lunedì 6 ottobre 2008

I liberisti che brutte creature (di Miro Renzaglia)

Editoriale di Miro Renzaglia
Da il FONDO
n.17 / 6 ottobre 2008
nell'edicola di via
http://www.mirorenzaglia.org/
in questo numero, articoli di
Carlo Fabrizio Carli, Costantino Corsini, Giuseppe Di Gaetano, Fabio Franceschini, Mario Grossi, Fabio Meloni, Luca Leonello Rimbotti, Miro Renzaglia, Adriano Scianca, Riccardo Torsoli, Federico Zamboni

I liberali, che non sono
tutti usurai, dovrebbero
spiegarci come mai gli
usurai sono tutti liberali
Ezra Pound

Parafrasando una vecchia canzone di Francesco De Gregori che parlava a s-proposito dei poeti, mi viene da dire, invece: i liberisti che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa…
I liberisti sono incredibili. Dove per “incredibili” intendo proprio la lettera: NON credibili. In verità, credibili non lo sono mai stati e, quindi, non è questa la novità. Da sempre ci hanno obbligati a credere che il massimo delle libertà è quella che lo stato deve lasciare loro di agire sul mercato. Laissez faire è da sempre il loro credo, il dogma e anche la pretesa che tale formula sia rispettata sempre e a prescindere. E se Qualcuno, in anni andati, si è azzardato a dire: «Cos’è questo liberismo? Se qualcuno pensa che per essere perfetti liberali bisogna lasciare a qualche centinaio di fanatici, di canaglie, di incoscienti la libertà di rovinare quaranta milioni di italiani, io mi rifiuto energicamente di concedere questa libertà…», agendo poi di conseguenza, ebbene, a quel Qualcuno i “pronipoti di sua maestà il denaro” (Franco Battiato) hanno trovato modo di farla pagare assai cara… E a tutti noi, con Lui…
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3 commenti:

francesco ha detto...

Ti sbagli. La crisi finanziaria non è colpa del liberismo. Le economie occidentali non sono liberiste, ma keynesiane. La crisi attuale è da attribuire alla politica monetaria keynesiana. I liberisti (la scuola austriaca) sono le cassandre della situazione. Hanno infatti per anni avvertito dell'imminente catastrofe, ma sono stati inascoltati.

http://scinico.org/2008/10/piano-anti-crisi-americano-il-vero-motivo/

Claudio Ughetto ha detto...

Mha... purtroppo conosco abbastanza le basi del pensiero anarcocapitalista, che comprende parte del pensiero liberista. Stiamo parlando della scuola austriaca o di quella dei chicago boys? In ogni caso, se fossero seguiti fino in fondo, saremmo messi peggio di adesso.

miro renzaglia ha detto...

keynesiane?

non mi sembra che Keynes predicasse la privatizzazione di profitti e la socializzazione delle perdite...

tanto meno, forse, che l'intervento dello stato dovesse limitarsi a finanziare le grandi industrie nazionali come la fiat, ad esempio, che gode di grandi contributi fissi da parte del tesoro, alias da parte dell'erario, alias ancora da parte di noi contribuenti...

no, scusami: per quel che ne so, keynes è tutt'altra cosa... e non è detto che sia tutto da buttare via...

per esempio, nelle pagine della sua opera principale (quindi non in articolo di gioventù...) giudicava l'ipotesi della moneta prescrivibile, sostenuta da quell'antiliberista per icona assoluta di ezra pound, un'idea tutt'altro che folle...

qui, oggi, siamo nel dominio della moneta sottratta a qualsiasi controllo o manovrabilità da parte dello stato...

ti sembra una politica monetarista keynesiana, questa?

ripeto: a me, francamente, no...