venerdì 5 settembre 2008

Hayao Miyazaki, la fantasia vola sulle ali del Ghibli (di Simone Migliorato)

Articolo di Simone Migliorato
Dal Secolo d'Italia di venerdì 4 settembre 2008
Se c’è una categoria che ama il cielo, il volo, la velocità e l’avventura, è quella dei bambini, come faceva notare in un articolo di parecchio tempo fa Filippo Rossi (“quando parliamo di bambini, allora, parliamo in fondo di noi stessi… amanti, come D’Annunzio e Peter Pan, più del sogno che della realtà. Più del cielo che della terra. Continuando a sognare di diventare piloti o esploratori”). Da questa straordinaria unione - il sogno, l'avventura, il volo, l'infanzia - nasce l'esperienza piena di suggestioni del cartone animato "d'autore" di Hayao Miyazaki. Disegnatore, sceneggiatore e regista di animazione, è considerato da anni in Giappone un maestro. Nell’Occidente, da sempre poco attento alla "serietà" e al valore oggettivo dei cartoni animati, ha ottenuto il successo solo dopo la valanga di premi attribuitigli dalla critica più attenta: l'Oscar e l’Orso d’oro ricevuto per La città incantata e il Leone d’oro alla carriera ricevuto a Venezia nel 2005.
Ma cosa centra l’aviazione con Miyazaki? Di certo non è stato aviatore nella sua vita, dato che la sua grande passione è sempre stata il disegno, ma questa passione è nata in lui dalla fabbrica di componimenti aerei che il padre possedeva durante la seconda guerra mondiale. Un'attività che permise alla famiglia Miyazaki di non soffrire la fame che patì il popolo giapponese dopo la guerra e l’armistizio. Quasi per sdebitarsi di questa sua grande fortuna, nata dai dolori della guerra, ma senza dimenticare il suo amore per gli uomini che volano, il disegnatore fondò nel 1985 lo studio di animazione cinematografico di cartoni giapponesi Ghibli, prendendo il nome da un aereo italiano, il Caproni Ca.309 Ghibli, utilizzato nella seconda guerra mondiale dalla Regia Aeronautica per operazioni di ricognizione nel deserto del Sahara (tra l’altro Ghibli è il nome di un vento tipico che soffia in questo deserto).
Proprio dallo studio Ghibli nascono le tantissime fortune del regista d’animazione giapponese, che gli hanno permesso di arrivare fino a noi, ma la sua bravura e i suoi capolavori cominciano molto prima. Sono molte le direzioni e le collaborazioni attive che Miyazaki ha effettuato dai suoi inizi ad oggi, anche se la maggior parte di queste straordinarie avventure non sono mai arrivate in Italia. Molti personaggi che da anni accompagnano la nostra fantasia, nascono dal suo impegno e dalla sua regia. Già negli anni ’60 era l’animatore di un cartone animato che in Italia arrivò con il nome di Valiant (la denominazione originale del cartone era La grande avventura del piccolo principe Valiant), mentre negli anni ’70 diresse alcune puntate della prima serie di Lupin III, popolarissima tra bambini e adolescenti. Il suo primo lungometraggio animato fu proprio il film sul “ladro gentiluomo” nel 1979, Il castello di Cagliostro. Negli anni ’70 sono collegate al nome di Miyazaki la progettazione e la realizzazione di scena di Heidi, di Anna dai capelli rossi, de Il fiuto di Sherlock Holmes, commissionato dalla RAI e realizzato con i due fratelli italiani Pagot, ma soprattutto e avventure di Conan, il ragazzo del futuro che ancora oggi è amato e ricordato come un "must" nel nostro paese.
Dopo questi successi, gli venne data la possibilità di fare un lungometraggio su una sua serie di manga, Nausicaä della valle del vento, ed il successo di incassi gli permise di aprire, negli anni ’80, insieme ad altri fidati collaboratori, lo studio Ghibli. Come già ripetuto, nonostante in Italia arrivavano le opere di Miyazaki, e malgrado avessero successo, il nome del maestro giapponese non aveva circolazione pubblica e non veniva tenuto in alcuna considerazione dagli addetti ai lavori. Si trattata di fumetti tv, "cose da bambini", che stavano formando il gusto estetico e la sensibilità di una intera generazione con la loro immensa popolarità ma che venivano ignorate da una generazione di critici lontana dalla cultura popolare e spesso sprezzante nei giudizi verso ogni forma di intrattenimento "disimpegnato".
La stessa disattenzione fu riservata ai primi film creati dallo studio Ghibli, che in Giappone erano campioni di incassi, mentre in Occidente o non arrivavano, oppure non erano molto valutati. Tanti i titoli di questi anni di lavoro: Laputa: il castello nel cielo (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Kiki consegne a domicilio (1989), Principessa Mononoke (1997). Ma è Porco Rosso, uscito nel 1992 a interessarci e a proporre con forza il collegamento tra il volo e i cartoni animati. Incredibilmente inedito in Italia, questo lungometraggio dal titolo originale, è la storia leggendaria di un aviatore chiamato Marco Pagot che è disperso dalla prima guerra mondiale dopo aver cercato di recuperare un nemico abbattuto in combattimento. Pagot ricompare in piena seconda guerra mondiale, trasformato in porco e con il suo biplano completamente dipinto di rosso torna a combattere.
L’ambientazione del film, sempre fantastica e incredibile come in tutte le direzioni di Miyazaki è divisa tra i territori istriani e Milano, e sembra particolarmente assurdo che in Italia non sia presente tradotto, nemmeno tradotto in DVD, questo lungometraggio dedicato interamente al nostro paese. In realtà, il maestro giapponese non ha mai spiegato il perché dell'ambientazione in Italia e di questa attrazione per il nostro paese, tanto forte da dedicargli il più impegnativo dei suoi film e chiamare il suo studio come un velivolo italiano. A noi piace pensare che lo abbia fatto proprio per quello spirito fanciullesco ed irrazionale che ha sempre caratterizzato anche la passione italiana per i cieli, per le suggestioni - fortissime, immaginiamo, in una famiglia come quella del regista - suscitate dall'epopea delle trasvolate atlantiche per l'assoluta eccellenza della nostra progettazione aeronautica negli anni '30. E ci chiediamo se qualcuno, finalmente, ora che il nome dell'autore giapponese è diventato un piccolo mito, avrà il coraggio e l'iniziativa di farci vedere al cinema o in tv quel suo lungo cortometraggio.
Il riconoscimento dei meriti artistici di Miyazaki, tra l'altro, è cominciato pochi anni dopo la realizzazione di Porco Rosso. Dopo un periodo di inattività dalla regia, all'inizio degli anni Duemila, firma le due opere che finalmente anche in Occidente sono state riconosciute come dovevano: La città incantata ed Il castello errante di Howl, una del 2001 e l’altra del 2004. In questi capolavori, in cui non si è badato a spese per la realizzazione, è presente tutta la magnificenza dell’opera di Miyazaki: musiche, colori, ambientazioni e personaggi fantastici. Sono soprattutto le tematiche care al nostro ad essere presenti. Come è normale per la tradizione giapponese, colma di demoni e spiriti rappresentanti le forze universali, anche in questi lungometraggi è forte la presenza di eccezionalità e magia, con demoni dai poteri sovrannaturali e spiriti che vivono al confine con la razza umana. Ma i protagonisti principali sono sempre adolescenti e fanciulli umani, che non possiedono nessun potere, se non l’eroismo donatogli dal loro altruismo, dall’umiltà ed una grande dose di romanticismo, che rendere questi film anche delle intense storie d’amore.
Altra tematica presente è quella del rapporto tra gli esseri umani e la natura, un rapporto che molto spesso è conflittuale, ma che si risolve nella straordinaria semplicità dei personaggi, che solo così riescono a ricreare l’armonia tra la terra ed i suoi ospiti (questo è il tema principale dell’opera presentata quest’anno a Venezia, Ponyo on the cliff by the sea). Caratteri propriamente orientali, come possiamo vedere, che per noi possono sembrare solo stramberie per bambini, ma che rappresentano per la visione del mondo del regista un universo da esplorare e da raccontare. Gli esseri presenti nei suoi lungometraggi, sono esseri che si trasformano, che subiscono metamorfosi in base alle loro azioni, in base a quanto è puro il loro cuore. Ne La città incantata i genitori della fanciulla protagonista si trasformano in maiali per aver mangiato troppo, mentre la fanciulla protagonista de Il castello errante di Howl può vincere la maledizione inflittaglia da una strega solo grazie ai sentimenti che prova il demone Howl che abita in un castello fantastico.
Qualcuno potrebbe pensare che ci sono troppi buoni sentimenti in questi cartoni animati. Troppi colori, troppe musiche e troppe storie d’amore, poco aderenti alla visione avventurosa degli aerei che volavano nel Sahara. Potrebbe essere così per noi adulti. Per i bambini, che amano i cartoni animati e l’avventura in maniera pura, non c'è contraddizione tra l'asprezza del Ghibli e le lacrime di una innamorata. Perché loro amano il cielo, ma anche le cose della terra, che hanno lo stesso identico splendore e sapore di frontiera, trasgressione, eccezionalità, autentico fil rouge delle avventure del ladro gentiluomo Lupin, del piccolo principe Valiant, del combattente Conan, alla bambina di montagna Heidi, all’aviatore intrepido ed eroico. Tutti fanciulleschi, tutti passionali, tutti amanti della vita.
SIMONE MIGLIORATO. Classe 1986, aspirante studente universitario, portiere di calcio e amante della letteratura e della scrittura. Vive a Roma, cercando di muoversi tra i tanti sforzi possibili. Cura il blog Dritto verso Itaca e questo è il suo profilo su myspace.

4 commenti:

Simone ha detto...

"Il castello errante di Howl" e "La città incantata" li consiglio a tutti quelli che vogliono piangere un poco sulle proprie "disperazioni amorose" :)

Ciao Rob!

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Bell'articolo, Simone.
Non c'entra nulla ma ti ho cercato (non trovandoti) su Facebook. Devi necessariamente iscriverti, è una piazza molto interessante, specialmente per "interagire" con persone affini.
Ti aspetto.
Rob

Simone ha detto...

J'ai fait, mon cher Rob!

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Tutti su facebook, please!