venerdì 8 febbraio 2008

Al voto, oltre la nostalgia delle identità (di Luciano Lanna)

Articolo di Luciano Lanna
Dal Secolo d'Italia di venerdì 8 febbraio 2008

Una cosa è certa: con l’avvio di questa nuova campagna elettorale stiamo entrando in un’altra era. È finito il quindicennio in cui l’importante era non fare vincere gli avversari. Bloccare la strada ai comunisti da una parte o scongiurare la deriva populistico televisiva dall’altra. Si è chiusa, forse definitivamente, la fase della semplificazione, del primato delle etichette, dell’importante è “farli perdere”. Quasi una declinazione in politica della logica calcistica e da curva. «O di qua o di là» è stato uno slogan talmente inflazionato da confondere l’idea di bipolarismo e la stessa democrazia dell’alternanza con la nevrotizzazione del confronto e la demonizzazione strumentale dell’avversario. Una prassi che due anni fa ha condotto la sinistra sino all’estremo di metter su l’armata Brancaleone dell’Unione pur di non far vincere la destra.
Piaccia o meno, adesso la decisione di Veltroni di far correre il Pd da solo anche al Senato è l’atto di archiviazione di quel “nessun nemico a sinistra” che per decenni ha impedito la costruzione di una democrazia matura e autenticamente postideologica anche in Italia. Del resto, tutte le più recenti proposte politiche vincenti sul piano internazionale – anche quelle che provengono “da destra” – si muovono esattamente in direzione contraria a quello schema: dal modello sarkoziano che ha vinto in Francia al progetto di rinnovamento espresso da Cameron in Gran Bretagna sino alle politiche di apertura e contaminazione messe in atto negli Stati Uniti da Arnold Schwarzenegger. E anche i contenuti e i toni delle primarie americane espressi dai “nuovi” McCain e Obama dimostrano l’efficacia di questa stessa impostazione. L’uno, da repubblicano, apre ai diritti civili e condanna Guantanamo. L’altro, da democratico, ripropone aggiornata la lezione degli anni Ottanta.
Insomma, siamo dentro una nuova stagione in cui si vince e si ottiene consenso sul piano dei contenuti e delle proposte nel momento stesso in cui ci si apre alle “altre” case e si tenta di fornire risposte inedite alle nuove sfide. Non si tratta più di capitalizzare il massimo dei consensi possibile per “rappresentare” l’opinione pubblica di destra o di sinistra: non è in ballo tanto una questione di identità e di massima sommatoria pur di vincere, quanto una sfida sul piano delle proposte. E il destinatario non è un segmento, più o meno maggioritario, ma la società e l’opinione pubblica nel loro complesso.
Così, sia la Cdl che il Pd dovrebbero puntare a parlare all’Italia intera e agli italiani tutti, cencando di convincere con le proprie specifiche proposte e le proprie strategie. La sfida all’ok corral a suon di demonizzazione della parte contrapposta pur di vincere le elezioni dovrebbe appartenere al passato. Certo, è una tentazione che resiste, ancora, come spinta propulsiva di chi non si accontenta di stare “a destra” ma vuole rappresentare la destra-destra e di chi, sull’altro versante, non intende proporre una politica da sinistra ma ha come ragione sociale quella di rappresentare una presunta e incontaminata sinistra-sinistra. Sono i nostalgici del bellicoso “o di qua o di là”: i rappresentanti della sinistra radicale che accusano Veltroni di andare a destra e far vincere, così, Berlusconi; o gli storaciani che accusano Fini di aver tradito la rappresentanza di un segmento sociale in nome della volontà di giocare a tutto campo. Eppure, per dirla con le stesse riflessioni di Hannah Arendt, il passo decisivo dell’autentica politica sta proprio nell’abbandonare la sicurezza della casa, mettendo a repentaglio qualsiasi rassicurazione da partito-Chiesa. Del resto, fin dalle lingue antiche, il “politico”, il “governante” è – secondo l’etimo – non colui che presiede la propria “casa” ma colui che regge il timone della “nave”, “colui che tenta”, colui che si apre a un percorso in mare aperto.
Ha quindi ragione Stefania Craxi quando sostiene che, a questo punto, «lasciare a Veltroni la palma del coraggio e dell’interesse generale potrebbe dire addirittura mettere a rischio l’esito delle elezioni: il peggio che potrebbe capitarci è la responsabilità di dire no a un radicale cambiamento di politica». È vero: chi da destra ha anticipato la nuova fase non deve a questo punto subìre battute d’arresto o richiami delle sirene. È il momento del colpo d’ala definitivo. Veltroni nella sua prima apparizione da candidato premier a Matrix ha detto di rivolgersi all’Italia e non alla sinistra. E c’è chi, come Paolo Franchi sul Riformista, se ne preoccupa: «È fondato chiedersi – si domanda – se, dopo il 13 aprile, l’Italia diventerà l’unico paese di qualche rilevo in cui non c’è posto per una sinistra di qualche peso, non residuale, non settaria, plurale, capace, nella vittoria, come nella sconfitta, di coltivare una prospettiva d’avvenire». Ma c’è anche chi, come Salvatore Vassallo, invita il centrodestra a fare esattamente come Veltroni. Perché, a suo avviso, anche se il leader del Pd «perdesse dignitosamente, da solo», nascerebbe comunque di fatto un nuovo assetto politico nel suo complesso e si aprirebbe la strada a una vera fase costituente. La campagna elettorale sta iniziando: speriamo che, intanto, i coraggiosi prevalgano sui nostalgici della rappresentazione identitaria. Cominciando, anche a destra, col fare quanto dice la Craxi. Presentando alle elezioni una lista con pochi simboli e senza la volontà di imbarcare tutto e il contrario di tutto: «Solo così gli italiani potranno capire che si sta davvero aprendo una fase nuova».
Luciano Lanna, laureato in filosofia, giornalista professionista dal 1992 e scrittore (autore, con Filippo Rossi, del saggio dizionario Fascisti immaginari. Tutto quello che c'è da sapere sulla destra. Vallecchi 2004), oltre ad aver lavorato in quotidiani e riviste, si è occupato di comunicazione politica e ha collaborato con trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai. Già caporedattore del bimestrale di cultura politica Ideazione e vice direttore del quotidiano L'Indipendente, è direttore responsabile del Secolo d'Italia.

11 commenti:

Umberto ha detto...

La notizia di oggi è per noi un terremoto.
Rischiamo di perdere la nostra identità e la nostra culutura.
E'stato un passo più lungo della gamba.
Prima bisognava fare un'assemblea costituente, trovere dei 'filoni culturali' d'unione, determinare la ledaership ed infine portare il nuovo partito al voto.
Da noi invece è stato fatto il contrario ed ora ci si trova alleati con FI.

Cmq, a riguardo ho scritto su
http://lecosedadire.ilcannocchiale.it

Roberto, ti ho nominato nel post.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie, ho letto. Staremo a vedere cosa succede nei prossimi giorni...
A presto.
Rob

Claudio Ughetto ha detto...

Il commento di Luciano Lanna è quello del politologo, aderente alla realtà e attento ai cambiamenti culturali e sociali non solo italiani. Quello di Umberto è invece il commento di chi si sente radicato più ad una cultura che alla storia, e che soprattutto è legato alle amicizie e alle esperienze che la militanza politica giustamente comporta.
Io li trovo entrambi legittimi, pur non condividendoli.

La mia opinione è quella di chi vede nelle scelte veltroniane l'apoteosi dell'"americanizzazione" della politica, con le classiche e già evidenti derive individualiste e tecnocratiche. Partecipazione zero (non mi dicano che le Primarie sono partecipative...), politica della Polis ancora meno, distacco della classe dirigente ormai esclusivamente concepita come erogatrice di risposte assolute e individualiste. La politica stessa perde, di fronte alle emergenze economiche e alla predominanza dell'ideologia economicista. Lanna ha ragione: non voteremo più "contro", e questo è un bene, ma alla fine da destra come da sinistra si tratta semplicemente di mantenere lo status quo, soddisfando i cittadini-consumatori.

Umberto esprime delle ragioni che toccano lui, i ragazzi di destra come quelli di sinistra. Ma io, al pari di De Benoist, ritengo questi sentimenti comprensibili, eppure anche incapacitanti. Al di là dell'aspetto storico, del Che o di Berto Ricci, di Marx o di Evola, m'importa ben poco. Sono parte di una cultura, non la Cultura. Dell'"identità", poi, ancora meno. Fini è stato il primo a minare l'identità del MSI: non per cattiveria, ma perché aveva capito benissimo che quell'identità non serviva per l'affermazione politica. Poi ci sono l'esperienza comunitaria e la politica fatta insieme, ma questi valori non sono per forza attribuibili all'identità di partito.

Personalmente non condivido l'ipotesi attuale, perché alla fine nasce, da entrambe le parti, dall'esigenza di "puntare al centro". Alla fine è l'ideologia liberale a prevalere, la cultura americanista e conformista. Però è anche vero che non è trincerandosi nei "miti incapacitanti che si potrà rispondere a questa deriva. Le categorie destra/sinistra sono saltate, e l'unica proposta altenativa sembra essere il liberalismo, nel pensiero unico e con la retorica della "crescita". Non che si ipotizzi una ridiscussione dei temi e degli immaginari contenuti nelle due categorie,all'interno di un pensiero postmoderno. Come si può fare della vera politica in una nazione che ancora polemizza sulla Resistenza? Come si può essere governati da dei settantenni che pensano o a inglobare o a respingere gl'immigrati, senza pensare che questa gente fa politica non votando, molto più dei "cittadini-consumatori" stessi. La realtà globale e locale è molto diversa da come i parlamentari se l'immaginano. I problemi della postmodernità sono diversi da questi giochetti politici: sono globali e locali, chiedono risposte attinenti all'ecologia, la cultura e l'identità (non come l'intendono Forza Nuova e la Lega, tuttavia), al di là dei nazionalismi ma neppure inglobate nel pensiero unico.
Solo dopo si potrà ridiscutere di una destra e di una sinistra, magari cn valori e immaginari completamente mutati.

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Concordo in pieno con la tua riflessione, Claudio. E' apprezzabile che "destra" e "sinistra" rinuncino a comode rendite di posizione elettorali "ideologiche" per misurarsi con la modernità e le complessità: è la premessa necessaria per sviluppare una politica riformista e non conservatice. L'arroccamento identitario (spesso) serve a nascondere la mancanza di un progetto politico concreto e attuabile. Ma le idee, come disse qualcuno, camminano sulle gambe degli uomini e non vorrei morire brambilliano...
Personalmente, non mi sento né liberale né - tantomeno - moderato (che definizione ambigua...) quindi non so se il Pdl sarà la mia casa :))) e, per dirla tutta, la leadership berlusconiana non mi esalta neanche un po'. Mi piacerebbe che Fini si giocasse le sue carte, alla fine è il politico più spendibile del centrodestra. Mi incuriosisce anche Veltroni, se davvero riuscirà a liberarsi della zavorra massimalista e veterocomunista può dare vita a un partito potenzialmente maggioritario. Così come seguo con attenzione Obama negli States...

Claudio Ughetto ha detto...

Obama interessa anche a me - sebbene con riserve metapolitiche :-))) -. All'inizio credevo fosse solo un populista, uno dai facili slogan. Lo è, ma ha anche delle idee: la sua piattaforma tecnologica è davvero interessante...

PS: ti ho mandato una mail su Jobs e soci :-)

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

La stavo leggendo ora. :)

Tra un po' me ne vado al cinema: porto i bambini a vedere Asterix e Obelix. Ti consiglio Into the wild di Sean Penn, bello come il libro.

Umberto ha detto...

I vostri commenti non sono per niente scontati ed ho bisogno di un pò di tempo per analizzarli.
Sono contento che involontariamente ho causato 'tanta qualità'.
:-)

mamyta ha detto...

Salve!Non sono qui per commentare questo post..Sono capitata per caso sul blog perchè cercavo notizie su De Gregori..Volevo solo fare i complimenti per questo spazio davvero ben fatto, con gusto, stile e varità di 'scelte di lettura'.Anch'io ho due blog, uno 'frivolo', se vogliamo(e puoi giungerci cliccando sul mio nome mamyta..), l'altro te lo dico nel commento successivo...

eva ha detto...

...l'altro blog, dicevo puoi visitarlo cliccando su eva..ed è più serio.Mi piace ogni forma d'arte, soprattutto il teatro.Linkerò volentieri questo blog tra i link amici dei miei.
Ancora complimenti.
Nella realtà sono Anna

Roberto Alfatti Appetiti ha detto...

Grazie Anna! Ho cliccato su Eva ma non mi visualizza nulla. Anche a me piace molto il teatro, se mi dai il tuo indirizzo lo ri-linko volentieri.
A presto
Roberto

Anna ha detto...

Ciao.In effetti ho notato anch'io che non mi si vede il profilo. Il blog è dedicato all'attore Giulio Scarpati che, prima di essere conosciuto al grande pubblico come il "Lele" di Un medico in famiglia, ha alle spalle almeno 20 anni di teatro.Ci conosciamo da diversi anni e, in attesa del rinnovo del suo sito ufficiale,mi occupo, in via amicale, di raccogliere la sua rassegna stampa.
Ecco il link e scusa le divagazioni rispetto al post:

http://arteteatro-eva.blogspot.com/
E' un blog anche un po' personale, oltre che dedicato.
Grazie e scusa l'incursione!