sabato 22 maggio 2010

Sessant'anni fa gli universitari di destra crearono il Fuan (di Luciano Lanna)


Formidabili gli anni di "quella" politica tra libri, esami e jazz
Articolo di Luciano Lanna
Dal Secolo d'Italia di venerdì 20 maggio 2010
Uno dei luoghi comuni sulla classe dirigente del secondo Novecento italiano è quello sulla sua formazione quasi eslusivamente dallle file dell'Ugi, l'Unione goliardica italiana di matrice laico-libertaria e risorgimentale, oppure da quelle dell'Intesa cattolica, sorta nel dopoguerra dagli universitari di matrice cristiana. Ma che le cose diano un po' più complesse è stato recentemente costretto ad ammetterlo anche un giornalista proveniente dall'Ugi come Vittorio Emiliani quando, nel suo libro Vitelloni e giacobini (edito da Donzelli), scrive che dal Fuan, l'organizzazione degli universitari di destra, «sono usciti parlamentari come Raffaele Delfino, pescarese, Giulio Caradonna, romano, Angelo Nicosia, siciliano, Tomaso Staiti di Cuddia, di famiglia siciliana anch'egli, eletto però a Milano, Benito Paolone, universitario di Catania, e Francesco (Ciccio) Franco, studente a Messina, eletto senatore nel 1972 dopo aver capeggiato la rivolta di Reggio Calabria del 1970 al grido di "boia chi molla"». Un piccolo riconoscimento che si aggiunge, sempre da parte di Emiliani, al ricordo della partecipazione degli studenti del Fuan al Congresso nazionale di Rimini di tutte le associazioni universitarie italiane.
La questione torna d'attualità perché proprio oggi ricorrono i sessant'anni della fondazione del Fronte universitario di azione nazionale (Fuan), al termine di una due-giorni (20 e 21 maggio 1950) in cui oltre a delegati del mondo studentesco di destra arrivati da tutta Italia intervennero anche personalità di primo piano della cultura, da Ardengo Soffici a Guido Manacorda, da Alberto Asquini a Titta Madia, da Gioacchino Volpe a Balbino Giuliano. Non solo: un giovane dirigente del gruppo romano del Fuan-Caravella, Walter Gentili, convince Giorgio de Chirico, il pittore della metafisica, a realizzare un bozzetto per il simbolo dell'organizzazione. E l'artista disegna le teste affiancate di Dante, Petrarca e Virgilio. Ora, a parte il fatto che il disegno di De Chirico venne scartato per il logo, ritenuto più moderno, del berretto goliardico sovrapposto a un libro aperto, l'episodio la dice comunque lunga sul reale radicamento nel mondo intellettuale degli universitari di destra d'allora e dimostra che l'esperienza del Fuan si ponesse molto oltre gli stessi recinti politico-parlamentari del partito missino. Come a dire che, anche nell'immediato secondo dopoguerra, la cultura non marxista, non azionista e non cattolico-progressista era tutt'altro che minoritaria e, anzi, nella rappresentanza del mondo studentesco e universitario la destra fosse tutt'altro che minoritaria. È il caso di rileggersi quanto ha ricordato Tomaso Staiti nel suo libro di memorie Confessioni di un fazioso (Mursia), rievocando i suoi anni universitari a Pavia: «Quando arrivai, alcuni studenti stavano costituendo il Fuan. La vita cittadina ruotava attorno all'università. Ogni anno venivano organizzate le elezioni universitarie, ancora non erano riconosciute giuridicamente, ma sarebbero state il primo passo. Da questo punto di vista la presenza del Fuan avrebbe trasformato l'università di Pavia in un grande laboratorio politico e culturale». E Staiti ricorda come gli studenti di destra come lui si sarebbero confrontati quotidianemente con personaggi come Elio Veltri, poi sindaco socialista di Pavia e successivamente vicino a Di Pietro; Francesco Forte, poi ministro del Psi; Giorgio La Malfa, economista e leader dei repubblicani; Virginio Rognoni, poi ministro dell'Interno Dc; o Carlo Rossella, allora comunista convinto, poi giornalista di punta. Di quegli anni, sempre in Confessioni di un fazioso, leggiamo: «La politica è così intrecciata alla vita da confondersi con i suoi aspetti più complessi. Come l'amicizia. E gli amici del Fuan sono stati i primi. Franco Petronio, un triestino dalla vita romanzesca, presidente nazionale e nostro punto di riferimento, Mario Gionfrida, detto "il Gatto", Lello Della Bona, Arturo Bellissimo, Benito Paolone...». E Staiti elenca tanti altri nomi destinati in un modo o nell'altro a farsi conoscere: il primo presidente nazionale Silvio Vitale, lo scrittore e giornalista montanelliano Giampaolo Martelli, il futuro fondatore e direttore dell'Adn-Kronos Pippo Marra, il professor Giuseppe Tricoli, il futuro parlamentare palermitano Guido Lo Porto...Fatto sta che quando quel 21 maggio del '50 nasceva il Fuan si presentava come la federazione di tutta una serie di nuclei universitari già presenti e attivi in tutti gli atenei sin dall'inizio del '47: la Caravella di Roma, il Guf-Fanalino di Palermo, il Carroccio di Milano, il "Gabriele d'Annunzio" di Perugia, il Guf (Gruppo universitario Fiamma) di Catania, il Fuan-Carroccio di Ferrara, la Rivolta Ideale di Napoli e tanti altri. E già il 22, 23 e 24 ottobre del 1950 il Fuan organizza a Roma un congresso europeo degli universitari di destra, con la partecipazione di delegazioni dalla Francia, dalla Svezia, dalla Germania, dalla Spagna...
Lo stato d'animo, e i veri riferimenti culturali, di quei ragazzi sono stati rievocati dal compianto Luciano Cirri (nel ritratto a sinistra), poi a metà dei '60 tra i fondatori del Bagaglino, il primo cabaret di destra, quando parla di una «gioventù piena dei pensieri e delle azioni più diverse: Giovanni Papini e Faulkner, ragazze da amare, nottate in prigione per aver partecipato a comizi missini non autorizzati, discussioni e pugni con i comunisti, Louis Armstrong e Nat King Cole, Ignazio Silone e Francis Scott Fitzgerald e Milton "Mezz" Mezzrow...». Era così, a Roma il Fuan gestiva un centro orientamento per gli universitari per il disbrigo delle pratiche degli studenti, una sua cooperativa editoriale e anche il circolo "Rosso e Nero" che si occupava di cinema e avesa sede in via dei Ramni. «Organizzavamo - ricorda Carlo Cozzi, che era il responsabile del settore cinema - proiezioni mattutine al cinema Rialto. E seguivano dei dibattiti a cui partecipavano registi di primo piano come Pietro Germi o per allora aspiranti cineasti come Bernardo Bertolucci...». E sempre al Fuan romano di allora a organizzare iniziative culturali erano studenti universitari come Domenico Caccamo, oggi storico alla facoltà di Scienze politiche alla Sapienza, oppure Gabriele Moricca, in seguito avvocato ed esponente del gruppo "L'Orologio" di Luciano Lucci Chiarissi. Già nel 1951, nelle elezioni universitarie le liste del Fuan conquistano venticinque seggi, ottenendo il primo posto a Roma, Napoli, Palermo e Perugia. Un segno di grande vitalità e radicamento nel mondo giovanile che premiava le intuizioni e le capacità della prima classe dirigente con Silvio Vitale, Marcello Perina, Loris Lolli, Carlo Alberto Guida e l'attuale professore di letteratura latina all'Università La Sapienza Michele Coccia.
La seconda assemblea nazionale si terrà sempre a Roma l'11 e 12 dicembre 1955, Da quasi un anno la presidenza era passata da Silvio Vitale a Giulio Caradonna e quindi ad Angelo Nicosia con un esecutivo formato da Carlo Cozzi, Alfredo De Felice, Walter Gentili e Pier Francesco (Ninni) Pingitore, che insieme a Lello Della Bona (altro dirigente del Fuan), Luciano Cirri e altri tre giornalisti di testate di destra fonderà nel 1965 il Bagaglino. Dopo Nicosia, l'organizzazione verrà guidata prima da Franco Petronio, uno dei protagonisti delle manifestazioni del '53 per Trieste italiana e futuro europarlamentare del Msi, e da Della Bona. Dal 1964 al 1972 ci sarà quindi la lunga parentesi della presidenza di Cesare Mantovani, sempre però con il riconoscimento da parte del Msi della piena autonomia organizzativa e politica dell'organizzazione universitaria.
Una caratteristica, quest'ultima, che resterà il tratto distintivo del Fuan rispetto alla Giovane Italia e poi al Fronte della Gioventù, le associazioni giovanili e studentesche che subiranno sempre una maggiore pressione da parte del partito. Una caratteristica che quindi sarà decisiva a mettere subito in discussione il tentativo di normalizzazione tentato nel 1972 con una nomina voluta da Almirante, il quale volle dare la presidenza al filosofo ex marxista Armando Plebe, che aveva aderito al progetto di Destra nazionale. Tanto che alla sigla Fuan venne aggiunta quella di "destra universitaria", in omaggio al Dn che il partito aveva aggiunto alla vecchia sigla Msi. Ma i gruppi di ateneo furono tanto indispettiti che nel 1973 il Consiglio nazionale del Fuan si convocò per eleggere un vero presidente nazionale e ai voti vinse il perugino Luciano Laffranco, prevalendo sul palermitano Guido Lo Porto per soli 4 voti, 43 a 39. Fu questa la fase del Fuan degli anni di piombo, in cui fu efficace l'apporto di nuove leve cresciute dentro le scuole: tra questi Cristiana Muscardini, Stefano Gallitto, Marcello Bignami, Giuseppe Tagliente, Stefania Paternò, Peppino Salmeri, Umberto Croppi, Nicola Carlesi, Laura Carnevali, Alvaro Delle Vedove, Adolfo Urso, Biagio Cacciola... E torniamo al discorso da cui siamo partiti. Quanta classe dirigente di oggi s'è formata nel Fuan? Anche intellettuali e giornalisti come Francobaldo Chiocci, Domenico Fisichella, il da poco scomparso Gianni Massaro, Brunello de Cusatis o Stenio Solinas sono stati "del" Fuan. Non sarebbe il caso allora di rivedere il mito dell'egemonia dell'Ugi di Marco Pannella e Lino Jannuzzi? Se ne potrebbe occupare Roberto Menia che del Fuan è stato l'ultimo presidente.

2 commenti:

giovanni fonghini ha detto...

Roberto, il tuo blog come sempre riesce a prendermi sul lato "sentimentale" della struggente nostalgia del passato.
Leggere che 60 anni sono trascorsi dalla fondazione del Fuan ha riacceso in me ricordi lontani.
L'atmosfera quella dei primissimi anni '70, frequento le medie e da lì inizia la mia conoscenza del Fuan;sto passeggiando con un mio amico, segretario provinciale del FdG o forse eravamo ancora all'ASAN/Giovane Italia, quando su un muro di peperino vedo tracciata una enorme croce, che riconosco diversa da quella che vedo andando in chiesa per il catechismo e le messe dei giorni festivi.
Il mio amico mi spiega che è una croce celtica, il simbolo del Fuan.
Rappresenta quindi i miei amici più grandi, che fanno l'università e nei cortei scandiscono il mitico "Europa Nazione Rivoluzione" (questo lo aggiungo io oggi, non me lo dice il mio amico).
Una vera e proprio folgorazione per la celtica, che da subito inizio a disegnare sul mio banco di scuola, con gran disperazione della professoressa di Lettere che mi adora, grazie alla vivacità intellettuale e al mio status di orfano di padre, proveniente da una famiglia non di certo agiata.
Gli anni poi passano e allora tante letture sul Fuan: gli anni delle occupazioni di destra, i travolgenti successi nelle elezioni degli organi studenteschi, il primo '68 con gli scontri con la polizia a Valle Giulia con i ragazzi di destra e di Avanguardia Nazionale a tirare le fila - molto più pratici negli scontri dei loro imbranati coetanei di sinistra -.
Qualche titolo: Orfani di Salò di Antonio Carioti citato anche in tuo post del maggio '08 con una adorabile copertina di sintesi tra le varie categorie giovanili (un reduce della RSI, un operaio e uno studente universitario),La Fiamma e la Celtica di Nicola Rao, La Destra nel '68 di Alessandro Gasparetti. Dall'insieme di questi libri viene fuori una rappresentazione della giovane destra universitaria non irreggimentata, eretica, quasi mai appiattita sulle posizioni ufficiali del MSI, il partito di riferimento.
In molti casi una giovane destra fortemente goliardica, che sfida le leggi del tempo e arrivare a chiamare il nucleo di Catania Guf, Gruppo Universitario Fiamma, con un evidente richiamo ai GUF, Gruppi Universitari Fascisti, del ventennio trascorso e condannato dalla storiografia dei vincitori.
E quanti nomi importanti, oggi paladini del verbo democratico e antifascista, transitano nel Fuan.
Ai tanti citati dal direttore Lanna ne voglio aggiungere uno a mò di paradigma: il megaarchitetto Massimiliano Fuksas (rimando ancora una volta al libro Storia della Destra di Adalberto Baldoni).
I giovani del Fuan, rispetto ad un partito, l'MSI, spesso accusato di essere la guardia bianca del regime democristiano, osarono portare avanti la loro eresia, alla ricerca di una terza via al capitalismo e al comunismo, che ponesse finalmente l'individuo al centro dell'universo.
In seguito molti diranno che fu solo uno splendido sogno, ma almeno ci provarono e ci provammo...
Viterbo, 22 maggio '10
Giovanni Fonghini

Centro Studi ha detto...

Sono appartenuto all'ultimo fuoco del Fuan. Si chiamava già AU, ma a Firenze, (così come a Torino e Bologna), continuavamo a chiamarlo col vecchio acronimo.
Erano passati gli anni duri ma l'ignoranza (più caratteriale che non puramente culturale) dell'ultra sinistra aveva tanta voglia di sopravvivere!
Da fuori sede ternano a Firenze, tra Fuan e goliardia universitaria, conservo i più bei ricordi. E la certezza che,quella 'scuola', non abbia eguali, neanche nel più intransigente e "militare" dei gruppi politici d'area.

Marco Petrelli
ex Resp. Facoltà di Lettere -Firenze