venerdì 9 febbraio 2007

Calcio, anche in miniatura divide i tifosi

Nella foto Mark Adolph, figlio dell'inventore del Subbuteo (a sinistra), e Alessandro Benedetti, ex campione italiano di Subbuteo e presidente della World Retro League, in un recente "incontro" romano.

Dal Secolo d'Italia di venerdì 9 febbraio 2007.
A sessant’anni qualche malanno è inevitabile. Anche per i miti. Succede al calcio "vero", che agonizza tra scandali e violenze, ma anche a quello simulato, domestico, "da tavolo", che non se la passa bene per il motivo diametralmente opposto: mancanza di visibilità, scarsa promozione, astinenza da riflettori. Parliamo dello storico Subbuteo, il cui compleanno rischia addirittura di passare sotto silenzio. Noi non lo permetteremo. Già, perché sono trascorsi sessant’anni da quando, nel ’47, l’ornitologo inglese Peter Adolph diede vita al celebre gioco e decise di battezzarlo con il nome latino del falco lodolaio.
Che fine ha fatto il passatempo più popolare e amato tra i ragazzi degli anni Sessanta e Settanta? Distribuito in trenta nazioni, il “calcio in miniatura” contava nel mondo oltre trecento squadre disponibili per ben sette milioni di acquirenti. Decine di migliaia erano gli agonisti intenti a misurarsi in campionati nazionali e internazionali (che si svolgevano in concomitanza e nello stesso luogo di quelli di calcio). Se in Inghilterra il 98% degli over trenta oggi dichiara di aver giocato a subbuteo in gioventù, anche in Italia eravamo in tanti a darci appuntamento attorno al caratteristico panno verde (135 cm per 90) che riproduceva nei dettagli il campo da gioco.
Le miniature, realizzate con materiale poverissimo, semplici sagome di cartone piatto, erano state soppiantate nei primi Sessanta da ben più “performanti” calciatorini tridimensionali in plastica, alti un paio di centimetri e montati su una base semisferica appesantita da una piccola zavorra, appositamente studiata per il tocco “a punta di dito” con cui spingere la miniatura a colpire la palla. Le squadre erano curatissime sin nei dettagli. Dipinte a mano da eserciti di casalinghe del Kent, le miniature presentavano persino l’increspatura delle maglie e le ginocchia piegate. Il portiere, disteso in tuffo, era montato su un’asticella di facile manovrabilità. Per non parlare dei magnifici gadget: le transenne, il tabellone segnapunti, i riflettori, le panchine, la terna arbitrale, le tribune e persino il pubblico. Era scoppiata la subbuteomania.
A metà degli anni Ottanta iniziò il declino, lento ma inesorabile. La Waddington, società inglese che nel frattempo aveva acquistato il marchio, decise di risparmiare sui costi e la qualità delle miniature ne risentì: rigide come mummie imbalsamate, con i colori stampati a macchina, su basi di peso inferiore che, come diremmo con linguaggio calcistico, tenevano a fatica il campo. La crisi peggiorò negli anni Novanta e nulla poterono la multinazionale Hasbro e il distributore storico, Edilio Parodi, vero e proprio mecenate del subbuteo.
Il gioco che più di ogni altro aveva accompagnato la nostra adolescenza sino alle soglie della maturità, sembrava definitivamente sconfitto dall’elettronica e dai videogiochi. Ma si trattava solo di morte commerciale, perché gli appassionati, pur passati in semiclandestinità, continuavano e continuano a giocare, imperterriti.
In seguito allo scioglimento dell’associazione italiana calcio in miniatura subbuteo (AICIMS), nel ’94 è sorta la federazione italiana sport calcio da tavolo (FISCT), disciplina che ambisce ad essere riconosciuta come sportiva. C’è chi sostiene che il calcio da tavolo rappresenti l’evoluzione agonistica del subbuteo. Altri la ritengono, semmai, una involuzione. Di certo rimane poco del fascino del subbuteo, di cui - va detto - il cdt non usa gli equipaggiamenti di gioco, rimpiazzati da materiali “professionali” la cui produzione e commercializzazione (tramite siti internet e stand nei tornei) rappresenta un business dai contorni poco edificanti. Stesso discorso per le regole del gioco, a suo tempo studiate per rendere il gioco quanto più possibile simile al calcio, e - a parere dei sostenitori del subbuteo vecchia maniera - successivamente stravolte per favorire la produzione dei nuovi prodotti omologati dalla federazione.
Sta di fatto che il Coni, a quel che ci risulta, ancora non ha riconosciuto il calcio da tavolo come sport. Un ostacolo potrebbe essere rappresentato, paradossalmente, proprio dalla somiglianza con il subbuteo e probabilmente per questo la FISCT precisa che il cdt è cosa ben diversa dal gioco, salvo poi non perdere occasione per sfruttarne la notorietà, com’è accaduto di recente alla trasmissione Rai “Quelli che il calcio” dove le iniziative della federazione sono state presentate tout court come subbuteo.
Il vecchio falco, evidentemente, conserva nell’immaginario collettivo un appeal che il cdt non ha saputo conquistarsi, tanto da spingere questi ultimi a commettere una specie di esproprio proletario, se non del marchio quanto meno dell’immagine del gioco.
Proprietaria del marchio è Hasbro, che a fine anni Novanta si era rassegnata a bloccare la produzione e solo recentemente ha rilanciato un bruttissimo subbuteo per bambini, con miniature piatte su cui applicare le fotografie intercambiabili dei calciatori preferiti, qualcosa a metà tra la collezione di figurine e il subbuteo anni Cinquanta. Non è un caso, del resto, che il nuovo prodotto sia rimasto a prendere polvere nei negozi di giocattoli, un insuccesso di rare proporzioni.
Per dichiarati motivi promozionali, Hasbro ha stretto una collaborazione proprio con la FISCT per l’organizzazione di un campionato under 14 con le nuove figurine. Ma i fedelissimi dell’old style, organizzati in vivaci e frequentatissimi forum di discussione sul web, protestano: se nel vecchio subbuteo tutto genio e sregolatezza - lamentano - erano richieste destrezza e abilità e durissima era la gavetta per potersi esprimere ad alti livelli, i materiali e le regole del cdt provocherebbero schemi di gioco semplificati sino ad essere ridotti all’essenziale. Con il livellamento delle prestazioni dei giocatori, il gioco verrebbe spogliato delle sue caratteristiche più spettacolari: a cominciare dalle serpentine e i dribbling sulle fasce laterali
Lo scorso anno, i “nostalgici” si sono dotati di una libera associazione: la World Retro League, finalizzata a diffondere la pratica del vecchio subbuteo e a organizzare tornei con materiali e regole rigorosamente subbuteo. Uniche squadre ammesse le HW (heavy weight, pesante), le LW (light weight, peso leggero) e le prime Zeugo ("gioco" in genovese, prodotte dalla Parodi), sigle “storiche” conosciutissime dagli appassionati e recuperabili ormai solo su forum specialistici e, naturalmente, su ebay.
«Il subbuteo deve tornare ad essere un bel gioco - dichiara il quarantaquattrenne Alessandro Benedetti, ex campione nazionale di subbuteo ed ora presidente della WRL – eliminando vincoli e obblighi incomprensibili, come quello per i giocatori di indossare divise sportive. Il mio subbuteo non si gioca in palestra ma nella sala conferenze di un hotel a quattro stelle e, semmai, è gradita l’eleganza più che la montura sportiva, ridicola per un gioco da tavolo».
A sessant’anni di età, il subbuteo resiste e sempre di più sono gli adulti che si affacciano sul web per raccontare di una passione riscoperta quando meno se lo aspettavano. E oggi più che mai ci sarebbe bisogno di un ente che faccia gli interessi di un gioco scaricato troppo in fretta da chi se ne è decretato erede. Se solo Hasbro si decidesse a tornare a produrre il vecchio subbuteo… noi siamo pronti. Pronta la tavola di compensato ben spesso. Pronte le puntine da disegno per fissarci sopra il campo. Non c’è più mia nonna a stirarmelo, ma ci sono i miei figli pronti a giocare. Alla faccia della playstation.

2 commenti:

Enrico Corso ha detto...

Spett.le Redazione de Il Secolo d’Italia
Egr. sig. Roberto Alfatti Appetiti

Ai sensi e per gli effetti di legge ci è dovuta in nostro favore nelle stesse forme diritto di replica e rettifica a pena di tutela in sede legale
Il giorno 09.01.2007 sul Vostro quotidiano e sul Suo Blog è apparso un articolo ricco di imprecise affermazioni e con apprezzamenti e disquisizioni che non rispecchiano la realtà fattuale e documentale riguardante l’associazione che rappresento.
In particolare verrebbe in risalto che la stessa avalli e tolleri business dai contorni poco edificanti: ciò non corrisponde alla realtà poiché la nostra associazione non ha alcuna licenza commerciale né produce, commercia e distribuisce qualsivoglia prodotto agonistico e di gioco legato al nostro sport o passione che dir si voglia; anzi proprio la nascita della nostra associazione è legata ad un momento di distacco da vincoli e regolamenti di materiali e tecniche di gioco imposti invece da una nota multinazionale avente poi distributori e produttori in Italia la quale si serviva anche dei giocatori e della struttura di altre associazioni per monopolizzare il mercato.
Vi sfidiamo a trovare e pubblicare prodotti di tal guisa con il nostro marchio e la nostra presunta licenza!
Ad ogni modo per ciò che concerne il cd. riconoscimento Coni, la nostra associazione sta effettuando tutti i passi strutturali, legali e di organigramma interno onde addivenire, come per altre passioni sportive e agonistiche, ad un pieno riconoscimento pubblicistico con l’ente nazionale atto a ciò. Già in numerose occasioni la sinergia tra il CONI e la FISCT ha avuto effettivo riscontro. Certo non si tratta dell’unico traguardo che la nostra associazione vuole “tagliare” poiché essa ormai nell’ultimo quinquennio in particolare raccoglie titoli mondiali in tutte le categorie, ma rappresenta una tappa importante nell’evoluzione del gioco che appunto eredita dalla sua storia e disciplina.
Diverso invece appare il commento e l’analisi che si desume dall’articolo in questione, presumiamo fatte avendo avuto come unici interlocutori soggetti ESTRANEI alla nostra associazione; costoro, probabilmente nel tentativo di calunniarci e sminuire la portata del nostro movimento con argomenti francamente risibili si arrogano il diritto invece di usare il nome “subbuteo” senza averne alcun titolo, magnificando al contrario un movimento che invece è stato chiuso dal suo responsabile in data 4 febbraio 2007 (vedasi comunicazione sul web http://subbuteo.forumcommunity.net/?t=5408966)
E pertanto nessun esproprio proletario avendo tra l’altro un accordo non commerciale con il proprietario del marchio Subbuteo (che è registrato ed appartiene al legittimo proprietario)
Tale è come rettifica e replica dalle SSVV dovutaci riservandoci di tutelarci nelle sedi legali opportune per le affermazioni contenute nell’articolo anzidetto contro tutti i responsabili di ciò.
Si coglie l’occasione per porgere distinti saluti
Palermo 10 febbraio 2007

IL PRESIDENTE
Enrico Corso

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Sul Secolo d'Italia di oggi, come richiesto, è stata pubblicata la rettifica.
Cordiali saluti.