Articolo di Federico Zamboni
Dal Secolo d'Italia del 16 maggio 2011

Romanzi come Moby Dick e come Lord Jim non puoi aprirli a caso e leggerne solo qualche frammento. O decidi di entrarci, e di attraversarli, e di sperimentarli in tutto il loro impatto, oppure è meglio che non cominci neppure. E l'ideale, come per qualsiasi altro libro di grandissimo fascino, sarebbe accostarsi senza saperne niente: affinché la sorpresa e il coinvolgimento siano assoluti. Affinché la voce dell'autore sia l'unica che risuona nel silenzio della nostra mente. L'unica luce che a poco a poco si sprigiona nell'oscurità dell'ignoto (cosa cerchi davvero, Capitano Achab? In che cosa speri, giovane e sfortunato Lord Jim?) e svela l'intero disegno. Ecco come sono andate le cose. Ecco come si è arrivati all'epilogo. Alla fine di questo lungo viaggio che abbiamo compiuto insieme. Può darsi che avremo modo di parlarne ancora, in seguito, ma non sarà mai come è stato, o come avrebbe potuto essere, mentre lo effettuavamo. Perciò aprite gli occhi, già dalla prima scena. Teneteli aperti. Tenetevi aperti a tutto ciò che verrà.