giovedì 15 maggio 2008

Don Backy: «Bene Venditti, ma non dimenticate che noi ci siamo» (intervista a cura di Girolamo Fragalà)

Don Backy: giuste le aperture agli artisti collocati a sinistra, però ricordatevi gli altri...
Intervista a cura di Girolamo Fragalà
Dal Secolo d'Italia di giovedì 15 maggio 2008

Il centrodestra non è più il “mostro”, il nemico da abbattere, un’accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio. Qualcosa (forse) sta cambiando non solo nei rapporti tra maggioranza e opposizione, ma anche in altri settori, persino nel mondo dello spettacolo. Non si avverte più quell’atteggiamento snobistico di un certo nucleo di artisti, attratti dalle serate mondane e dai salotti radical-chic vicinissimi agli ambienti veltroniani. Non si avverte nemmeno quell’aria di sufficienza, ai limiti del sarcasmo, che i cantautori impegnati avevano quando parlavano del berlusconismo. La vittoria del Pdl alle politiche, la conquista del Campidoglio da parte di Gianni Alemanno, le prime mosse a livello nazionale, l’idea della Festa del cinema più “italiano” hanno smosso le acque. Qualcuno ha cominciato ammettendo che non esiste una questione di credibilità. Poi ci sono state parecchie aperture da un circuito finora “chiuso”, anche inaspettate, da Antonello Venditti a Giuliana De Sio, da Pino Daniele a Ron passando persino per il simpatizzante bertinottiano Claudio Amendola. Ma c’è anche chi non si fida e lancia un appello al contrario: «Cominciamo a valorizzare chi è stato emarginato per motivi politici, c’è spazio per tutti, basta trovarlo». A parlare è Don Backy, autore di brani storici della musica leggera italiana: «Non vorrei che si finisse per privilegiare solo chi salta sul carro del vincitore o chi strizza l’occhio restando dall’altra parte».
Il rischio c’è. È anche vero, però, che il Pdl non può ripetere gli errori commessi dalla sinistra. Qualsiasi emarginazione è negativa... Non c’è dubbio. Fanno presto, però, certi artisti a parlare ora, dopo che la sinistra gli ha dato tutti gli spazi possibili e immaginabili. Io mi sono difeso con le unghie e con i denti senza appoggi. E mi hanno sbattuto spesso la porta in faccia.
Da qualsiasi emittente?
Sembra un paradosso. Non trovo ospitalità neppure nella berlusconiana Mediaset. Non vado a Canale 5 dal 1990 e in Rai faccio capolino solo a prima mattina, in orari poco appetibili. Nessun equivoco, parlo per tutti coloro che hanno sofferto perché messi all’angolo e lancio un appello: chiamiamo quelli che veramente potrebbero dire qualcosa, non solo i grandi nomi che sono di moda ma anche quegli artisti che non dovrebbero essere considerati per l’anagrafe o per la loro collocazione politica.
Lei però, negli anni Sessanta, era all’avanguardia, i suoi brani non erano all’insegna del “cuore-amore”...
Infatti. Ed è pure per questo che non capisco... nelle canzoni ho affrontato spesso tematiche sociali, dal disagio psichico alla religiosità degli individui. Lo facevo quando gli altri avevano ancora i pantaloncini corti. Proprio per questo non sono troppo ottimista: non vorrei essere esagerato ma oggi, se dovessi scegliere se dare fiducia al prossimo o al gatto, la darei al gatto... tanto so che al massimo mi graffierà.
Crede che ci siano “padroni”?
Pensiamo per un attimo al festival. Per anni c’è stato Pippo Baudo, sulle cui scelte nessuno ha mai potuto mettere bocca. L’ultima volta sono andato con un brano nel suo ufficio, gliel’ho fatto sentire in diretta, mi ha detto che la canzone era bellissima. Gli ho risposto che è dal ’71 che non riuscivo a salire sul palcoscenico di Sanremo. Lui ha voluto riascoltare il brano, “bene, bene”. Poi però non si è fatto più sentire.
Una scelta generazionale?
Macché. Negli ultimi anni al Festival sono approdati Nicola Arigliano, Little Tony, Bobby Solo. Vogliamo scherzare? La verità è che ho pure un peccato originale, la mia inimicizia con Adriano Celentano.
Non è vittimismo, il suo...
Credo di avere tutti gli strumenti professionali per capire se un pezzo abbia una sua validità o meno. E non ho mai scritto banalità. Non sono il tipo che si piange addosso, ho sempre lottato, nessuno mi ha piegato. Ma sono rimasto fedele nei secoli e forse ho pagato per questo. Noto una cosa: ci sono trasmissioni tipo “I raccomandati”, “Canzonissime”, “Ti lascio una canzone”, tutte con brani degli anni ’60-’70. Provi a indovinare: chi è l’artista che non è mai stato invitato? Io. Si è mai soffermato, invece, su chi invitano?
Sì, persino chi ha fatto un solo brano o ha cantato Jeeg robot...Appunto. Ma voglio fare un discorso al positivo. Occorre rilanciare la musica italiana.
Come?
Va organizzato un mercato, anche piccolo ma italiano, dove la musica leggera, avrebbe diritto di cittadinanza. È un’iniziativa difficile, perché si è innestato un processo di globalizzazione da parte di due o tre multinazionali nel mondo che considerano l’Italia un mercato che a loro non interessa, tranne per quei pochi artisti in grado di vendere in Europa. Di un Ron che vende quindicimila copie la Sony se ne frega. In questo Ron ha ragione, l’idea di Alemanno sulla Festa del cinema è ottima e va allargata alle sette note, per rilanciare un mondo valido, messo troppo frettolosamente in soffitta. Sediamoci attorno a un tavolino, svisceriamo i problemi, troviamo qualche risposta. Aspetto una telefonata...

8 commenti:

Adriana ha detto...

Don Backy ha perfettamente ragione.Ho notato anche io che in tutte le trasmissioni revival e ovunque si parli di musica degli anni 60/70 l'Artista Don Backy viene continuamente ignorato e come lui molti altri validi interpreti di quegli anni. Non so se cio' dipenda da una questione politica: rimane l'evidenza di questa triste considerazione. I media e in particolare la televisione dovrebbero dare a tutti le stesse occasioni di visibilita'....ma purtroppo cio' non accade e a rimetterci siamo noi fans che veniamo privati del piacere di vedere il nostro beniamino. Cordiali saluti, Adriana P.

Anna.F ha detto...

Se ad un artista non è data la possibilità di farsi ascoltare dalle masse, le sue qualità rimangono certamente nell’ombra,, perché non è sempre il successo a valutarne il parametro qualitativo delle proprie opere,.. Nonostante tutto, Don Backy, dimostra di essere ben consapevole e orgoglioso dei suoi valori, sia come uomo sia come artista. E’ vero, sono passati tanti anni, ma i meriti che ancor oggi sono emergenti esattamente come ieri, sono tenuti nell’ombra per dare ancora una volta pubblicità gonfiata intorno a coloro che forse tanto speciali non sono.
Questa mia, non è altro che un’esternazione di pensiero, dettata dalle parole che l’artista Don Backy esprime nell’intervista. Tra quelle righe si nota senza ombra di dubbio, un’insoddisfazione di fondo, poche attenzioni prestate da parte dei critici, i quali a torto, lo hanno penalizzato in visibilità coi loro dissensi e ancor peggio silenzi . La mia non vuole essere polemica e tanto meno critica nei confronti di fatti, situazioni, o persone delle quali non conosco i metri di valutazione che consentono d’innalzare o crocefiggere i personaggi dello spettacolo.
La mia opinione è quella della gente comune, semplice, che non si preoccupa troppo se un testo fa moda o se la critica gli regala l’oscar della perfezione, perché ogni canzone è perfetta solo nel momento in cui la si indossa, e se è verità che le mode passano, è altrettanto vero che le emozioni restano .

Anonimo ha detto...

Sarebbe il caso di ricordare ai cosidetti "critici musicali" che tendenze politiche, sessuali e questioni private in genere, non dovrebbero avere impatti o influenze sulle qualità artistiche e il dovuto (o non dovuto) successo. Questo varrebbe in qualsiasi campo. Oggi (come ieri) sappiamo benissimo come invece stanno le cose. E' sempre questione di soldi, di "ammanicamenti" con potenti, spesso politici e giornalai (tra i giornalai ci sono anche per l'appunto i siddetti "critici musicali" gente, per intenderci, dello stampo di Mario Luzzatto Fegiz, un evidente servo del comodo e del "politicamente opportuno". Questione di soldi. Sempre e solo questione di soldi.
A lungo termine trasmissioni musicali ridicole e ripetitive all'ossessione cesseranno di esistere, a meno che al Conti della situazione non venga affiancata un'attrice teatrale che si è data da poco al porno, cose di questo genere.
Don Backy è Artista a 360 gradi. Peccato che l'onestà intellettuale e il coraggio di essere Persona, oltre che personaggio, gli precluda di dimostrare le sue qualità artistiche, che nulla o poco hanno a che fare con "L'immensità" o "Casa bianca" dir si voglia.
Questione di soldi, forse Don Backy preferisce investire i suoi in dignità, e in un Paese tal ridotto fa più che bene.
Cordialità
Mells

Anonimo ha detto...

Ho visto recentemente l'artista Don Backy in concerto e con tutta sincerità devo dire che oltre ad essere molto amato e apprezzato dal pubblico è un vero e proprio intrattenitore di folla. Perchè dunque non dare ad artisti del suo calibro la possibilità di esibirsi anche nelle televisioni? Sono convinto che avrebbe molto da insegnare agli emergenti sia in stile che in classe e sopratutto come maestro della più belle canzoni italiane.
Saluti Vittorio.

Mario F. ha detto...

Mi garba questo blog, tosto e arguto... Di Don Backy ricordo in particolare una canzone intitolata "Non maltrattate i cani". Per farsi stare sul ca@@o Celentano, non ci vuole, poi, tanto...

Anonimo ha detto...

Secondo me, nel tempo, la "querelle" con Celentano ha influito negativamente sugli sviluppi della carriera musicale di Don Backy. L'ostracismo attuato con metodo scentifico dai responsabili dei programmi d'intrattenimento della televisione di Stato nei confronti dell'artista toscano nasce sopratutto da quell'antico "affronto". Il "sistema" non gli ha mai perdonato lo sgarbo fatto all'allora Capo del Clan. Naturalmente, e non è di poco conto, il carattere ìntegro dell'autore de "L'Immensità" non ha certamente giovato ad una visibilità mediatica iù cònsona al valore dell'artista, ma tant'è... di fronte alla dignità tutto il resto passa in secondo piano. Saluti - Fan48

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie a tutti dei contributi, inutile dire che li condivido e che ritengo che Don Backy meriti ben più attenzioni di quante la tv gli abbia riservato negli ultimi anni. Purtroppo tenere la schiena dritta, in certi ambienti, può risultare fatale anche se Don - per come lo conosco - ha le spalle larghe e non è certo uno che si lasci scoraggiare. Riguardo a Celentano... stravagante la sua recente rivalutazione di Berlusconi a mezzo lettera aperta... forse si tratta della conferma che l'aria è cambiata davvero, stavolta... e più di qualcuno inizia (per fortuna o sfortunatamente, vedremo) a farsene una ragione.
Roberto

renata ha detto...

Ho letto con molta attenzione sia l’intervista che i commenti perché questo argomento mi sta molto a cuore. Sono tanti anni che mi chiedo “ Perché Don Backy NO? ” e da questa domanda è nata una ricerca scolastica dal titolo “Il caso Don Backy” documentata su due siti web. Nella conclusione si verifica che il nostro Artista è stato volutamente ed ostinatamente ECLISSATO, ma il sole splende anche quando è coperto dalla luna. Un mio grande desiderio è vedere il fantastico Don in una trasmissione in prima serata con tutto lo spazio che merita perché solo così potrebbe ristabilirsi una minima forma di giustizia nella distribuzione della visibilità televisiva. Nella realtà “ Rai di tutti, di più meno Don Backy” è una situazione che non è giusta non solo nei confronti dell’Artista, ma anche di tutte le persone, e sono tantissime, che lo stimano e desiderano vederlo ed ascoltare le sue canzoni. Non credo che nelle parole di Don Backy si possa leggere del vittimismo, ma solo una grandissima dignità.
Ringrazio questo blog e questa intervista con la speranza che sia il primo vero raggio di sole… Aiutateci a spostare la luna. Un cordiale saluto a tutti. Renata Mallia