venerdì 16 ottobre 2009

Quell'identità fragile che va in crisi per uno spot


Da Ffwebmagazine.it (venerdì 16 ottobre 2009)

Il futuro è rosa. Parola di Calzedonia, che chiama a raccolta – nei punti vendita, oltre 1000 nel nostro paese – le sorelle d’Italia. L’azienda italiana di intimissima(i) lo fa con uno spot televisivo intelligente, ruffiano – come deve essere un buon prodotto pubblicitario – e piacevole a guardarsi. Non a caso affidato a Luca Lucini, già regista del mocciosissimo Tre metri sopra al cielo, uno bravo a fabbricare sogni, specializzato in commedie accattivanti.
E in meno di un minuto, la durata del video, non possiamo che capitolare – proprio come il sottosegretario alla difesa Guido Crosetto, che l’ha definito “bellissimo” – sopraffatti da una location estremamente suggestiva: campagne e tramonti romani con tanto di cupola in dissolvenza e donne bellissime, serenissime, calzamagliatissime, che si vestono, sorridono e si muovono con una delicatezza d’altri tempi. Dolcissime (mai i superlativi sono stati così meritati), capaci di lunghe attese materne ma anche pronte a cavalcare una moto con la disinvoltura del più navigato dei bikers. Insomma: compagne ideali che non possiamo non desiderare. E non esattamente come sorelle.
Eppure il problema è tutto lì. L’inno nazionale, nella sua versione al femminile, che fa da colonna sonora allo spot. Non più fratelli ma sorelle d’Italia. Non sia mai! A pochi minuti dalla messa in onda si sono materializzati i primi riflessi condizionati. “La risposta data da un soggetto in condizione di cattività a un elemento esterno associato a un preciso stimolo”, così Ivan Pavlov, studiando i comportamenti umani, ebbe a definire il “riflesso condizionato”. Giù le mani dall’inno, hanno ringhiato, coerenti con l’immagine – un po’ vecchia e superata, per fortuna – della destra dalla faccia feroce, ferma a incrollabile difesa di un’identità declinata rigorosamente al passato. Adriano Tilgher, per fare un nome, nel suo editoriale su ladestranews.it, si è spinto sino a chiedere l’arresto – sic – degli autori. Quasi che, per dirla con lo scienziato russo, la destra vivesse ancora “in cattività” piuttosto che perfettamente a proprio agio nella modernità, protagonista del presente.
Proteste femminili? Donne indignate? Macchè. I più risentiti sono gli uomini. In discussione non è l’immagine della donna – argomento evidentemente trascurabile – ma l’uso dell’inno per vendere “volgarissime calze”. Che poi volgarissime non lo sono neanche un po’, suvvia… Intendiamoci, siamo tutti d’accordo sul rispetto che si deve al sacrificio degli uomini e delle donne che hanno fatto l’Italia e al buon Mameli, poeta ed eroe che se ne andò prima di compiere il ventiduesimo compleanno. Ma nello spot di Calzedonia non è riconoscibile alcun intento satirico, sminuente e men che meno vilipendioso.
E alla fine, a prescindere dalle opinioni legittimamente diverse, ottiene l’effetto di riportare l’inno stesso all’attenzione di tutti. A noi, se possiamo dirlo, è piaciuto: si tratta di un omaggio alle donne – sia pure a meri fini commerciali – e alle loro infinite risorse, al ruolo sempre più importante che rivestono nella nostra società. Perchè nulla saremmo senza di loro. Tuttavia, vogliamo dirla tutta: non sarebbero deprecabili, piuttosto, quei programmi televisivi, questi sì volgari assai – presenti anche nel palinsesto del servizio pubblico – in cui l’unica alternativa possibile per la donna, a seconda dell’età, è farsi letterina o letteronza, velina o velona? Le destre, vecchie e nuove, vigilino. Magari in Vigilanza. E ai posteri l’ardua sentenza.

6 commenti:

Francesco Lo Dico ha detto...

Ben detto, e ancor meglio scritto, Roberto. Nulla di irriguardoso, nello spot in questione. E poi Lucini ha anche offerto dell'uomo italiano, un intenso ritratto molto distante da cliché e stereotipi in voga in quel piccolo gioiellino che è "Solo un padre". Roba da far scattare l'amnistia per i suoi precedenti mocciosi.

gmdp.splinder.com ha detto...

Caro Roberto,
ho letto come sempre e con vivo interesse il tuo articolo.
Mi permetto di compiere solo una piccola osservazione: la Nostra povera Italia, quella di Scipio di cui cantava Mameli, l'Italia che ha ispirato Verdi nello scrivere e musicare "...Oh mia Patria, sì bella e perduta..." nel meraviglioso coro del Nabucco del "Va pensiero", deve essere davvero ridotta male se uno spot pubblicitario che, come tu giustamente scrivi, è davvero ben fatto, indirizza alla protesta per indebito uso dell'Inno Nazionale... Che poi è lo stesso Inno nazionale che nessuno sembra conoscere e, talvolta, infastidisce anche cantare o doverlo cantare... Ogni giorno parlamentari, uomini pubblici e quanti altri vilipendono la Terra di Scipio eppure nessuno s'infiamma (dentro e fuori il buon partito della fiamma!) più di tanto... Siamo arrivati al punto che si legifera nell'interesse di pochi o di Uno solo e nessuno s'indigna se non per uno spot sulle calze? Ma magari sulle calze ci fosse scritta la costituzione, quella che dovrebbe essere scolpita nella mente e nel cuore, almeno non sarebbe solamente calpestata...
Sinceramente, auspico una maggiore sensibilità verso lo Stato che verso l'uso di qualcosa che è di tutti per fare pubblicità... però, a pensarci bene, non è che così facendo, cioè calzando lo Stato entri un po' di più dentro tutti il concetto di Stato?
Ciao
Giovanni M. De Pratti

M ha detto...

Tempo fa feci uno spot che terminava con un divertissement sull'inno nazionale.... http://www.siroma.com/lavori_ParlareItaliano.html.
Marcello Mazzilli

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie Francesco. Concordo su Lucini, un ottimo regista, da seguire.
Giovanni, penso che quello che hai scritto è la necessaria appendice al mio articolo, lo completa.
Marce', in effetti a non parlare italiano si rischia di prendere una testata! :)

Adriana Redolfi ha detto...

Personalmente ho rilevato che lo spot è ben fatto, le sorelle d'Italia a cui si rivolge son le "sorelline" e, la prima volta che l'ho visto, curiosa di vedere dove andava a parare, alle calze son rimasta perplessa. Non sarò aperta, ma usare l'inno per vendere collant non mi sembra una gran cosa...da un punto di vista commerciale hanno fatto centro, infatti se ne parla un sacco!

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Sul fatto che abbiano fatto centro, indubbiamente, c'è poco da discutere. Sul resto, ce n'è abbastanza.
:-)
Ciao Adriana