domenica 2 dicembre 2007

Blogsfera, ditelo coi post quando finisce un amore

Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 2 dicembre 2007

C’eravamo tanto amati. Più di due milioni in piazza San Giovanni a Roma, soltanto un anno fa. Il popolo delle libertà era una realtà, allora. Un cuore pulsante di passioni. Non un copyright da registrare frettolosamente. Non una falange aziendale. La rossa degli italiani era ancora la Moretti. Si protestava contro la finanziaria, tanto per cambiare. Si chiedeva a Prodi di andare a casa e, possibilmente, di restarci. «Non è il momento delle divisioni», tuonava Berlusconi dal palco. Fini, da parte sua, diceva:«Noi siamo l’alternativa al peggior governo che l'Italia abbia mai avuto». Parole sante. Poi quel governo, se possibile, è persino peggiorato. Tuttavia è ancora lì. Traballante ma in sella, tra stracci che volano e insulti feroci, tra ricatti e voti di fiducia. La casa delle libertà, invece, non c’è più. Un ectoplasma, l’ha liquidata il Cavaliere. E il centro-destra, recuperato tempestivamente il trattino, s’è scomposto, lasciando spazio a vecchie diffidenze, ruggini e occhiatacce tra dirigenti e militanti. E tra blogger, ovviamente. Da sempre è così, in politica come in amore. Rimanere amici è difficile. Quando si torna insieme, il più delle volte, è perché non si trova di meglio. Per abitudine. Per comodità. Per mancanza di coraggio.
Si fa presto a dire che bisogna superare la «fase delle emotività». Ricordate come si struggeva Riccardo Cocciante in Quando finisce un amore? «E in fondo pensi ci sarà un motivo / e cerchi a tutti i costi una ragione / eppure non c'è mai una ragione / e vorresti cambiare faccia, e vorresti cambiare nome / ma sai perfettamente che non ti servirebbe a niente». Deve averlo capito anche Berlusconi, tanto da fare retromarcia e tenersi stretta Forza Italia, Bondi incluso.
La domanda rimbalza in ogni dove, dall’ultimo dei consigli comunali al web, l’anniversario impone una riflessione: di quella splendida manifestazione dello scorso anno cosa resta? Di quel sogno “fusionista” a cui avremmo sacrificato più di qualche pezzettino di storie personali e identità politica, cosa rimane? Un’occasione per cercare una risposta e anche, non nascondiamocelo, «per misurare il livello di tensione che tocca la nostra blogsfera» l’ha colta Martin Venator (alias di Giampaolo Rossi) partecipando al Tocqueville Party che si è tenuto a Roma sabato scorso, l’incontro annuale degli oltre mille blogger che aderiscono al sito-aggregatore “inventato” da Ideazione. Dal suo blog dell’Anarca, Martin-Giampaolo non molla e invita tutti a una riflessione più serena:«Il sogno fusionista non è solo un'architettura del pensiero. E’ un progetto di governo del Paese in grado di mettere insieme le migliori culture politiche moderne di fronte allo sfracello di quell'imbroglio intellettuale che sono le frattaglie del cattocomunismo raccolte nel PD. Il sogno fusionista che i blogger di Tocqueville hanno inseguito in questi anni non merita la fine disonorevole di affogare nella melma dei rancori e delle polemiche politiche. Aspettiamo la quiete cercando di continuare a raccordare idee e intelligenze e stimolando la classe politica a riprendere il cammino lasciato. Tanto lì bisogna tornare prima o poi».
Corto Maltese, invece, se la prende con gli ultras berlusconiani – che quasi esultano per essersi liberati dei “fascisti illiberali di An” – e si pone una domanda di fondo: «Ma tutti 'sti liberali-liberali...l'avranno letto Alexis? E gli storaciani sono liberali?». Liberali chissà, di sicuro sono poco entusiasti. Tanto che Terra di mezzo scrive: «Il Cav ci sta usando come pedine solo per fare un dispetto ad An e mi auguro che Storace stia molto attento a non farsi prendere in giro…». Polemico nei confronti dell’uomo di Arcore è anche Gianmario Mariniello, importante punto di riferimento tra i giovani blogger di centrodestra. Non a caso, il suo blog è saldamente nella testa della classifica dei più cliccati in assoluto. Pur definendosi «un fan del Berlusconi ’94 version», a Gianmario la politica degli annunci di Berlusconi proprio non va giù: «Premesso che la dizione “partito del popolo” mi fa inorridire, la recente mossa del Cav mi ha lasciato perplesso. Certo, è ritornato al centro delle cronache politiche, la sua faccia è sulla copertina dei fogli politici, ma si tratta solo di una grande operazione di marketing. Nulla di più». Marco Paolemili punta sull’ironia, tanto da titolare uno dei suoi ultimi post: «Contrordine compagni. Sia federazione, o qualcosa del genere». «La fretta è nemica della perfezione – scrive – e questo Berlusconi lo sa. La marcia indietro fatta dal Presidente è forse, più che un ripensamento, una correzione, una modifica doverosa. Sono convinto che l'obiettivo debba restare un grande e unico partito del centrodestra, e la federazione, al momento, può essere il giusto prototipo di questo grande progetto». MaRcaBr sul suo blog (http://www.liber.ta.it/) fissa un paletto per il futuro, ponendo «la questione dell'eccessiva personalizzazione della federazione, malattia di cui ha sempre sofferto Forza Italia». Network sì, partito personale no – ammonisce – sottolineando le contraddizioni del “recente percorso berlusconiano”: «Prima Berlusconi scioglie Forza Italia in un nuovo partito, poi dice che Forza Italia non si scioglie più. Dopodiché afferma di voler creare un nuovo movimento e chi ci sta bene altrimenti si arrangi, ed oggi fonda un network aperto a tutte le anime del centrodestra che vogliono condividere il progetto. Insomma, praticamente si propone di fare quella cosa di cui, nella (fu?) Casa delle Libertà, si parla da sempre. Noi ci chiediamo: e per ottenere un risultato del genere c'era bisogno di combinare tutto questo casino?».
E mentre ce lo chiediamo anche noi, ecco che aggiunge una velenosa chiosa: «Un'ultima spiegazione, di tipo psicologico stavolta. Il Cavaliere, esaltato dalle ovazioni di una folla osannante, è stato colto dalla sindrome del karaoke, per cui basta dare in mano il microfono ad una qualunque persona per trasformarla in un mostro in cerca del wharoliano quarto d'ora di celebrità. In pratica, quasi una forma di delirio di onnipotenza che gli ha fatto scambiare il finestrino di un'auto in piazza San Babila per il finestrone di un palazzo in piazza Venezia. Ci pare poco probabile ma, chissà: la piazza è capace di esaltare chiunque e così in un attimo dieci milioni di firme si trasformano in dieci milioni di baionette. O forse, molto più semplicemente, Berlusconi ha confuso l'assemblea di Milano per una di quelle convention aziendali in cui il capo strilla da un palco che loro sono tosti e tutti, sotto, stanno li a spellarsi le mani per dirsi l'un l'altro quanto sono bravi. Poi tornano al lavoro e, inevitabilmente, scoprono che la realtà con cui fare i conti non è propriamente così semplice come l'avevano descritta». Niente a che vedere con un corsivo di Giuliano Ferrara, una canzone di Apicella e una poesia di Bondi.

2 commenti:

gianmario ha detto...

Grazie per la menzione e soprattutto per l'attenzione alla blogosfera! GM

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie a te, Gianmario!