sabato 19 novembre 2011

La difesa politica della sovranità non è complottismo (di Michele De Feudis)

Articolo di Michele De Feudis
Dal Secolo d'Italia del 19 novembre 2011
Difendere la sovranità nazionale, affermare il ruolo insostituibile della politica e dei partiti nelle scelte di indirizzo economico, tutelare settori industriali strategici dalle possibili mire di "colonizzatori" stranieri non ha nulla a che vedere con una versione aggiornata delle teorie complottiste, versione 3.0., evocate da Pierluigi Battista sul Corriere della Sera.  
Il governo "tecnico" guidato da Mario Monti, da questo punto di vista, presenta le stesse anomalie evidenziate da Giano Accame nel raffinato saggio Una storia della Repubblica edito da Bur, a proposito degli esecutivi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi nei primi anni Novanta, esempio di "colonnellismo bancario". La rilettura delle analisi dell'ideologo della destra sociale" possono essere considerate le basi per un approccio "sovranista" alla crisi globale che sta rendendo fragili tutte le economie europee al pari della riflessione di Giuseppe Tatarella sui "poteri invisibili".
L'intervista
La diffidenza della destra di governo per il ruolo e l'influenza dei poteri forti nelle scelte dell'esecutivo risale addirittura al primo governo Berlusconi. Giuseppe Tatarella, esponente del Msi-An e vicepresidente del Consiglio, rilasciò un'intervista molto polemica su La Stampa, il 10 agosto del 1994. A Dario Cresto-Dino che lo incalzava («ma questo incubo dei poteri forti non è mitologia?»), il "vicerè" di Puglia rispose così: «No. Esistono e li conosco bene». Tatarella poi ne tracciò un elenco: «I poteri forti sono: la Corte costituzionale, il Csm, Mediobanca, i servizi segreti, la massoneria, l'Opus dei, Bankitalia, i gruppi editoriali con le loro intese, la grande industria privata». E spiegò che il tratto unificante tra queste forze è «la cooptazione. Un potere è davvero forte, se riesce a cooptare un altro potere, un dirigente, un altro schema, un altro gruppo». Infine puntualizzò: «Non solo per influenzare lo Stato. Ma per diventare lo Stato. Ecco perché bisogna rendere visibili questi poteri e fissare le regole per tutti». Codificare questi interventi è nel dna della destra e non ha nulla a che vedere con fantasmagoriche dietrologie, fermo restando che il voto popolare è un passaggio essenziale per la legittimazione delle classi dirigenti politiche.
E sullo stesso tema si registrano le prese di posizione di Massimo D'Alema, presidente della fondazione "Italianieuropei" a Porta a Porta («i banchieri se si presentassero alle elezioni non prenderebbero molti voti») e del premier spagnolo Mariano Rajoy al Paìs («mi piace che siano i cittadini a eleggere i loro presidenti»).
Accame sale in cattedra
La ricostruzione storica operata dall'ex direttore del Secolo d'Italia si soffermò a lungo sulle conseguenze delle adesioni italiane ai trattati europei. «Il nostro Parlamento - scriveva Accame - approvando distrattamente gli impegni europei (…) varò così senza accorgersene nuove regole per i rapporti economici, che svuotano diversi articoli della Costituzione cambiando i poteri della Repubblica - per lo più cancellandoli - in materia di spesa, di Stato sociale e tutela dei lavoratori, di proprietà pubblica delle imprese, di programmazione». Il processo di riduzione (se non smantellamento) del welfare italiano ha inizio in quel periodo. Non a caso il liberista Mario Monti, il 22 dicembre del 1991, ne scrisse sul Corriere della Sera sottolineando come il trattato di Maastrict rappresentasse l'eliminazione della specificità italiana: «Il Trattato equivale per l'economia italiana a una radicale riforma costituzionale. Esso rivolta come un guanto il modello di governo dell'economia che negli anni '60 e '70, e per alcuni aspetti negli anni '80, è stato origine di quelle "divergenze".
L'approccio europeista
Accame - è bene sottolinearlo - aveva un approccio europeista e individuava, insieme a Guido Carli, nella creazione dell'euro un tentativo di affermare l'autonomia politica continentale, pur mettendo in conto la conseguenza di dover abbandonare l'interventismo nell'economia, tipico della politica italiana novecentesca, presente nella Carta negli art. 41 e 43 in linea con lo spirito mazziniano e solidarista che ispirò i padri costituenti. Ne La Storia della Repubblica ricordò come con la nomina da parte del presidente Oscar Luigi Scalfaro di Ciampi a Palazzo Chigi, ha inizio un fenomeno di "bancarizzazione dell'esecutivo" o di "colonnellismo bancario", iniziato con l'ex governatore livornese e proseguito senza soluzioni di discontinuità nei governi Dini, Prodi e in proporzioni minori D'Alema: nel 1993, per citare un esempio, con Ciampi c'erano Barucci, Savona, Baratta e Spaventa (sarebbe diventato banchiere di lì a poco).
Il rischio della colonizzazione
Accame evidenziò con lucidità che i governi tecnici in quel periodo furono efficaci nell'allineare l'Italia agli standard imposti dagli accordi internazionali, ma allo stesso tempo consentirono privatizzazioni discutibili che portarono ad una vera colonizzazione del sistema produttivo italiano (è il caso delle svendite di Italgel, Bertolli, Compagnia Italiana Grandi Alberghi, Agnesi, Galbani, Carlo Erba-Farmitalia e l'elenco potrebbe proseguire ancora). Questo orizzonte fu favorito dalla delegittimazione della classe politica, allora squalificata per la corruzione emersa con le inchieste di Tangentopoli. Adesso il quadro è differente: la crisi economica ha delle similitudini con quel periodo, la classe politica è sempre debole ma ha ancora il potere e la facoltà, almeno parlamentare, di vigilare perché i gioielli industriali italiani non siano svenduti, allo stesso tempo garantendo che il risanamento della finanza pubblica avvenga attraverso una mediazione, antidoto alla "macelleria sociale". Un approccio sovranista come indicato da Giano Accame nei suoi scritti, del resto, può diventare un elemento qualificante per la destra politica negli anni a venire.
Michele De Feudis

1 commento:

Anonimo ha detto...

Da non perdere assolutamente per scoprire i retroscena della caduta di Berlusconi, stasera in esclusiva su SkyUno! http://video.sky.it/mag/questo-e-sky/titolo_2/v103140.vid