venerdì 23 settembre 2011

Elliot: storie "on the road" contro sex & the city (di Errico Passaro)

Articolo di Errico Passaro
Dal Secolo d'Italia del 23 settembre 2011
In genere, parliamo di singoli romanzi o di singoli autori. Oggi, ci vogliamo soffermare, invece, su una casa editrice, la Elliot di Roma. Nata nel 2007, non si affida ad un singolo, ma a una sorta di direttorio, un collettivo affiatato formato da individualità formatesi in varie, diversificate realtà editoriali. Elliot eredita il proprio nome dalla rivista Elliot narrazioni, nata dieci anni fa, e, nelle intenzioni dichiarate dai responsabili già nel loro sito, «si propone di ricreare la stessa atmosfera di curiosità verso il mondo letterario internazionale, in uno spirito di condivisione delle scelte e delle responsabilità di gestione».

La produzione è divisa tra narrativa, saggistica, teatro, con sconfinamenti nell'ambito delle arti visive: le offerte narrative comprendono testi che spaziano dalla letteratura fino alla "graphic novel", dal fumetto d'autore a quello "ultrapop", con particolare riguardo agli autori di frontiera, da un lato, e alla riscoperta di autori misconosciuti, dall'altro; la collana di saggistica punta su titoli che affrontano con stile divulgativo argomenti legati alla vita contemporanea; le proposte teatrali ambiscono ad offrire opere di alto livello narrativo che costituiscano uno spunto di riflessione su grandi temi sociali e politici, associandoli a eventi teatrali, letture ed incontri con gli autori. La grafica di copertina appare particolarmente curata e originale, con scelte cromatiche coraggiose ed immagini di copertina che privilegiano i disegni originali alle fotografie. Risvolti e quarta di copertina non sono lasciati al caso, ma assolvono egregiamente alla loro funzione d'informazione e suggestione.
Filo conduttore nelle scelte della Elliott è la provincia americana, vista di volta in volta con occhio più poetico e immaginifico o con realismo fotografico. Ne sono riprova tre delle ultime uscite dell'editore romano. Meritava di esser stato tradotto Le strade del male di Donald Ray Pollock, viaggio "on the road" in un America diversa da quella imperiale dei film hollywoodiani di guerra e di fantascienza e da quella modaiola e brillante di Sex and the city o Desperate housewifes.
Quella descritta da Pollock è una società culturalmente arretrata, quasi tribale, impregnata dell'opprimente spirito religioso di certe comunità rurali dell'America profonda, fatta di reverendi e predicatori un po' fanatici, di fedeli tutta alleluia e inni alla salvezza, di ossessive parole veterotestamentarie come "adorazione" e "venerazione", "peccato" e "castigo". Ogni pagina del romanzo comunica un senso di disturbo, quasi di nausea, in un susseguirsi di situazioni scioccanti, luoghi malfamati, personaggi carichi di tare e pregiudizi. "Rurale", "America profonda", parole usate anche da Laura Lilli su Repubblica, l'uno all'insaputa dell'altra, a dimostrazione di un sentire comune riguardo a questo romanzo sgradevole, per nulla ruffiano, anzi, nemico al lettore, che vi si può accostare solo se predisposto ad un'immersione totale nel peggiore dei mondi possibili.
Provincia americana anche in Demoni: istruzioni per l'uso di un autore in ascesa come Christopher Moore, in cui convivono horror e commedia, assurdo e grottesco nel rapporto conflittuale fra il demone Catch e il padrone Travis, che il re dei Ginn proverà a ricacciare all'inferno. «Uno degli scontri fra bene e male più folli e divertenti che la letteratura recente abbia prodotto» (Antonio Prudenzano), in cui epico e comico si mescolano in un modo letterario che ha fatto spendere per Moore i nomi di Kurt Vonnegut e Neil Gaiman.
Ha scritto un signor romanzo anche Bradford Morrow con La rabdomante, un dramma parapsicologico misto di suspense e sentimenti: protagonista Cassandra, rabdomante e indovina dei nostri tempi, in preda a visioni di donne impiccate e oscuri presagi, che si allea allo sceriffo del luogo nella ricerca della verità sui misteri - ancora una volta - della provincia americana. Il romanzo ci ha fatto venire la pelle d'oca e ci ha ricordato alla lontana il film The gift con Kate Blanchett nella parte dell'inquietante sensitiva protagonista. Una strega alle prese con fantasmi. Ce n'è di che pensare a una storia di puro terrore, e invece la Morrow sa far esplodere la tensione per accumulo, attraverso l'infiltrazione del Male all'interno di scenari bucolici apparentemente inoffensivi. Per l'autrice si sono fatti paragoni con Hawthorne e Hitchcock, ma a noi sembra piuttosto che il riferimento sia Stephen King e il suo Maine d'incubo.
Da tutto quanto precede appare chiaro che, nel montare di blog e siti di autopubblicazione, c'è ancora spazio per una editoria tradizionale di qualità, che abbini ricerca estetica, scelte letterarie coraggiose, cura delle traduzioni e coerenza tematica, lasciando ad altri tutto ciò che è prodotto industriale più che opera d'arte. Quando l'editrice è davvero una "casa della cultura".
Errico Passaro

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