domenica 24 ottobre 2010

Graziella Balestrieri, la lettera aperta a Fini di una militante delusa

Graziella Balestrieri: caro presidente Fini, ti scrivo...

Avvertenza dovuta: se sembra una tragedia quanto scritto, non vi preoccupate: lo è!
Ero a Mirabello. Felicissima come non mai, finalmente Fini si era svegliato e si staccava da Berlusconi. Un sogno , visto che dai tempi del Cavaliere non conosco cabina elettorale. Forse troppo entusiasta per capirlo e oggi come oggi credo vivamente di non aver mai compreso. Se uno parlasse chiaro alla fine potrebbe risultare comprensibile e la chiarezza, mio Caro Presidente della Camera, non è il suo forte. E’ bastato un mese per metterlo alla prova, in un mese sono crollati anni e anni di devozione. Si perché era devozione. Quando ero piccola era trascinata ai suoi comizi da uno zio missino, poi mi affezionai a quell’idea e iniziai a trascinarmici da sola, ovunque. Bologna, Milano, Roma, Bari. Mandavo lettere, a quei tempi l’email non c'era... e puntualmente ricevevo una risposta sua (o di chi per lei) che per me era tutto.
Io conservo in un bicchiere di vetro fragilissimo le prime risposte che mi arrivarono da Via Della Scrofa, il bicchiere non ha retto al colpo, ora, non mi resta che bruciarle quelle lettere, visto che lei i ricordi non sa cosa siano. Fino a che, divenuta “grande” dopo il Fuan di Firenze, a Roma venni a vederla ad Atreju. Mandai una mail ed il 19 ottobre del 2006 entrai a Via Della Scrofa accolta dalle braccia aperte dell’uomo che io avevo sempre ammirato, che era per me la Politica, insomma quasi un padre. Stava sulla porta del suo ufficio sorridente e non mi sembrava nemmeno vero, visto che la descrivevano così freddo. Mi sentivo a casa, e non ve la scordate questa parola perché tra padre e figli c’è sempre una casa. Mi ricordo la foto di Almirante, che ora sarà stata sicuramente sostituita con una di Berlusconi con la scritta: “lui mi odiava mi amava era contro di me, in Parlamento ho fatto il pagliaccio per mettermi in mostra agli occhi di lui, che scherzava con tutti all’infuori di me….perchè perché io gli piacevo.”. Sì, la "storia d’amore" di Celentano” E’ veramente un peso ricordare, su questo ha ragione Fini, specie quando i ricordi sono bellissimi, quando non hanno avuto mai prezzo, quando la coscienza non è pulita perché sai che dovevi fare di più perché alla fine ti sembrava di non aver fatto un bel niente. Quando uscii da quello studio, mi diede un buffetto sul volto. Non per essere ripetitiva, ma era davvero, o così mi sembro, la carezza di un padre affettuoso e premuroso. Era sentirsi a casa. A Sommacampagna, seppur per breve tempo, provai la stessa sensazione di familiarità, con ragazzi che sapevano quello che facevano e cosa volevano. Mi sentivo a casa sotto al manifesto di Junger, sotto a quello di Falcone e Borsellino, mi sentivo a casa con i ragazzi di Azione Giovani di Crotone, con loro e non con quelli dei circoli, mi sentivo a casa al Nucleo Talenti, mi sentivo a casa perché sapevo che le chiavi di tutte quelle case erano di un unico padre e noi ragazzi sapevamo di essere una famiglia, volevamo esserlo. Mi sentivo a casa nonostante Berlusconi. Mi sentivo a casa ad Atreju e mi sentivo a casa quando mi mettevo le mani davanti al volto perché mi vergognavo di cantare quella ridicola canzoncina di propaganda che è “Meno male che Silvio c’è”. La prima volta ci ha buttati fuori di casa, An, ha cambiato le chiavi e noi come tanti imbecilli siamo rimasti lì a suonare il campanello. E quei figli al freddo, in mezzo alla strada, pensi un po’ che li ha gettati nelle mani del suo miglior nemico. La porta venne aperte da quel Berlusconi che sì alla fine ha capito tutto: i ragazzi di azione giovani avevano un’idea e una storia da non voler dimenticare, andavano oltre, Berlusconi invece di storia politica non ne ha mai avuta: quale migliore fortuna per lui. Ma Fini, ma ti sei chiesto perché Ag non ti ha seguito? Ho dovuto abbandonare persone meravigliose. Hai creato una frattura tra persone che condividevano le stesse cose e per quale motivo, se nemmeno tu sai dove stai andando? Il futuro, i futuristi? Chi di voi, una mattina di qualche mese fa, si è sentito improvvisamente un novello Marinetti? L’ironia e i giochi di parole teneteveli voi, se dovete sparare cazzate ditevele fra di voi. Il manifesto futurista: le persone che lo avevano scritto sapevano chi erano e cosa essere, dove volevano andare e chi prendere con sé, senza esasperanti tatticismi. Il “noi non siamo né comunisti né fascisti (storicamente anche impossibile, perché il fascismo è caduto dopo la seconda guerra mondiale, il comunismo è morto sui mattoni del Muro di Berlino) non siamo né di destra né di sinistra, questo Fli è tutto, è niente: insomma un altro figlio partorito morto. Lasciateli stare i morti, lasciateli stare, lasciate in pace Marinetti, lasciate in pace Almirante, lasciate in pace Gaber. Non volete una storia, non avete una storia e vi appropriate della storia che altri hanno costruito? Nessuno ve l’ha chiesta questa storia. Ha cambiato la serratura di An e abbiamo perdonato anche questo, personalmente davanti a un pc a piangere per la rabbia, strappato il suo poster dalla mia stanza  (no non me vergogno, io non rinnego niente) e subire durante i periodi elettorali sotto ai gazebo la gente che ti veniva quasi ad insultare in suo nome. Che confusione, un giorno vota il lodo Alfano l’altro giorno non le va bene più, ha già paura che il suo popolo le volti le spalle? Polemiche inutili sul web, anche a dire “Ah vabbé ma non è sul web che si fa politica”. Ma siete completamente fuori di testa? Generazione Italia dove è nata?
Pare una gara su internet a chi pubblica il link più bello per Fini e tutti contro Berlusconi, intanto informate la gente che Fini al Governo sta insieme a Berlusconi. Informate quella gente che Fini gli ha lasciato passare la legge per parare il culo a Cosentino, legge che era la priorità del paese, legge che se lo chiedete ad un pensionato che non arriva a fine mese sai che vi dice: ma chi se ne frega delle intercettazioni? Oh questa non è demagogia.
A chi mi dice: “Fini ha un senso alto di responsabilità nei confronti dell’elettorato” tranquillamente rispondo: Fini non ha un elettorato, Fini vuole mantenere i voti di un elettorato che lui stesso ha definito “morto”. Se il PDL è morto anche i voti cessano di esistere. Per cui ti devi chiarire le idee (Fini), devi capire quello che vuoi fare da grande. Dovresti parlarci con i tuoi “figli” prima di metterne al mondo altri che saranno solo la brutta copia e non avranno nemmeno una madre e se ce l’hanno... si chiama confusione. Poi non diventate tutti giuristi e sapientoni, tutti che spiegano le differenze tra una legge e l’altra. Voi state nascendo ora, non dovete spiegare le leggi ,dovreste spiegare che compito avete. A chi ti dice “guarda avanti”, io rispondo che avanti ho sempre guardato ed anche a schiena dritta. La politica è diversa dai politicanti, da chi sta sulla poltrona. La politica è passione, la politica è rabbia è amore. Ora invece tutti politicanti, tutti che sanno tutto. Voi avrete ragione come sempre, purtroppo, e sono io che esco fuori da ogni cosa. Ok ho vissuto in un mondo di illusioni, io come tanti altri, ho creduto in un padre che questa ultima volta ha dato un calcio in culo a tutti. Non è rancore, Presidente: è solo rabbia, è amore. Non se lo scordi mai.
Graziella Balestrieri

1 commento:

giovanni fonghini ha detto...

Per me la politica è stata sempre una grande, anzi grandissima, passione. Come diceva un amico qualche mese fa nel web una specie di missione. Infatti a me la politica non ha mai portato alcun vantaggio, anzi. Mi ha creato ad esempio non pochi problemi negli anni in cui ero alla ricerca di un lavoro. Condivido perciò quella voglia di dare un calcio in culo a molti papaveri della politica, dimentichi del fatto che se sono arrivati dove sono lo debbono anche agli sforzi generosi e disinteressati di tanti militanti.