domenica 3 febbraio 2008

Fini e Campi: la destra non capì il '68 (dal Corriere della Sera)

Fini: la destra non capì il '68
Articolo intervista di Andrea Garibaldi
Dal Corriere della Sera del 3 febbraio 2008
«Ci si emozionava sentendo Joan Baez, i Beatles, il nome dell'università di Berkeley, c'erano i figli dei fiori, il Piper, si portavano i capelli lunghi... E anche io me li lasciai crescere». Il meeting «Cambio di stagione, 1968-2008» si avviava senza scosse verso la fine, quando Gianfranco Fini è andato sul palco.

Ha venato la voce di qualche nostalgia per i suoi sedici anni e ha detto che nel '68 «la Destra perse una grande occasione ». Anziché capire le ragioni dei giovani — ha proseguito il presidente di An — la Destra difese l'esistente, si schierò con i baroni universitari, con i parrucconi». Brivido nella sala del Palazzo dei congressi all'Eur, dov'erano risuonati, per la mattina intera, toni duri contro ogni eredità del '68. Senza sfumature erano state le parole di Josè Maria Aznar, già premier a Madrid, di Ferdinando Adornato, militante Pci, Forza Italia e ora Udc, organizzatore del convegno, di Pier Ferdinando Casini. «C'era un magma — dice Fini —. Il desiderio di una società migliore. Una rivolta esistenziale. Un bisogno di senso, come dimostra la mobilitazione, due anni prima, per l'alluvione di Firenze. In un primo momento i contestatori non erano solo marxisti. Cultura liberale e cultura cattolica non furono in grado di capire che si contestava anche il comunismo con la sua negazione della libertà e dei diritti dell'uomo. Così, il '68 non nacque a sinistra, ma finì a sinistra».

Poi, col Corriere, Fini sarà più preciso: «Se oggi esiste più attenzione per i diritti civili, per le donne, per le minoranze, questi sono lasciti del primo '68». Non si ferma alla revisione della storia: «Esiste oggi una condizione giovanile paragonabile. Insoddisfazione. Quasi la "nausea" di Sartre. Di fronte, oggi come allora, una gerontocrazia imperante. E, ora più di allora, assenza di punti di riferimento: i giovani sono una "generazione tuareg", come dice il titolo del libro di Francesco Delzìo, direttore dei giovani imprenditori di Confindustria. Nomadi in cerca, nel deserto ». Che dovrebbe fare il centrodestra per non reiterare l'errore? «Rimettere al centro i valori del primo '68. L'uguaglianza, cioè parità di condizioni di partenza per tutti, per arrivare a una gerarchia meritocratica: da qui prese avvio il '68 e poi degenerò nell'egualitarismo marxista. La libertà legata però all'autorità, altrimenti diviene licenza, anarchia. La responsabilità personale, mentre il '68 approdò alla deresponsabilizzazione».
Poi, servono miti, esempi. «Il '68 è anche l'anno di Praga, del sacrificio di Jan Palach, ma dilagarono Che, Mao...». Conclusione: «Batteremo i sessantottini di professione quando gli strapperemo la bandiera da interpreti della società italiana, quando sapremo elaborare analisi culturali che fanno la differenza». Il convegno è finito, qui dove sarebbe potuto iniziare. Aznar aveva detto che il '68 «fu un'operazione per captare simpatizzanti alla causa del comunismo» e aveva definito Guevara un «sanguinario paranoico ». Adornato aveva ammonito: «La scimmia del '68 è ancora sulle nostre spalle». E Casini: «Il '68 ci ha lasciato in eredità lo slogan "né con lo Stato né con le Br"». A Fini si è avvicinato l'ex ministro degli Interni, Pisanu, per sussurrargli che aveva parlato come Aldo Moro: «A quei giovani ribelli dovevamo dare un progetto...».

Andrea Garibaldi
3 febbraio 2008

Campi: Evola lo comprese subito. Dovevamo ascoltarlo

ROMA. - «Sbaglia Gasparri, sbaglia Adornato, sbaglia Ferrara».
Professore Alessandro Campi, direttore scientifico della fondazione di Fini "Fare Futuro", docente di storia del pensiero politico a Perugia, spieghi questi sbagli.
«Gasparri ha fatto un "processo al '68". Il convegno di Adornato sul "Cambio di stagione" mi pare sia stato una revanche postuma. Ferrara ha dato ordine, al Foglio, di non citare mai il '68, casomai 67 più uno. Letture riduttive, rischiamo di non riuscire a interpretare la società italiana».
La Destra, ha detto Fini, sbaglio fin dal '68.
«Almirante e il Msi videro il '68 solo in termini di ordine pubblico. Un moto generazionale fu derubricato a problema poliziottesco. E ora si continua. Occorre più cultura, meno politica, meno ideologia».
Invece?
«Non si capisce che il vero lascito del '68 non è la violenza politica. Sono i nuovi linguaggi».
Cosa fu il '68?
«L'ultimo grande movimento giovanile del '900, l'ultima grande fiammata, come era stato anche il fascismo. Il '68 fu richiesta di orizzonti nuovi. Al contrario, si stabilì che quei giovani volevano distruggere la società, finanziati dall'Urss».
Quali sono le radici della "svolta" di Fini?
«Alcuni pensatori meno ortodossi, come Evola, capirono che i giovani del '68 mettevano in discussione l'ordine capitalistico, rifiutavano la vita borghese... Abbiamo ripreso certi fili. Il Secolo d'Italia da tre mesi pubblica articoli revisionisti. La rivista Charta Minuta ha fatto un numero su "Quel che resta del '68"».
C'è un occhio a quel che accade oggi?
«I fermenti di allora sono destinati a ripetersi. Una destra»
Il presidente francese Sarkozy disse: "Sarò il becchino del '68". Fini non era il "Sarkozy italiano"?
«Questi sono giochi di società. Fini la pensa diversamente da Sarkozy. Per fortuna».
A. Gar.

9 commenti:

kipponappo ha detto...

fini si è bevuto il cervello

Anonimo ha detto...

Forse il cervello non lo ha mai avuto

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Io, invece, sono d'accordo con quello che ha detto.
Se voi non lo siete, perchè non argomentate?
Grazie
Rob

Anonimo ha detto...

"Il conservatore di Destra, quello che definisco il Vero Conservatore,vuol conservare le istituzioni permanenti,quelle che si trovano in ogni tempo e in ogni società.Uno dei fondamenti della Destra è questo rispettare ciò ch è naturale.Non confondere gli uomini con i diavoli".
Giuseppe Prezzolini

kipponappo ha detto...

caro roberto, argomento visto che lo chiedi.

hai presente gli interventi di adornato e casini? o cosa ne pensano sarkozy o ferrara del 68? ecco, quelli sono i miei argomenti.
fino a pochi mesi fa consideravo fini un grande leader. ora, con la recente deriva a destra, si è dimostrato un politico molle, attento solo ai suoi interessi. le svolte centriste dell' ultimo decennio evidentemente erano solo fuffa. pensare che era il mio preferito come erede di berlusconi... ora mi tocca sperare in capezzone.

viva la cultura liberale. abbasso fascisti rossi e neri.

Giovanni Tarantino ha detto...

Assolutamente d'accordo con le recenti dichiarazioni di Fini. Era ora che si ricordasse anche a destra l'importanza dell'anno-evento '68.
La partecipazione di giovani di destra ci fu, eccome: non tutti si allinearono all'almirantismo.
E, secondo me, bisogna anche riflettere sul '68 come causa della nascita di alcuni movimenti estremisti di destra che non si sentivano più rappresentati dal conservatorismo missino.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

A me sembra che le considerazioni di Fini sul '68 siano articolate e coraggiose, tenendo conto che affronta un tema complesso, non riducibile a semplificazioni imbarazzanti e antistoriche.
Deriva a destra? Non sono d'accordo, al contrario ha lasciato alla Destra di Storace e della Santanchè certi temi (e toni) "di destra" e si è posto spesso in rottura con vecchi riflessi condizionati.
A me, nel panorama italiano, sembra il politico più affidabile e "moderno".

Giovanni Tarantino ha detto...

Anche in questo caso mi trovo d'accordo con Roberto, e in disaccordo con i liberali e i destrorsi.

kipponappo ha detto...

caro roberto, non far finta di non capire. la deriva a destra di fini cui accennavo è quella inerente alla politica economica. an pare muoversi sempre più verso lo statalismo che verso il liberismo. poi tu puoi preferire lo statalismo (similmente a un diliberto qualsiasi) e sei liberissimo. io però preferisco il liberismo e il liberalismo.