». Chissà come avrebbe risposto il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, alla domanda del giornalista di Studio Sport XXL se avesse immaginato lo scherzo del destino che lo attendeva. Dopo una domenica dedicata dalle maggiori trasmissioni televisive al "rallenty" del ceffone rifilato dal milanista Ibrahimovic al napoletano Aronica, la sfida tra regine che deciderà le sorti della corsa scudetto potrebbe essere influenzata da una decisione del giudice sportivo: se il campione svedese, infatti, fosse squalificato per tre giornate causa "condotta violenta", salterebbe lo scontro al vertice previsto dal calendario sabato 25 febbraio a San Siro.