giovedì 28 giugno 2007

Se «Il Secolo d'Italia» vota Nicolini

Posto l'articolo che Toni Jop, caporedattore servizio cultura de L'Unità, ha dedicato al mio pezzo su Renato Nicolini sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

Se «Il Secolo d'Italia» vota Nicolini

di TONI JOP

Per chi suona la campana - questa volta gioiosa - della destra di Fini? Dovevate leggere il Secolo d'Italia di ieri per saperlo: suona per Renato Nicolini, l'anima dell'Estate Romana, l'ex assessore alla cultura per qualche anno più famoso del mondo, l'uomo politico al quale fu abbastanza rozzamente attribuito il ruolo di sacerdote di una brutta e fessa parola, l'«effimero». E' così: Nicolini, «genio» comunista, affascina l'intellighentia della nuova destra italiana che, attraverso un bel pezzo firmato da Roberto Alfatti Appetiti, gli dedica un caloroso, sorprendete ringraziamento. Suona bene, soprattutto se si considera che questa sincera apertura cade proprio in corrispondenza del trentennale dell'Estate Romana, di quel fenomeno, cioè, che cambiò molte cose, e in modo tutt'altro che effimero, non solo a Roma e non solo in campo culturale. Foto e richiamo in prima pagina dell'organo di An, affidati ad un titolo trasparente: «L'eresia di Nicolini che affascinò anche la destra - Appropriazioni (in)debite: l'assessore romano che 30 anni fa rivoluzionò i codici della politica e del confronto culturale». Dentro, l'articolo parte dagli attuali scintillii del Lingotto per Veltroni e già si capisce che una quota dell'entusiasmo del giornale è alimentato dalla voglia di fare un po' d'ombra alla discesa in campo dell'imbattibile sindaco di Roma come candidato alla segreteria del Partito Democratico. C'è poco da fare, infastiditi senza vie d'uscita dalle imbarazzanti burinaggini di Berlusconi, hanno sinceramente paura di ciò che è accaduto a Torino ed è molto umano. Infatti, è a Veltroni che si attribuiscono quelle «appropriazioni indebite»: «E pensare - si legge - che se non ci fosse stato il compagno Nicolini a inventarsi l'Estate Romana, oggi Veltroni non siederebbe sul trono dell'effimero trasformato in gigantesca macchina di consenso»; chissà se è vero che la trasmissione dei sensi è stata così automatica ma intanto viene avviata una riflessione, critica finchè si vuole ma non ostile, sulla storia recente di questo paese, e che se ne faccia carico con tanta ragionevolezza la bandiera di An è segno di pace che fa bene al cuore di tutti gli italiani. Amen. Che poi il Secolo d'Italia allarghi la paternità culturale di Nicolini anche a Daverio e Sgarbi è simpatica forzatura che «il mago dell'effimero» trascriverà, fra cento anni, sulla sua lapide. Ma il testo è davvero intelligente, il percorso storico lucido, ben oltre gli schematismi di giudizio che anche in alcune stanze dei piani alti della sinistra sono stati usati a man bassa a quel tempo e in seguito. Non sfugge al Secolo d'Italia come la proposta di Nicolini entrasse per forza di cose in conflitto con il vecchio ordine delle cose, rispetto all'uso delle città, all'uso del tempo, al consumo, a quei tempi rigidamente orientato, di cultura. Di più: viene proprio da destra il riconoscimento di una operazione alla quale viene restituito tutto il suo spessore politico, provocatorio e in qualche modo pacificamente sovversivo. Senza ironia, fa piacere: abbiamo ancora nelle orecchie il lamento di molti compagni che, tre decenni fa, piansero sconsolati sulla «stupidaggine impolitica» dell'«effimero» che ci sarebbe costata consensi ed elezioni, poichè «ben altri» erano i problemi del paese. Acqua passata. Da parte di An non c'è solo comprensione, anche gratitudine verso Renato Nicolini riconosciuto come l'uomo che aprì anche ai ragazzi di destra - i «fascisti» - le piazze di Roma, il rock, situazioni collettive mediamente a loro proibite. Per problemi di look, sottoscrive l'articolo, ma non siamo molto d'accordo che si trattasse solo di questo. Da An grazie, ancora, per il festival di poesia di Castel Porziano (ricordate? in trentamila a raccontar poesie e ad ascoltare chiunque si avvicinasse al microfono), come per la «Ricerca del ballo perduto», per la «Affabulazione dalle fogne», titoli di situazioni creative sul filo del paradosso che si aprivano sotto i piedi dei romani come percorsi alternativi della coscienza. Piacevano anche a loro, oppure hanno capito oggi che era «roba buona»; che importa, avanti Savoia, ma il dato è tratto. Hanno dato a Renato Nicolini ciò che gli spetta e non hanno tolto a Veltroni ciò che è in grado di prendersi. A proposito, vi passiamo uno scoop; Nicolini sta da tempo lavorando a un pamphlet di cui, fin qui, ha pronte un paio di pagine dense, un blocco di appunti e soprattutto un titolo che vale un milione di copie: «Ecco perchè Veltroni è meglio di me».

8 commenti:

miro renzaglia ha detto...

complimenti, roberto...

se io non fossi io, quasi quasi vorrei essere te...

:-)

inutile, o quasi, che dica d'essere d'accordo con te su ogni punto e virgola...

...e godo vedendo i compagni che avevano dimenticato nicolini, ricordarsi di lui attraverso te...

ci sarà stata pure una ragione per la quale tuo padre ed il mio, lontani centomila milioni di leghe dalle beghe attuali, si riconobbero e si scelsero come amici...

evidentemente, il sangue non è acqua...

ed eccoci qui, noi, oggi, trent'anni dopo, a ribadire quello che si dicevano loro ieri:

(testuale: raffaele lo ricorderà bene...)

"per carità: la vita..."

un abbraccio fraterno...

miro

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

:-) grazie Miro.
Sono convinto anche io che il sangue non sia acqua e quindi... bentrovato!

Un abbraccio.

Giovanni Tarantino ha detto...

Grande Roberto !
L'articolo su Nicolini è bellissimo;
il personaggio Nicolini altrettanto interessante.
Peraltro, guarda il caso, Nicolini, attraverso il "filtraggio" di una sua citazione apparsa su Fasciti immaginari, è presente nella mia tesi !

Carlo Gambescia ha detto...

Complimenti, Roberto!
I miei saluti anche a Miro Renzaglia e Giovanni Tarantino,
Carlo

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie Giovanni, grazie Carlo, ma il merito è soprattutto del personaggio: nel '94 si candidò sindaco a Roma (con rifondazione comunista) e tolse il 10% dei voti a Rutelli, ma non era tipo da battaglie di retroguardia (fare opposizione o condizionare il lavoro altrui...) e se andò a fare l'assessore all'identità a Napoli. Poi è andata come è andata e moriremo tutti veltroniani :)

Anonimo ha detto...

Per Roberto...

Ai grazie e complimenti di tutti aggiungo al tuo:
"...moriremo tutti veltroniani :)"
con un:
E chi può dirlo?? Le vie dei romani sono state sempre infinite... Magari un sanpietrino volante.... Od una buca nel manto stradale carnivora...
Chi puo' dirlo.... :-))

Cordialmente

Susanna Dolci

Giovanni Tarantino ha detto...

Ringrazio e ricambio i saluti Carlo Gambescia, il cui blog "metapolitics" è tra i miei preferiti.

miro renzaglia ha detto...

X Carlo Gambescia

ricambio i saluti...

"La parola a Ezra Pound" l'ho ancora inedito nel cassetto...

come un amante tradito, non me la sono sentita di risposarmi subito...

:-)

ciao...

miro