lunedì 19 maggio 2008

Parla Umberto Croppi (neo assessore alla cultura del Campidoglio): «Vi spiego la Roma che vorrei»

Articolo di Umberto Croppi
Dal Secolo d'Italia, edizione domenicale del 18 maggio 2008

«La cultura costa, ma l’incultura costa molto di più»: è una citazione di Neruda, utilizzata da Ugo Gregoretti per sintetizzare l’appello che nel marzo scorso un nutrito gruppo di operatori della cultura ha rivolto al mondo politico nel marzo scorso, prima delle elezioni. Fu un’iniziativa di particolare valore, perchè lanciata durante una campagna elettorale nella quale i partiti, le coalizioni, i leader sembravano aver rimosso la questione cultura dai propri orizzonti. Gianni Alemanno, a Roma, fu tra i pochi ad aderire a quel documento, e più oltre allo spirito che lo animava. Fece, facemmo di più: inserimmo un esplicito riferimento all’appello nelle conclusioni finali del programma elettorale, garantendo l’impegno a farci interpreti di una visione nuova della cultura, capace di coinvolgere intellettuali e operatori, abbattendo quelle barriere di pregiudizio ideologico che hanno caratterizzato e ingessato tutte le passate gestioni.
L’inclusività e il rifiuto di ogni tentazione egemonica non sono per noi, per la destra che è arrivata alla guida del Campidoglio, una scoperta recente e opportunistica: sono la “cifra” del nostro percorso politico e delle nostre esperienze anche umane, il filo conduttore di percorsi che partono dal rifiuto dell’autoritarismo come modello di espressione di se’. Immaginiamo Roma come la città dei creativi, degli spiriti liberi, un laboratorio permanente che sappia valorizzare le risorse intellettuali e torni a essere polo di attrazione per le intelligenze del mondo, incubatrice di cultura e luogo di sperimentazione. Una Roma dove lavorino e stupiscano dieci, cento, mille Ferlinghetti: e forse è una specie di segno del destino che proprio il guru della beat generation sia stato il protagonista della prima uscita pubblica del sindaco Alemanno. La fotografia che il poeta ha regalato al sindaco è uno scatto significativo della Capitale che immaginiamo e che è nei nostri cuori: c’è lui, questo movimento vivente della poesia del Novecento, tra le rovine romane, che indica una lapide con una scritta contro l’usura, omaggio di pietra allo spirito poundiano.
Se l’amministrazione di Veltroni si è identificata con le suggestioni anni ’60 della dolce vita, con l’immagine di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi e il suo divismo retrò, noi pensiamo a una Cultur Valley fatta di delle università e delle accademie, degli istituti di formazione, delle scuole di specializzazione, degli istituti culturali di tutti i più importanti paesi del mondo: un collage in movimento, un caleidoscopio, più che una foto d’autore. Chi governa la città deve farsi carico del raccordo, della promozione, dello scambio di tutte le realtà culturali che popolano il suo territorio. Pensiamo a una capitale del libro, perchè se Torino è la sede della buchmesse delle grandi case editrici, dei colossi dei best-seller che fanno vetrina in Reggia con i soliti noti, è a Roma che la Fiera della piccola editoria dà voce a un underground sempre più vivace, apre ai nuovi talenti, si esercita nel lavoro fondamentale dello scouting, la ricerca di formule e linguaggi per il futuro.
Pietro Calabrese sul Magazine ha invitato a una prudente attesa prima di giudicare il “laboratorio Roma”. E ha corredato l’appello con una rassegnata considerazione sullo spoil system prossimo venturo: «La Capitale – ha scritto – sarà il laboratorio politico più delicato, dove si misureranno le temperature nazionali. Un nuovo assessore alla cultura, nuovi presidenti di teatri e fondazioni, nuovi ingressi nelle roccaforti di Cinecittà e nei centri museali, sempre molto appetibili perché prestigiosi. È un bel bottino di guerra, da distribuire agli amici e ai famigli. Lo dico senza boria o ironia. Ha fatto la stessa cosa la sinistra dodici anni fa, è giusto che sia la destra oggi a mettere ai posti di comando uomini di cui si fida. Saranno questi nuovi bardi ad andare più spesso in televisione, a pubblicizzare i loro libri, a esporre le nuove idee per un’Italia che loro vedono finalmente liberata dal giogo dell’egemonia culturale comunista». Vorremmo replicare rassicurandolo: nessuno qui concepisce la cultura come crociata, o saccheggio o occupazione di caselle o guerra di conquista. Alemanno – rubo l’immagine ad Annalisa Terranova – non è il sovrano di un regno romano-barbarico, e la sua giunta non è un esercito d’occupazione. Tra l’altro, una parte politica e una generazione che ha sperimentato in modo diretto le convention ad escludendum risulta in qualche modo vaccinata dalle pratiche tribali che a sinistra qualcuno immagina.
Il valore simbolico ma anche economico del “marchio Roma” e delle mille icone di cui la città è proprietaria è stato fino a oggi incompreso, abbandonato al proprio destino o allo sfruttamento episodico di chi sa approfittare del disinteresse pubblico. Persino le norme recentemente entrate in vigore degli accordi di Basilea Due impongono alle aziende di portare a valore i propri intangibles: i beni immateriali di Roma vanno censiti, tutelati, utilizzati come strumenti di promozione e concessi in uso in base a rigidi criteri di adeguato utilizzo e di rendimento per la collettività.
Roma è un’idea, Roma è il più grande museo vivente del mondo: vogliamo dargli una forma intelligibile, per i residenti come per i visitatori: emozione e non solo “visione”, anche attraverso un network che racconti dal 753 avanti Cristo ai giorni nostri la straordinaria storia della città.
C’è un altro modo di valorizzare il Colosseo che non sia quello del concerto rock. C’è un’altra via per recuperare le periferie che non sia quello di portarci in visita Leonardo Di Caprio. Un modo più sofisticato, moderno, meno effimero e occasionale: il nostro laboratorio vuole cercarlo insieme a chiunque condivida quest’idea.
Umberto Croppi, esperto di comunicazione, è autore di alcuni saggi, collabora con numerose testate giornalistiche e radiofoniche, quale editorialista e commentatore. È stato direttore editoriale della casa editrice Vallecchi. Oggi è direttore generale della Fondazione Valore Italia e presidente della IV sezione del Consiglio Superioredelle Comunicazioni. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno l'ha nominato nei giorni scorsi assessore alla cultura.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Rassegna Italia de Genere

Anonimo ha detto...

Ma quale laboratorio, solo botte e spranghe.
Questa la Roma di destra

leonida ha detto...

Ho letto il commento di chi dice "solo botte e spranghe".Sono una dipendente del Comune di Roam,laureata col massimo dei voti che ha visto superare i concorsi a chi scriveva "proggetti" ma era ammanicata alla sinistra buonista. Tutti i giorni ingoio il rospo di dover dire "sissignore" ad incompetenti protetti. Mi farebbe piacere che si considerasse tutto questo una vera sbrangata sull'anima.mariagrazia.campanaro@comune.roma.it