martedì 1 luglio 2008

Sì, viaggiare per evitare fughe più dure... (un articolo di Simone Migliorato su "Vagabonding" di Rolf Potts)

Articolo di Simone Migliorato
Dal Secolo d'Italia di martedì 1 luglio 2008
Per molte persone, sin dall’alba dei nostri tempi, il viaggio stesso è il senso della vita. E i libri sono certamente uno specchio di questo desiderio umano di voler viaggiare. Potremmo citare, ma sicuramente ci dimentichiamo di molte opere, il viaggio di Ulisse, quello di Dante, e per spostarci ai nostri giorni non possiamo dimenticare i viaggi “confusamente novecenteschi” di Joyce e di Céline. E citando il viaggio, non possiamo non citare l’America di Kerouac, o le emozioni nelle terre estreme di Krakauer che hanno dato vita al film di Sean Penn, Into The Wild. Ed è sempre dagli Stati Uniti che parte un’altra idea di viaggio, raccontata e vissuta (ma non ideata) da Rolf Potts, in Vagabonding. L’arte di viaggiare il mondo (Edizioni Ponte alle Grazie, pp. 195, 12 euro), che parla sì dell’esperienza dell’on the road, e dell’emozione di girare il mondo solo con uno zaino sulle spalle, ma è soprattutto un manuale per rivedere la nostra idea di viaggio e di vita.
“In innumerevoli film d’azione, lo scopo principale dei protagonisti è rubare una somma strabiliante di denaro (il classico milione di dollari) per poi fuggire in qualche paradiso tropicale in un angolo tranquillo del mondo”. Per molti questa è l’idea del viaggio e la risoluzione della noia quotidiana, ma non lo è Rolf Potts, un uomo nato nel Kansas a Wichita, che dal 1994 gira il mondo, raccontando le sue esperienze su numerose riviste di viaggio d’avventura (come il National Geographic Travaler, e il National Geographic Adventure), e anche sul web, con il suo sito www.rolfpotts.com/. Questo libro è la risposta alla domanda che molte persone gli hanno posti in questi anni: “Come si fa a girare il mondo?”. E Poots per rispondere parte proprio dal neologismo “vagabonding” per spiegare che questo tipo di viaggio è accessibile a tutti ed è un bisogno umano che esiste da sempre.
In realtà, oltre all’emozione del racconto e tanta ironia, questo libro è un manuale che smonta l’idea di un vagabondo che debba per forza essere bianco, ricco, giovane ed annoiato della sua vita. L’autore racconta che nel suo lungo cammino ha incontrato tantissime persone, di ogni età, sesso, nazione ed estrazione sociale che hanno condiviso con lui il desiderio di scoprire il mondo e se stessi.
Difatti questo libro è un manuale vero e proprio per chi sente di voler cominciare questa avventura. Non è il diario di un hippy che si sposta in Oriente per fumare canne e trasformare il rimorso occidentale di aver distrutto il mondo (come dice l’antropologo Levi – Strauss), ma è il racconto di una persona che decide di viaggiare in maniera consapevole, e che pensa al viaggio innanzitutto come una immersione nella realtà. Il libro è diviso in vari capitoli, e al suo interno oltre a tantissime citazioni letterarie di scrittori – viaggiatori (Walt Whitman è chiaramente il primo di questa serie), ad esperienze di tanti vagabonding incontrati nel cammino che spiegano il perché di questa scelta di vita, ci sono anche dei siti dove documentarsi sui luoghi e sul viaggio, ed infine la ricetta di Potts per partire. Questa ricetta comincia prima di tutto, con la decisione di voler vivere questa avventura. In molti vorrebbero farlo, ma alla fine quasi tutti rinunciano perché dicono di “non avere tempo”. Il grande Ezra Pound non è citato nel libro, ma come può non venire in mente l'autore dei Cantos quando diceva: “Il tempo non è denaro, ma è quasi tutto il resto”?.
Il viaggio di Potts, è proprio un metodo per riscoprire un dono che abbiamo perduto: il tempo della nostra vita! Per riprenderci il nostro tempo, però non possiamo svincolarci dalla realtà dell’esistenza, e quindi prendere “salute e 'n par de scarpe nove” ed avventurarci senza regole. I consigli dell’autore sono: lavorare per un annetto così da finanziare il nostro progetto (dice che pulendo i wc per otto mesi è riuscito a girare tutta la Cina in moto), pagare tutti i debiti che abbiamo qui a casa nostra per stare tranquilli, affidare ciò che lasciamo a qualcuno di fidato (che verrà ricompensato con qualche regalo al nostro immediato rientro), mettere pochissimo nello zaino ed avere ai piedi qualche cosa di comodo e resistente. Certo dobbiamo sapere dove andare, aver visto che tipo di paese ci ospiterà e quanto tempo rimarremo, ma dopo un po’ ci renderemo conto che persi nel “nostro tempo” decideremo lì quale sarà la scelta più giusta.
La cosa che stupisce, come già detto, è l’assoluta sensazione di realtà e di concretezza che lascia la lettura di questo testo. Non è uno stupido invito a fuggire dalla nostra realtà, perché Potts afferma che è viaggiando che possiamo capire meglio la realtà della nostra vita. Quando ci troviamo in viaggio ci può capitare di passare delle bellissime giornate, oppure ci può capitare qualche cosa di spiacevole, ma per l’appunto, questo è parte integrante del percorso umano. Girare il pianeta, ci permette appunto di capire che la vita inevitabilmente è fatta di dolce e di amaro, e che entrambi si possono accogliere nel nostro vissuto. Potts cerca di farci capire che non è poi tanto il luogo dove andremo a renderci felici, perché ci sono persone annoiate anche nei paradisi tropicali, ma è il nostro “atteggiamento da viaggiatori” che determinerà il tutto. Non si smette di ripetere, nelle 198 pagine di un libro che si legge con infinita leggerezza (e come potrebbe essere altrimenti) che il nostro viaggio in realtà inizia da casa nostra: cercando di guardare il mondo con altri occhi, e liberandoci da tante catene ed impedimenti che ci legano e non ci fanno andare dove vogliamo.
Un libro all’insegna della libertà, ed anche al rispetto del senso della storia e delle altre culture: Potts ci invita a non girare il mondo accecati dalla nostra ideologia che rischia di filtrare tutto ciò che vedremo, perché “se una studentessa universitaria giapponese vi dice che trovare un buon marito è più importante dell’indipendenza femminile, non sta contraddicendo il vostro universo, ma vi sta dando l’opportunità di vedere il suo”. Insomma un mondo fatto di tanti universi, di tante contraddizioni (come le Nike ai piedi di tutti i popoli), ma un mondo fatto di tante sorprese ed opportunità.
Qualcuno ha definito Rolf Potts, come il Kerouac del nostro tempo; ma noi non ci perderemo in parallelismi che forse non servono. Serve solo fare un bel viaggio leggendo questo libro e scorrendone le righe, sentire la sensazione delle ali sotto i talloni delle nostre scarpe, e organizzarci quindi per vederlo questo mondo, riprenderci il tempo, lo spazio e la libertà, perché come dice Eliot “E la fine di tutto il nostro esplorare / Sarà arrivare dove siamo partiti / E conoscere il luogo per la prima volta”.
SIMONE MIGLIORATO. Classe 1986, aspirante studente universitario, portiere di calcio e amante della letteratura e della scrittura. Vive a Roma, cercando di muoversi tra i tanti sforzi possibili. Cura il blog Dritto verso Itaca e questo è il suo profilo su myspace.

2 commenti:

Simone ha detto...

Tra l'altro questo Rolf Poots è pure un bel ragazzo :)

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Infatti! :)

Complimenti, bell'articolo. Non mi sembra che altrove se ne sia parlato...