mercoledì 16 luglio 2008

Il Sessantotto: controcultura o fantascienza? (di Errico Passaro)

Articolo di Errico Passaro
Dal Secolo d'Italia di martedì 15 luglio 2008

Il Secolo si è occupato ultimamente, a più riprese, del ’68 e delle sue ripercussioni sulla politica, sulla società e sulla cultura, con particolare riferimento al caso italiano. Un ulteriore contributo al dibattito in corso può essere offerto attraverso l’angolo visuale della letteratura fantastica. Del resto non era “l’immaginazione al potere” lo slogan sessantottino per eccellenza? Il nostro punto di partenza è un articolo di Vittorio Catani apparso recentemente sulla rivista telematica Delos, in cui si ripercorre la storia della fantascienza a partire dalla controcultura sessantottina, senza mancare di levare aspre critiche nei confronti di ogni tesi riduzionistica («ancora oggi qualche voce, peraltro isolata, continua a gettare fango sul quegli anni. Per esempio, Marcello Veneziani con il suo libello Rovesciare il ’68: una summa dei più logori e disinformati luoghi comuni prodotta da chi nel Sessantotto era un ragazzino, ignorando il potenziale di creatività e di liberazione, mai più eguagliato, che quei momenti seppero esprimere»). Secondo la ricostruzione di Catani, che è uno degli esponenti storici della fantascienza italiana, il ’68 trasformò il costume e la società e, quindi il modo di narrare, ivi compreso la narrazione fantascientifica. In realtà, anche quel mutamento non nacque dal nulla, ma fu il punto finale di un percorso avviatosi nei primi anni ’60. Tanti i segni premonitori: nel 1962, James Ballard codificò nel manifesto dell’“inner space” i temi della cosidetta new wave, secondo cui la fantascienza doveva occuparsi soprattutto dello “spazio interno” (le realtà psichiche dell’uomo) piuttosto che continuare a rimestare nello “spazio esterno” (avventure galattiche, etc.) e si fece lustro con autori del calibro di Aldiss, Brunner, Moorcock, Delany, Disch, Malzberg, Silverberg, Spinrad e Zelazny; nel 1967, l’estroso ed estremo H. Ellison curò la storica antologia Dangerous Visions, in cui ben 32 autori americani noti e meno noti affrontavano di petto tematiche fino a quel momento tenute ai margini, se non evitate, come sesso, la condizione giovanile, libertà religiosa, antimperialismo, antimilitarismo. Dopo il ’68, questa tendenze presero piede, anche per impulso di una generazione di scrittrici di alto livello che occuparono un genere fino a quel momento dominato dagli uomini e contribuirono ad affiancare alla fantascienza “vecchia maniera” una letteratura avveniristica più consapevole e agguerrita, spesso marcatamente femminista: dopo le sporadiche eccellenze di L. Brackett, J. Merril, C. L. Moore, U. K. Le Guin, spuntarono le varie A. McCaffrey, O. E. Butler, K. Wilhelm, C. Q. Yarbro, J. D. Vinge, C. Willis, V. N. McIntyre, J. Russ, A. Sheldon. Da tutto quanto precede, prese avvio una revisione totale delle tematiche fantascientifiche: il rapporto con la realtà, per esempio, con la contaminazione postsessantottina fra reale e immaginario; o il rapporto col corpo, con le nuove mappe della fisicità disegnate da protesi direttamente innestate nella carne, trapianti di organi, memorie artificiali, cosmesi avanzata, culturismo, manipolazioni chimiche o biologiche, tatuaggi, “piercing”; o il linguaggio, con operazioni di destrutturazione del reale, esplorazioni di nuovi codici comunicativi smontaggi delle vecchie convenzioni stilistiche, acquisizioni di diverse potenzialità espressive. Nello stesso tempo, la fantascienza prese a intrecciarsi con la “controcultura”: Straniero in terra straniera di R. A. Heinlein (peraltro scrittore libertario e di destra) divenne negli Usa una sorta di “bibbia dei figli dei fiori”, come il romanzo “cult” Le Guide del tramonto di Arthur C. Clarke; molti testi di musica rock (King Crimson, Rolling Stones, Jefferson Starship, David Bowie, Genesis…) si appropriarono dell’immaginario fantascientifico; proprio nel ’68 le riviste Galaxy e If pubblicarono pagine a pagamento contenenti due liste di nomi degli scrittori di fantascienza pro o contro l’intervento americano nel Vietnam. In quel clima anche i primi romanzieri postmoderni – William S. Burroughs, Thomas Pynchon, Kurt Vonnegut – si fecero protagonisti di sorprendenti incursioni fantascientifiche. Fin qui, la ricostruzione di Catani è pienamente condivisibile. Dove ci sembra che pecchi un po’ di cattiva memoria è nella descrizione del panorama italiano di quegli stessi anni. Catani ci dice che «poco o nulla giungeva nel nostro paese dei fermenti innovativi d’oltreoceano e che le nostre collane preferivano procedere su binari collaudati, seguitando a propinare i vari Asimov, Simak, Hamilton e via dicendo». Aggiunge che «gli autori nostrani arrancavano – come hanno sempre arrancato – strappando modesti e fortunosi spazi qua e là, magari sotto improbabili pseudonimi americaneggianti… e che la stragrande maggioranza dei nostri lettori vedeva cambiamenti e sperimentalismi di ogni genere come fumo negli occhi. Tranne rarissime eccezioni, naturalmente». E conclude ricordando alcune esperienze editoriali legate al ’68: in quel periodo, l’uscita della collana Galassia, dove Vittorio Curtoni e Gianni Montanari ospitarono romanzi e antologie sperimentali, e le iniziative della testata amatoriale Un’Ambigua Utopia, gestita da un collettivo che si distinse per numerose iniziative, fra cui una convention passata alla storia con il significativo titolo “L’invasione dei marx/ziani”; più di recente nel ’98, trentennale del Sessantotto, l’antologia commissionata da ARivista anarchica a dodici scrittori italiani di fantascienza sul tema: «Quali pensieri/azioni/movimenti collettivi e/o individuali di segno libertario nel maggio 2068?». Tutto qui? Tutto qui. Nel ’68 chi vi scrive aveva due anni, ma basta sfogliare una qualsiasi storia della fantascienza in Italia per verificare che ben più variegato era il panorama specialistico dell’epoca. Non vogliamo davvero pensare che si sia voluto deliberatamente sottacere il ruolo culturale svolto negli anni della contestazione dalla coppia Gianfranco de Turris-Sebastiano Fusco, con la creazione nel ’71 delle collane dell’editrice Fanucci e l’introduzione di un nuovo approccio alla curatela letteraria (traduzioni integrali, note, biografie e bibliografie, introduzioni, postfazioni e appendici critiche varie). Neppure possiamo pensare che sia stato frutto di una dolosa e dolorosa rimozione, un inspiegabile strascico della faziosità di quei tempi, l’assenza di ogni riferimento al lavoro iniziato in quegli stessi “formidabili” anni da Renato Prinzhofer e Riccardo Valla per l’editrice Nord. O forse sì. Forse dobbiamo davvero pensare che, a distanza di quaranta anni, vi siano ancora “giapponesi” asserragliati nella loro isoletta a combattere la guerra culturale degli anni ’70? Forse dobbiamo rammaricarci del fatto che, a fronte di ogni tentativo di pacificazione e di condivisione della memoria, si registri la presenza isolata, ma chiassosa, di frange che persistono in una logica da militarizzazione delle parole. Ma non è il tempo di rivangare vecchie polemiche. Quel che qui conta sottolineare è che il ’68 fantascientifico, almeno in Italia, si pose comunque come uno spartiacque fra un “prima” improntato a forme e contenuti classici e un “dopo” magmatico e trasgressivo. Di fronte alle alle inquietudini e ai fermenti di quel fatidico anno, editori e scrittori vicini a posizioni progressiste cavalcarono la tigre del rinnovamento, importando acriticamente il nuovo repertorio, mentre alcuni operatori della cultura “non allineata” fecero scelte più rigorose, riproponendo l’eredità troppo frettolosamente liquidata dell’“Età dell’Oro” e accostando con selettività e rigore scientifico i giovani leoni. E oggi i “classici” si continuano a pubblicare, mentre molti emergenti di quegli anni sono letterariamente morti e sepolti. E qualcosa vorrà pur dire.

Errico Passaro, Ufficiale dell'Aeronautica Militare, dottore in giurisprudenza, è giornalista pubblicista. Ha pubblicato su testate e collane professionali un saggio in volume, oltre 100 racconti e cinque romanzi: "Il delirio", Solfanelli; "Nel solstizio del tempo", Keltia; "Gli anni dell'aquila", Settimo Sigillo; "Le maschere del potere", Nord; "Inferni", Secolo d'Italia. Dal 12 maggio è in libreria il romanzo fantasy (scritto con Gabriele Marconi) "Il Regno Nascosto" (Dario Flaccovio Editore).

2 commenti:

Vittorio Catani ha detto...

Salve,

ringrazio Errico Passaro per aver riassunto fedelmente il contenuto del mio articolo recentemente apparso su "Delos" e concernente i rapporti tra fantascienza e Sessantotto. Vorrei tuttavia chiarire - pensavo di essere stato esplicito anche nella scrittura - che da parte mia non c'è stato alcun intento di (riprendo da Passaro):

"...deliberatamente sottacere il ruolo culturale svolto negli anni della contestazione dalla coppia Gianfranco de Turris-Sebastiano Fusco, con la creazione nel ’71 delle collane dell’editrice Fanucci e l’introduzione di un nuovo approccio alla curatela letteraria (traduzioni integrali, note, biografie e bibliografie, introduzioni, postfazioni e appendici critiche varie). Neppure possiamo pensare che sia stato frutto di una dolosa e dolorosa rimozione, un inspiegabile strascico della faziosità di quei tempi, l’assenza di ogni riferimento al lavoro iniziato in quegli stessi formidabili anni da Renato Prinzhofer e Riccardo Valla per l’editrice Nord. O forse sì. Forse dobbiamo davvero pensare che, a distanza di quaranta anni, vi siano ancora giapponesi asserragliati nella loro isoletta a combattere la guerra culturale degli anni ’70?"

In verità, non e' di questo che si parla nel mio articolo. Come è facile verificare, ho semplicemente scritto che, all'epoca, vi fu chi mostrò una spiccata e duratura propensione per nuovi nomi e titoli fantascientifici in qualche modo legati tematicamente e linguisticamente ai sommovimenti del Sessantotto, laddove altri editori ritennero - in pieno loro diritto - dare a questa nuova "ventata" molto meno peso, o non darne affatto. Il che mi è parso lecito anzi normale esplicitare, in pagine che s'interessano, per l'appunto, a eventuali rapporti tra fantascienza e Sessantotto.

Cordialmente,
Vittorio Catani

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie del commento. Mi sono permesso di segnalarlo a Passaro.