martedì 19 febbraio 2008

Se Casini riparte da El Alamein... ( di Conan)

Corsivo di Conan
Dal Secolo d'Italia di martedì 19 febbraio 2008
L'abbiamo ascoltato di sfuggita, domenica pomeriggio su Sky active. Giusto il tempo per strabuzzare gli occhi. Era proprio lui, il moderato doc, che durante un comizio nella periferia romana spiegava il perché e il percome l’Udc non può rinunciare alla propria Identità, al proprio Simbolo, alla propria Storia (le maiuscole erano intuitive). Nella foga retorica delle parole che scorrevano via veloci, Pierferdinando Casini si è lanciato in una metafora alquanto audace. Ecco, pari pari, parola più o parola meno, il ragionamento di Pierferdy: quando l’Onu chiese ai nostri paracadutisti della Folgore di lasciare il tradizionale basco rosso per sostituirlo con quello azzurro delle Nazioni unite, l’Italia – ha raccontato Casini – si è opposta in nome della storia e della memoria dei ragazzi morti ad El Alamein. La verve del discorso casiniano si esaltava ancor di più nel raccontare come il nostro governo sia riuscito a a spuntarla con l’Onu, mantenendo il simbolo e l’identità: il basco rosso dei ragazzi della Folgore.
Se Casini il moderato, il cattolico, l’erede della tradizione democristiana, sente l’esigenza di attingere a piene mani nell’immaginario della Seconda guerra mondiale, della sconfitta onorevole, dell’eroismo italico, per argomentare la sua scelta di correre da solo, non saremo certo noi a lamentarci. Ma dobbiamo ammettere che fa un certo effetto scoprire che lo scudocrociato riparte da El Alamein. Non vorremmo fare la figura di quelli che stanno lì a contendersi le memorie e i gagliardetti, anche perché abbiamo detto e scritto tante volte che l’identità fatta di testimonianza
e nostalgia non ci interessa, che il tratto d’azione distintivo di una destra europea va cercato nell’azione politica e non nelle icone novecentesche. Detto questo, e in assoluta amicizia: la prossima volta che Casini cerca metafore identitarie, non è che potrebbe sfogliare il suo, di album di famiglia? Mica per altro, solo per educazione.
Conan non sono io, né so di quale collega sia lo pseudonimo. Sta di fatto che i suoi corsivi sono sempre interessanti e intelligentemente "provocatori". Li pubblico (e raccolgo) qui con l'intento di sottrarli alla breve vita dei quotidiani e confidando di alimentare - se vi va - un confronto sui contenuti.

4 commenti:

Samurr ha detto...

Interestinghtr post
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hhttp://lostonato.ilcannocchiale.it/ ha detto...

caro Roberto, si avvicina l'ora delle decisioni (quasi) irrevocabili: politica o giornalismo? tutti e due? reggerò? ...e la mia ricerchina sulla Destra giovanile negli anni '80? vedrà mai la luce?

Marco Trachi, la Voce della Fogna, il "topone" del 77, i Campi Hobbit, il FUAN, Dissenso, Giovine Italia.
...e ora che Fini ha detto che bisogna "comprendere la portata di..."

beh mi sarebbe piaciuto far parte della composizione della portata.
non vorrei mi toccasse solo mettere la maionese.

globalizzazione. identità. futurismo. lavoro. giovani e donne. ambiente.
temi sparsi in un'agenda di un militante che vuole vedere che accadrà al Sogno.

perdona la mia assenza (università, redazione, radio, partito e scritti vari...) ma sappi che ti seguo e ti leggo sempre con piacere.

ti aspetto da me e intanto ti mando un sincero abbraccio.
GB

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Politica e giornalismo, perchè una deve escludere l'altra? Un mio vecchio professore ripeteva spesso (per spronarci): più cose si hanno da fare e più tempo si trova.
Frase di grande suggestione, però sta di fatto che il prof aveva sempre un sacco di tempo... libero.
Reggerai, la militanza non serve a granchè e in definitiva è una perdita di tempo (sottratto ad altre più piacevoli occupazioni) ma almeno serve a temprare lo spirito e vaccina dalla delusione (assimilandola un po' alla volta). E avanti con la "ricerchina", senza torcicolli.
Andiamo incontro al bipartitismo, ma non è detto che ci aspetti a braccia aperte. Meno che mai tese :)))

A presto.
Roberto

Anonimo ha detto...

"Andiamo incontro al bipartitismo, ma non è detto che ci aspetti a braccia aperte. Meno che mai tese."
Caro Roberto riparto da queste tue, come sempre, sagaci righe.
Non mi sento di non esprimerti il mio sconcerto come ho già fatto nelle riunioni di questi giorni davanti a tanti uomini e donne del nostro partito ( che non ho capito se è partito!) che ammirevolmente hanno "ratificato", senza battere ciglio,le scelte (forse giuste,ma a mio avviso troppo repentine) del nostro Presidente.
Non mi dilungherò sullo sbandamento dei primi momenti, quando ho appreso dai giornali che eravamo confluiti nella nuova anima del popolo delle libertà, perchè l'ho in un certo senso metabolizzato. Non ti racconto come la nebbia sia scesa davanti ai miei occhi quando leggendo Libero di venerdì( giorno prima dell'incontro romano con i generali) scopro che Fini, (solitario condottiero errante) preannuncia che oltre al nostro simbolo sparirà ben altro.L'ho superato questo momento grazie a Fabrizio che ci ha disegnato l'immagine dell'anima di un popolo(delle libertà)come quella di una tribù che trasferisce le proprie radici in un campo più fertile dove il germoglio non si trasformerà ma diventerà più rigoglioso e forte.
Voglio crederci. Voglio sentirmi rassicurata dal fatto che non solo il programma, ma soprattutto le azioni che il nuovo governo ( sperando sempre che non ci saranno sorprese veltroniane!)metterà in campo non saranno guidate da spinte "forziste" ma condotte e indirizzate dai nostri valori.
Ci sarà tempo fino a novembre per verificare tutto questo e poi avremo gli elementi per valutare la correttezza di questa scelta.Io lo farò senza riserve mentali ( me lo sono imposto).
Un caro saluto non romano ma pescarese. Gemma