domenica 6 gennaio 2008

Giù le mani da Harry Potter

Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 6 gennaio 2008

La Spagna ha superato l’Italia? Forse, ma non in tutto. Non rivendichiamo il nostro maggiore Pil pro capite, come ha fatto Prodi. E non siamo affatto convinti – rimanendo alle dichiarazioni del premier – che «la macchina Italia, dopo un cambio di gomme e un rifornimento di fiducia, stia uscendo dai box e girando a una velocità che non raggiungeva da anni». Semmai, sono le rotative di Grafica Veneta – l’azienda padovana che stampa Harry Potter per conto dell’editore Salani – ad aver girato a tutta birra: tiratura record da un 1 milione di copie per Harry Potter e i Doni della Morte (p. 600, € 23), settimo e ultimo volume della saga. Allo scoccare della mezzanotte tra venerdì e sabato, centinaia di librerie sono rimaste aperte per l’occasione e i fan italiani hanno finalmente avuto tra le mani l’agognato libro. Penultimi. Perché in Spagna uscirà solo il 21 febbraio 2008, nonostante Zapatero. E poi, ci sia consentita un punta di orgoglio “patriottico”: la Grafica Veneta – leader europea grazie al re Mida Potter – per la prima volta ha stampato anche l’edizione francese ed è arrivata sino in Polonia, Grecia, Bulgaria e Repubblica Ceca. Malgrado Prodi. Tié. In realtà c’è poco da esultare.
Gli inglesi e gli americani hanno potuto leggere il libro già a luglio. Ben altro clima, decisamente più mite, per i saccoapelisti in fila. Attesa, la nostra, resa più penosa dall’incertezza sulle sorti del giovane eroe, alimentate dalle indiscrezioni seminate dalla mamma del personaggio: la quarantaduenne scrittrice scozzese Joanne Kathleen Rowling, la cui sorte – di quest’ultima, intendiamo – l’ha vista trasformarsi da Cenerentola, squattrinata ragazza madre di Edimburgo, a Regina. Anzi, di più. Perché con il suo patrimonio, stimato in oltre 1 miliardo di sterline, è la donna più ricca del Regno Unito, Regina inclusa, e tra le quaranta donne più potenti del mondo… dei “babbani”, per dirla con Harry.
Ma non divaghiamo. Si temeva per il maghetto: morirà? La protesta montava. Dalle petizioni online alle lettere disperate dei lettori. E invece è arrivato il lieto fine, consolatorio. E persino la paternità. Da giovanissimo predestinato alla magia ad attempato padre di tre figli. Salvato dalla morte ma condannato a una vita di apprensioni. Quella di veder partire i propri figli con lo stesso treno – binario nove e tre quarti della stazione di King's Cross a Londra – preso da ragazzo. Destinazione la celebre scuola di magia nell’universo parallelo di Hogwarts. In compenso, la cicatrice a forma di saetta sulla fronte di Harry – lasciatagli dal primo incontro con lo spietato Lord Voldemort, finalmente e definitivamente sconfitto – non fa più male.
In Francia, il libro è uscito lo scorso ottobre. E il giovane Harry è stato prontamente arruolato da Libération, il quotidiano fondato da Jean-Paul Sartre, con tanto di lancio in prima pagina. Via la falce e il martello, rottamati. Modernariato da feticisti. Largo alla bacchetta magica del mago più celebrato del pianeta. A sostenerne l’appartenenza alla rive gauche, è stato il linguista e filosofo Jean Claude Milner (nella foto): «Le sue storie sono profondamente politiche – ha spiegato – e criticano il modello thatcheriano-blairista e l’American way of life». Niente a che vedere con quel «reazionario» di J. R. R. Tolkien, immerso in mondi immaginari. Sull’attualità dell’opera, Milner fornisce inequivocabili prove documentali: l’odiosa zia Marge è «un’allusione evidente» alla Tatcher. Tanto che «nel film indossa persino lo stesso tipo di vestiti». Quando Harry, con un incantesimo, la fa volare in aria come un palloncino, il linguista si spinge sino a coglierne una citazione del Dictator di Charlie Chaplin. Ma – pur tuttavia – i compagni francesi arrivano secondi.
L’esproprio proletario della saga, da noi, era già scattato a luglio, in occasione dell’uscita nelle sale italiane del film Harry Potter e l’ordine della fenice. Pellicola che – come le precedenti – restituisce uno scenario incantevole quanto suggestivo. A una prima stroncatura pubblicata sul quotidiano comunista Liberazione – con cui si liquidava tout court il film come controrivoluzionario – il giorno dopo reagisce, dalle stesse colonne, Andrea Camorrino, dirigente di Rifondazione e coordinatore dell’area informazione, comunicazione ed eventi. «Cara Liberazione sbagli: Harry Potter è un compagno!». Un testimonial? Meglio: un militante. «Di sinistra perché si impegna a cambiare il mondo». Non poteva mancare un must: «Perché l'immaginazione è di sinistra». L’autocompiacimento per «la vocazione minoritaria, “Potter non raggranella più di un 6/7% di Howargts”». L’affondo antirazzista: «I Mangiamorte sono neri e inneggiano alla purezza della razza mentre papà Weasley è fissato con i babbani e ama le contaminazioni tra diversi». L’apertura al nuovo: «Harry Potter è di sinistra perché ci promette sempre una sorpresa. La realtà è di destra perché ce la rovinerà». E infine l’argomento che taglia la testa al toro: «Harry Potter è di sinistra perché ha i capelli spettinati». Una chiamata in armi che Mario Giordano ha cercato di motivare: «Uno dei migliori incantesimi del nostro si chiama Petrificus Totalus: immobilizza le persone nel posto in cui sono. Forse sperano di salvare così Prodi». Che poi – a giudicare dal (poco) gradimento di cui gode il governo tra gli italiani – si tratterebbe di un sortilegio più che di un incantesimo. Macchè. Ci pensa Camorrino a tagliare, dopo quella del toro, anche la testa di Prodi: «I libri di Harry Potter sono più di sinistra dei film su di lui. I film stanno ai libri come il Governo dell'Unione sta al suo programma». «Anni dopo succedono esattamente le cose che lui aveva detto e tutti diranno che aveva ragione», sentenzia l’esponente del partito di Bertinotti. «La pretesa di avere ragione prima degli altri, sul quotidiano di chi si propone di rifondare il comunismo, suona inevitabilmente esilarante», ha chiosato Fausto Carioti sul suo blog A Conservative Mind (blogspot.com). E poi – ha aggiunto il vicedirettore di Libero – «il maghetto si mostra diffidente verso il governo e tutt'altro che relativista».
Una riflessione di segno opposto a quella di Camorrino arriva anche da Carlo Gambescia (foto a sinistra). Altro che scapigliato riformista, Harry Potter veicolerebbe rassicuranti segnali “law and order”. A parere del sociologo, dietro l’intera serie si celerebbe «l’ideologia-guida del “professionismo liberale” di estrazione alto borghese: dello “studia sodo, preparati, scegli una professione, molto remunerativa, e divieni esercitandola un pilastro di quella stessa comunità, che fornendo gli strumenti di studio ti ha concesso di diventare uno stimato professionista”». Pertanto – conclude Gambescia – «si tratta di un messaggio socialmente conservatore e borghese (forse fin troppo vecchio stampo) che non ha nulla di rivoluzionario. Con in più quel “pizzico” di individualismo anarchicheggiante che segna certe improvvise decisioni di Harry Potter (prese sempre a fin di bene), gradito al versante anarchico-libertario del liberalismo contemporaneo».
Potter è un irregolare di destra? O – come altre recensioni malevole lo rappresentano – un cattivo maestro colpevole di avviare i ragazzini a fuorvianti pratiche occulte? Al riguardo, Massimo Introvigne se la prende con chi «denuncia l’irrazionalismo della cultura di massa secondo modelli che risalgono agli anni Trenta. Per una certa critica di sinistra il fenomeno Harry Potter altro non è che l’ennesimo tentativo di manipolare le masse offrendo loro prodotti angloamericani che educano a valori di tipo reazionario e capitalistico. Una critica così vecchia che sembrava passata di moda».
Eppure, da sempre i linguaggi della favola, della magia e dell’esoterismo – attraverso film, romanzi e fumetti – generano un forte impatto nell’immaginario collettivo accompagnando la formazione di intere generazioni di giovani, affascinati dall’evasione ma anche dal richiamo a una dimensione “altra”, spirituale, dall’esaltazione dell’amicizia che cresce e si rafforza nello spirito di corpo e nel sacrificio necessario ad affrontare sfide difficili. Non a caso, Vittorio Macioce ha sottolineato proprio il «sapore anti-illuminista che anima i romanzi della Rowling, ritorno a un’era dove la ragione ha un limite e l’insondabile, il mistero, penetrano nella quotidianità del moderno». Il giornalista non nasconde la simpatia per il personaggio: «Se mai dovesse capitare nelle strade dei gabbani romani non parteciperebbe mai alla Festa del cinema. I tappeti rossi di Veltroni, quel mondo di vip, nastrini, dame e damerini non appartiene alla sua storia».
Già, la storia: migliaia e migliaia di pagine che si rincorrono tra moto volanti e comunicazioni via gufo dal debutto – Harry Potter e la Pietra Filosofale, uscito nel ’97 per la Bloomsbury (dopo essere stato rifiutato da otto editori) – alla fine. Che poi di fine è presto per parlare. Mancano ancora due film all’appello. I primi cinque hanno già sbancato il box office, superando negli incassi i ventidue film di James Bond e laureandosi come serie più produttiva nella storia del cinema. Harry Potter e il Principe Mezzosangue uscirà nel novembre 2008. Dopodichè non rimarrà che aspettare la versione cinematografica dell’ultima prova letteraria. L’autrice, titolare dell’interpretazione autentica, l’ha descritta come l’eterno «tema dell’ambiguità tra il bene e il male. L’ambiguità, la dualità, sono dentro di noi, qualcosa con cui ci troviamo a dover lottare in certi momenti della vita. Sarebbe sciocco fingere che ciò che è proibito non sia attraente, in particolare per i giovani». E sempre lei, lo scorso ottobre, presentando il libro alla Carnegie Hall di Mahattan, ha aggiunto un “dettaglio” di cui nei libri non c’è alcun indizio. A una domanda del pubblico – “Silente troverà il vero amore?” – ha risposto: «Silente è gay». La platea newyorkese, neanche a dirlo, è esplosa in un applauso. Outing per interposta persona, seguito qualche giorno dopo dall’auspicio dell’attore che interpreta Potter, Daniel Radcliffe: «Vorrei recitare nel ruolo di uno studente gay nel remake di “Another Country”». Un uno-due che ha fatto di Harry Potter l’icona della comunità omosessuale.
Per chi non conoscesse il mondo potteriano, Silente, preside della scuola di magia, non è un personaggio qualsiasi. E’ lui a rivelare al protagonista la propria identità e il destino cui è legato. Nella versione originale il nome di Silente è Albus Perceval Wulfric Brian Dumbledore. Albus richiama il latino “bianco” e “Albion” è un nome antico di tradizione arturiana (la Britannia). Perceval è anche il cavaliere di
Re Artù che trova il Sacro Graal. La stessa Rowling, anche se non ha mai ammesso di aver tratto ispirazione da altri personaggi nella creazione dei suoi, ha affermato che Re Artù può ritenersi un «antenato spirituale di Harry Potter». L’affinità tra Silente e Merlino, peraltro, appare evidente sia per le caratteristiche fisiche (Silente è descritto con capelli e barba bianchi e lunghi), sia per il ruolo di “mentore” svolto nella storia. Somiglianze che lo avvicinano al mago Gandalf del Signore degli Anelli, ma anche ad altri personaggi fantasy: da Obi-Wan Kenobi di Star Wars al saggio e autorevole leone Aslan delle Cronache di Narnia.
«Non tutti amano il mio lavoro e l’annuncio su Silente darà loro una nuova ragione» ha commentato la scrittrice. Proprio ora che con la Chiesa cattolica si era arrivati alla pax segnata dalle parole di monsignor Peter Fleetwood: «I nemici di Harry ricordano il male in tutte le sue forme e alla fine sono quelli che perderanno. Non vedo niente che possa danneggiare i bambini che lo leggono». Piuttosto l’annuncio della Rowling sembra uno studiato tentativo di captatio benevolentiae nei confronti degli ambienti politicamente corretti, in passato tutt’altro che teneri con l’autrice, accusata di rappresentare una visione del mondo elitaria e violenta, patriarcale e sciovinista, con uomini forti e coraggiosi e donne fragili e incerte. Un universo – per dirla con Christine Schoefer, capofila femminista – «ricco di stereotipi che rimandano al convenzionale assunto che gli uomini gestiscono il mondo e che così debba essere». Che palle un mondo così, ve l’immaginate?

4 commenti:

Voldemort uccide Piton ha detto...

VOLDEMORT UCCIDE PITON A PAG. 603

EDVIGE, MALOCCHIO MOODY, DOBBY, FRED WEASLEY, LUPIN e TONKS, CODALISCIA, BELLATRIX, E PITON MUOIONO

PITON RESTA FEDELE A SILENTE E AIUTA HARRY DI NASCOSTO ERA INNAMORATO DI LILY POTTER

HARRY È L'ULTIMO HORCRUX, VOLDEMORT LO UCCIDE MA POI RESUSCITA

VOLDEMORT MUORE NEL DUELLO FINALE A HOGWARTS CONTRO HARRY PERCHÈ IL SUO INCANTESIMO GLI RIMBALZA ADDOSSO

I DONI DELLA MORTE SONO:
la bacchetta di silente
il mantello dell'invisibilità
la pietra incastonata nell'anello di gaunt

HARRY SPOSA GINNY (3 figli)

RON SPOSA HERMIONE (2 figli)

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Roberto. Non avevo visto il Secolo.
E, anche se in ritardo, BUON ANNO!
Carlo

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

L'anno è lungo e di auguri c'è sempre bisogno... Auguri anche a te!
Rob

Anonimo ha detto...

Le magie del maghetto

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HARRY POTTER: E' UN'ALTRA MAGIA DA RECORD PER L'EDITORIA



(AGI) - Roma, 5 gen. - La magia di Harry Potter torna sugli
scaffali e si preannuncia un nuovo record di vendite. Il
settimo e ultimo episodio della saga, "Harry Potter e i doni
della morte" (702 pagine, 23 euro), approdato da questa notte
nelle librerie italiane, torna a far sognare i fan e con
l'aiuto della Befana il milione di copie venduto sara' presto
realta'. E' questa infatti la prima tiratura annunciata dalla
casa editrice Salani che pubblica la saga. Una tiratura
eccezionale, la piu' alta nella storia dell'editore.
Il secondo titolo piu' gettonato nell'ultima settimana in
Germania, si prepara a raggiungere le vette delle classifiche
anche in Italia dove finora i primi sei volumi hanno venduto
oltre sette milioni di copie complessivamente.
Con i suoi 325 milioni di copie in tutto il mondo la saga
di Harry Potter e' la piu' venduta dopo la Bibbia e il Libretto
rosso di Mao. Tradotta in 64 lingue, compreso arabo, greco,
eschimese e cinese, distribuita in un centinaio di paesi, la
storia del maghetto che con la sua bacchetta e' riuscito a
trasformare l'inchiostro in una miniera d'oro nel mondo reale,
ha generato, secondo la rivista Forbes, un giro d'affari annuo
di 734 milioni di euro.
Record d'incassi anche al botteghino: i primi cinque film
tratti dalla serie hanno fruttato 4,47 miliardi di dollari e la
"mamma" di Harry, J. K. Rowling e' diventata piu' ricca della
regina Elisabetta, con un patrimonio che supera il miliardo di
dollari. La prima scrittrice ad aver guadagnato tanto. L'ultimo
film nelle sale, il quinto, uscito l'11 luglio scorso, ha
incassato 8 milioni di euro solo in Italia nei primi cinque
giorni.(AGI)