giovedì 10 gennaio 2008

Il "Domenicale": E' la bellezza il valore di destra (di Giovanni Tarantino)

Articolo di Giovanni Tarantino
Dal Secolo d'Italia di mercoledì 9 gennaio 2008

Evola è ancora in testa alla classifica degli autori più letti dal pubblico che politicamente si colloca a destra? E che indice di gradimento ha ancora Mussolini (con tutto il fenomeno “fascismo”)?Quali, in sostanza, le tendenze i gusti del pubblico dei lettori di destra? A questi interrogativi ha provato a dare una risposta il settimanale Il Domenicale diretto da Angelo Crespi, nel primo numero del 2008 attualmente in edicola, tutto dedicato al tema «Il Pantheon della destra. Aspettando la Terza Repubblica: prima ricognizione sugli uomini e le idee da tenere o da buttare». Se n’è accorta anche la Repubblica che, domenica 6 gennaio, ha colto l’occasione per commentare le pagelle del Domenicale e per registrare le nuove tendenze della cultura di destra: «Scendono il fascismo e il Duce. Salgono ai primi posti invece Borges, Céline, Dostoevskij, Heidegger e la Bellezza è uno dei valori della destra».
Il settimanale ha comunque voluto fare una selezione di idee e uomini da includere nel pantheon indicizzandone il gradimento con tre categorie: i sì, i no, ma anche i ni. Si osserva quindi che Resistenza e revisionismo meritano un “ni”, insieme a Ernst Jünger, Lucio Battisti, Gramsci, Mishima e Sturzo. Viene bocciato il liberalismo tout court insieme a Benedetto Croce. Un sì, invece, per il “liberalismo popolare”. Un insieme di voci, quelle raccolte dal Domenicale, assolutamente eterogenee e sinceramente irriducibili a qualsiasi categoria, al punto da far domandare agli stessi autori della testata se «C’è mai stata una “destra”?». E se Evola sembra calare, non se la passano meglio coloro che ritennero il Barone “mito incapacitante”, ovvero gli intellettuali della Nuova Destra, cui viene attribuito il merito di essere stata «la prima a fare uscire una generazione dal tunnel, insegnando una nuova strada. Sarebbe auspicabile – sempre secondo Il Domenicale – impararne un’altra, ora». Vengono infatti prese di mira le principali tendenze introdotte circa trent’anni fa proprio dalla Nd, dalla metapolitica sino a un eclatante «Basta!» indirizzato a Tolkien, con l’augurio che nasca una «nuova Nuova destra», un pensatoio capace di indicare nuove frontiere, di proporre nuovi autori, di fondare nuovi giornali e nuove riviste e proporre nuove idee. «Per farla finita – emulando il titolo di un libro di Stenio Solinas – (anche) con la Nuova destra».
Giovanni Tarantino è nato a Palermo il 23 giugno 1983. Collabora col Secolo d’Italia, testata per la quale ha realizzato alcuni articoli sul mondo ultras e uno sul fumettista Andrea Pazienza. Si è laureato in Scienze storiche a Palermo, con una tesi dal titolo Movimentisti. Da Giovane Europa alla Nuova destra. Studioso della stagione Campi hobbit e della musica “alternativa” ha partecipato al convegno catanese "…e uscimmo a riveder le stelle: a trent’anni dal laboratorio dei Campi hobbit" insieme ad Umberto Croppi, Paola Frassinetti e Fabio Fatuzzo.

11 commenti:

Giovanni Tarantino ha detto...

Grazie Roberto!

Che ne pensi di tutta questa vicenda e di di queste tendenze di cui parla Il Domenicale?

Anonimo ha detto...

Quella de Il Domenicale è una ricognizione sulla destra incompleta e faziosa. Basti pensare che è stato completamente ignorato Prezzolini e affondato Nietzsche, snobbato Cioran . Però narcisisticamente hanno inserito "l'anticonfrmista redazione dei giovani del Domenicale" nel nuovo Pantheon.Mi sorgono seri dubbi sulla leggittimità dell'operazione. Se si compila un catalogo delle idee della destra basando il proprio canone sul pregiudizio cattolico forse non si raggiungerà la quadratura del cerchio.
nicola vacca

Claudio Ughetto ha detto...

Bel pezzo Giovanni, il tuo.

Per il resto la ricognizione di Mascheroni l'ho letta anch'io. Faziosa sicuramente, anche se ne ho apprezzato qualche tentativo di uscire dai soliti santini per privilegiare alcuni autori che (per dirla tutta) con la destra hanno poco a che vedere. In fin dei conti Mascheroni ha ragione su Evola, che andrebbe storicizzato, e persino su Junger, ormai ridotto a prodotto midcult.
Sul liberalismo popolare avrei molto da ridire, perchè alla fine Mascheroni mette fuori il liberalismo dalla porta per farlo entrare dalla finestra. Ma offendere la corrente dominante del Domenicale non poteva.

Sulla Nuova Destra Mascheroni non ha capito una mazza. Non si può apprezzarla parzialmente perché ha provato a crearne una diversa per poi inevitabitabilmente diventare qualcosa d'altro. La Nuova Destra si è frammentata, ma il tentativo di creare delle Nuove Sintesi, facendola finita con la dicotomia destra/sinistra, rimane l'unico auspicabile. Tra l'altro, non una parola sull'ecologismo, sulla decrescita, su un'idea di mondo adeguata alla postmodernità. Alla fine De Benoist rimane qualcosa che mascheroni manco può affrontare.
Inoltre, Mascheroni non ha capito una mazza neppure di metapolitica. E' paradossale chiedere d'inventare una destra diversa senza tenere conto dell'approccio metapolitico. Inoltre, delle top-ten di destra e di sinistra ci siamo un po' rotti le scatole.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Non ho letto il Domenicale (lo farò appena l'influenza mi permetterà di rimettere piede fuori di casa) ma le perplessità espresse da Nicola Vacca mi inducono ad approfondire al più presto l'argomento. Nietzsche e Cioran, per rimanere a quelli da lui citati, rimangono tra i miei autori preferiti.
Sono più che d'accordo con Claudio: difficile - se non impossibile - prescindere da De Benoist. Se si vuole incidere nell'immaginario prepolitico, o metapolitico che dir si voglia, non rimane altra strada che la "contaminazione" con la modernità. Nello stesso temo sono d'accordo con il dire "basta alla nuova destra" che, peraltro, non si ritiene più tale. Gli intellettuali che diederono vita alla N.D. hanno preso strade diverse e non sono più assimilabili né alla destra né tra loro. Alcuni di loro, oggi sono ottimi giornalisti. Leggo sempre con piacere i reportage di Solinas, ad esempio. Ma non c'è più nulla né di politico né di metapolitico.

Claudio Ughetto ha detto...

Non hai tutti i torti, Rob.

Basta con la Nuova Destra, visto che ha preso altri lidi. Credo che Tarchi e De Benoist abbiano mantenuto un minimo d'intenti metapolitici, ma alla fine, soprattutto De Benoist, si tratta di intellettuali che forniscono idee e s'interrogano sul presente.

L'insistenza sulla Nuova Destra è una caratteristica della destra attuale, comunque, orfana di idee e alla ricerca continua di una nuova definizione all'interno della dicotomia destra/sinistra.
La destra radicale e l'estrema destra vorrebbero ancora il De Benoist nietzscheiano, mentre la destra al governo non ha mai digerito lo strappo con quel movimento culturale. Quindi avanti con gli psicodrammi e i tentativi di attribuzione.

Che Mascheroni cerchi una sua "destra" non è di per sé illeggittimo. Ha comunque lanciato motivi di riflessione, pur dentro al pensiero liberale.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Giorni fa leggevo un intervento di Tarchi in cui si lamentava di Mario Baudino che su La Stampa lo rappresentava, abbastanza trucemente, come un intellettuale di estrema destra. Insomma, basta davvero. E' stato un movimento importante, direi addirittura che ha svolto un comito "storico" nell'evoluzione della destra giovanile di quegli anni... ma basta. Ricordo che comprai il mio primo Vu de droite a Parigi, in un supermercato, avevo diciotto anni. Sono libri che ti cambiano la vita.
E ancora oggi lo ritengo uno degli autori più importanti degli ultimi trent'anni, ma lasciamolo vivere... :)

Anonimo ha detto...

Caro Claudio,
sono d'accodo con te basta con la Nuova Destra. A proposito di idee l'avete letto lo splendido articolo di Vito Mancuso sul foglio di martedì?
nicola vacca

Claudio Ughetto ha detto...

Ok. Basta con la Nuova Destra. La Destra rifletta su di sè, culturalmente e politicamente, si evolva se può. Ciò che era la Nuova Destra, idealmente Nuove Sintesi o Nuova Cultura, vada per la sua strada, se trova consenso.

Però aggiungerei che l'equivoco Destra-Nuova Destra è stato in parte generato proprio dalla destra. Quando usciva L'Italia Settimanale, Venezani non faceva nulla per chiarire l'equivoco, e anche nelle discussioni tra la scelta cristiana di quella destra e il paganesimo della Nuovelle Droite alla fine si svolgevano sempre in un presunto contesto "destro". Insomma, per un po' ha fatto comodo.
Quindi mi fa piacere che a destra si cominci a dire: "Basta con la Nuova Destra".

Per quanto riguarda le idee e l'articolo su Mancuso, di questo raffinato teologo sto leggendo "L'anima e il suo destino", il libro dibattuto. Molto interessante e profondo,sicuramente stimolerebbe delle belle riflessioni nei cristiani se la Chiesa non fosse così conservatrice e poco disposta a tornare a ritenere i suoi fedeli delle teste pensanti.
Personalmente sono più pagano che cristiano, per cui un certo antropocentrismo di Mancuso non mi convince. Ma è una questione di percezioni diverse. Il libro è da leggere, sicuramente.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Non ho letto l'articolo di Vito Mancuso sul Foglio, ma ho letto (solo ora) il pezzo sul tuo blog.

:)

Giovanni Tarantino ha detto...

Sono d'accordo con Claudio e Roberto.
E non molto d'accordo con la linea adottata dal Domenicale.
Devo dire che anche io penso che "Visto da destra" di De Benoist sia un'opera imprescindibile su cui da qualche tempo mi sto formando.
Lì c'è una visione del mondo che, sebbene ormai datata al periodo in cui fu scritto il libro (quasi una trentina di anni fa), mi affascina molto di più di qualsiasi forma di evolismo.
Per quanto riguarda i basta alla Nd mi associo anch'io, non certo per la genuninità di alcune tesi introdotte da questo movimento culturale nel dibattito degli anni '80, ma per la continua strumentalizzazione che di quelle idee e di quel fenomeno si continua a fare a destra (estrema e non) e a sinistra. A riprova che, forse, sul piano delle idee nulla si è più concretizzato "a destra" e quindi si torna sempre su Tarchi e il gruppo che in una certa fase gli gravitò intorno.
Mi rammarico che non sia nata una rivista che sintetizzasse quelle tendenze destinata al grande pubblico. Una sorta de "L'Espresso" della Nuova destra, un Diorama allargato ed esteso per contenuti ma con una linea forte che lo caratterizza (come quella che tutt'ora ha: forte nel ribadire il superamento della dicotomia destra/sinistra, forte nel dirsi antiamericana, forte nel dirsi europeista, ecc.), io nel vuoto intorno al quale giostra l'editoria italiana di questi tempi, l'avrei visto bene.

Claudio Ughetto ha detto...

Bé... un tentativo ci fu con la terza serie di Elementi. Però la maggior parte dei personaggi che lo monopolizzarono erano di destra, tant'è che finirono poi con Veneziani.