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mercoledì 19 dicembre 2012

Il computer al posto dell'ascia: nel segno di Mastro Titta

Dal Secolo d'Italia del 16 dicembre 2012
“Mastro Titta passa ponte”. I romani salutavano così ogni sentenza di morte del Papa Re, allorché Giovanni Battista Bugatti – meglio noto come Mastro Titta – lasciava il borgo papalino, varcava il Tevere e mozzava teste nelle centrali piazza del Popolo o del Velabro. Esecuzioni “esemplari”, come la carriera da boia: oltre cinquecento giustiziati tra il 1796 e il 1864. Qualche settimana fa, poi, Mastro Titta è passato in tipografia: una sua raccolta di racconti, “Un boia nella rete” (edizioni youcanprint), è da poco disponibile in libreria e più facilmente ancora su ibs.it. C’è un però: la lunga vita del famoso boia, novant’anni, ha avuto fine nel giugno del 1869. Chi è, pertanto, l’autore?

martedì 13 novembre 2012

La condanna senza fine dell'irregolare Giuseppe Berto

Dal Secolo d'Italia dell'11 novembre 2012

Nulla da eccepire sulle edizioni tascabili, tantopiù in epoca di spending review. Tra una bistecca e un’edizione di lusso, per quanto cartonata, a essere sacrificata è la letteratura. Se però t’imbatti in “Tutti i racconti” di Giuseppe Berto – per la prima volta raccolti in un unico volume – il conto è presto fatto: 13 euro per 528 pagine è un vero affare. In particolar modo perché alcuni dei racconti sono inediti e antecedenti al “male oscuro”, quella malattia che ne suggellò la fama mondiale ma anche l’involuzione narrativa. A essere deprimente, però, è la veste editoriale con cui la Rizzoli ha riportato il nostro in libreria.

domenica 11 novembre 2012

Due o tre cose da sapere su quell'antipatico di Topolino

Dal Secolo d'Italia del 4 novembre 2012
Talmente affidabile da diventare quasi antipatico. Topolino è così: preciso, meticoloso, pignolo, irreprensibile, un vero rompipalle. Non c'è caso che non riesca a risolvere e il buon Gambadilegno ha finito perfarsene una ragione. Il Commissario Basettoni può andarsene in pensione, allafine è Topolino a vincere. E a vincere la scommessa è stata la Walt Disney Italia, che ha scelto Lucca Comics - dal 1 al 4 novembre - per dare inizio ai festeggiamenti per gli ottant'anni di vita del mitico settimanale: tanto tempo è passato da quando Topolino fece la sua prima apparizione in edicola. Era il 31 dicembre del 1932 e a importare il già famoso personaggio yankee fu la Nerbini di Firenze, casa editrice al di sopra di ogni sospetto di esterofilia.

lunedì 29 ottobre 2012

Indignati speciali, mettetevi in fila...

Dal Secolo d'Italia del 28 ottobre 2012
La marcia su Roma non s'ha da fare e siccome la storia non si può cancellare - sbianchettare, al più - non rimane che mobilitarsi contro celebrazioni vere o presunte. La polemica politica s'è scatenata attorno all'iniziativa perugina del Comitato Pro 90° anniversario, ma nell'intero stivale il fantasma del duce è tornato a ravvivare gli immancabili presidi antifascisti. L'Osservatorio Democratico di Milano, per citarne uno dei più zelanti, s'è precipitato a denunciare la cena organizzata il 28 ottobre dall'onorevole Paola Frassinetti, vice presidente della commissione cultura. A sua insaputa, come l'inconsapevole protagonista ha raccontato tra la sorpresa e il divertimento. A non farsi sfuggire la ricorrenza, invece, i Comuni di Forlì e Predappio, luoghi in cui il merchandising fascio-pop e i pellegrinaggi neo e postfascisti contribuiscono a tenere viva l'economia locale. Lo sanno bene i sindaci, entrambi di area Pd, che si sono dati un bel da fare a organizzare dibattiti, mostre e commemorazioni. Dimostrando che, oltre a una sinistra che ha paura della storia, ce n'è un'altra che con la storia è disponibile a confrontarsi e magari a guadagnarci qualcosa, il che in tempo di crisi non è male.

giovedì 25 ottobre 2012

Così parlò l'opinionista televisivo, novello Zarathustra

Dal Secolo d'Italia del 22 ottobre 2012
«Il televisore vi dice quello che dovete pensare e ve lo dice con voce di tuono. Deve avere ragione, vi dite: sembra talmente che l'abbia». Così parlò Ray Bradbury, lo scrittore statunitense scomparso lo scorso giugno a Los Angeles. Maestro di fantascienza, certo, consapevole però che l'incubo non venga necessariamente dal futuro ma sia abilissimo a camuffarsi nel presente, assumendo le sembianze di un elettrodomestico "familiare": «il televisore è reale, è immediato, ha dimensioni». A lui il compito di educare le nuove leve del consumismo militante, giovani che non hanno conosciuto un mondo senza tv. Tutto ciò che non trova spazio nel palinsesto non è solo trascurabile: non esiste. Tutto ciò che merita di esistere, sviscerato, vivisezionato, prende forma nel plastico vespiano e viene affidato d'ufficio a opinionisti senza opinioni e a esperti da salotto (televisivo).

Philip K. Dick, paranoico o profetico?

Dal Secolo d'Italia del 15 ottobre 2012
E se la fantapolitica fosse più reale della politica? La domanda, prima ancora che a retroscenisti e politologi, andrebbe rivolta a Philip Kindred Dick. Per quanto se ne sia andato il 2 marzo del 1982, ben trent'anni fa, pochi come lui sono riusciti a immaginare con altrettanta lungimiranza il futuro che verrà. Cosa è reale e cosa non lo è? Questo era il chiodo fisso della sua indagine.

lunedì 8 ottobre 2012

Almerigo Grilz, professione reporter militante

Dal Secolo d'Italia del 7 ottobre 2012
«Era solo un giornalista che non avrebbe mai scritto un pezzo dal bordo di una piscina». Tra le definizioni cucite addosso ad Almerigo Grilz, quella di Fausto Biloslavo, suo amico fraterno e collega di mille avventure, lo rappresenta come meglio non si potrebbe. Le peggiori? Spia, per uno che non ha mai avuto il timore di metterci la faccia. Trafficante d’armi, a lui che odiava chi, pur dichiarandosi cattolico, si arricchiva con le guerre. Mercenario, come sentenziò l’ineffabile “Repubblica”, anch’essa in prima linea, sì, ma sul fronte della mistificazione. Per il quotidiano di Scalfari il giornalista trentaquattrenne colpito alla nuca il 19 maggio 1987 mentre filmava un assalto dei ribelli del Mozambico a Caya, città sullo Zambesi presidiata dai soldati del governo di Maputo, rimaneva un «attivista fascista morto in Angola». Particolare trascurabile, che i servizi di Grilz e dell’Albatros – l’agenzia giornalistica fondata con altri due ragazzi di destra, Biloslavo e Gian Micalessin – venissero passati dalle più importanti emittenti televisive e testate giornalistiche del mondo, tanto che persino l’americana Cbs aveva deciso di raccontare la lotta dei mujaheddin contro le truppe dell’Armata rossa utilizzando il lavoro sul campo dei tre giovani triestini.

E Sergio Bonelli diventò come Babbo Natale

Dal Secolo d'Italia del 30 settembre 2012
«Lo sai chi era al telefono? Sergio Bonelli». Mio figlio Valerio aveva sei o sette anni, all'epoca, e già vantava una discreta collezione di Tex. Si limitò a guardarmi sospettoso, per poi sibilare: «Ma se lo sanno tutti che Bonelli non esiste». I miti, chi meglio di un bambino può dirlo?, vivono nello spazio immateriale dei sogni. E Sergio Bonelli ne "fabbricava" tanti, instancabilmente. Se quell'indolente di Babbo Natale, i suoi regali, li porta un solo giorno l'anno, non c'è stata settimana che l'editore milanese non ce li abbia fatti recapitare in edicola. È sufficiente passare e lasciare un piccolo dazio, davvero poca cosa per le emozioni che ci hanno dato e continuano a darci. Come dare torto a Valerio? Per chi, come me, è cresciuto con le copertine zagoriane di Gallieno Ferri e con le storie incredibili di Guido Nolitta, ovvero di Sergio, ricevere la telefonata di un mito lascia increduli.

domenica 23 settembre 2012

Patricia Highsmith, la seduttività del male

Dal Secolo d'Italia del 23 settembre 2012
 
Carol è una donna affascinante, malgrado non sia più giovane. Ricca ma infelice, non c'è denaro che possa spegnerne l'inquietudine. È sposata ma quando, nella New York degli anni Cinquanta, incontra Therese, scenografa ventenne che per mantenersi lavora in un grande magazzino, scocca la scintilla. No, non è una storia d'amore comunemente intesa. Perché nel claustrofobico mondo crudele di Patricia Highsmith l'amore non ha alcun potere salvifico e conduce, semmai, oltre il polveroso confine delle convenzioni, dove bene e male si mescolano e i personaggi possono finalmente guardarsi allo specchio e "pacificarsi" con il loro lato oscuro.

martedì 18 settembre 2012

Robert Nisbet oltre l'etichetta di conservatore

Dal Secolo d'Italia del 16 settembre 2012
Conservatore a chi? Definizione mal tollerata e generalmente rispedita al mittente. Calzata talvolta per mero spirito di provocazione. Eppure il conservatorismo è qualcosa di più che non un mero temperamento stravagante. E soprattutto non è (solo) quel che i luoghi comuni vorrebbero: la caricatura del reazionario. A ricordarcelo è il libro di Spartaco Pupo, Robert Nisbet e il conservatorismo sociale (Mimesis, pp. 180, € 16).

domenica 9 settembre 2012

Il film più visyo in laguna? Lo spettatore addormentato

Dal Secolo d'Italia del 9 settembre 2012
E anche ’sto Festival di Venezia – parafrasando la celebre battuta di Riccardo Garrone – se lo semo levato dalle palle. Una festa obbligata, la kermesse veneziana, proprio come il Natale salutato con efficace sintesi dal brillante caratterista nella pellicola vanziniana del 1983. Una risata seppellirà l’autoreferenzialità di una manifestazione sempre più stanca e la supponenza di chi, scambiando il red carpet per una cattedra, non ha lesinato sentenze.

domenica 2 settembre 2012

Ma quanto è attuale quel moralista di Alberto Sordi

Dal Secolo d'Italia del 2 settembre 2012
 
«Il più pulito c'ha la rogna». Non tutti lo sanno, ma la paternità della celebre frase è del moralista più famoso. Non di Antonio Di Pietro, non di Beppe Grillo, predicatori in servizio permanente effettivo, ma di Agostino, il giovane segretario del presidente della sezione italiana della fantomatica Oimp, l'Organizzazione Internazionale della Moralità Pubblica, interpretato dall'indimenticato Alberto Sordi ne "Il moralista".

martedì 28 agosto 2012

Chuck Palahniuk, il cantore dell'incubo americano

Dal Secolo d'Italia del 29 luglio 2012
«Quand’è che il futuro è passato da essere una promessa a essere una minaccia?». La questione è di un’attualità drammatica, tenuta viva dalla brace della crisi economica globale. Chuck Palahniuk, con visionaria lungimiranza, se la poneva già alla fine degli anni Novanta in Invisible Monsters. In un tempo in cui i mercati non avevano la pretesa di scegliere i governi o, almeno, non così sfacciatamente. L’economia sembrava avere tutte le risposte e la diseguaglianza sociale era l’inevitabile prezzo da pagare alla modernità.

lunedì 30 luglio 2012

Vin Diesel, quando il gioco si fa duro

Dal Secolo d'Italia del 15 luglio 2012
La pelata richiama quella di Bruce Willis. Per quanto "duro a morire", però, l'ex marito di Demi Moore galoppa stancamente verso i sessanta. Rambo fa su e giù tra grande e piccolo schermo da trent'anni e all'irreversibile "flessione" dell'audience corrispondono i muscoli, decisamente meno tonici di un tempo, del vecchio Sylvester Stallone. Per non parlare di quelli di Schwarzenegger che, ormai, li mostra solo in politica, con risultati non sempre edificanti. 

E. B. Clucher, lo chiamavano il padre di Trinità

Dal Secolo d'Italia dell'8 luglio 2012
L'idea delle scazzottate gli era venuta assistendo alle partite di rugby del figlio Marco Tullio. Pugni al posto delle pistole, lasciate a riposare nelle fondine. Risate piuttosto che gratuiti spargimenti di sangue, il tutto condito da un taglio narrativo fumettistico. Più ironia e meno violenza.

Al box office vince il dittatore trash

Dal Secolo d'Italia del 1 luglio 2012
Charlie Chaplin, il suo (grande) dittatore, lo fece nel 1940. Dichiarò guerra a Hitler prima che lo facesse il suo paese. Tutta la marzialità del Führer, all'istante, si rivelò per quello che era: tragicamente comica. Sconfitta, ben prima che dagli anglo-americani, dall'alleanza tra satira e cinema. Aladeen, dittatore anche lui ma di un immaginario Stato africano, Wadiya, è più comico che tragico e la pellicola di Larry Charles, annunciata da una maestosa campagna pubblicitaria e da pochi giorni nelle nostre sale, è godibilmente innocua. Con ambizioni decisamente più modeste. Si "accontenta" di sbancare al botteghino, primo film per incassi registrati nell'ultimo fine settimana. E per farlo si affida a un dittatore ferocemente antisemita, interpretato da Sacha Baron Cohen, attore londinese nato in una famiglia di ebrei ortodossi, che ha già al suo attivo personaggi di rottura: Ali G, l'aspirante gangsta-rapper inglese; Borat, giornalista televisivo kazako sessista, infantile ed antisemita - protagonista del discusso Borat, studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan - e Brüno, giornalista austriaco di moda, rigorosamente gay. 

Pietro Taricone, "O guerriero" che citava Nietzsche

Dal Secolo d'Italia del 24 giugno 2012
Sono passati due anni da quando Pietro Taricone non c'è più. Tradito dalla terra, dall'atterraggio, e non dal cielo, come ogni paracadutista sa e Roberto Saviano ebbe a sottolineare.

martedì 12 giugno 2012

Diabolik: di mamme ce ne sono due sole


Dal Secolo d'Italia del 10 giugno 2012
Angela era bella come Eva Kant ed elegante come Altea di Vallenberg. Tanto da farsi notare come modella nella Milano bene che ancora non era da bere. Luciana, sei anni più giovane della sorella, a parere di chi le ha conosciute bene, era meno ribelle ma tutt'altro che conformista e altrettanto determinata.

lunedì 4 giugno 2012

Tra maggiordomi e banalizzazioni, non c'è più religione

Dal Secolo d'Italia del 3 giugno 2012
Altro che oppio dei popoli, l'appeal della religione segna il passo. I segnali, al riguardo, non mancano. La crisi incalza, il nervosismo sale, la soggezione - nei confronti del clero - decresce insieme al Pil. Nel mirino di molti è finito il dogma, non della fede ma dell'esenzione dall'Imu per gli immobili della Chiesa. Dal codice da Vinci al codice penale. Che il maggiordomo fosse il colpevole, a prescindere, è consolidata prassi del giallo. Che lo fosse anche quello del Papa, tuttavia, fino a ieri l'altro sarebbe stata fantascienza. La gendarmeria non è quella tratteggiata da Simenon ma quella vaticana.

domenica 20 maggio 2012

"Io, allievo di Hugo Pratt tra nuvole e fumetti" (intervista a Stefano Babini)

Dal Secolo d'Italia del 20 maggio 2012
Attualmente sta reclutando una pattuglia di autori per un progetto di Vanity Fair che coniugherà moda e fumetto. Stefano Babini, classe 1964, romagnolo di Lugo di Ravenna, fumettista dal tratto "prattiano", è tra i più versatili della sua generazione. Dopo una gavetta da illustratore per le testate erotiche della Edilfumetto, ha prestato le matite a icone come Martin Mystère, Diabolik e Corto Maltese, senza rinunciare a dare vita a personaggi suoi per la Rivista Aeronautica (Per saperne di più stefanobabini.it).